Breve Sommario
Questo video esplora il dibattito antropologico del XVI e XVII secolo sulle popolazioni precolombiane, focalizzandosi su due figure chiave: Bartolomeo de Las Casas, difensore dei diritti degli indigeni, e Juan Ginés de Sepúlveda, sostenitore della loro inferiorità. Il video analizza i concetti di "buon selvaggio" e "omuncolo", le atrocità commesse dai conquistadores e l'impatto delle leggi promulgate per proteggere gli indigeni, culminando nel dibattito di Valladolid e nell'eredità di Las Casas come pioniere dei diritti umani.
- Bartolomeo de Las Casas: difensore dei diritti degli indigeni e denunciatore delle atrocità dei conquistadores.
- Juan Ginés de Sepúlveda: sostenitore della schiavitù naturale degli indigeni e della superiorità europea.
- Dibattito di Valladolid: confronto tra Las Casas e Sepúlveda sulle questioni dei diritti umani e della colonizzazione.
Introduzione: Esplorazioni Geografiche e Relazioni con le Popolazioni Locali
La lezione introduce due figure storiche del XVI e XVII secolo, portavoce di posizioni contrastanti sulle esplorazioni geografiche e le relazioni con le popolazioni locali. In particolare, si concentra su Bartolomeo de Las Casas, considerato uno dei primi attivisti per i diritti umani, che difese con forza l'uguaglianza e la dignità delle popolazioni precolombiane. La scoperta del Nuovo Mondo portò la cultura europea a confrontarsi con civiltà diverse per cultura, tradizioni, usi, costumi e religione, aprendo un dibattito antropologico.
Il Dibattito Antropologico: Buon Selvaggio vs. Omuncolo
La diversità delle civiltà precolombiane generò in Europa una discussione antropologica sulla natura di questi popoli. Si svilupparono due filoni ideologici contrapposti: quello del "buon selvaggio", che attribuiva agli indigeni qualità positive come l'armonia con la natura e l'altruismo, e quello più dispregiativo che li considerava "omuncoli", una sottospecie di uomini. Il concetto di "buon selvaggio" esaltava l'innocenza, la fedeltà, la salute fisica e l'intelligenza naturale degli indigeni, mentre il concetto di "omuncolo" li descriveva come schiavi per natura, deformi e inferiori all'uomo civile.
Le Paure Europee e le Pratiche Precolombiane
Gli europei erano particolarmente spaventati da alcune pratiche delle civiltà precolombiane, come la nudità, l'antropofagia rituale praticata dagli Aztechi, la sfrenatezza sessuale di alcune tribù e l'assenza di leggi, nonché il possesso comune dei beni. Alcune civiltà precolombiane non conoscevano la proprietà privata, ma condividevano tutte le risorse all'interno della comunità.
Bartolomeo de Las Casas: Protagonista nella Difesa degli Indigeni
Bartolomeo de Las Casas ebbe un ruolo fondamentale nelle vicende legate al massacro delle civiltà precolombiane. Originariamente possessore di schiavi, divenne poi sacerdote e scrittore, lottando per tutta la vita contro le ingiustizie inflitte agli indiani d'America. La sua opera "Brevissima relazione della distruzione delle Indie" denunciava le atrocità commesse dai conquistadores.
L'Esperienza di Las Casas nel Nuovo Mondo
Bartolomeo de Las Casas si recò nel 1502 alla Spagnola (oggi Haiti e Repubblica Dominicana), abitata dal popolo indigeno dei Tainos. Ben presto si rese conto che gli interessi dei conquistadores erano puramente economici e che la religione era solo una copertura. Testimoniò in prima persona le violenze, le torture e le uccisioni perpetrate dagli spagnoli contro gli indigeni, descrivendole nella sua "Brevissima relazione".
La Denuncia di Las Casas e le Nuove Leggi
Las Casas denunciò le crudeltà e la schiavitù a cui erano sottoposti gli indigeni, sostenendo che anche loro erano uomini. Intorno al 1515 liberò i suoi schiavi indiani e si sentì moralmente obbligato a informare la corte spagnola delle atrocità commesse in nome di Cristo. Nel 1542, grazie al suo impegno, furono promulgate le "Leggi Nuove", che proibivano la schiavizzazione degli indigeni e abolivano l'ereditarietà delle encomiendas. Le leggi prevedevano anche la liberazione degli schiavi, il divieto di costringere gli indigeni a fare da portatori contro la loro volontà e la cessazione del possesso delle terre date ai primi conquistadores alla loro morte.
Juan Ginés de Sepúlveda e la Teoria dell'Omuncolo
In Europa, il dibattito antropologico sugli indigeni vide un altro protagonista: Juan Ginés de Sepúlveda, sostenitore della teoria dell'"omuncolo". Sepúlveda, attraverso la sua opera "Democrates Alter", giustificò la guerra contro gli indiani in ragione della superiorità europea e della loro "naturale" schiavitù, richiamandosi alla giustificazione aristotelica della schiavitù. Le sue teorie rafforzarono uno schema di colonizzazione basato sulla guerra "giusta" del bene contro il male e sul primato della fede cristiana.
Il Dibattito di Valladolid e l'Eredità di Las Casas
L'incontro-dibattito tra Sepúlveda e Bartolomeo de Las Casas avvenne nel corso della giunta di Valladolid (1550-1551). Sepúlveda sosteneva che gli indigeni fossero schiavi per natura e che la conversione al cristianesimo fosse un motivo valido per far loro la guerra. Las Casas, al contrario, rivendicò il diritto universale degli indigeni a essere considerati uomini, negando la presunzione di superiorità della cultura europea. Nonostante Carlo V abolì temporaneamente l'ereditarietà dell'encomienda, poi la reintrodusse. Bartolomeo de Las Casas visse fino a 92 anni, lavorando per porre fine alle oppressioni razziste e denunciando l'ipocrisia dei conquistadores. Oggi è considerato uno dei primi attivisti per i diritti umani ed è venerato come santo in Sud America.

