Documentario su Giacomo Leopardi 6 di 6

Breve Riassunto

Questo video esplora gli ultimi anni di vita di Giacomo Leopardi, trascorsi tra Firenze, Roma e Napoli, focalizzandosi sul suo rapporto con Antonio Ranieri e sull'influenza che l'ambiente napoletano, in particolare il Vesuvio e la villa delle Ginestre, ebbe sul suo pensiero e sulla sua poesia. Si discute anche delle circostanze misteriose della sua morte e delle polemiche postume legate alla sua figura.

  • L'incontro con Antonio Ranieri segna una svolta nella vita di Leopardi, offrendogli sostegno e compagnia.
  • Napoli, con la sua natura selvaggia e il Vesuvio, influenza profondamente il suo pensiero e la sua poesia.
  • La villa delle Ginestre rappresenta un luogo di speranza e bellezza per Leopardi.
  • Il poeta sviluppa un pensiero sulla solidarietà umana come risposta all'indifferenza della natura.
  • La morte di Leopardi è avvolta nel mistero e seguita da polemiche postume.

L'Incontro con Antonio Ranieri e il Trasferimento a Roma

A Firenze, Leopardi incontra Antonio Ranieri, un patriota affascinante. Leopardi si lega a lui per condividere le sue avventure amorose e per trovare un sostegno, dato che i fondi degli amici sono esauriti e non vuole tornare a casa. Lo segue a Roma, dove vivono vicino a Piazza di Spagna, frequentando il Caffè Greco e un ristorante in Via dei Condotti. A Roma, Leopardi probabilmente conosce Belli, il poeta romanesco, ma si sente distante dalla mediocrità di certi uomini. Un barbiere di Recanati, incontrando Ranieri, insinua una relazione intima tra lui e Leopardi, un'affermazione falsa che perseguiterà il poeta anche dopo la sua morte.

Napoli: Ultima Tappa e Città Definitiva

Leopardi e Ranieri si trasferiscono a Napoli, l'ultima tappa del Grand Tour per gli artisti nordeuropei in cerca di sole, vita e antichità. Napoli diventa la città definitiva di Leopardi, accogliendo la sua morte. La città è amata e odiata dal poeta, che la percepisce come arretrata culturalmente rispetto alla Toscana, ma allo stesso tempo ricca di una "natura" intrinseca, rappresentata dal Vesuvio e dagli abitanti.

La Natura Umana e l'Influenza di Napoli

La natura degli uomini a Napoli, immediata e forte, spaventa i viaggiatori del Grand Tour, ma Leopardi vi trova la vita che ha sempre cercato: un sentire estremo, privo di freddezza e calcolo. Testimonianze di Ranieri e altri amici lo descrivono tra la folla di Santa Lucia, lungo la riviera di Chiaia e nei vicoli di Napoli, a contatto con il popolo. Allo stesso tempo, frequenta salotti come quello della Guacci Nobile e di Ferrigni, che lo guida alla villa delle Ginestre.

La Villa delle Ginestre e la Speranza nella Natura

Ai piedi del Vesuvio, con la vista sul golfo, Leopardi trascorre i periodi più sereni del suo soggiorno napoletano nella villa delle Ginestre. Nella bellezza della natura, il poeta riconosce segni di speranza. L'ambiente vesuviano, con la sua storia e il suo paesaggio, influenza profondamente Leopardi, addolcendo il suo pessimismo nell'ultimo anno di vita.

Napoli, Culla della Filosofia e la Critica al Progresso

Napoli, città millenaria, attrae persone da ogni luogo, che desiderano rimanervi nonostante le insidie del vulcano. Leopardi, più filosofo che poeta, porta alle estreme conseguenze il suo sistema di pensiero. Negli anni trenta dell'Ottocento, Napoli abbraccia l'ideologia del progresso, contro cui Leopardi si scaglia, poiché la sua idea di progresso lineare è lontana dalla sua visione. Leopardi crede nella verità dei sentimenti e delle passioni, e teme che un incivilimento eccessivo porti alla negazione delle emozioni e all'indifferenza.

Il Messaggio della Ginestra e la Solidarietà Umana

Il messaggio finale di Leopardi è quello della Ginestra, simbolo della morte e dell'indifferenza della natura, che può distruggere civiltà come Pompei. L'unica speranza è la solidarietà umana, un discorso di valori che preservi l'umano e difenda l'uomo.

Gli Ultimi Giorni e la Morte di Leopardi

Leopardi, in una lettera al padre, esprime il desiderio di rivederlo e chiede preghiere per una morte rapida che ponga fine ai suoi mali fisici. La morte di Leopardi è avvolta in circostanze misteriose, con voci di un'indigestione da gelati. Debilitato, muore assistito da Antonio e Paolina Ranieri.

Le Polemiche Postume e l'Eredità di Leopardi

Dopo la morte, la figura di Leopardi è oggetto di polemiche sul suo pensiero, sulla sua morte, sulle sue carte e sulle sue ossa. Ranieri salva il corpo dalla fossa comune e pubblica le sue poesie, ma in seguito lo descrive in un memoriale controverso come ingrato e pietoso. Dopo più di un secolo, le ceneri di Leopardi vengono trasferite nella chiesa di San Vitale, in questo luogo magico, il Parco Virgiliano, un connubio unico tra le due voci più alte della poesia italiana.

La Festa di San Vito

La festa di San Vito si conclude nei luoghi dove Leopardi non è mai tornato col corpo e dove tutto è nato. La festa si spegne lentamente, evocando i versi del poeta sulla fine del giorno festivo e sulla malinconia che lo stringe al cuore.

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Trascrizione

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0:08 E' un altro l 'incontro decisivo che a Firenze, quello con Antonio Ranieri, il bel patriota di cui tutte le donne si innamorano e a cui Leopardi unisce il suo destino, un po' per condividerne i romanzetti d 'amore e un po' per disperazione, come sostegno per non dover tornare a casa, visto che i soldi degli amici sono finiti da un pezzo. Lo segue prima a Roma, dove vanno ad abitare in zona a Piazza di Spagna. Frequentano il caffè greco e un ristorante ora scomparso in via dei condotti. Probabilmente Leopardi fa conoscenza con Belli, il più grande poeta romanesco, ma è

0:57 difficile confrontarsi con la pochezza di certi uomini. Proprio qui, un barbiere di Ricanati che incontra Ranieri insinua che tra lui è il continuo Leopardi, visia del tenero, un 'assoluta menzogna, un 'assurda leggenda tra tante che perseguiteranno Leopardi dopo morto. Si rifugiano insieme nell 'ultima città, l 'ultima tappa del Grand Tour per gli artisti nord europei, che qui cercano sole, vita e antichità.

1:42 La città definitiva di Giacomo Leopardi. Napoli, come ultimo approdo, è una città importante per Leopardi, prima cosa perché è la città che accoglie la sua morte, ma è qualcosa anche di più, perché nella morte, negli ultimi anni della vita di un uomo poi si costruisce anche l 'essenza più profonda di una persona. Leopardi si trova in una città che contemporaneamente ama e odia, è ancora in una situazione di degrado, in una situazione di arretratezza culturale rispetto per esempio alla Toscana. Nello stesso tempo però

2:29 una città in cui prevale un senso, chiamiamola natura, la natura del luogo, la natura degli abitanti, degli uomini e la natura in quanto tale rappresentata appunto dal Vesuvio. La natura degli uomini è una natura che metteva paura anche ai viaggiatori del Grand Tour perché è troppo immediata, troppo forte, troppo diretta, violenta anche, ma d 'altra parte lui qui trova vita, quello che lui ha cercato tutta la vita, cioè questo sentire anche estremo, questa mancanza di freddezza, di indifferenza, di calcolo,

3:19 di riflessione. Questo giustifica i racconti di Ranieri o di altri amici che vedono Leopardi nella folla di Santa Lucia o che cammina lungo la riviera di Chiaia o che va nei vicoli di Napoli dove erano le sue varie case, quindi un Leopardi a contatto col popolo. Nello stesso tempo Leopardi frequenta i salotti, per esempio il salotto della Guacci Nobile oppure il salotto di Ferrigni che guiderà Leopardi nella villa delle Ginestre. Qui sull 'arida schiena del formidabile monte Sterminator Vesevo,

4:08 la qual null 'altro allegra arborne fiore, coi cespi solitari intorno sparghi odorata Ginestre, contenta dei deserti. Proprio sotto il vesuglio, di fronte al purissimo azzurro del mare e del cielo sul golfo, Leopardi trascorre i periodi più belli del soggiorno napoletano, nella villa delle Ginestre. Ancora una volta è nella bellezza della natura che riconosce i segni di una speranza. Io credo che quel temperamento sensibile che certamente era di Giacomo Leopardi non poteva non essere profondamente toccato, vorrei dire turbato,

4:56 dallo straordinario connubio di storia e di ambiente che ha illustrato e continua ad illustrare la zona vesuviana, che certamente ha influenzato negli ultimi, anzi nell 'ultimo anno della sua vita e ha creato condizioni perché lo spirito di Giacomo Leopardi potesse forse addolcire quel suo pessimismo. Napoli è una città millenaria, tutti coloro che ci sono venuti dai

5:43 luoghi più distanti e ci sono trovati talmente bene che hanno avuto il desiderio di rimanerci. Nei secoli l 'uomo ha continuato a sfidare questo posto con le sue insidie, il vulcano, e non ha scelto di trasferirsi altrove. Questo già la dice lunga. Per altro verso io devo dire che io credo che i luoghi non possano perdere la memoria di coloro che li hanno abitati. Se filosofare è un ragionare sulla morte, come dice Montaigne, Napoli, ostaggio di un vesuvio incantevole e pauroso, è la vera culla della filosofia. Qui

6:29 Leopardi, quasi più filosofo che poeta, o poeta in quanto filosofo, porta alle estreme conseguenze il suo sistema di pensiero. La situazione napoletana degli anni trenta dell 'ottocento è una situazione particolare perché scopre ora, in questi anni trenta, l 'ideologia del progresso. Quindi proprio ciò contro cui Leopardi in qualche modo lancia i suoi strali. Perché questo progresso lineare, perfettibile, continuo e così lontano dall 'idea leopardiana. Sicuramente ha per Leopardi la verità della vita nei sentimenti, sicuramente nelle passioni e nel sentire proprio le emozioni.

7:18 E sicuramente Leopardi sa che il discorso di un incivelimento sempre più forte porterà alla negazione dell 'emozione, alla negazione delle passioni, a un sentire che diventa atrofizzato, cioè porterà all 'indifferenza. Ora qui c 'è un 'essenza finale, c 'è un messaggio finale che sarà poi quello della Ginestra che appunto trova alle falde del Vesuvio la sua occasione spinta, direbbe Montale. Cioè è questo simbolo della morte e dell 'indifferenza della natura che può distruggere civiltà come quella che Pompei rappresentava. L 'unica speranza è essere tutti gli uomini tra sé confederati, cioè un discorso di solidarietà umana. Questa è una

8:08 risposta. È un discorso di valori perché tolto il sacro dal mondo non c 'è possibilità di vita ma è una nuova barbarie. L 'essenza importante da preservare è l 'umano, un umano che sappia quindi avere in sé un 'utopia tale da difendere l 'uomo. Mio carissimo papà, se scamperò dal colera e subito che la mia salute lo permetterà, io farò il possibile per rivederla. Prego loro tutti di raccomandarmi a Dio ciò che, dopo che io gli avrò riveduti una pronta e buona morte, che ponga fine ai miei mali fisici che non possano guarire

8:54 altrimenti. La morte di Leopardi è avvolta in circostanze che, pur essendo note, hanno lo stesso qualcosa di misterioso. C 'è pure chi ha parlato di un 'indigestione da gelati di cui pare fosse smodatamente goloso, indice di una vita ormai senza regole. Poco prima di far ritorno nella sua amata villa delle Ginestre, un Leopardi debilitato da una esistenza insostenibile muore assistito da Antonio e Paolina Ranieri.

9:40 Tutto d 'ora in poi su di lui sembra confondersi nell 'ombra, quasi un velo di infelicità aggiuntiva sul destino così sofferto di Giacomo. C 'è tutto un Leopardi postumo, oggetto di polemiche infinite, sul suo pensiero, sulla sua morte, sulle sue carte, sulle sue ossa, su chi lo vuole a Napoli o a Recanati. Ragneri, imperversavo il colera, ne salva il corpo dalla fossa comune per sfuggire il destino che già fu di Mozart. Ne fa pubblicare le poesie, ma inaspettatamente qualche anno dopo raffigurano in controverso memoriale un Leopardi ingrato e da far pietà. Dopo più di un secolo nella chiesa di San Vitale, se ne portano le ceneri

10:26 in questo luogo magico, il Parco Virgiliano. Magico per la sua bellezza, per le suggestioni della tomba di Virgilio, nel medioevo, popolarmente è considerato una sorta di mago, e comunque un connubio unico, le due voci più alte uscite dal suolo italiano, confluite qua assieme, nel nome della poesia.

11:18 per la fine della festa di San Vito, in questi luoghi dove Leopardi non è mai tornato col corpo e dove tutto è nato. La festa lentamente si spegne. Nella mia prima età, quando si aspetta bramosamente il di festivo, or poscia che egli era spento, io doloroso in veglia premea le piume, e dalla tarda notte, un canto che sudia per gli sentieri, lontanando, morire a poco a poco, già similmente mi stringeva il core.

12:04 La festa di San Vito, è stata fatta,

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