0:18 La Fondazione Cesare Pavese ha oggi una grande responsabilità e un compito molto importante: finalmente dopo tanti anni, riusciamo ad avere sotto il nostro cappello tutta la cultura santostefanese. Oggi, la Fondazione Pavese gestisce non solo più le visite ai luoghi pavesiani e il Pavese festival ma anche l'attività della Biblioteca e il Premio Pavese. Questo ha fatto sì che oggi nella Fondazione Pavese si possa riconoscere un polo di attrazione culturale.
1:15 A 70 anni dalla morte di Cesare Pavese e a 70 anni dalla vittoria del Premio Strega da parte dello scrittore, la Fondazione Cesare Pavese e il Comune di Santo Stefano Belbo hanno in mente una serie di iniziative e di eventi proprio per celebrare questo importante anniversario. Tra queste, una serie di testimonianze, riprese in video, che vogliono riportare attenzione al Pavese uomo, Pavese quotidiano, al Pavese che ogni giorno viveva la sua vita come un essere umano. Proprio perché il messaggio che Pavese ci lascia è questo: di ritornare all'uomo, ritornare alla nostra umanità. È come se trovassimo uno specchio trasparente in cui ci riflettiamo, vediamo noi stessi. Nasciamo liberi e dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per rimanere liberi.
2:23 PV: Ci piacerebbe parlare del Pavese di tutti i giorni, quello che noi conosciamo, lo scrittore che ci ha lasciato tanta letteratura. Ma magari è più bello sapere qualcosa sul Pavese uomo, lo zio. MLS: Quando ero bambina io e anche mia sorella, non che siamo mai stati zio e nipote, quelli che si abbracciano sempre, che si fanno baci e bacioni, no, niente di tutto questo. Eravamo molto distaccati e dal 1930 tutti insieme: mio papà, mia mamma, mia sorella, io e lui abbiamo abitato in via Lamarmora 35 e lui lì lavorava. Dava anche elezioni, perché, insomma,
3:15 prima specialmente di andare da Einaudi doveva anche guadagnarsi qualcosa, quindi dava molte lezioni. PV: Ecco, invece il lavoro intellettuale: l'Einaudi, gli amici, Giulio Einaudi, insomma come è iniziata la sua carriera? Non solo di scrittore ma anche all'interno della casa editrice Einaudi. MLS: Quando Einaudi ha avuto questa idea di mettere su la casa editrice, lui e Ginzburg si sono messi insieme e hanno fatto... no, no, lui era molto contento e i miei anche erano contenti perché fino ad allora aveva vissuto di lezioni private, traduzione di libri, ma
4:03 le traduzioni rendevano, e forse rendono ancora oggi, ben poco. Quel periodo è il periodo in cui io ho conosciuto tutti i personaggi famosi - Bobbio, Mila, Antonicelli, Sturani - tutti i suoi amici che venivano spesso in casa. Essendo noi bambinette, ci prendevano sulle ginocchia, ci facevano ridere. PV: Invece il rapporto con le donne che lui ha amato - dalle ballerine a Costance Downling - ecco, che cosa è successo in quel periodo? Com'erano questi rapporti con queste persone? Che cosa ci può raccontare? Magari anche in questo caso c'è qualche aneddoto. PV: Abituato con una sorella - che era
4:49 mia mamma - che gli comprava persino le scarpe, però una moglie come sua sorella non... lui guardava quelle donne, tipo la Pivano - era una gran bella donna, poi colta, intelligente. Prima, purtroppo ne aveva avuto un'altra che invece non era... era intelligente anche quella, però lo ha rovinato praticamente. La famosa donna dalla voce rauca che tutti conoscono. E quando lui è tornato dal confino dove era andato per colpa sua - perché lui non aveva detto quello che faceva per lei, cioè che smistava
5:35 le lettere di Altiero Spinelli, mi pare che era fuori, e quindi per quello è stato incarcerato - quando è tornato dal carcere, felice di essere tornato, pensate che bella notizia: scende dal treno - ci erano andati mia mamma e Sturani, che era un caro amico della gioventù, a prenderlo - lui gli ha subito chiesto dov'era la famosa donna. Gli hanno detto che si era sposata. Lui è caduto per terra. Finito. Si sa appunto perché gli piacevano tanto quelle lì. Indubbiamente a qualsiasi uomo
6:25 si chieda, dice: ''Certo non me la lascerei scappare'', ma pensare la vita in comune con una persona così, ma come si fa? Solo un matto lo può pensare. Come faceva a portare in casa con noi Doris Downling o l'altra, Constance? Due mondi diversi. No. Invece aveva tante donne buone, donne che sarebbero state buoni mogli. Gli mandavano dei fiori, anche delle ex allieve, altre persone. PV: Invece, Pavese in casa, in famiglia: rapporti con la sorella? Con
7:11 il marito della sorella? Magari qualche aneddoto: come si comportava anche con voi, con le nipoti? MLS: Ma se volete sapere una cosa che ci ha fatto ridere molto, cioè più o meno, un certo tempo io frequentavo le magistrali a Casale e dovevo fare un tema su Dante. Quale miglior occasione? Avevo lì lo zio e gli ho detto di fare il tema e lui me l'ha fatto. Non è che fosse molto per aiutare, ma quella volta lì il tema gli piaceva, anche perché su Dante era una bella cosa. Sapete che voto ho preso? Tre. L'unico periodo in cui siamo state noi figlie più unite con lui è stato quando
8:04 siamo sfollati a Serralunga di Crea, che è un bel paesino, ameno e vuoto, senza più persone, che è ai monti di Crea, il santuario che ha un bellissimo bosco - e non bisogna dimenticare che lì lui ha scritto che gli è nato il mito: è nato dal monte di Crea. Si trovava molto con i contadini, specialmente quelli vecchi che gli raccontavano le storie delle lune, i raccolti. A quel tempo la luna aveva una grandissima importanza per il contadino, e lui
8:56 si faceva spiegare e passava ore intere con questi vecchi. A lui piaceva proprio tanto la campagna, infatti, anche a Serralunga lui andava - c'era al fondo della valle una specie di pozza - lui andava lì, si portava le mutandine da bagno e faceva il bagno lì dentro. La campagna gli piaceva, però anche in città si è sempre trovato bene. Ha sempre avuto un po' il dilemma città-campagna, anche nello scrivere, però il suo vero nucleo era la campagna.
9:50 L'ultimo anno, proprio nel '50, al principio dell'anno mi pare, mi aveva chiesto di accompagnarlo a Santo Stefano perché voleva stare lì un po' di giorni, però il paese non so se fosse tanto affiatato con lui. Nuto era il figlio di Vittoria che era la balia di mia mamma. Aveva questo figlio.
10:36 GS: Mio papà è stato un padre saggio, giusto, molto attento. Voleva molto bene a Cesare Pavese e mi parlava tanto di lui. Quando veniva, stava tutto il giorno con mio papà, andava al laboratorio, parlavano, camminavano, andavano su tutte queste colline a passeggiare e una volta di papà gli ha detto: ''Perché non scrivi un libro dove ci metti tutti noi dentro, di queste parti?'' Pavese un giorno ha cominciato a prendere appunti aveva dei fogli, dei notes e ha cominciato a prendere appunti, appunti. E un giorno gli ha detto: ''Adesso ne ho
11:27 del materiale per scriverne due di libri'' e così penso sia nata ''La luna e i falò''. Pavese amava la musica e, quando veniva giù, mio papà in quell'epoca dirigeva la banda della stazione. Pavese andava con lui a fare le prove. Quando mio papà andava a fare le prove con gli allievi andava anche Pavese e gli piaceva molto. E proprio prendendo spunto da una di quelle prove ha scritto la poesia ''Fumatori di carta".
12:17 Quando è mancato il mio papà ho sofferto molto e mi sono andata a rileggere ''La luna e i falò" proprio per trovarlo, perché io, leggendolo, trovavo lui vivo, giovane, e la cosa mi faceva molto bene. MLS: Probabilmente era la genuinità, Nuto, era il non artefatto, la persona semplice ma di buon senso. Erano due mondi diversi, ma appunto potevano convivere insieme anche bene. PV: Ecco, invece gli ultimi giorni. Lui prende una stanza all'albergo Roma. Che cosa è successo quei giorni a casa? Si
13:08 ricorda che come sono state appunto quelle ultime giornate? MLS: Gli ultimi giorni prima che lui morisse, un mese prima, forse, era avvenuto un gran temporale. C'era la finestra aperta e naturalmente aveva fatto volare tutti i fogli che c'erano sulla scrivania, che erano fogli niente meno che del diario. Li abbiamo raccolti, messi di nuovo dentro senza leggerli. La privacy non va sempre bene, evidentemente, perché su quei fogli c'era scritto: ''L'anno che ho cominciato, che non finirò...''. Però, per esempio, mia mamma se lo aspettava. Noi no, non ci pensavamo. Lo capiamo di
13:56 più adesso avendo visto tante sue cose scritte. Quatto, quatto se n'è andato lì all'albergo Roma. Ha fatto ancora delle telefonate, ha cercato un po' un appiglio alla vita. Ha telefonato alla Pivano, ma non c'era. Ha telefonato alla Bona Alterocca che era molto sua amica, lo accudiva, lo seguiva abbastanza coscientemente. Ha telefonato anche a lei e anche lei non c'era. E poi, appunto... tanto
14:42 il suo pensiero era già ben deciso da qualche mese. Era un po'... tanto intelligente, ma non in senso pratico. Purtroppo, a parte il Premio Strega, non ha avuto lui in vita quel riconoscimento che poi c'è stato dopo. Un premio del genere, ricevuto dallo zio: cosa si farebbe oggi? Per lo meno un trofeo o si andrebbe al Cambio a fare una cena. Si porterebbero, non so, ... A volte penso, eravamo noi un po' inermi, e non far niente? Ma erano i tempi così, non
15:34 erano i tempi di oggi. Tutti quelli che appunto ne parlano adesso, anche critici, studiosi, tutta gente che non lo ha mai conosciuto... invece io, più che dai libri, lo ricordo lui in persona: alto, dinoccolato, le mani affusolate, le dita dinoccolute un po'. Non faceva una vita né molto godereccia né molto, insomma, fuori del comune. Si era tanto sognato lui di diventare famoso, probabilmente. Quando poi ha ricevuto il Premio Strega e quindi era per il momento all'apice della gloria nazionale, ha visto che poi, stringi stringi, non era poi così
16:28 soddisfacente la cosa e quindi credo che è rimasto più deluso che soddisfatto, ecco. ''... La vita va vissuta lontano dal paese si profitta e si gode / e poi quando si torna, come me a quarant'anni / si trova tutto nuovo. Le Langhe non si perdono./ Tutto questo mi ha detto e non parla italiano / ma adopera lento il dialetto, che, come le pietre / di questo stesso colle, è
17:14 scabro tanto / che vent'anni di idiomi e di oceani diversi / non gliel'hanno scalfito. Si cammina per l'erta / con lo sguardo raccolto che ho visto, bambino, usare ai contadini un poco stanchi."