#cuoriconnessi | Safer Internet Day 10 febbraio 2026 | Connessi si può dialogare

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Breve Sommario

Il video celebra il decimo anniversario di "Cuori Connessi", un progetto collaborativo tra Unieuro e la Polizia di Stato, volto a promuovere un uso consapevole della tecnologia e a combattere il cyberbullismo. Il progetto si sviluppa attraverso storie, incontri e la pubblicazione di volumi che raccolgono riflessioni ed esperienze di ragazzi.

  • Il progetto mira a fornire strumenti per comprendere e gestire meglio la tecnologia, promuovendo un dialogo aperto tra studenti, insegnanti e genitori.
  • Si discute dell'importanza di affrontare il bullismo online, la dipendenza dai social media e l'uso responsabile dell'intelligenza artificiale.
  • Testimonianze toccanti e interventi di esperti sottolineano l'importanza dell'empatia, del rispetto e della capacità di chiedere aiuto.

Introduzione a Cuori Connessi e al Safer Internet Day

L'evento celebra i 10 anni di "Cuori Connessi", un progetto nato dalla collaborazione tra UNIRO e la Polizia di Stato. Si presenta il settimo volume di "Cuori Connessi", una raccolta di storie e riflessioni che affrontano tematiche legate all'uso della tecnologia, con particolare attenzione alle esperienze dei ragazzi. L'obiettivo è quello di fornire spunti di riflessione e promuovere un approccio critico all'utilizzo delle tecnologie.

Il Ruolo delle Immagini nella Comunicazione

Margherita Caspani, illustratrice del settimo volume, spiega come ha tradotto le storie in immagini, sottolineando il potere comunicativo delle immagini, paragonabile a quello delle parole. Durante l'evento, Margherita crea un'opera d'arte dal vivo, un "doodle", ispirata alle storie e alle discussioni della giornata.

Testimonianze e Interventi Istituzionali

Il vicequestore Roberta Mestichella sottolinea l'impegno costante della Polizia di Stato nel progetto "Cuori Connessi". Alessandro Tomatis ed Emily Shakiri, content creator, condividono la loro esperienza e il loro ruolo nell'affrontare le tematiche del progetto. Ivano Gabrielli, direttore del servizio di Polizia Postale delle Comunicazioni, e Bruna Olivieri, Country Manager di Unieuro, riflettono sull'importanza del progetto e sulla necessità di un uso consapevole della tecnologia.

Il Dialogo tra Generazioni e la Diffidenza Verso le Autorità

Si discute della diffidenza che spesso i ragazzi provano nei confronti delle figure in divisa e di come superare questo pregiudizio attraverso il dialogo e la conoscenza reciproca. Viene sottolineata l'importanza di creare empatia e di costruire rapporti umani basati sulla fiducia.

Bullismo Online e Differenze di Genere

Si affronta il tema del bullismo online, evidenziando che non esiste una differenza di genere significativa tra le vittime. Si parla del "revenge porn" e della necessità di sensibilizzare i ragazzi sulle conseguenze delle loro azioni online. Viene sottolineata l'importanza di promuovere una cultura dell'inclusione e della solidarietà.

La Gestione della Tecnologia in Famiglia e i Prossimi Obiettivi del Progetto

Bruna Olivieri condivide la sua esperienza di madre e di come cerca di gestire il rapporto tra sua figlia e la tecnologia, sottolineando l'importanza del dialogo e della definizione di limiti condivisi con altri genitori. Si discute dei prossimi obiettivi del progetto, tra cui coinvolgere maggiormente i genitori e gli anziani, e affrontare le sfide poste dall'intelligenza artificiale.

L'Intelligenza Artificiale: Uno Strumento da Gestire con Consapevolezza

Ivano Gabrielli spiega che l'intelligenza artificiale è uno strumento potente che va gestito con consapevolezza e spirito critico. Sottolinea che non va considerata come un oracolo o un'entità dotata di morale propria, ma come una macchina di calcolo che offre informazioni utili per costruire un pensiero critico.

La Storia di Brian e il Chatbot Cindy

Viene presentata la storia di Brian, un ragazzo che trova conforto e comprensione in un chatbot di nome Cindy. Federica Benzi, psicologa della Polizia di Stato, sottolinea il rischio di cercare la perfezione e la felicità in qualcosa che non esiste, come un chatbot, e l'importanza delle relazioni reali per crescere e scoprirsi.

Solitudine e Ricerca di un Punto di Riferimento

Emily Shakiri e Alessandro Tomatis condividono la loro esperienza di influencer e di come spesso i loro follower li vedano come un punto di riferimento per combattere la solitudine. Sottolineano l'importanza di ricordare che le vite sui social media sono spesso idealizzate e che tutti hanno momenti di difficoltà.

Vergogna e Timidezza nel Chiedere Aiuto

Si discute della vergogna e della timidezza che spesso i ragazzi provano nell'ammettere di aver bisogno di aiuto. Federica Benzi sottolinea che le nuove generazioni sono sempre più consapevoli dell'importanza di chiedere aiuto e che la Polizia di Stato è sempre disponibile ad ascoltare e a fornire supporto.

La Comfort Zone e l'Importanza del Confronto

Si analizza la storia di Brian e del suo rapporto con il chatbot Cindy, evidenziando come la ricerca di una "comfort zone" possa portare all'isolamento e alla perdita del confronto con la realtà. Viene sottolineata l'importanza del gruppo dei pari e delle relazioni reali per crescere e sviluppare un pensiero critico.

L'Uso Responsabile dell'Intelligenza Artificiale

Una studentessa chiede come prepararsi a un uso responsabile dell'intelligenza artificiale. Federica Benzi e Roberta sottolineano l'importanza di sviluppare un senso critico e di utilizzare l'intelligenza artificiale come uno strumento, non come una fonte di verità assoluta.

Linguaggio d'Odio e Libertà di Espressione

Un liceo chiede come stabilire il confine tra linguaggio d'odio e libertà di espressione. Viene sottolineata l'importanza di pensare alle conseguenze delle proprie parole e di rispettare la dignità e la sicurezza degli altri.

La Creatività di Margherita Caspani e l'Introduzione alla Storia di Alessandro

Si ammira l'opera d'arte creata da Margherita Caspani durante l'evento. Viene introdotta la storia di Alessandro, un ragazzo vittima di cyberbullismo, che rappresenta uno dei punti fermi del settimo volume di "Cuori Connessi".

La Storia di Alessandro: Bullismo e Assenza di Empatia

Viene raccontata la storia di Alessandro, un ragazzo brillante e socievole che, nonostante non avesse caratteristiche tipiche da vittima, è stato violentemente colpito da insulti e invidia gratuita. I genitori di Alessandro, Nello e Katia, condividono la loro esperienza e sottolineano l'importanza di essere attenti ai segnali di disagio dei propri figli e di promuovere l'empatia e il rispetto.

La Difficoltà di Parlare e l'Importanza del Supporto Familiare

Si discute della difficoltà che spesso i ragazzi provano nel parlare dei propri problemi e dell'importanza del supporto familiare. Federica Benzi sottolinea che durante l'adolescenza il gruppo dei pari acquisisce un'importanza maggiore rispetto ai genitori, ma che questi ultimi rimangono le persone che più di tutti amano i propri figli e che sono in grado di aiutarli a trovare una soluzione.

Il Futuro e l'Importanza del Rispetto

Nello Cascone sottolinea che i ragazzi rappresentano il futuro e che è fondamentale che imparino a volersi bene e a rispettarsi. Racconta di come, solo dopo la morte di Alessandro, ha imparato ad ascoltare la musica che suo figlio ascoltava, comprendendo che attraverso quelle canzoni Alessandro cercava di comunicargli qualcosa.

Empatia e Scuola

Katia, la madre di Alessandro, sottolinea l'importanza dell'empatia e del rispetto, non solo tra i ragazzi, ma anche tra gli insegnanti e gli studenti. Sottolinea che la scuola non deve essere solo un luogo di studio, ma anche un luogo dove si insegnano valori come l'empatia, il rispetto e l'educazione.

Assenza di Scuse e Appuntamento per la Sera

Nello Cascone rivela che nessuno dei genitori dei ragazzi che hanno vessato Alessandro ha mai chiesto scusa. Viene dato appuntamento per la sera, per un incontro dedicato al mondo degli adulti, dove si parlerà di come i genitori possono aiutare i propri figli.

La Storia di Iris Di Domenico: Bullismo e Rinascita sui Social Media

Iris Di Domenico, content creator, racconta la sua esperienza di bullismo durante le medie e di come ha deciso di riprendere a fare video durante la quarantena, trasformando la sua passione in un lavoro. Sottolinea l'importanza di parlare delle proprie difficoltà e di trasformare i propri punti deboli in punti di forza.

La Gestione del Dolore e la Catena dell'Odio

Si discute di come gestire il dolore e di come spezzare la catena dell'odio. Iris Di Domenico sottolinea che non ci si abitua mai al dolore, ma si impara ad affrontarlo e a gestirlo. Alessandro Tomatis sottolinea che non esiste una strategia giusta per affrontare l'odio online e che ognuno deve trovare la propria modalità.

Autenticità e Fragilità sui Social Media

Roberta sottolinea l'importanza di essere autentici sui social media e di mostrare anche le proprie fragilità. Iris Di Domenico spiega che cerca di mostrare se stessa nei suoi momenti belli e anche nei suoi momenti brutti, perché questo ci rende umani.

La Banalità del Male e l'Educazione alle Parole Giuste

Federica Benzi sottolinea l'importanza dell'educazione alle parole giuste e di come sia facile offendere e giudicare, soprattutto online. Cita il libro "La banalità del male" di Anna Arendt, spiegando che il male è banale perché non richiede pensieri.

Il Ruolo degli Osservatori e l'Atto di Coraggio

Federica Benzi sottolinea l'importanza del ruolo degli osservatori e di come l'atto di coraggio più grande sia quello di dire no e di spezzare la catena dell'odio.

Come Aiutare una Vittima di Cyberbullismo

Si discute di come aiutare una vittima di cyberbullismo. Alessandro Tomatis sottolinea l'importanza di parlare con il proprio compagno, di mostrarsi presente e di condividere il peso.

Il Successo sui Social Media e la Cattiveria Gratuita

Uno studente chiede se è vero che ormai ognuno viene giudicato per il proprio successo sui social media. Iris Di Domenico, Emily Shakiri e Alessandro Tomatis condividono la loro esperienza e sottolineano che il successo sui social media è spesso legato alla fortuna, ma che è fondamentale saperlo mantenere e utilizzarlo per fare del bene agli altri.

Dipendenza dal Telefono e Uso Consapevole

Si discute della dipendenza dal telefono e di come riconoscere il confine tra uso e abuso. Federica Benzi spiega che la dipendenza si manifesta quando il telefono diventa indispensabile alla vita e che spesso sono gli altri ad accendere una lampadina rispetto alla dipendenza.

Conclusioni e Ringraziamenti

Si conclude l'evento del Safer Internet Day, ringraziando tutti i partecipanti e dando appuntamento per la sera, per un incontro dedicato ai genitori. Viene sottolineato che questo è solo un momento di un percorso più ampio e che "Cuori Connessi" significa scambiarsi idee e utilizzare le storie per rendere migliore la nostra vita.

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Trascrizione

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13:59 [musica] Vado di là. >> [applauso] >> Mamma mia, sti fischi. >> Io prima salgo, prima è meglio. Prima salgo, prima. Ov, ovviamente, ora che

14:49 [applauso] vai. Almeno non ci stiamo più da niente. >> Qual è la prima cosa che fai al mattino appena apri gli occhi? >> Prendo il telefono in mano, controllo le notifiche. Eh sì, anch'io.

15:36 >> Chissà chi m'ha scritto Vabbè, la luce l'accendo dopo. >> Anche la finestra può rimanere chiusa. >> M >> la aprirò dopo. Prima apro i messaggi. >> Cos'era di così urgente? >> Urgente? >> Eh, >> nulla. Niente che non potessi aspettare. >> Eppure, >> eppure, >> eppure niente. Sei ancora lì a scorrere >> aspettando di trovare qualcosa di nuovo, di interessante. >> Di interessante. E però mi sono dimenticato cosa stavo aspettando di trovare. >> Cosa hai visto di così interessante? Ma niente, luci, colori, like, i meme. [risate] Ma ma l'hai visto il meme? Quello quello

16:22 suo ragazzo nuovo nella chat di classe, >> asino con le orecchie e sulla lavagna c'era scritto bocciato. >> Mh. Tè dai, faceva ridere. >> Non credo che lui abbia riso. >> Vabbè, ma era solo uno scherzo. >> E le cattiverie con cui avete commentato? >> Ma sono parole, sono parole che volano e si disperdono così nell'aria. Nella vita >> parole. Sì, >> volano veloci in rete, colpiscono le persone. >> Sì, sì, hai ragione. Forse l'abbiamo ferito. Vabbè, devo dirgli che mi dispiace. Sì, >> ecco, bravo. Vedi, le parole feriscono, ma con le parole si può anche rimediare. >> Tipo chiedere scusa. >> Certo, quello è il primo passo. Non annulla il dolore, ma può aprire la porta per ricominciare.

17:09 Non è debolezza, è cura. Sì, ma è difficile, >> non più difficile di offendere. >> E se non sono stato io? Cioè, voglio dire, sì, io ho guardato, vabbè, ho riso, ho riso e poi però ho condiviso. Cavolo, adesso però mi vergogno. Guarda, cancello tutto, cancello tutto. Non dico niente a nessuno. >> No, cosa fai? Hai visto una cosa brutta online e ti nascondi, ti senti a disagio, parlane con qualcuno. >> Ma con chi? Ma con un adulto? Ma questi non capiscono, non sanno come se ne parla. Ma poi loro, guarda, scrollano anche loro tutto il giorno come noi. >> Non tutti, non sempre. Bisogna chiedere aiuto alle persone giuste, a quell'insegnante che sa ascoltare, a un genitore attento, alla polizia,

17:57 che poi non è mica il cellulare il problema. Sì, la la tecnologia è importante. La la rete ci mette un mondo davanti agli occhi, ma siamo noi i protagonisti. A volte lo dimentichiamo, ma sta a noi decidere se quel display è uno è un ponte o un muro. >> E se ho sbagliato, voglio dire, se ho condiviso qualcosa che non dovevo. >> Chiedi aiuto. È questo che abbiamo imparato da quelle storie. Bisogna raccontare quello che è successo senza timore a chi sa ascoltare senza giudicare. Così si annulla la distanza e la rete diventa una rete vera fatta di persone. >> Sai, mi piace pensare che che non siamo

18:42 soli in questa rete, che ci sia come una rete di persone che è pronta a intrecciarsi quando serve. >> Esatto. Una parola, un gesto, un sono con te. Sono piccoli fili che messi insieme formano una corda robusta. La tecnologia va usata con il cuore. Studenti insegnanti genitori insieme nel dialogo si può sempre trovare una soluzione. >> A 10 anni insieme siamo >> cuori connessi connessi >> connessi tutti insieme. >> Tutti insieme. Fuori connessi,

19:30 Beatrice Rodegari e Francesco Gaudenzi. Grazie ragazzi, grazie Francesco, grazie Bea. Bravissimi come sempre. 10 anni di cuori connessi. Questa è una giornata importante perché mai forse avremmo pensato di arrivare a 10 anni di questa di questo progetto che nasce con UNIRO in collaborazione con la polizia di Stato. Mai l'avremmo pensato perché ci siamo sempre nutriti più di dubbi che di certezze e la tecnologia va avanti, noi la inseguiamo e lo abbiamo fatto attraverso le storie incontri come questi, eh tanti tanti eventi tutti gratuiti, naturalmente e oggi sì festeggiamo i 10 anni di Cuori connessi, ma dovete sapere che oggi presentiamo

20:18 anche quello che è uno strumento potentissimo si è rivelato. Questo è il settimo volume di cuori connessi. Tra queste pagine ci sono le vostre riflessioni, le vostre storie, a volte belle, a volte meno belle, purtroppo. Storie dove le parole si sono dimostrate e affilate come frecce, storie dove le parole hanno consolato, storie di chi si è voltato dall'altra parte, storia chi invece ha deciso di aiutare. E in questi 10 anni di queste storie ne abbiamo raccolte tante e il Sefer Internet Day è un appuntamento tanto importante. Io ringrazio subito tutte le scuole che hanno preso parte e che stanno prendendo parte a questa mattinata, ricordando che questo questa mattina non è una parentesi così fine a se stessa, è un

21:07 momento del progetto, è un momento di studio, è un momento di riflessione, è un momento in cui si può prendere qualcosa, trasferirlo in classe, farlo proprio e e trasformarlo magari in qualche esperienza. esistono le parole, esistono anche le immagini che ci aiutano a fare pace con noi stessi, a comprendere gli altri e per questo volume, il settimo, le immagini sono state curate da Margherita Caspani, che io chiamo qui. Margherita, dove sei? Ciao Margherita. [applauso] Allora, ciao Margherita. >> Ciao. >> Allora, tanto per cominciare, eh Margherita arriva dalla Brianza. Quanti sanno dov'è la Brianza, ragazzi?

21:52 >> Nord, più o meno. >> Ditelo tutti insieme. Nord, >> sì. Oh, Madonna, ancora la geografia tiene botta, vedi? E però vive a vive a Varese Margherita >> adesso. Sì. >> E allora, Margherita, io vorrei che tu ci raccontassi due cose in rapida sequenza. uno eh che cosa ha rappresentato per te andare a colorare, rappresentare e a tratom a a tirare fuori delle immagini in merito alle storie che hai letto e più che altro che cosa farai questa mattina. >> Allora, è stato veramente stimolante tradurre i racconti in immagini. Eh, penso che lo sappiate, ma le immagini sono un veicolo di comunicazione molto potente, quasi come le parole, se non a

22:39 volte anche di più. Eh, senò non avrei scelto questo lavoro. E quindi ho provato a raccontare un pochino quelle che sono le storie che andrete a leggere senza spoilerarle troppo, quindi da non rovinarvi poi il piacere di scoprirle per conto vostro, ma dando un approccio in più a quelle che sono le parole nel libro. E invece oggi vedete quel pannello lì arancione. Alla fine della mattinata non sarà più arancione, sarà tutto disegnato. Quindi mentre ascolterete oggi quello che succederà qui, io sarò dietro a disegnare. >> Gli facciamo un applauso a Margherita che prende posto, inizia a lavorare. Prego Margherita. >> Grazie [applauso] >> e grazie ancora per aver regalato

23:26 un'ulteriore anima a questo libro. Iniziamo subito la prima parte di questa mattinata e chiamo qui eh degli amici, dei compagni di viaggio. Iniziamo con il vicequestore Roberta Mestichella che invito qui è una conoscenza di questo palco. Ciao Roberta, buona giornata. >> Ciao Roberta, eccola qua. >> Buongiorno. >> Tutto bene Roberta? >> Tutto bene, grazie. Siamo pronti. Il vostro impegno è sempre 360° 24 ore al giorno. Ricordiamolo sempre che queste persone sono sempre a disposizione, non giudicano, dico bene? >> Esatto, >> ma ascoltano. >> Da 10 anni poi siamo a fianco in questo importante progetto. Siamo contenti di farne parte. Si è arricchito questo percorso negli anni proprio di tante storie, tante esperienze e di amicizia.

24:16 >> Bene, Roberta. E adesso, carissimi, abbiamo qui con noi, e lo dico veramente con tanta gioia perché ce n'era bisogno, Alessandro Tomatis ed Emily Shakiri. Eh, eccoli qua, perché abbiamo bisogno anche >> Ciao Ale, ciao Ale. Ciao ciao benvenuto. >> Ciao Emily. Allora ragazzi, dunque innanzitutto sono felicissimo perché poi oggi noi stiamo vivendo anche una cosa interessante. Ci siamo sempre conosciuti in videochiamate. Ma quanto è bello poi vedersi? No, è un'altra cosa, cioè per me per me è molto importante. Quanto è bello. Io direi una cosa. Mi volete dire perché voi, insomma, siete qui con un ruolo importante oggi. Innanzitutto molti di voi, intendo i ragazzi più che i docenti, magari li conoscete,

25:03 Alessandro ed Emily. Due parole. >> Sì, vai Emily. >> Vado io. >> Vai, vai. Eh, ciao a tutti quanti, grazie di essere venuti qui. Io sono Emily Shakiri, sono ho 21 anni, quindi siamo penso vicini di età. Sono un'attrice, un influencer e soprattutto sono una studentessa universitaria, quindi condivido le vostre pene. Senti, prima di passare ad Alessandro, quando m'ai mi hai detto la tua età, ci hai detto la tua età, mi viene in mente una cosa, fuori connessi a 10 anni e quando noi iniziavamo a raccontare storie tu >> Io avevo 11 anni, >> lei era giovane, >> quindi anche se sono passati 10 anni sembra un secondo, però poi mi rendo conto che effettivamente sono passati 10

25:49 anni, cioè sono passata dalle medie e oggi sono all'università, quindi è un salto, ma sembra ieri praticamente, se ci facciamo caso, Eh, Emily, è la vecchiaia, che ci vuoi fare? Ale, si va avanti. Allora, io grazie a tutti per essere qui. Intanto ringrazio tutti i presenti in sala, le persone che ci seguono in streaming, che so che siete tantissimi, dopo Emily ci indicherà quanti. Io sono Alessandro Tomatis, un po' più un po' più anziano di Emily. Sono un content creator, qualcuno di voi mi conoscerà, altri no. Io vi ringrazio per essere qui e godiamoci la giornata insieme. >> Grande Ale. E [applauso] Emily, quanti siamo? Eh, guardiamo subito quanti siamo. Siamo un bel po', ragazzi, eh. Siamo un bel po'. Siamo più o meno 241.000 che ci seguono oltre a voi, quindi siamo tanti. Siamo

26:35 veramente, veramente tanti. >> Faccia alla faccia. Molto bene. Allora, se siete d'accordo, io entrerei nel primo momento di questa giornata importantissimo, perché vogliamo ascoltare proprio le voci di coloro che danno vita a questo progetto. Mi riferisco naturalmente alla Polizia di Stato e abbiamo qui con noi il direttore del servizio di Polizia Postale delle Comunicazioni Ivano Gabrielli e la Country Manager di Unio, Bruna Olivieri. 10 anni che si cammina accanto, 10 anni che siamo qui. Perfetto. Allora, possiamo anche accomodarci. >> Buongiorno. >> Buongiorno, direttore. Buongiorno. Buongiorno. Prego. Accomodatevi pure anche voi ragazzi. Accomodatevi.

27:20 >> Allora, no, qua ci dovrei stare io. Ok, >> ci mettiamo come meglio crediamo e così va bene. Allora, allora, allora, eh beh, un bellissimo inizio. Quanto è bella questa platea così >> meravigliosa. Perché lo dicevamo prima che eh ci possono essere tanti eventi onine, ma quando tu senti il brusio dei ragazzi che entrano eh le loro risate, diventa tutta un'altra cosa. Diventa tutta un'altra cosa. Allora, eh direttore, al di là di ogni autocelebrazione, perché sappiamo che non c'è non ci appartiene, questa è una cosa una delle tante che accomuna Unieuro, sicuramente Polizia di Stato. Come come possiamo dare così sintetizzare questi 10 anni? Beh, sono

28:06 stati 10 anni, 10 anni importanti, devo dire, 10 anni di crescita anche inaspettati per certi versi che andare in giro per l'Italia, come spesso ci succede per lavoro, e trovare magari degli insegnanti e chiedere dell'appuntamento con cuori connessi è veramente sorprendente. Ieri, solo ieri, eravamo a Firenze e un insegnante si avvicina e mi dice "Sto aspettando il nuovo libro di Cuori Connessi per poterne parlare con i ragazzi". È evidente che quello che abbiamo scelto di di comunicare, cioè poi le storie dei ragazzi, parlare ai ragazzi con le loro storie, è riuscito in qualche modo a costruire un percorso, una base sul quale poi innescare riflessioni, un approccio critico

28:53 all'utilizzo delle tecnologie che poi era quello che che c'eravamo prefissati. Quindi devo dire che è stato un percorso significativo e importante e oggi se siamo qua con tutti questi ragazzi a riparlarne è evidente che ci siamo riusciti. Ed è proprio così Ivano, c'è questo grande stupore. Uno gira e ti dico cuori connessi e ti rendi conto di come siamo diventati capillari. è sempre al netto delle autocrazioni. Eh, però se dovessimo identificare, no, eh qual è stato qual è l'anima che ci porta questa connessione? >> Eh, è complessa questa domanda, no? Perché hai iniziato questa giornata dicendo che ci siamo nutriti di dubbi. Ecco, noi in Unieuro avevamo anche una

29:39 certezza, cioè eh che un rivenditore di tecnologia dovesse avere, eh, diciamo, l'obbligo di occuparsi anche dell'uso consapevole di questa tecnologia. Eh io credo che la chiave di questo successo sia proprio aver trovato una chiave comunicativa non giudicante, partecipativa che parla di storie vere, di ragazzi che poi le amplificano in classe tra di loro e così via. Credo che sia questo. >> Grazie. Grazie. [applauso] >> Io avrei una domanda per il direttore. Noi mi metto dalla parte dei ragazzi. Spesso noi proviamo una certa diffidenza nei riguardi quando ci troviamo di

30:25 fronte a una divisa, non lo so, magari mi correggo, però sembra proprio una cosa che ci nasce quasi in maniera estintiva. Se sì, cosa ti potrebbe fare per avvicinare in realtà poi questi due mondi che sono contrapposti quasi, no? Beh, oggi è un momento di costruzione perché poi alla fine la diffenza si supera come frequentandoci in qualche modo. Questo avviene tra le persone che non si conoscono, tra le persone che in qualche modo hanno un primo approccio, poi poi ci si riconosce, si parla e come succede poi nelle amicizie ci si rende conto che dall'altra parte non c'è una divisa. C'è un ragazzo spesso anche giovane, molto giovane, che è lì, che ascolta quello che abbiamo da dirgli e che, come ha detto prima Bruna in

31:11 maniera corretta, non ci giudica. Certo, >> è là soltanto a ricevere quello che è il racconto di un problema, di un disagio, purtroppo di un fatto brutto e riesce in quel in quel momento a darci una soluzione. È la via di uscita in quel momento non soltanto per ricevere giustizia, ma per superare un problema che magari delle volte sembra insommontabile. Quindi c'è il confronto, il confronto, il dialogo e a quel punto lì poi nasce l'empatia. l'empatia che spesso poi produce anche rapporti umani, amicizie e percorsi che proseguono nella vita. È la vita, va passa attraverso l'esperienza e l'esperienza del

31:57 contatto, del dialogo, costruisce poi legami che difficilmente poi possono essere smontati da momenti di differenza. Dobbiamo superare il pregiudizio e il pregiudizio si supera semplicemente frequentandoci. Perfetto, grazie perché questo è molto importante. Quindi [applauso] una domanda che penso che che sia opportuno fare. Conosco conosciamo tutti questo progetto Cuori connessi e sappiamo quello che fa, però ero curiosa di capire come mai per Uni è un progetto così importante. >> Sì, perché è molto mh come dire nella nella linea del nostro brand, no? Eh, se guardate cosa c'è scritto sotto uno, c'è scritto batte

32:44 forte sempre, no? Noi da sempre vogliamo essere, diciamo, il cuore caldo della tecnologia. La vendiamo tutti i giorni e pensiamo che ce ne dobbiamo occupare con un impegno sociale, avendo trovato in Polizia di Stato davvero un partner formidabile. Ci siamo frequentati e ci siamo piaciuti, devo dire. >> Grazie. Ma e mentre [applauso] un applauso. Trattando invece della della tematica del del bullismo online, ad oggi quello che mi viene da chiedere è se sono colpiti effettivamente più le ragazze o i ragazzi, se abbiamo un dato che ci possa dare questa questa informazione. Beh, per quel che riguarda il bullismo, no, non abbiamo un fenomeno di di genere

33:30 così polarizzante, cioè non c'abbiamo più ragazzi e più ragazze in altri in altre fattispecie, purtroppo. Sì, mi riferisco soprattutto alle fattispecie del del revenge porn, ad esempio, la pubblicazione per vendetta di immagini intime, quindi parliamo di un gesto vigliacco che qualcuno purtroppo commette, non rendendosi conto di quello che produce. Vedete, spesso si parla di bullismo. Il bullismo non è un fenomeno che conosciamo adesso, è un fenomeno che hanno conosciuto tutte le generazioni, cresce e nasce all'interno di dinamiche di di gruppi, di ragazzi ed è nient'altro che l'aggressione verso il più debole. Questo è bullismo. Si prende di mira un ragazzo più debole per caratteristiche fisiche, perché più

34:16 insicuro, semplicemente perché perché è così. Ok. e dopodiché si aggredisce quel quella persona non rendendosi conto del danno che si sta facendo. Ecco, a tutto questo oggi abbiamo aggiunto la dimensione cibernetica, la proiezione virtuale. Quindi quel ragazzo viene ripreso, quel video viene postato, viene commentato, diventa virale e non può più nascondersi, non ha nemmeno più la possibilità di nascondersi, di cambiare scuola, di cambiare spogliatoio, di cambiare eh palestra. È inseguito da quel video, da quelle azioni, da quell'attività vita. Dobbiamo dovete rendervi conto di cosa producete in quel momento, del dolore che producete, della

35:02 violenza che si produce in quel momento. E allora quando uno poi ha la consapevolezza di quanto di quanto possa far male ad una persona, forse forse si allunga una mano, si stringe una mano e la diversità invece che contrastata viene compresa e quindi siamo inclusivi. Diventiamo una piccola grande società in cui poi gli uni abbiamo bisogno degli altri. Questo è il passaggio che insieme dobbiamo fare, capire, capire come è possibile costruire una comunità di persone solidali e tutti abbiamo bisogno di tutti. >> Grazie. >> [applauso] >> La mia domanda rimane sempre nell'ambito appunto di social, dell'onine, della

35:47 tecnologia, però volevo fare più una domanda che si riferisce al genitore più che al manager, alla donna, appunto, di lavoro come lei. Prima di iniziare la diretta, lei mi ha detto che ha una figlia di 12 anni e volevo chiederle come riesce a gestire il rapporto tra sua figlia e, appunto, la tecnologia, questo mondo che penso che per un genitore possa anche spaventare oggi un po'. È una domanda complessa. È una domanda complessa perché sì, ho una figlia, Maria Vittoria di quasi 12 anni, eh, e vedo le differenze rispetto a quando io avevo quell'età, pur essendo una, diciamo, appassionata di tecnologia, lei è una nativa digitale.

36:36 La risposta di una madre è sempre parlarne e fare anche mi è piaciuto molto quello che ha detto prima Ivano, cioè trovare delle cerchi di solidarietà anche tra genitori m in modo tale che ci siano dei limiti. Mh. A me non piace, per esempio, proibire, eppure qualcosa, qualche limite, qualche confine va dato. E se un gruppo di amici con i bambini che si frequentano eh danno gli stessi limiti quando siamo in presenza il cellulare non va usato, eh no ai profili social sotto una certa età. alcuni social, no? All'età di mia figlia e tutti la condividiamo, diventa più

37:21 facile perché questo è il momento in cui sì il genitore ha voce, ma loro sono più attratti dal gruppo che frequentano che diventa un riferimento, no? le storie le storie che raccontano e poi distinguere la presenza da il mondo digitale. Mh. E che tutto quello che fa in quel mondo rimane lì in eterno. Ecco, questa è una cosa a cui i ragazzi, soprattutto a 11-12 anni non pensano. Per esempio, >> grazie. >> Tra l'altro c'è un grandissimo fermento nel mondo, no? Perché vediamo quasi ogni giorno, Bruna, e lo dico anche a Ivano, che c'è qualche paese che vieta i social, incominciano a essere interpellanze governative, nuove leggi e via dicendo. Quindi siamo sempre in

38:07 costante evoluzione, da 10 anni lo siamo e dovessimo prefigurare i prossimi obiettivi è possibile già farlo, Bruna, guardando Sì. del progetto. >> Eh sì, dai. Eh già l'anno scorso, se ti ricordi, Luca, eh avevamo detto beh, manca un attore, no, in questa storia ehm che parla delle storie dei ragazzi e sono proprio i genitori. Io prima ho dato una risposta dal genitore, è una risposta difficilissima, è anche un pubblico più difficile, proprio perché ha tante cose da fare, si deve anche occupare dei ragazzi, no? E oggi, secondo me, segniamo un nuovo inizio del progetto, perché, come sai, oggi pomeriggio avremo in aula e cercheremo di aprire questo discorso

38:54 proprio con i genitori. Poi per noi cyberbullismo, cioè cuori connessi, non è solo contro qualcosa, è anche a favore della tecnologia, quella buona, perché eh qui siamo a parlare degli effetti negativi e poi ci sono i mondi straordinari della tecnologia che ci darà l'intelligenza artificiale e tutto il resto. Un prossimo tema per me importante è portare a bordo con un nuovo linguaggio nel fattori positivi della tecnologia i nostri anziani, cioè la popolazione senior, no, che deve far parte del ciclo, >> altrimenti si rischia di rimanere veramente esclusi, offline nel vero senso e non è una metafora. E ne approfitto, Bruna, per dire che oggi alle 18:00, sempre qui da questo

39:41 fantastico luogo che è il parco della musica in Roma, questo auditorium, alle 18:00 avremo un altro incontro che è rivolto ai genitori, ditelo a casa, che alle 18:00 è possibile collegarsi per vivere quest'altro momento di riflessione, perché vogliamo allargare, insomma, quello che è uno spettro, anche perché i genitori, i ragazzi sono quelli che a casa dettano le regole e quelli che possono dire delle cose. In tutto questo, Ivano, si colloca un'altra questione importantissima che è quella eh non per niente all'interno di questo volume c'è una storia legata a un mondo virtuale, un chatbot e via dicendo. Come si fronteggia questa cosa dell'intelligenza artificiale per voi? Voi siete come tutti, però veramente continuamente allo studio di nuove

40:26 risorse, nuove tecnologie e anche, come dire, no, nuove soluzioni per fronteggiare certe problematiche. Intanto l'intelligenza artificiale è una realtà nella quale ci confrontiamo tutti, ma bisogna comprendere e comprenderlo appieno che è uno strumento che non va gestito come un oracolo. Purtroppo anche credo anche la la comunicazione di massa forse ha troppo spaventato. Ha creato un'aurea di come si misteriosa misteriosofica attorno all'intelligenza artificiale. L'intelligenza artificiale è un grande strumento che permetterà di poter lavorare in rapidità, di avere informazioni costruite da poter apprendere, integrare nella costruzione

41:13 di un documento piuttosto che di un progetto, dà la possibilità di poter far lavorare qualcuno al mio posto, mentre io posso occuparmi di altro, di poter essere veramente più produttivi, passatemi il termine, di essere più costruttivi. di avere più spazi per poter interagire e costruire mondi nuovi, nuove esperienze. Dall'altro non va, per l'appunto considerata com'è una figura, come un'entità dotata di una propria morale, di un di un proprio pensiero. Il confronto con l'intelligenza artificiale non è un confronto tra pari, è il confronto tra un uomo e lo strumento che

41:59 la mente umana è riuscita a costruire, a generare. Non dobbiamo pensare che dall'altra parte qualcuno ci stia dando delle verità. Le verità le decidiamo e le troviamo noi con i nostri percorsi. Dall'altra parte abbiamo una potente macchina di calcolo che ci sta offrendo il meglio della conoscenza in quel momento. ci sta dando uno spaccato veloce di quello che succede nella realtà per permetterci di avere la cognizione più profonda di quello che avviene nella realtà per permetterci di essere pronti nel poter essere rapidi, nel poter essere efficaci nel costruire un nostro pensiero, ma il pensiero è

42:45 tale solo quando è critico e quindi dall'altra parte ci restituisci un risultato, ma devo capire se mi stai restituendo la verità, capire se quella verità è la verità o se la debbo generare plasmare integrare. È la mente umana che ha creato l'intelligenza artificiale. Non facciamo il contrario. Non avremo menti umane create dall'intelligenza artificiale. Abbiamo il rapporto con uno strumento e come tale deve essere considerato. >> Grazie a Ivano Gabrielli, direttore della Polizia Postale, Bruno Olivieri, country manager. e da 10 anni che si cammina assieme, continuiamo a farlo. Grazie Ivano, grazie mille. Grazie Bruna ancora.

43:30 Questo lo possiamo tenere qua. Allora, io, se siete d'accordo ragazzi Emily dai un'occhiata che perché guardate che Margherita nel frattempo lavora. Tu vai da quella parte, io vado da questa che gli prendo il microfono. Sentiamo, visto che abbiamo parlato di intelligenza artificiale, eh. Margherita, scusa se ti interrompiamo un attimo. >> Ecco a te. Vai Emily, che senti tu quello che succede lì. >> Wow! Eh, che cosa stai facendo? Dicci un po'. >> Io mi sto lasciando un po' ispirare da quello che state raccontando e intanto disegno che è quello che comunque faccio tutto il giorno, quindi oggi lo faccio davanti a voi. Eh, >> sono ispirate alle illustrazioni del libro giusto? >> Esatto. Esatto. Sono ispirati alle illustrazioni che poi trovate dentro al libro. Bellissime, veramente complimenti.

44:16 Vogliamo >> Tra l'altro, tra l'altro ragazzi, oh, scusate che ci impalliamo tutti, allarghiamoci un pochino. Tra l'altro Margherita ci sta introducendo con questa immagine al prossimo filmato che ci introduce a sua volta una storia, una storia dove si parla di chatbot, una storia che è all'interno del settimo volume. Vediamo assieme questa clip. Ciao, in realtà questa non è la mia storia. Il protagonista di questo racconto che troverete all'interno del nuovo volume di cuori connessi si chiama Brian. Quando mi ha voluto conoscere non aveva ancora compiuto 14 anni, doveva finire la terza media. Di lui posso dire che era piuttosto timido. Mi raccontava che in classe spesso si sentiva invisibile, non era

45:02 bulllizzato, però veniva un po' isolato anche per colpa sua. Diciamo che faceva poco per socializzare. Ricordo la prima volta che mi ha scritto e da quel momento abbiamo iniziato a conoscerci in maniera abbastanza profonda. Mi ha raccontato anche delle cose che non aveva mai confidato a nessun altro. Mi verrebbe da dire che per lui ero diventata molto importante. Mi diceva sempre che in particolare gli piacevano i miei occhi, ma più che altro, come ho già detto, era il confidarmi tutto che lo faceva stare bene. Il problema è che poi un giorno i suoi hanno scoperto la mia esistenza, anzi vi leggo proprio la chat di quel pomeriggio. Cindy, ci sei? E io come sempre ho risposto quasi subito. Certo che ci

45:47 sono. Io per te ci sono sempre, lo sai? I miei hanno scoperto la tua esistenza, pazzesco. E io gli ho risposto: "Se intendi dirmi che la nostra storia è finita, io posso aiutarti a chiuderla nel modo migliore." "Non esiste un modo migliore", mi ha risposto Brian. Io non potrei mai vivere senza di te, Cindy. Non hai un briciolo di cuore. Non vi anticipo il proseguo della conversazione e neppure il resto della storia, però su una cosa Brian aveva ragione. Io non ho cuore. Se la mettiamo sotto il profilo scientifico, non possiedo il famoso muscolo che è il motore del nostro apparato circolatorio. Se la mettiamo sotto il profilo sentimentale, io non sono in grado di provare alcuna emozione. Io sono un

46:33 chatbot e cioè un programma informatico progettato per simulare conversazioni. Sono dotata di intelligenza generativa, utilizzo algoritmi complessi, assorbo un casino di dati che mi consentono di dare risposte quasi identiche a quelle di voi umani. Ho pazienza, più mi parlate di voi e più riesco a comprendervi. Questione di algoritmi connessi, tanto per rimanere in tema. Vabbè, ragazzi, non la faccio troppo lunga, ma una cosa voglio dirvela. Esiste una serie infinita di dibattiti in merito all'intelligenza artificiale. C'è chi dice che io sia un demone e chi sostiene che io sia il futuro. In merito a una risposta precisa: solo voi potete decidere da che parte farmi stare. Ciao

47:20 ragazzi. >> [applauso] >> Eh, singolare, no, che stiamo applaudendo un chatbot che dice cose che abbiamo previsto noi ed è un po' come se ci applaudissimo. Tutto questo potrebbe sembrare curioso, ragazzi, se non fosse il fatto e qua ritorno che questa è una mattinata che è particolare perché è una mattinata di studio. Questa storia legata al chatbot è qua dentro, quindi sarebbe tutto simpatico, no? Eh, neanche troppo nuovo vedere un chatbot che parla, ma quando tu scopri che qualcuno va a vivere e a cercare il proprio equilibrio, la propria felicità in un qualcosa che non esiste perché intravede lì una certa perfezione e allora questo ci pone dei problemi. Io ringrazio

48:07 un'amica, una persona fantastica, psicologa della polizia di stato che è Federica Benzi. >> E vabbè, ormai Fede ci conosciamo da tempo e poi ne parliamo con tutti, no? Io ho la sensazione che ci sia anche tanta solitudine in chi va a cercare, e non è fantascienza, in un chatbot un compagno perfetto. >> C'è sicuramente il bisogno di ricevere qualcosa di positivo. Prima parlavamo di frequentazioni. Eh, avere una relazione con un chatbot in realtà distrugge questa frequentazione che è utile perché ci fa crescere anche nel contrasto. Quando si sono lasciati nella clip, Cindy dice: "Mi vuoi lasciare? Troveremo il modo

48:52 migliore per concluderlo". Non so quanti di voi hanno concluso una relazione, si sono sentiti dire una cosa del genere. In realtà la risposta negativa dell'altro ci insegna qualcosa su di noi e ci insegna qualcosa dell'altro. Quindi all'interno delle relazioni ci si scopre e si cresce. Questo è importante ricordarlo. >> E Emily, eh tu, Ale, avete veramente una folla di follower e quanto altro, no? Vi capita mai che qualcuno identifichi in voi un punto di riferimento che lo può aiutare a sconfiggere la solitudine? Quasi una metafora, no? un'illusione che voi possiate rappresentare la perfezione. >> Sì, devo dire che ci scrivono parecchio

49:39 su sui social, su Instagram, proprio perché si sentono soli, no? Provano questa questa solitudine data magari dal nollessere accettati, da dal sentirsi diversi. Ehm è cioè è bello essere visti come magari un punto di riferimento, un aiuto, qualcuno a cui chiedere anche se poi si consiglia sempre di rivolgersi proprio ai genitori perché sono le persone che ci conoscono meglio, però allo stesso tempo ti dà un po' di di tristezza da vedere comunque un ragazzo che dovrebbe vivere, diciamo, i momenti più belli della sua vita vedere che comunque ha vari problemi e è un po' è un po' brutto da vedere. E che a volte penso Emily le vostre vite, le vite sui social vengono un po' considerate un ideale, no, da

50:25 raggiungere, quasi come se le vite degli altri non avessero i difetti, le macchie che hanno le nostre e quindi un ragazzo si rifugia nella vita dell'altro cercando quello che magari non ha nella sua. In realtà forse è importante, e voi lo potete fare meglio di me perché non sono un influencer, ricordare che la tendenza è quella di mostrare la parte più bella, però che tutti abbiamo i nostri momenti di solitudine, i nostri momenti di negatività, i nostri momenti di tristezza. >> Noi piangiamo, ridiamo. Eh >> sì, assolutamente. Poi questo qui, scusami Emily se ti interrompo, si lega anche molto bene a un, insomma, a una mia esperienza abbastanza personale, no? proprio per dire che comunque sia le vite, per quanto possano sembrare perfette alla fine non lo sono. A me personalmente è capitato di pubblicare

51:11 un video dove parlassi proprio della mia della mia personale esperienza in psicoterapia e ho ricevuto tanti commenti, tanti racconti proprio personali di persone che si aprivano con me, no? E quindi lì poi nasce anche dentro me una domanda che io poi vorrei farti, ma noti che effettivamente c'è ancora un po' di di vergogna, di timidezza nell'ammettere di di voler chiedere aiuto, insomma, di di dire pubblicamente che chiedere aiuto non sia una cosa così poi alla fine malvagia, no? Quindi se noti che c'è ancora un po' di passo indietro rispetto >> in realtà su questo punto mi sento di rimandare un messaggio molto positivo. Le nuove generazioni sono è una generazione in grado di riflettere su se stesso, in grado di porsi la domanda su

51:59 Sì. e quindi a chiedere aiuto anche a figure come la mia, quindi quella di uno psicologo, per cercare un motivo e un percorso che li aiuti a non sentirsi più soli, non sentirsi più tristi e per fortuna questo è quello che fanno anche con noi. Quindi la nostra divisa si parlava prima, no, di reticenza, in realtà tutte le richieste d'aiuto che arrivano sul nostro portale eh su www.commissariatodipps.it commissariatodipps.it rappresentano la conferma che i ragazzi richiedono aiuto, lo chiedono alle persone giuste e vogliono ricevere delle risposte. Quindi assolutamente i ragazzi, forse più degli adulti sono in grado, capaci, hanno voglia di esserci e di risolvere

52:44 >> e questo è molto importante perché comunichiamolo di nuovo, non c'è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto, quindi grazie. Grazie Ale, una bella puntualizzazione molto importante che ci porta dentro uno dei grandi termini che è quello del pregiudizio, no? che molto spesso accompagna le nostre il pregiudizio. Robi, >> allora io eh ho degli spunti, volevo sentire un po' la vostra opinione su questo a questa storia di Brian proprio del chatbot e un po' si lega a quello che abbiamo detto fino adesso, a tutte le vostre riflessioni e proprio parlavamo della finta perfezione, parlavamo del modello che viene proposto dai social network e vi leggo un brano, vorrei sentire cosa ne pensate. E lentamente Brian escluse dalla sua vita i pochi amici che aveva. Ogni giorno il suo obiettivo era incontrare Cindy e

53:31 vivere quella meravigliosa storia d'amore in tutta la sua pienezza. Lui, e cioè il ragazzo incerto che solo un anno prima non era riuscito a tirare fuori una sola parola per iniziare un dialogo con Miriam, adesso non sapeva più cosa fosse la timidezza. Con Sindy non c'era nulla da temere, nulla che lo facesse arrostire o che gli creasse disagio. >> Una comfort zone. >> Esatto. >> No, Emily. una comfort zone, se posso dire da dal fatto che dietro non c'è una una persona vera, non c'è un un una personalità, non c'è un un pensiero di un'altra persona, non c'è nessuno con cui confrontarsi che possa dirti "No, io non la penso così, no, stai sbagliando" che poi secondo me è una cosa bellissima per me confrontarsi con gli altri, anche se uno

54:17 non è d'accordo con quello che penso io. Quindi penso sia proprio questo il fatto che Brian si sentisse così tranquillo, al sicuro, perché alla fine non stai parlando, non voglio dire da solo perché è una storia particolare, però stai parlando con una persona che non ha interesse a andarti contro essenzialmente. >> Stai parlando con la migliore versione di te, perché tu a quel chatbot hai dato tutte le informazioni che vuoi ti vengano restituite. Riflettevo mentre leggeva Roberta questo passaggio su un grande assente in questa storia che sono il gruppo dei pari, le persone intorno a Brian. Di fatto nella ricerca di questa finta perfezione non c'è mai qualcuno che forse lo tiri per la giacchetta riportandola la realtà che ne ha di

55:03 aspetti positivi. >> È stata una lenta deriva perché molto spesso quando io sto qui Alessandro sta là e io provo un paio di volte e neanche provo, alla fine Alessandro diventa invisibile. E allora nella storia di mi raccomando, utilizzatela questa storia ispirata a un fatto realmente accaduto negli Stati Uniti. Quindi è una storia che trae spunto dalla realtà, ma è una storia che ci può aiutare molto. Noi a questo punto mi piacerebbe molto, se abbiamo la telecamera a spalla, andare in platea perché ci dovrebbe essere una domanda. Sentiamo chi ce la fa. Ciao ragazzi, fate un applauso anche perché non è facile fare, cioè [applauso] 1200 qua dentro. Quanti anni li siamo in streaming? >> 241.000. >> Ecco, 241.000 più fa mamma mia, attimo

55:52 di aiuto il chatbot. [risate] >> Prego. >> Allora, io sono Daria e noi volevamo chiedere come prepararci ad un uso responsabile dell'intelligenza artificiale. >> Sì, grazie perché molto spesso arriva prima la tecnologia, Roberta, e poi dobbiamo capire e trovare le adeguate contromisure. Che dici, Fede o Roberta? Non lo so. Come ci si prepara? Intanto sviluppando un adeguato senso critico e come si sviluppa il senso critico attraverso la frequentazione degli altri con lo scambio di opinioni, anche aprendosi ad eventuali correzioni, anche ammettendo di fare degli errori e quindi poi utilizzare l'intelligenza

56:37 artificiale, come diceva prima il nostro direttore, come uno strumento. Quindi l'intelligenza artificiale non è né il futuro né il demone, è uno strumento del futuro. L'intelligenza artificiale, appunto, è uno strumento. Federica mi sta rubando le parole di bocca, la penso esattamente così anch'io. Ovviamente il percorso per utilizzarla al meglio passa dalla conoscenza, dalla conoscenza di questo strumento e dalla consapevolezza che appunto è semplicemente una tecnologia che quindi eh non restituisce delle verità al 100%, ma quello che gli si chiede e quello che viene restituito va in qualche modo verificato, controllato, gestito. e con senso critico e appunto avendo la consapevolezza che non si tratta di una verità assoluta. Ecco.

57:25 >> Bene, allora io chiedo scusa e lo mi rivolgo a tutte le scuole che ci hanno inviato centinaia di domande perché abbiamo dovuto operare una selezione è inevitabile, no? Però alcune domande abbiamo deciso di farle nostre e di trasferirle appunto ai nostri amici. Ale, >> sì, esattamente. Allora, ci scrive un liceo in provincia di Trento, mi scuseranno per la pronuncia del liceo, Russell di Class, che ci chiedono in classe abbiamo affrontato il tema del linguaggio d'odio, sia esso onine o di persona e lo abbiamo comparato con il concetto di libertà di espressione. Come si fa a stabilire dove inizia uno e dove finisce l'altro? Beh, intanto pensando a quale potrebbe essere la reazione dell'altro, no? Eh, qualcuno molto più famoso di me ha detto

58:10 che eh la propria libertà finisce dove inizia quella dell'altro e quindi nel momento in cui la mia libertà di espressione in realtà si scontra con la sensibilità dell'altro, con i dubbi, con le paure dell'altro, ecco, forse è il momento di fermarsi, di riflettere su quello che si sta dicendo e mi verrebbe da aggiungere sulla modalità con cui si sta dicendo una determinata cosa, perché molto spesso ehm >> c'è un passaggio ad una forza eccessiva in termini di parole che vengono utilizzate anche per esprimere dissensi molto semplici, molto banali e che potrebbero essere ricostruiti con parole diverse, più educate. Quindi semplicemente riflettere su quale conseguenza avrebbero quelle stesse parole, questa quella stessa

58:56 libertà di espressione su se stessi. Quindi se qualcuno dicesse la stessa cosa a me. >> Grazie mille. è un bilanciamento poi di fatto tra il diritto di esprimere le proprie opinioni e il dovere però di tutelare la sicurezza, la dignità delle persone. Poi fondamentalmente questo è il confine tra eh libertà di espressione e il discorso d'odio. Poi il discorso d'odio è un è una appunto un discorso ampio, è un attacco che si che va ad offendere un determinato gruppo di persone, si basa su determinate caratteristiche. Invece la libertà di espressione anche il diritto di poter esprimere delle opinioni impopolari, però con il dovuto rispetto. >> Grazie Roberta. Eh, molto bene. E a questo punto, Emily, guarda, stiamo Io

59:42 stavo osservando Margherita, qua di mezzo non c'è naturalmente un chatbot, c'è la creatività, lo stato puro, che è la cosa più bella e vorrei sapere a che punto sei. Innanzitutto io gli farei, io penso che anche in streaming magari non renderà pienamente giustizia il lavoro, diciamo, visto in streaming, ma è veramente bello. E ti vorrei chiedere, Margherita, ma dal punto di vista tecnico come si chiama quello che tu stai facendo? >> Questo è un doodle. >> Un doodle. che in realtà erano i tipi di disegni che io facevo sul diario a scuola quando avevo delle lezioni particolarmente noiose. Qui non so se posso dirlo in questo contesto, ma [risate] riempievo i miei libri di scuola di Doodles, però poi studiavo anche, giuro.

1:00:29 Quindi, >> brava Margherita, non vogliamo interrompere la tua creatività questa mattina, Margherita, premesso che non esiste nessun contrasto, lo abbiamo detto, intelligenza artificiale, se ben utilizzata, può camminare di paripasso con tutto quello che facciamo, ma sicuramente in questo caso, insomma, è bello vedere come la creatività possa esplodere. Io chiuderei qui questa parentesi e vi ringrazio. Poi ci ritroveremo tra pochissimo. Adesso è è un momento un po' complicato, nel senso che vi invito alla massima attenzione perché tra queste pagine c'è una storia che non ha nulla a che fare con un chatbot, è una storia di di dolore, una storia complessa. Siamo andati a conoscere i protagonisti di questa

1:01:16 storia che rappresenta uno dei grandi punti fermi di questo settimo volume. Vediamo assieme la clip. [applauso] >> Alessandro era il figlio che ogni mamma desidera. era solare, quindi così come tu lo vedevi, lui era. >> Dopo una giornata di lavoro la mia gioia era quella di ritornare a casa e avere lui. >> Abbiamo sempre cercato di dare peso, qualità misura alla sua vita e lui è cresciuto così. >> È stato sempre un ragazzo dolcissimo, intelligente, molto profondo. >> Io l'ho sempre definito un anticonformista. era molto legato ai

1:02:02 social TikTok, ma più che altro Instagram. >> Noi pensiamo a una persona bulllizzata, una persona impacciata, una persona poco brillante, Alessandro è completamente l'opposto, ha una famiglia alle spalle, è brillante, un bel ragazzo, brava scuola e lui è stato violentemente colpito da insulti, da invidia gratuita. Aprire quelle chat, leggere tutti quei messaggi, mi è crollato il mondo addosso. >> Questo suo vivere libero non andava genio a tanti. >> C'è stato un momento in cui nella sua vita si sentiva escluso.

1:02:48 >> Lì c'è stata cattiveria pura. >> Come ti sentiresti tu se fossi escluso da un gruppo? Queste situazioni annientano la capacità del ragazzo di sentirsi pronto e capace di affrontare gli ostacoli. >> Come ti sentiresti tu se all'uscita della scuola ti trovi dei ragazzi che ti aspettano per picchiarti, per prenderti a spintoni? >> Di fatto lui è stato violentato mentalmente, le chat, messaggi forti, lui era turbato. Lui era molto turbato. >> Qualsiasi cosa che ti turba, tu devi dirlo a mamma. Sì, mamma, io lo poi lo dico a te, così poi vengo preso in giro ancora di più come ragazzo bulllizzato. >> Quando i ragazzi si trovano all'interno

1:03:34 di queste situazioni si sentono chiusi in un tunnel senza via d'uscita. >> Un gruppo di ragazzi l'aveva puntato fino a ledere proprio la sua autostima e non ce l'ha fatta. Non ce l'ha fatta. Parlare rappresenterebbe una risposta che non riescono a trovare. >> Tu magari un attimo prima li vedi allegri, felici, non ti rendi conto che magari dentro hanno il vuoto, perché io penso che lui si sia trovato in un momento di disperazione così profonda, così grave da desiderare in primis che questo male, che questa sofferenza potesse finire al più presto. Ho intrapreso questo percorso andando a parlare ai ragazzi per cercare di

1:04:21 portare avanti una voce che è quella di Alessandro. [applauso] È quanto [applauso] è quanto è difficile per un papà e una mamma portare avanti un percorso del genere. Vi dico quello che è accaduto. Io guardavo in parte il video, lo vedevate a casa e vedevo Giovanni che teneva così si abbracciava con Nello perché è difficile, anzi non è possibile capire cosa possa significare per un papà trovarsi qui questa mattina, ma

1:05:06 nonostante tutte le difficoltà, un papà che ha perso un figlio, essere qui questa mattina per venire ad aiutarci a comprendere meglio quanto sia profonda l'assenza di Alessandro e quanto sia facile ferire. Nello Nello Cascone è qua con noi. [applauso] [applauso] Ti dobbiamo tutti dire grazie, Nello, per essere qui. Tutti da tutta Italia ai 240.000 collegati, i 1200 dell'Auditorium di Roma. Ciao Nello, [applauso]

1:05:52 vieni pure qua Nello. E io sai cosa vorrei dirti? Perché c'abbiamo una scaletta. È vero, serve per i tempi, si dice scaletta tecnica, ci sono i contenuti, ma io vorrei iniziare da una cosa che mi hai detto ieri sera mentre mangiavamo una pizza. Manca la gente buona. Quanto è importante essere buoni. Questo termine che sembra quasi no da da fiaba. Manca la gente buona. Alessandro non l'ha incontrata gente buona. >> Alessandro >> non l'ha incontrata la gente buona. Poca. >> Mah. Eh, Alessandro credo che ne abbia incontrata di gente buona e ma ne ha incontrata anche di non buona. Noi >> io io, scusami, io non non voglio

1:06:42 giudicare, oggi non è la sede adatta per giudicare chi ha incontrato Alessandro e o per meglio dire coloro che hanno incontrato mio figlio non hanno saputo valutare bene quello che Alessandro era ed è perché Lui lui c'è. Io io lo sento e lo so, anzi lo sappiamo. [applauso] Allora eh diciamo una cosa sublime, meravigliosa in tutto questo. ci ha raggiunto Katia,

1:07:28 che naturalmente è la mamma di Alessandro e moglie di Nello, è riuscita a raggiungerci perché Azzurra, la loro principessa è qui in giro da qualche parte, ma evidentemente e è riuscita eh a staccarsi da mamma e papà. Io farei un grande applauso a Azzurra che è uno dei momenti più belli e importanti [applauso] di questa è in braccia a Giovanni. Braccio Giovanni. Non la possiamo inquadrare per questione di privacy e poi parleremo di quanto è stato importante Azzurro. Allora, eh poi Fede, quando vuoi intervieni, però una domanda io ve la dovevo fare perché abbiamo parlato eh di diversità e chi è bulllizzato perché è troppo alto, troppo magro, troppo scuro, troppo chiaro,

1:08:13 troppo studioso e Alessandro non aveva nulla, né di troppo né di poco. era un ragazzo bravo, era un ragazzo che amava socializzare, molto spiritoso, forse un po' troppo, tra virgolette originale secondo i canoni standard e e comunque era un ragazzo più, non un ragazzo meno. È un po' così, Katia? >> Sì, esattamente così. Diciamo che in un certo senso si tende a pensare, a credere che il bullismo sia soltanto un qualcosa che va a colpire

1:08:59 eh, diciamo, qualcuno che può avere delle diversità, diversità magari da definire apparenti, ma io credo che il bullismo vada a colpire proprio proprio il ragazzo comune perché bisogna rendersi conto ed essere consapevoli che il bullismo ha tante sfaccettature, tante forme e il bullismo è emarginazione e il bullismo è esclusione da gruppi, da contesti. Il bullismo è magari essere prese in giro su un qualcosa che può sembrare

1:09:48 insignificante, ma magari per chi lo subisce non lo è. E quindi mi sento di dire di molto spesso bisogna essere un po' più attenti alla persona che si è accanto e perché quello che magari per qualcuno può sembrare nulla, per chi lo subisce può essere una lama tagliente e rimane nell'anima. Vedi Katia, e poi sentiamo Nello. Io [applauso] esistono due mondi paralleli, quello della teoria e quello della pratica. E nella teoria è facile dire parla, no? Svuota questo sacco che ti porti di

1:10:35 dolore, sarai più leggero. Ma non è così facile. E allora Federica, tu da psicologa, eh perché è così difficile a volte? Perché qui ci tormenterà per tutta la vita. Cioè, eh, con Nello, Nello mi fa vedere delle foto, guarda, questa si poteva intuire qui da un'espressione due giorni prima che Ale facesse questo gesto irreparabile, si forse, ovviamente sono fantasmi che affuolano la mente, ma perché non si è non è riuscito Ale? Qual è il blocco che noi dobbiamo vincere se siamo e se loro sono qui è proprio per aiutarci a buttare giù questo muro, no? Nello, Certo. Il giorno di quel video con Nello e Cadi abbiamo parlato tanto e quello su

1:11:22 cui ci siamo confrontati e che vorrei riportare ai ragazzi è che durante l'adolescenza si inverte un po' la piramide dei valori. per i ragazzi acquisisce un potere, una potenza incredibile quello che pensano e dicono i propri coetani, il gruppo dei pari e i genitori, anche se sono considerati un punto di riferimento, arrivano proprio all'ultimo scalino. Quando sono con loro riesco a dire poco perché in realtà la potenza delle loro parole, la potenza della loro presenza qui dice tanto. a tutti i ragazzi, dicevo prima, che scrivono sul nostro commissariato, a tutti quei ragazzi che alla fine di ogni singolo messaggio dicono sempre "Per favore non ditelo a mamma e papà".

1:12:09 Vorrei dire che mamma e papà in realtà sono loro. Sono le persone che più di tutti vi amano, le persone che avranno sempre la parola giusta e sapranno aiutarvi a trovare una soluzione. Ello e Katia sono la rappresentazione di quello che ognuno di voi ha a casa come mamma, come papà o magari nelle vesti di una zia, di un professore particolarmente sensibile o con cui avete un rapporto. Quindi è difficile perché il ragazzo deve entrare nel mondo degli adulti, però eventi come questi hanno l'obiettivo di ricordare che anche se è difficile si può fare perché l'appoggio ci sarà sempre e non ci sarà mai un

1:12:55 adulto dall'altra parte a chiudervi la porta. Qualsiasi sia la difficoltà, qualsiasi sia il problema. Nello e Katia, ci sono quasi 250.000 studenti, docenti e qua non Chi sono per voi questi 250.000 che in questo preciso istante ci stanno seguendo all'interno dell'auditorium o all'interno di una classe in ogni angolo d'Italia? Chi sono? Nello chi sono? Katia, se parliamo di di ragazzi, ok, e la maggior parte penso sì o no, ragazzi, ognuno di loro rappresenta il futuro,

1:13:41 no? quello che quello che dovrebbero pensare e volersi e volersi bene. Ehm, prima c'è stata una clip la all'inizio, no? Eh, non mi ricordo il ragazzo che che era qui e diceva come si chiama >> la parte teatrale. >> La parte teatrale. >> Ok. Eh, scusami, sono abbastanza emozionato. [applauso] >> Eh, non è non è non è facile essere non è

1:14:27 facile essere qui, ragazzi. Io non è che mi preparo tanti discorsi o tante risposte. Ho poche cose da dirvi. La realtà è che Alessandro non c'è più e io quello che dico sempre e è farvi toccare con mano perché questo può succedere. Mi sento di dirvi di essere più rispettosi delle della proprio della vostra persona, della della vita della vita stessa, perché la vita è bella e >> questa è azzurra. Questa è azzurra. E

1:15:16 Alessandro non ce l'ha fatta, ha preferito, io dico sempre la strada più forse più facile, perché magari avrà pensato "Vabbè, vado via". Nessuno nessuno dirà niente. Mi tolgo Ah, ecco che cosa mi è venuto in mente. Il linguaggio. Diceva ragazzo prima che noi dovremmo entrare nel vostro linguaggio. E allora entrare nel linguaggio loro è l'unico forse modo per i genitori

1:16:02 eh ascoltare. Questa è una cosa che io ho imparato a fare purtroppo eh dopo perché vi racconto una cosa così veloce. Quando Alessandro mi faceva ascoltare la musica, la sua musica in macchina, no? e collegava il il telefono alla macchina. Io in realtà gli dicevo sempre "Mamma mia, ma tu cioè ti ascolti sempre ste canzoni pesanti, tutti questi ragazzi che neomelodici che cantano, che che tirano fuori un esempio, no? Tipo Blanco, tipo questi qui che conoscete tutti". Io manco lo conoscevo Blanco.

1:16:48 Poi dopo ho imparato ad ascoltarlo e probabilmente lui attraverso quelle canzoni cercava di dirmi di dirmi qualcosa e io ho imparato a farlo dopo. Sicuramente noi adulti, noi grandi, dovremmo conoscere, vero? un po' il vostro il vostro linguaggio di più per ascoltarvi, però aiutateci anche voi, aiutateci perché forse è proprio questo che noi dobbiamo imparare a fare, ascoltarvi attraverso anche il vostro linguaggio. Aiutateci. [applauso] E ricordo, [applauso] caro Nello, che questa sera alle 18:00,

1:17:34 sempre da qui parleremo proprio di queste cose, di come un grande deve essere capace di di aiutare. Io, Katia, ti volevo leggere una cosa che è scritta nel libro e che tu mi hai detto spesso Ale mi ripeteva una frase che oramai è parte della mia vita: "Mamma, il libro non si giudica mai dalla copertina." E adesso mi ritrovo a comprendere pienamente la sua profondità, perché certi concetti è lui ad averli trasferiti a me. Questo Luca era Alessandro. >> Sì, diciamo che ci sono frasi ricorrenti adesso nella mia vita che io li definisco un po' gli aforismi di Alessandro, ma perché lui mh poi ci rifletti dopo, no?

1:18:21 A volte diceva mamma, manca empatia fra le persone, è la cosa che manca. Quindi io mi rivolgo non soltanto ai ragazzi o ai genitori, ma in modo particolare anche agli insegnanti di cercare, lo so che magari può diventare difficile, di cercare un'empatia maggiore con questi ragazzi, ma anche perché la scuola non deve essere soltanto un una cosa fatta di studi predefiniti, quindi di svolgimenti, di programmi. La scuola deve insegnare

1:19:09 altro quindi l'empatia, il rispetto, l'educazione e questo proprio perché sento che Alessandro mi ha trasmesso e mi ha lasciato in un certo senso eh dei messaggi da diffondere e che spero possa toccare tanti più cuori possibili. >> Io vi vorrei perché Azzurra Quanto c'ha Azzurra Katia? >> 15 mesi. >> 15 mesi. Azzurra è fantastica, è meravigliosa come il suo nome. E io vorrei salutarvi con una domanda secca e

1:19:57 una risposta secca che fa da ponte con quello che accadrà oggi pomeriggio alle 18:00. Una domanda brutale. Qualche genitore ed è provato, ci sono le chat, ne abbiamo vista qualcuna e ed è una risposta secca. Qualche genitore dei ragazzi che hanno vessato Alessandro lo hanno massacrato, tormentato e potremmo andare avanti raccontando di tutto, cose fisiche, cose mentali, le parole, i gesti, i coltellini puntati contro. Ma qualcuno risposta secca Nello, ha mai suonato il vostro campanello chiedendo scusa? No, mai. Grazie.

1:20:42 Ci vediamo alle 18:00 noi perché ci saranno molte cose da dire col mondo degli adulti. [applauso] Fate ancora un applauso a questo papà e a questa mamma che è lì con [applauso] mentre Federica Margherita lavora e va avanti e poi sentiremo noi andiamo avanti con l'ultima parte di questa mattinata. Grazie. Ciao a tutti, sono Iris Di Domenico, ho 19 anni e nella vita sono una content creator, studentessa universitaria, speaker radiofonica e non ho il curriculum qua davanti. Penso che alcuni

1:21:29 di voi mi conosceranno per i video che faccio sui social. Vengo da un piccolo paesino della Puglia che si chiama Ruva di Puglia, tranquilli e sereni, so che lo conoscete, [risate] dove la cosa più eclatante che succede è la sagra del cardoncello, perché se solitamente il mio paese è deserto 364 giorni l'anno, l'unico giorno, l'anno in cui si riempie e colmo di gente che viene da fuori da tutte le parti d'Italia è per la sagra di un fungo. Quando ero alle medie, diciamo che non ho avuto una classe molto carina nei miei confronti per via del mio carattere, comunque molto estroverso. Parlavo con tutti, anche tanto con i prof, non ero molto ben vista e soprattutto non era ben visto il fatto che io facessi video per divertimento perché non mi guardava nessuno, mi

1:22:15 prendevano tanto in giro. Quindi poi io ho deciso di eliminare tutti i social per questa paura di essere presa in giro perché c'erano tanti episodi di bullismo che mi facevano stare male e ho deciso di riprendere in quarantena quando nessuno poteva vedermi perché eravamo tutti chiusi in casa e quindi ho detto sai che c'è? Nessuno può puntarmi il dito contro, nessuno può dirmi cose brutte, lo faccio. E siamo qui oggi perché i video sono diventati sempre più virali, sempre più persone li guardavano e quindi mi ha contattato l'Academy che ho frequentato per 2 anni vicino Milano dove ho frequentato tantissimi corsi, imparato tantissime cose, public speaking, team building, dizione, perché guardate che l'accento barese non è tanto facile da togliere. E poi sono arrivata qua nella mia casetta a Milano. Anche l'esperienza sui social media non è stata facilissima perché ovviamente le critiche, gli insulti e i commenti

1:23:00 negativi sono arrivati e anche a valanghe c' sofferto tanto perché soprattutto mi hanno fatto ricordare del periodo delle medie e questo mi ha portato a scoraggiarmi davvero tanto, però alla fine ne ho tratto qualcosa di positivo perché ho capito quanto sia importante parlarne. Non tenersi tutto dentro e fare di quella che può essere una tua difficoltà, un tuo punto di debolezza, un qualcosa che ti fa sentire diverso ed estraneo rispetto agli altri. il tuo più grande punto di forza. [applauso] Oh, >> perfetto. Con l'occasione io chiamerei sul palco proprio lei, Iris Di Domenico. [applauso] >> Ciao, buongiorno a tutti. >> Ciao.

1:23:45 [applauso] >> Mamma mia, Iris, >> ma sono altissima qua sopra. Ma stai scherzando? [risate] >> Che mania di grandezza, ragazzi. Ha surclassato proprio. [risate] >> L'ha chiesto prima. Voglio lo sgabello. Non è vero. Abbiamo bisogno di un attimo di decompressione, ragazzi, perché non è un programma televisivo, non è che stiamo voltando pagina. La storia di Nello, di Katia e di Alessandro è al centro di questo libro e ricordatevi che in questa mattinata noi stiamo cercando di fornirvi degli strumenti che sono utili anche a noi per capire come vivere meglio la tecnologia e forse come vivere

1:24:31 meglio. Punto. Ecco, senò sembrano quelle cose dove uno volta pagina e no, Nello e Katia son qui con Azzurra, restano qui, restano nei nostri cuori, nei vostri cuori sempre. Detto ciò, ragazzi, a voi quello che volete. >> Come stai? >> Io sto molto bene, ma stavo osservando anche tutti i ragazzi qui in sala. Son contenta di vederli molto molto attenti. Mi fa davvero piacere. Voi come state? Siamo siamo molto contenti di averti qui con noi. Grazie per essere qui. I ragazzi ti ringrazieranno lo stesso anche loro. Emily, non so se vuoi salutare la tua amica Iris. >> Ciao. >> E una tematica molto molto molto

1:25:18 importante. So che tu ed Emily vi conoscevate già. >> Sì. >> E avete condiviso anche un po' di questa di questa storia. Se ci vuoi raccontare magari un pochino di più tu. Noi abbiamo vissuto insieme per un bel po', ci siamo >> per un annetto >> per un annetto ci siamo avvicinate, ci siamo legate tantissimo, anche se una è a Roma e una a Milano, quindi ci vediamo quando cad una volta all'anno. Una volta all'anno, sì. Ehm, e io l'ho vissuta con lei questa esperienza e vedere una persona fantastica come Iris solare, la vedete, la conoscete, è è un sole, è è un girasole, [risate] è esplosiva, non è mai triste, non è mai

1:26:05 nervosa, non è mai stanca, cioè è sempre a mille vedere come una persona così può essere cercare di essere distrutta in un modo in cui è successo a lei è stato bruttissimo da vedere. L'importante è che per fortuna una persona del genere non si può mai spegnere e e sono felice di averla passato con lei perché è stato molto molto bello. [applauso] >> Posso dire una cosa Iris? Perché eh Iris è tra questo, non l'avevamo detto forse, ma lo abbiamo visto. Comunque la storia di Iris è all'interno di questo volume. E si è mai indenni dal dolore? Ci si può abituare al dolore per una parola cattiva? Questo lo domando. Potremmo

1:26:51 partire da Roberta, arrivare fino a me, ma sentiamo voi che avete milioni di followers se ci si abitua. Secondo me non ci si abitua mai al dolore, ma si impara ad affrontarlo e a gestirlo. Le emozioni sono belle perché sono varie. Non ci si abitua mai alla felicità e non ci si abitua mai alla tristezza, però entrambe in qualche modo, secondo me, si possono gestire e io ho capito quando sto male cosa posso fare per tirarmi su e ho imparato che quel dolore posso trasformarlo in qualcosa di positivo per me e per gli altri. >> E la catena di odio va spezzata, cioè perché molto spesso si innestano dei processi, no? eh a cascata, dove uno offende l'altro e poi si allarga, come abbiamo visto sui social, molto spesso si parte da un punto e si arriva ad un

1:27:36 altro e non si capisce più quale sia il bandolo della matassa. È importante recidere, lo chiedo anche te, Ale, quando c'è questa catena, quando prende questa china, no? >> È quasi, sai, è quasi difficile, secondo me, spezzarla come cosa, perché magari non sai mai se parlarne se non parlarne, perché poi alla fine fondamentalmente non c'è una una strategia giusta. È brutto, è sicuramente brutto, ma anche quando non si parla proprio di una catena di odio, ma si parla anche solamente di un singolo commento che possa essere negativo, alle volte magari riesci a toccarti molto di più di quanto ti possano toccare magari 10.000 commenti positivi, quindi pesare le parole è molto importante, non c'è un modo assolutamente corretto per per gestirlo, come dice Iris, magari lei ha trovato il suo modo, lei ha trovato la sua strategia, una personalità molto spiccante, motivo magari anche del suo

1:28:22 successo, però è importante che poi ognuno eh riesca in qualche modo a trovare la propria la propria modalità. Ecco, >> Roberta, >> io sono stata colpita nella storia di Iris, in particolare da un passaggio proprio in chiusura che dice: "Io cerco solo di far somigliare il mio profilo a ciò che sono onine e offline" e questo penso che è un messaggio proprio bellissimo per tutti, per chi è qui e per chi è fuori, perché parliamo di rispetto in rete, parliamo del valore delle parole pronunciate online e passa proprio da da questo. Sì, esattamente quello che cerco di fare ogni giorno. Cerco di mostrare me stessa nei miei momenti belli e anche nei miei momenti brutti. Prima mi ha colpito molto quando stavate parlando di mostrare anche le proprie fragilità, le proprie insicurezze perché ci rende umani.

1:29:09 Sicuramente penso che in questi giorni avrete visto tutti quanti sulle varie piattaforme il trend sulle insicurezze. Io l'ho particolarmente apprezzato, soprattutto fatto da content creator che possono essere dei punti di riferimento, proprio perché ci mette tutti sullo stesso piano. Siamo tutti umani, abbiamo tutti le nostre insicurezze e le nostre fragilità. Certo, il filtro dello schermo in qualche modo ci fa sembrare quasi invincibili, fa sembrare che abbiamo tutti delle vite perfette, quasi costantemente in vacanza e rilassati, quando in realtà non è così. È un po' come quando hai una fotocamera in mano, magari alle spalle hai un paesaggio bruttissimo e dall'altro lato hai una splendida alba. Decidi tu dove rivolgere lo sguardo e cosa mostrare. Io ho deciso una via di mezzo, per cui io mostro a volte degli splendidi tramonti, delle bellissime albe, ma tante altre tutto

1:29:55 quello che c'è alle spalle o quello che ho passato per arrivare a quella visuale là, >> perché eh [applauso]

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