Chimera d'Arezzo

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Breve Sommario

Il video descrive la Chimera di Arezzo, una scultura etrusca in bronzo del IV secolo a.C. conservata al Museo Archeologico di Firenze. La scultura rappresenta la chimera, una creatura mitologica con corpo di leone, coda di serpente e testa di capra, e fungeva da ex voto per la divinità etrusca Tinia. Il video esplora il significato mitologico della chimera, la sua rappresentazione artistica e gli aspetti stilistici che caratterizzano la scultura etrusca, combinando elementi arcaici con un notevole naturalismo.

  • La Chimera di Arezzo è una scultura etrusca in bronzo del IV secolo a.C.
  • Raffigura la chimera, una creatura mitologica con corpo di leone, coda di serpente e testa di capra.
  • Era un ex voto per la divinità etrusca Tinia (Giove).
  • La scultura combina elementi stilistici arcaici con un notevole naturalismo.

Origine e Scoperta

La Chimera di Arezzo, conservata presso il Museo Archeologico di Firenze, risale alla prima metà del IV secolo a.C. Fu scoperta intorno al 1553 nelle campagne di Arezzo durante la costruzione di fortificazioni medicee e successivamente esposta in Palazzo Vecchio per volere di Cosimo I de' Medici.

Funzione e Iscrizione

La statua fungeva da ex voto dedicato alla divinità etrusca Tinia, equivalente al Giove romano, come testimoniato dall'iscrizione dedicatoria "Tins'vil" incisa sulla zampa anteriore dell'animale.

Descrizione della Scultura

La scultura a tutto tondo raffigura la chimera, un essere mostruoso con corpo di leone, coda di serpente e una testa di capra che emerge dal dorso. Simboleggia le forze spaventose della terra e del mare, personificando la tempesta.

Il Mito della Chimera

Secondo la mitologia greca, la chimera era una creatura infernale che seminava distruzione in Licia, finché non fu uccisa dall'eroe Bellerofonte. In sella al cavallo alato Pegaso, Bellerofonte utilizzò una lancia con punta di piombo che, fondendosi con le fiamme uscenti dalla bocca di capra, ustionò a morte la creatura.

Rappresentazione e Restauri

La chimera è rappresentata nell'atto di prepararsi all'attacco, con le fauci spalancate e il corpo piegato sulle zampe anteriori, mentre la testa di capra è reclinata in segno di morte. Si ipotizza che facesse parte di un gruppo scultoreo più ampio comprendente Bellerofonte e Pegaso. L'aspetto attuale dell'opera è il risultato di vari restauri, tra cui la modifica della posizione del serpente nel 1785.

Dettagli Stilistici

L'artista ha reso il muso squadrato e il pelame della criniera in modo schematico, definendo le ciocche a fiamma sul dorso con una fitta trama di segni. La luce si riflette sulla superficie bronzea, mettendo in risalto l'anatomia della chimera. La lucentezza del materiale accentua l'aggressività della bestia, mentre la schiena inarcata esprime dinamismo.

Aspetti Stilistici Etruschi

Nella chimera coesistono gli aspetti stilistici tipici della scultura etrusca: i tratti arcaici e stilizzati della testa e della criniera contrastano con il naturalismo nella resa della muscolatura, dell'ossatura e delle vene rigonfie.

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Trascrizione

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0:05 Conservata presso il Museo Archeologico di Firenze, la scultura risale alla prima metà del IV secolo a.C. Fu rinvenuta attorno al 1553 nelle campagne di Arezzo durante la costruzione di fortificazioni medicee ed esposta in Palazzo Vecchio da Cosimo I de' Medici. Si tratta di un ex voto per la divinità etrusca Tinia assimilabile al Giove dei romani, come si evince dall'iscrizione dedicatoria "Tins'vil" incisa sulla zampa anteriore dell'animale. La statua a tutto tondo raffigura la chimera, essere

0:50 mostruoso avente corpo di leone, coda di serpente e una testa di capra fuoriuscente dal dorso. Rappresenta le forze spaventose della terra e del mare ed è la personificazione della tempesta. Secondo il mito greco, la creatura infernale che seminava distruzione nei territori della Licia, fu uccisa dall'eroe Bellerofonte. Questi, in groppa al cavallo alato Pegaso, le scagliò contro una lancia con la punta di piombo che, fuso dalle fiamme che uscivano dalla bocca di capra, le colò addosso ustionandola a morte. La chimera è colta mentre si prepara all'attacco, pronta a balzare sull'avversario: ha le fauci

1:35 spalancate ed è piegata sulle zampe anteriori, mentre la testa di capra si reclina morente. È possibile che facesse parte di un gruppo scultoreo che prevedeva anche Bellerofonte e Pegaso, secondo un'iconografia riscontrata su specchi e ceramiche provenienti dall'Etruria. L'aspetto attuale dell'opera è frutto di vari restauri. Nel 1785 fu modificata la posizione del serpente che in origine si avventava contro il nemico, mentre ora appare in atto di mordere un corno della capra ferita. L'artista rende schematicamente il muso squadrato e il pelame della criniera

2:23 irta; una fitta trama di segni definisce le ciocche a fiamma che proseguono sul dorso. La luce si riflette sulla superficie bronzea mettendo in risalto la fronte anatomica della chimera. La lucentezza del materiale contribuisce ad accentuare l'effetto di aggressività della bestia; la sinuosa curva che descrive la schiena inarcata esprime dinamismo e dà l'idea di uno scatto imminente. La composizione è movimentata da altre linee curve, quali la coda e le corna della capra, e si presta ad essere ammirata da più punti di vista. Nella chimera sono compresenti gli aspetti stilistici che caratterizzano la

3:14 scultura etrusca: i tratti arcaici e stilizzati della testa e della criniera contrastano con l'eccezionale naturalismo con cui sono resi la muscolatura in tensione, l'ossatura e le vene rigonfie.

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