Finale V Torneo Nazionale Palestra di botta e risposta 2018

Breve Sommario

Questo video riassume la finale del quinto torneo nazionale di dibattito "Palestra di Botta e Risposta" del 2018. Il torneo promuove l'importanza del dibattito argomentato nella società civile, con squadre di diversi licei italiani che si sfidano su un tema specifico. Il video include discorsi di apertura, argomentazioni, dialoghi socratici, repliche e verdetti finali, culminando con la proclamazione della squadra vincitrice.

  • Il dibattito è essenziale per una società civile.
  • Il torneo promuove la cultura del dibattito regolamentato.
  • Il perdono è il tema centrale del dibattito finale.

Introduzione al Torneo

Il video inizia con l'introduzione della finale del quinto torneo nazionale di dibattito "Palestra di Botta e Risposta", un evento che mira a promuovere l'importanza del dibattito come motore di una società civile. Adelino Cattani, ideatore del progetto, sottolinea come l'iniziativa, nata all'Università di Padova nel 2001, si propone di diffondere una cultura e una metodologia del dibattito regolamentato, incoraggiando la capacità di argomentare, persuadere e confrontare idee. L'obiettivo non è solo formare oratori, ma individui capaci di ragionare e valutare diverse prospettive.

Struttura del Dibattito

Vengono spiegate le regole del dibattito, che includono un prologo, fasi alterne di argomentazione, dialoghi socratici, repliche e un epilogo. Si specifica che la giuria valuterà la capacità di argomentare e controargomentare, non la tesi in sé. Le squadre partecipanti rappresentano diversi licei italiani, e le due finaliste sono il liceo Torricelli di Bolzano e il liceo Rinaldini di Ancona.

Presentazione delle Squadre e Giuramento

Le squadre finaliste, "Questione Spinosa" del liceo Torricelli di Bolzano e "I Bombi Distinguenti" del liceo Rinaldini di Ancona, si presentano. Ogni squadra legge un giuramento solenne, impegnandosi a ricercare argomenti validi, valutare le obiezioni della controparte e replicare in modo pacato, con l'obiettivo di una migliore comprensione reciproca.

Prologo: Squadra Pro

La squadra pro introduce il tema del dibattito: "Tutto si può perdonare". Definiscono il perdono come l'atto di non tener più in considerazione il male ricevuto, rinunciando a vendetta e risentimento. Sostengono che solo la vittima ha la facoltà di perdonare e che il perdono è un atto eccezionale che si pone in antitesi al male, aprendo la possibilità di liberazione radicale.

Prologo: Squadra Contro

La squadra contro contesta l'affermazione che "tutto si può perdonare". Argomentano che il perdono non è sempre possibile o giusto, citando l'ambiguità del verbo "potere" e sottolineando che perdonare non deve implicare mancanza di punizione. Sostengono che in alcuni casi il perdono può essere sbagliato, citando Dostoevskij e la necessità di mantenere un certo equilibrio e giustizia.

Prima Argomentazione: Squadra Pro

La squadra pro approfondisce l'idea che il perdono si pone al di là delle categorie umane ordinarie e riguarda l'individuo che ha subito il male. Sostengono che il perdono è un evento eccezionale e illogico, mentre la giustizia terrena riguarda la collettività e si basa sulla logica. Citano la psicologa Grazia Aloi, che vede il perdono come una via per trasformare il dolore in calore, e la filosofa Anna Arendt, che afferma la necessità di perdonare la colpa insita nell'agire umano.

Dialogo Socratico: Squadra Contro Interroga Squadra Pro

La squadra contro interroga la squadra pro sul rapporto tra perdono e giustizia, chiedendo se il perdono sia una realtà al di sopra della realtà terrena e come si concili con la giustizia divina. Si discute se Dio, in quanto amore, possa non perdonare e se la società possa avere un confronto con il carnefice senza perdonarlo.

Prima Argomentazione: Squadra Contro

La squadra contro argomenta che perdonare sempre e comunque impedirebbe la rieducazione del reo e andrebbe contro il principio di autoconservazione. Allargando l'ottica alla società, sostengono che lasciare a piede libero un criminale violento andrebbe contro gli interessi della collettività. Citano il sistema giuridico del Common Law, dove un giudice potrebbe assolvere un imputato, creando un precedente pericoloso.

Dialogo Socratico: Squadra Pro Interroga Squadra Contro

La squadra pro interroga la squadra contro sulla definizione di giustizia, chiedendo se sia solo punizione o anche riabilitazione. Si discute se il perdono rappresenti un atto di libertà per la vittima di sganciarsi dal male subito e se la mancanza di rancore sia possibile anche dopo un grave danno.

Seconda Argomentazione: Squadra Pro

La squadra pro sostiene che il perdono, pur essendo un atto individuale, investe anche la sfera collettiva e ha un ruolo determinante nella riconciliazione tra popoli ed etnie. Citano l'esempio di Nelson Mandela, che perdonò i suoi aguzzini e guidò il Sudafrica al superamento dell'apartheid, e i tribunali del perdono, dove le vittime raccontavano le loro sofferenze e i carnefici confessavano i loro crimini.

Dialogo Socratico: Squadra Contro Interroga Squadra Pro

La squadra contro interroga la squadra pro sulla liceità di perdonare qualcosa che vada contro la collettività e se il perdono debba essere incondizionato. Si discute se Dio, in quanto sommo amore, necessiti del pentimento per perdonare e se sia lecito discutere della mera possibilità del perdono di fronte a crimini gravi come quelli avvenuti in Sudafrica.

Seconda Argomentazione: Squadra Contro

La squadra contro riprende l'ambiguità del verbo "potere" e argomenta che non tutto è lecito che venga perdonato. Citano il paradosso della tolleranza di Carl Popper, secondo cui una società che perdona sempre è destinata a essere travolta dalle frange intolleranti. Sostengono che il perdono non è lecito quando limita la libertà altrui e che crimini come il genocidio non possono essere perdonati.

Dialogo Socratico: Squadra Pro Interroga Squadra Contro

La squadra pro interroga la squadra contro sulla questione del perdono cristiano, citando l'esempio di San Paolo, perseguitore di cristiani perdonato da Dio. Si discute se perdonare sia una limitazione della libertà dell'individuo e se la legge debba impedire il libero arbitrio delle vittime.

Replica: Squadra Pro

La squadra pro replica alle argomentazioni della squadra contro, contestando l'interpretazione del paradosso di Popper e sottolineando che il non perdonare porterebbe a una politica del più forte. Ribadiscono che non stanno parlando di impunità, ma di fare un passo avanti e ricucire paesi spezzati, come ha fatto il Sudafrica grazie alla forza del perdono.

Difesa Collettiva: Squadra Contro

La squadra contro difende la propria posizione, chiedendo come si possa ricucire un paese senza punire i colpevoli e ribadendo che non richiedono violenza, ma una giusta punizione. Sottolineano che chi chiede perdono deve riconoscere il male commesso e che perdonare sempre porterebbe alla distruzione della società.

Replica: Squadra Contro

La squadra contro ribadisce che il perdono non equivale a dimenticare e che la società deve tutelarsi rieducando i colpevoli. Sostengono che il perdono ha delle premesse, come il pentimento, e che alcune cose non possono essere perdonate, nemmeno se le persone volessero.

Difesa Collettiva: Squadra Pro

La squadra pro chiarisce che chi viene perdonato non rimane impunito, perché alla punizione pensa la giustizia, che si trova su un piano differente dal perdono. Ribadiscono che il perdono non è oblio, ma rinuncia alla vendetta, e che porre un limite alla possibilità di perdonare significa limitare la libertà dell'individuo.

Epilogo: Squadra Pro

La squadra pro conclude ribadendo che "tutto si può perdonare" e che il perdono è l'unica maniera per liberarsi dal male subito e aspirare alla felicità. Sottolineano che il perdono e la giustizia operano su piani differenti, ma si compenetrano, e che il perdono è l'unica via quando la giustizia fallisce.

Epilogo: Squadra Contro

La squadra contro conclude riaffermando che "tutto non può essere perdonato" e che hanno voluto risolvere l'ambiguità del topico negando entrambe le possibili interpretazioni del verbo "potere". Sostengono che non tutto può essere perdonato in modo indiscriminato e che esistono crimini, come il genocidio, che non devono essere perdonati, soprattutto quelli commessi con raziocinio e lucidità.

Verdetto e Premiazioni

La giuria si riunisce per il verdetto, premiando gli oratori del giorno e le squadre classificate. La squadra "I Bombi Distinguenti" del liceo Rinaldini di Ancona viene proclamata vincitrice del quinto torneo nazionale di dibattito "Palestra di Botta e Risposta".

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Trascrizione

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0:00 [Musica] Benvenuti alla finale del quinto torneo nazionale di dibattito Palestra di Botta e Risposta che decreterà la magnifica squadra disputante del 2018 che è stata introdotta e sarà animata dal coro popolare gregoriano. e dal gruppo Psaliter Sapienter che, come dice il nome cantano con arte sapiente diretti da Letizia Butteri. Il dibattito è l'anima, il cuore, il motore di una società civile, ma si sa

0:46 che non sempre prevale la tesi migliore o giusta, ma quella meglio argomentata o il discorso giustamente impostato. Proprio per questo, nel 2001, nell'Università di Padova viene attivato il primo insegnamento in Italia di teoria dell'argomentazione e successivamente vengono promossi diversi progetti volti per diffondere una cultura e una metodologia del dibattito regolamentato e precisamente un gruppo di studio sui criteri di aggiudicazione di un dibattito, l'introduzione di uno specifico format ispirato alla tradizione della nostra disputazio, i circoli di dibattito universitario e il divario di formatori e giudici. In questo contesto

1:32 progettuale operativo è sorta la pioneristica esperienza della palestra di Botta e Risposta attivata a Padova. Questi anni siamo ospiti della Basilica del Santo, santo celebrato anche per la sua eloquenza, il posto giusto. Quindi, perciò lasciamo ora la parola al professor Adelino Cattani, ideatore di tale progetto. [Applauso] Bravissimamente perché i protagonisti i protagonisti sono i ragazzi magnifici, giovani disputanti, ma giusto così come introduzione, ogni epoca ha le sue parole, ha le sue idee chiave. cui l'attuale, oltre a olio di palma, è

2:20 debbait, come è stata improvvidamente battezzata con un termine a noi alieno nell'essico e nello spirito, una pressabilissima iniziativa del ministero. Ma quando noi il piatto e quando noi la parola ce l'abbiamo, non dobbiamo copiare niente dagli stranieri, che sia la cucina o che sia il linguaggio, perché si sente che è una mutuazione, perché si sente che non è nelle nostre corde. Il nuovo ministro della pubblica istruzione sollecita in una recentissima intervista a una scuola smart che prevede nuove tecnologie di insegnamento quali il debbait, appunto. Come diceva adesso la dottoressa Dolores Alesso, nell'Università di Padova la formazione al dibattito regolamentato viene coltivata e viene trasmessa in maniera

3:05 pionieristica fin dal 2001, anno in cui viene attivato il primo insegnamento di teoria dell'argomentazione e successivamente vengono poi promosi tutta una serie di progetti che sono volti a diffondere una cultura e una metodologia del dibattito regolamentato. Lo scopo non è quello di creare semplicemente persone capaci di parlare, oratori tribuni sofisti dialettici. Lo scopo, voi lo vedrete, di questi magnifici disputanti che ci sono conquistati il titolo per disputarsi la finale, sono qui. Lo scopo è di argomentare, lo scopo è di persuadere, di convincere, di confrontare il pro e il contro, di soppesare le ragioni

3:51 opposte, dimostrare la bellezza del ragionare e di far valere la suprema del ragionamento. Gli spettatori invece sono qui per assistere allo spettacolo, perché il dibattito può essere anche uno spettacolo e può essere anche un divertimento. lo spettacolo di due squadre che si sfidano a suon di parole, non solo per il dovere e il diritto di farlo, ma anche per il piacere. Ed è questo che dobbiamo riconquistare, il gusto di discutere, che il diritto ce l'abbiamo per fortuna e il dovere ce lo impongono, ce lo impone, ce lo impone una società civile e normale. Riconquistiamo anche il gusto e il piacere, il piacere di discutere e di dimostrare la superiorità dei nostri argomenti a fronte di altri

4:37 argomenti. Questi nostri esercizi di per imparare a discutere ci allenano a prendere in considerazione la possibilità di cambiare la nostra idea almeno in cuore nostro o parzialmente. Noi ci troviamo quest'anno felicemente sotto l'ala, l'ala protettrice di Sant'Antonio. Sono certo che nessuno di voi perderà il filo del discorso e se per caso dovesse succedere basterà un pensiero al santo e ritroverò subito la parola giusta. Buona discussione, buon dibattito, buona finale. [Applauso]

5:26 Allora, abbiamo due indicazioni per chi magari non ha mai assistito a come si svolge il dibattito. Innanzitutto c'è in primis un prologo con la presentazione del problema da parte delle due squadre. Due fasi alterne di argomentazione di 3 minuti ciascuna seguite da un dialogo di tipo soi di concentrazione per preparare la seconda fase di replica e per tentare la decisiva confutazione e non mancherà un ultimo tentativo di difesa delle controparti. una conclusione e un epilogo, una conclusione logica ed eventualmente un epilogo retorico. Il suono del campanello indica che mancano 15 secondi al termine del turno di intervento. Una

6:13 sforatura di tempo eccessiva sarà penalizzata, dato che il dibattito è appunto regolamentato anche nei tempi oltre che nei modi. pubblico qui presente può esprimere il suo consenso parziale o totale applaudendo con maggiore o minora forza e convinzione, ma il giudizio e il verdetto sarà compilato dalla giuria costituita in questa speciale occasione da cinque giudici, solitamente sono tre. I giudici valuteranno la quantità, la qualità, la pertinenza degli argomenti prodotti, la capacità di replicare, nonché di esporre e comunicare con mezzi verbali e non verbali. È bene ricordare che il verdetto riguarderà la capacità di argomentare e

6:58 controargomentare e quindi non in merito della tesi. Nonverterà dunque sul prodotto, ma bensì sul processo. Sarà cioè decretata vincitrice non la posizione, ma la squadra che a giudizio dei cinque giudici ha meglio sostenuto quella posizione in base ai criteri di aggiudicazione condivise. Squadre che sono state selezionate e qualificate a rappresentare le proprie regioni in questo quinto torneo sono, ora do i nomi di chi ha partecipato in questa finale nazionale. Liceo Agnesi di Lecco, rete Albero della Vita, Roma e Lamezia Terme, Istituto di Istruzione Superiore Alfano Campobasso, Rete

7:44 Apuania di Batte Leonardo da Vinci di Villafranca Lunigiada e Liceo Rossi di Massa, Istituto Don Bosco di Padova, rete dibattito e cittadinanza costituita dai licei Alfieri, Gioberti e Maiorana di Torino. Liceo Messa Daglia di Verona, Liceo Paolo Diacono di Cividelli del Frioli Udine, Liceo Rinaldini Ancona e liceo Torricelli di Bolzano. La classifica si è costituita in base al numero di vittorie e in caso di parità alla somma dei punteggi conseguiti nei migliori incontri. Le due squadre vincitrici, quindi finaliste, per ora, dopo cinque serrati incontri di qualificazione ed una semifinale sono il liceo Toricelli di Bolzano

8:30 [Applauso] e il liceo Rinaldini di Ancona. Ora salgono. Ora i ragazzi si presentano dicendo il loro nome e poi seguirà una promessa giuramento solenne del disput del disputator cortese letta da un rappresentante di ciascuna squadra. Cominciamo di qua. Dite il vostro nome. Io sono Nicole Bertuzi della squadra questione Spinosa. Io sono Andrea Incroci. Io sono Petra Pizzini. Io invece Claudio De Salvador.

9:16 Io sono Cristian Posa. Io sono Maria Gaia Fringuelli della squadra ai bombi distinguenti del liceo Carlo Rinaldini di Ancona. Io sono Giulia Capannelli. Io sono Rebecca Gambelli. Ciao a tutti. Mi chiamo Edoardo Terilli. Io sono Lucrezza Sofia Tallevi. [Applauso] Bene, leggiamo la promessa. Consapevole che su ogni cosa possono esistere punti di vista diversi che verità e giustizia scaturiscono dal confronto civile, dal

10:01 dibattito leale, che di norma non esiste una ragione che si contrappone ad un torto, ma diverse ragioni contrapposte, che è sempre preferibile discutere, anche senza deliberare, che deliberare senza discutere. Prometto di impegnarmi a ricercare gli argomenti migliori a favore della mia posizione, di valutare nel contempo le obiezioni ragionevoli della controparte, di replicarvi in modo fermo e pacato, individuando nei punti deboli e riconoscendole, almeno in cuor mio, i punti di forza che richiedono risposta al fine di addivenire a una migliore comprensione delle cose e degli altri. Farò del mio meglio per convincere e nel contempo convivere. [Applauso]

10:51 consapevole che su ogni cosa possono esistere punti di vista diversi, che verità e giustizia scaturiscono dal confronto civile e dal dibattito leale, che di norma non esiste una ragione che si contrappone ad un torto, ma diverse ragioni contrapposte, che è sempre preferibile discutere anche senza deliberare, che deliberare senza discutere. Prometto di impegnarmi a ricercare gli argomenti migliori a favore della mia posizione, di valutare nel contempo le obiezioni ragionevoli della controparte, di replicarvi in modo fermo e pacato, individuandone i punti deboli e riconoscendone, almeno in cuor mio, i punti di forza che richiedono risposta, al fine di addivenire ad un migliore ad una migliore comprensione delle cose e degli altri. Farò del mio

11:38 meglio per convincere e nel contempo per convivere. Allora, detto questo, possiamo dare inizio al dibattito su un tema tutto si può perdonare. Ecco, allora facciamo la prova del campanello prima di iniziare. Ok, siete pronti ragazzi? Bene, allora iniziamo la parola al prologo, quindi bene disputar Cortese. Diamo la parola per il prologo alla squadra pro. Prego.

12:27 Buon dibattito. Grazie. Buon pomeriggio a tutti. Mi chiamo Lucrezia. Ok, così si sente. Allora, il perdono è l'atto del perdonare, cioè non tener più in considerazione il male ricevuto da altri, rinunciando a propositi di vendetta, alla punizione e annullando in sé ogni risentimento verso l'autore dell'offesa o del danno. Solo la vittima, cioè chi ha subito il male, ha facoltà di perdonare ed è questo che distingue il perdono da altre forme aini. Il termine perdono ricorre nella questio

13:14 in senso assoluto, cioè non vincolato né dal pentimento né dall'espiazione del colpevole. Perdono deriva dal latino medievale per donare, cioè donare completamente. Il rafforzativo per indica l'eccezionalità del perdono. Il perdono, infatti, va posto al di là delle categorie umane ordinarie, al di là della logica giuridica. È un atto straordinario che si pone in antitesi assoluta al male, perché il male colpisce due volte. con l'atto in sé e trasformando l'uomo in vittima e carnefice. Il perdono porta una frattura nella catena logica o causale tra carnefice e

14:00 vittima, colpa pena, aprendo l'unica possibilità di liberazione radicale dal male per l'uomo. Noi riteniamo che esista nell'uomo la possibilità di perdonare tutto. E danno prova agli uomini che hanno perdonato tutto senza porre condizioni. E tale possibilità è così umana che in psicologia esiste la scienza del perdono come terapia per l'anima. Il perdono è anche una delle virtù più alte umane ed è questo che tratteremo nella prima argomentazione. Nella seconda argomentazione parleremo degli effetti positivi che ha il perdono sulla parte collettiva. Perché negare la possibilità di perdono all'uomo sarebbe una condanna senza

14:47 appello all'infelicità. Grazie. Ora il prologo della squadra contro. Salve a tutti, io sono Nicole della squadra questione spinosa del liceo scientifico Torricelli di Bolzano e sosterrò l'introduzione contro del tutto si può perdonare. Il perdono fa parte della natura dell'uomo. È vero, chi non è mai stato perdonato o non ha mai perdonato anche solo per una sciocchezza, ma è proprio qui che si nasconde la risposta alla domanda di oggi. Tutto si può perdonare? Purtroppo no. Non per una semplice

15:33 questione argomentativa o per divergenza di opinioni, ma il perdono non sempre è possibile. In effetti, pensandoci, alcune azioni è giusto che non vengano perdonate, sia per una questione di diritto naturale, sia al fine di mantenere un certo equilibrio. Se infatti avemo avessimo la possibilità di perdonare sempre e comunque chi ci pesta i piedi, lei o lui che sia, continuerà a farlo. A questo punto, al fine di porre una base per le future argomentazioni, vorrei farvi comprendere le ragioni che ci spingono a credere in queste affermazioni. Anzitutto bisogna partire dal significato ambiguo del verbo potere che purtroppo in italiano racchiude ben due significati in una singola parola. In altre lingue invece questa ambiguità è stata risolta perché sono presenti due

16:18 parole distinte. Prendiamo come esempio l'inglese e il tedesco. Keno Ken, possibilità oggettiva, essere in grado di fare, bere, mangiare, eccetera. Meg durfer, permesso concessione avere il permesso di fare bere e mangiare. E qui ci appare chiaro come l'affermazione che c'è stata posta in italiano può assumere due significati che, seppure all'apparenza simili, sono in profondo contrasto fra di loro. Può, inteso come possibilità, impotenza, ma sarebbe riduttivo e banale analizzare il topico solo sotto questo punto di vista oppure permesso? E dal nostro punto di vista, crediamo sarebbe più ragionevole discutere sulla legittimità o il diritto che noi abbiamo di perdonare. È proprio su questo aspetto che verterranno le

17:04 nostre argomentazioni. Il fatto che si possa oggettivamente perdonare significa che sia giusto, lecito o legittimo? In secondo luogo, vorrei chiarire il significato del verbo perdonare che, citando il vocabolario Tre cani, perdono è mancanza del desiderio di vendetta, astio, rivalsa e punizione. Detto questo, possiamo immediatamente comprendere come perdonare non solo non sia permesso, ma in alcuni casi è proprio sbagliato. D'altronde, come diceva Fiodor Dostoyevski, le vittime non siederanno mai a banchetto coi carnefici. Diamo la parola alla prima argomentazione della squadra pro. Allora, ripartiamo dalle premesse. Il

17:50 perdono si pone al di là delle categorie ordinarie dell'uomo ed è atto che riguarda l'individuo, cioè chi ha subito il male. Il perdono e la giustizia terrena, quindi, si trovano su piani totalmente differenti. Il perdono riguarda il singolo ed è evento eccezionale e illogico. La giustizia terrena riguarda la collettività e si basa sulle leggi della logica e della ragione. Nessun perdono, e questo lo diamo come premessa, può liberare un criminale dalle conseguenze terrene del proprio delitto. Il male colpisce due volte, la prima con l'atto in sé e la seconda trasformando l'uomo in vittima. L'azione colpevole

18:36 crea infatti un processo di contaminazione, una catena di azioni e reazioni distruttive che travolge la vittima ed è questo il male peggiore. Nulla può cancellare quanto è accaduto, è vero, ma il perdono rappresenta l'unica via per chi ha subito il mare di rompere la causalità logica carnefice vittima e riprendere pieno possesso della propria vita. Tale perdono non può essere condizionato dal pentimento o dalla punizione del colpevole, perché questo significherebbe legare ancora una volta la vita della vittima a quella del suo carnefice. Non stupisce quindi che esista anche in psicologia la scienza del perdono. Come dice la psicologa

19:22 Grazia Aloi, la risoluzione per guarire dal profondo dolore delle ferite dell'anima è o farsi giustizia o perdonare. Farsi giustizia è come ricorrere ad un intervento chirurgico per amputare la parte che sente il dolore. Ma questo intervento non è mai risolutivo perché resta la menomazione come ricordo del segno doloroso. L'altra possibilità è il perdono. Nessun taglio questa volta, solo una comprensione intimamente significativa della possibilità di trasformare il dolore in calore per alimentare una vita nuova. Il perdono è un processo psichico, sì, ma è anche una virtù. è praticabile solo se si assume una dimensione più ampia, più alta, eroica. Due i presupposti: la

20:07 condizione di fallibilità umana e l'affinità essenziale di tutti gli uomini. Si perdona l'uomo in quanto uomo. Anna Arent, filosofa ebrea, affermava che se la colpa è insita nella struttura stessa dell'agire umano, allora è necessario che essa sia anche perdonata, che esista nell'uomo la possibilità di perdonare tutto, anche il male estremo, l'omicidio di innocenti ne danno testimonianza non solo martiri e santi, ma anche uomini comuni. È il caso di Carlo Castagna, per esempio, recentemente scomparso, che ha perdonato gli assassini della strage di erba che gli massacrarono la moglie, la figlia e il nipotino. Il perdono si pone in

20:52 antitesi assoluta al male. Ora seguirà il dialogo so interroga la squadra contro. Io sono Cristian, appunto, condurrò il dialogo soccratico per i questioni spinosa. Allora, tu appunto hai detto che il perdono va al di là delle categorie umane, giusto? Sì. Quindi, in realtà, stiamo parlando di una realtà che va al di sopra della realtà terrena. Stiamo parlando di un perdono che non è una cosa logica. Non si perdona con la testa, si perdona con il cuore, quindi si deve assumere una prospettiva più ampia. Ma l'uomo è portato da sé a

21:37 superare i propri. Bene. E per quanto riguarda perdono e giustizia, però tu hai detto che il perdono e la giustizia terrena sono separati. Agiscono su piani separati. Sì. Ok. E perché questo, secondo te? Perché innanzitutto noi abbiamo detto che il perdono può concederlo la vittima, cioè chi ha subito il male. La giustizia può punire, ma non potrà mai concedere il perdono che solo la vittima può concedere al carnefice. E come fa invece una persona che ha eh per esempio un eh appunto hai parlato anche di di Io ti voglio parlare di Dio, per esempio. Abbiam detto che, cioè Dio secondo te è amore? Dio secondo me è

22:24 amore. È amore. Sì, Dio è amore. Ok, perfetto. E quindi come fa Dio se è amore anche a e anche giustizia assoluta a a non perdonare? Stiamo parlando di perdono umano. Ok, però è anche logico il fatto che eh il se Dio è amore presenta un limite. Però io penso che qui si stia parlando di perdono umano, perché se si possa perdonare o meno in senso assoluto parlando del perdono divino, non penso appunto che sia oggetto di questo dibattito. Ok? E per quanto riguarda invece ehm sempre il il Non capisco questa casualità logica tra carnefice e

23:10 vittima. Non è casualità, è causalità. Causalità, ok. Sì, pardon. È una legge di causa effetto, non è una legge casuale. Ok. Ma perché noi come società non possiamo anche noi avere un confronto con il carnefice? Possiamo avere un confronto con il carnefice? Non perdonarlo. [Musica] Salve a tutti, sono Claudio De Salvador e oggi vi porterò la prima argomentazione contro per la squadra di questione spinosa.

23:57 Facciamo finta per un attimo di sostenere che tutto si possa perdonare, ossia che ciascuno di noi sia libero di scegliere se perdonare o meno, indifferentemente dalla situazione in cui si trova, dalla morale, dall'etica e così via. Subito dunque un torto, qualunque esso sia, io avrò la possibilità di perdonare il colpevole. Ipotizziamo dunque che io scelga liberamente di perdonarlo e di conseguenza, vista la definizione di perdono da noi esposta nell'introduzione come mancanza del desiderio di rivalsa, vendetta, astio e punizione, sarei, data la mia scelta di perdonare, obbligato a non esigere nulla di ciò che ho appena elencato. Ma mancando la punizione, vi

24:42 chiedo dove sta la possibilità del reo di comprendere il suo errore, di redimersi e di essere reeducato? Dove trovo la garanzia che la persona che io ho perdonato non reiteri il reato commesso? In aggiunta non starei andando solamente contro ciò che è la il mio principio di autoconservazione, ma starei anche impedendo che gli vengano insegnate le conseguenze della sua azione. Quindi non andrei solo contro il l'ex naturalis, ma impedirei anche la rieducazione del reo. infatti che qualcuno intacchi in in qualsivoglia modo la mia integrità personale, andrei contro le leggi di natura che vogliono che la mia integrità personale sia al primo posto, permettendo dunque ai forti di prevalere

25:29 sui deboli, come direbbe Hops, all'omo omini lupus. Allarghiamo un po' l'ottica uscendo da quella individualistica e pensiamo a quali siano le conseguenze di tale scelta sulla nostra società. Lasciare a piede libero un criminale violento che io per ipotesi ho perdonato, non volendo alcuna punizione come da definizione, non sta solo andando contro men stesso infatti, ma contro gli interessi dell'intera società. È qui che il perdono, se pur possibile, non è lecito e anzi la società deve, al fine di autotutelarsi garantire che tutto ciò non possa accadere. E proprio a questo scopo sono nate le leggi che definiscono reato e sua conseguente pena. Continuando il

26:15 nostro esempio, esistono però degli ordinamenti giuridici i quali non presentano disposizioni ferre e che i giudici sono tenuti a seguire, ma questi ultimi hanno una libertà decisionale a dir poco incredibile. Possono infatti decidere se infliggere o meno una pena, decidere la sua durata e basarsi anche su sentenze prese in precedenza da altri giudici. In un simile contesto un ipotetico giudice potrebbe, essendo libero, assolvere l'imputato, creando dunque un precedente utilizzabile da altri giudici. Dunque, perdonando, andrebbe contro ciò che il suo lavoro stesso prevede, ossia far sì che la collettività sia tutelata. Di conseguenza, quindi, arriveremo a un impass. Se perdonasse andrebbe contro il significato stesso di giustizia, il suo

27:01 lavoro. Se non perdonasse di fatto confuterebbe la nostra tesi, ovvero tutto si può perdonare. E se ciò può sembrarvi strano, pensiamo che il sistema giuridico che ho elencato, che ho spiegato brevemente, è il Comolo, un sistema utilizzatissimo nel nostro mondo. E quindi io vi chiedo infine, dove sta la libertà del giudice di perdonare? Beh, è semplice, non c'è. Grazie. 2 minuti per la giuria. Segue il dialogo soccratico. La squadra pro interroga la squadra contro. Ciao. Buongiorno a tutti. Mi chiamo Edoardo Terilli, faccio parte dei bombi

27:48 distinguenti e sosterrò questo dialogo so allora volevo partire con una domanda. Secondo te la giustizia è punizione? La giustizia è anche punizione. La giustizia quindi secondo te non è più una forma di riabilitazione del colpevole? Certo. Ok. Allora, perché quando hai letto la nostra definizione di perdono che comprende rinunciare a propositi di vendetta e di punizione, identifichi la punizione con la giustizia? Non ti sembrano invece due cose completamente separate? e pena sono sinonimi, cioè la punizione sono d'accordo con te, potrebbe avere scopo rieducativo e infatti io non devo, il giudice non deve perdonare, non deve far sì che questa pena manchi. Sì, ma sono cose semplicemente staccate, cioè nessun

28:34 perdono può liberare il carnefice dalle conseguenze terrene della propria colpa. Noi abbiamo sostenuto invece di sì con la nostra definizione di perdono, mancanza di sì, andiamo avanti. Nella tua argomentazione hai detto che eh perdonando in ogni caso eh la vittima andrebbe contro il proprio principio di auto di autoconservazione. Contro Sì, sì, sì, contro. Sì. Ok. Ma a te non sembra piuttosto che il perdono rappresenti l'unico modo, l'unico atto di libertà possibile per la vittima di sganciarsi dal male che ha subito e contrapporvi del bene? Quindi l'ultimo l'ultimo atto di libertà che le resta. Io penso invece che questa vittima ehm in nel presente non potrà fare di fatto

29:19 nulla per riparare il danno. Pensiamo certo, ma certo. Nulla può cancellare nulla nulla può cancellare ciò che è stato fatto alla vittima, ma il perdono le permette di sganciarsi dalle conseguenze, no? Perché il male, se ti faccio un esempio, un'analogia, se una certa persona mi tagliasse una gamba, di certo se anche io perdonass esamente nulla ti potrebbe far ricrescere la gamba, ma il perdono ti potrebbe permettere di liberarti dal rancore che provi verso il tuo carnifice e che ti fa star male. Io posso anche non provarla rancore, però la gamba non ce l'ho. Se non provi rancor quando ti hanno tagliato una gamba per me sei un santo. Non ho capito, scusa. Beh,

30:07 allora diamo inizio alla seconda argomentazione. La parola alla squadra pro. Buon pomeriggio a tutti. Mi chiamo Rebecca e sono qui in rappresentanza del liceo classico Carlo Rinaldini. Il perdono, pur essendo un atto individuale, investe anche la sfera collettiva ed ha un ruolo determinante nell'ambito di del processo di riconciliazione tra popoli, etnie, fazioni religiose e politiche. I grandi esempi di perdono gratuito, rompendo la casualità logica colpa pena e interrompendo il vincolo che lega il colpevole all'atto colposo, come dice Rur, agiscono sugli animi sia delle vittime sia dei carnifici, favorendo il

30:53 processo di riconciliazione in contesti di odio e in conflitti altrimenti insolubili. È l'esempio di Nelson Mandela, una uno delle guide più importanti del nostro tempo, una guida sia morale che politica, l'uomo che ha guidato il Sudafrica al superamento dell'apartide. Egli, dopo ben 27 anni di carcere, perdonò i suoi aguzzini ed insegnò a perdonare. Quando divenne il primo presidente, dopo la caduta del regime razzista, capì che doveva porre ai suoi connazionali una difficile e complessa domanda. Che cosa dobbiamo fare a chi ci ha ucciso, a chi ci ha torturato, a chi ci ha tenuto in prigione? A chi ci ha umiliato? Che cosa dobbiamo fare a chi ha ucciso i nostri padri, violentato le

31:39 nostre madri, le nostre mogli, le nostre figlie? Siamo proprio sicuri che valga la pena ucciderli, tenerli in prigione, punirli? L'esempio morale di Mandela portò al suo popolo a decidere, dopo molte importanti discussioni, di non punire i colpevoli delle più tremende e barbariche violenze compiute in Sudafrica. Fu riconosciuto un valore maggiore della vendetta, la consolazione della vittima e la e la condivisione collettiva del dolore sofferto. In Sudafrica il nuovo governo inventa un nuovo istituto legale incredibile, i tribunali del perdono. Le vittime si presentano e raccontano tutto quello che hanno sofferto, tutto quello che hanno patito, facendo i nomi dei carnefici, i

32:24 quali hanno un unico obbligo, quello di confessare i propri crimini. Mandela presidente, con il suo esempio e la sua forza morale ha permesso al Sudafrica di iniziare un processo di riconciliazione nazionale, di aprire una nuova pagina nella lunga e tormentata storia del Sudafrica. ha permesso la di ottenere la pace senza sfociare in una sanguinosa guerra civile. Mandela abbracciò la tesi del suo amico arcivescovo Desmontuto, secondo cui non c'è futuro senza perdono. Ed egli stesso insegnò al mondo, travagliato dai conflitti, che il perdono libera l'anima, per questo è un'arma così potente. In Ruanda, dopo l'orrore del genocidio, si istituì la giornata del perdono, poiché davanti all'abominio la giustizia

33:11 terrena è impotente. Il perdono resta l'unica possibilità. Questa tesi è sostenuta da molti filosofi, tra cui Ricur, il quale afferma: "Il perdono non annulla il fatto incancellabile, non è pura la storia, ma ne depotenzia la capacità di annullare presente e futuro." O ancora Anna Arent, la quale afferma: "L'unico antidoto all'irreversibilità della storia è la facoltà di perdonare." Ora il dialogo socratico. La squadra contro interroga la squadra pro.

34:03 Sì. Sono Andrea Incroci e ti chiedo nella vostra argomentazione avete sostenuto come il perdono riguardi anche la collettività. Io ti chiedo, è veramente leito perdonare un qualcosa che vada contro la collettività? Se è la collettività che ha subito il male a decidere di poterlo perdonare, sì. Quindi se la collettività se la fosse la collettività decidere di perdonare vuol dire che tutti dovrebbero essere d'accordo. Sostieni questo, perché la collettività decide se perdonare. Il Sudafrica ha deciso di perdonare poiché erano le persone che abitavano in Sudafrica ad aver subito questo tremendo male e sono stati loro a

34:49 decidere che sì si poteva perdonare. Ok, io ti pongo questa domanda. Voi avete detto che il perdono non ha nessuna condizione, giusto? Il perdone è assolutamente incondizionato. Non serve che la persona si penta. È giusto? Non ho detto questo. No, l'avete detto sostenuto voi nella prima argomentazione. Sì, sì, va bene. Ok. Io ti chiedo, qual è il massimo esempio di amore se non Dio? Sei d'accordo? D'accordo. Ok. E Dio per perdonare di cosa ha bisogno se non del fatto che noi ci pentiamo? Com'è possibile che anche Dio che è sommo amore necessiti del perdono perdonare? Noi no. Non credo che sia rilevante però questo in questo dibattito. Beh, riguarda comunque la

35:34 nostra vita. Se Dio è sommo bene e sommo amore, come fa a lui che è sommo bene? Perché? Credo che questo dibattito stia prendendo una piega un po' troppo teologica. La question è tutto si può perdonare. Ma questo dice anche che il verbo potere è giusto che venga interpretato sia come leccito che come possibilità. Sei d'accordo? Sei d'accordo su questo? Questo non ho nulla da obiettare. E non sei neanche d'accordo sul fatto che discutere della mera possibilità sarebbe riduttivo. Ma noi non stiamo parlando di una mera possibilità perché quello che hanno vissuto in Sudafrica non è non è qualcosa di semplice da perdonare. Assolutamente. Come abbiamo visto, sono stati uccisi, massacrati, torturati, tenuti in prigione non una persona, ma un intero popolo. Ma è veramente lecito. Loro lo hanno deciso.

36:37 Un attimo. Ora la parola alla squadra contro per la seconda argomentazione. Sono Andrea Incroci. Nella nostra introduzione abbiamo mostrato come il verbo potere possa essere interpretato in due maniere distinte. La prima nel senso di possibilità e la seconda nel senso di essere lecito. Nella nostra prima argomentazione abbiamo dimostrato come non tutto è possibile che venga perdonato, mentre in questa argomentazione dimostreremo come non tutto è lecito che venga perdonato. Nel 1945 il filosofo ed epistemologo Carl Popper enuncia il paradosso della tolleranza. Esso afferma e sostiene come in una

37:23 collettività che decide di perdonare sempre e indiscriminatamente è destinata ad essere travolta, infine dominata dalle frange che decidono di non tollerare tutto quanto. E la conclusione a cui aggiunge Popper apparentemente paradossale è che l'intolleranza nei confronti dell'intolleranza stessa sia assolutamente necessaria al fine di garantire il carattere tollerante della società. E anche un suo oppositore John Rolls, nonostante non condivida pensiero popperiano, giunge comunque alla conclusione che non tollerare gli intolleranti sia sacrosanto il momento in cui questi vadano aere la mia libertà. Analogamente, dove sta la mia libertà nel scegliere di perdonare un qualcuno che possa limitare la mia libertà? Potremmo dunque riformulare il paradosso popperiano in una collettività

38:11 che decide di perdonare sempre e decide di perdonare finirà per essere travolta l'infine dominata. dalle frange che invece decidono di non farlo. E la conclusione a cui si giunge in questo in questo modo è che ancora una volta il perdono non è lecito. Dove sta infatti la libertà? La mia libertà di scegliere di non essere più libero? Non è infatti un assurdo pensare liberamente di non essere più libero. Esiste inoltre un ulteriore caso da analizzare, un crimine così grave, così atroce da superare il concetto stesso di umanità. Un crimine così grave da essere riprovevole è il genocidio. E di genocidi la storia ne è piena. Pensiamo allo sterminio degli ebrei, quello perpetrato dai russi nei gulag, quello degli armeni in Turchia, quello degli italiani nelle foibe e degli rossi. La storia è veramente piena

38:56 di genocidi e questi crimini furono tutti commessi con intenzionalità, razzi ragione consapevolezza coscienza cognizione e volontà al fine di perseguire un ideale nazista, fascista o quel che sia. Come fa a sussistere il perdone in questo modo? In questo caso io vi chiedo e vi chiederei di concentrarci particolarmente su quello nazista, perpetrato con metodo e rigore. Come fa a esistere il perdono nel caso in cui il male sia radicato all'interno della volontà della persona? Come si fa in questi casi? non è possibile. E quindi esistono due limitazioni al perdono, la disposizione persona a essere perdonata e quindi il pentimento e la legittimità perché è vero, è rare

39:45 umanumest, ma il letto recita anche perseverare diabolicum e credo che uccidere 12 milioni di persone non sia un semplice errore. Grazie. Allora, adesso il dialogo so la squadra pro interrogherà la squadra contro. Se i ragazzi sono pronti. [Musica] Salve, sono Gaia della squadra dei Rinaldini di Ancona e sosterrò questo dibattito, questo dialogo soccratico.

40:31 Allora, innanzitutto vorrei riprendere un attimo la tanto amata questione dei nostri colleghi del perdono cristiano, no? Voi avete preso molto spesso in considerazione la l'idea di Dio come vero amore, come massima idea di amore, giusto? Corretto. Bene. Io vi vorrei chiedere, ma voi avete mai sentito parlare, per esempio, di San Paolo? Sì. La storia di San Paolo la conosci, giusto? Sì. Qualè? Storia di Damasco venne folgorato da e quindi si convertì. E San Paolo prima cosa aveva fatto? San Paolo era un perseguitore di cristiani. Dio lo ha perdonato? Sì. Quindi per avere la folgorazione è stato perdonato da Dio senza volontà, senza che avesse la volontà di essere perdonato giusto? San Paolo riconosce il suo errore,

41:18 quindi San Paolo riconosce dopo la folgorazione divina. Esatto. Ma la folgorazione gli mostra quello che lui ha fatto è sbagliato, dopodiché lui comprende il suo errore e si pente di quello che ha fatto. Appunto, dopo che Dio lo perdona per quello che ha fatto viene Comunque cambiamo cambiando argomento. Ehm voi avete detto spesso e volentieri che ehm perdonare è una limitazione della libertà dell'individuo, giusto? Noi abbiamo detto che perdonare è necessariamente una limitazione No, comunque in in determinati casi è una limitazione. Ok. Ma non ti sembra forse più limitante il dover continuare a dipendere dalla dal carnefice di da parte della vittima se non perdona questo carnifice? Noi sosteniamo che il perdono non sia mai possibile, diciamo che ci sono casi in cui il perdono non è possibile, ossia nei casi in cui E

42:03 allora secondo te in questi casi la vittima deve avere la il terribile peso di continuare a dipendere dal suo carnefice? È giusto che la legge impedisca alle persone talvolta di perdonare perché per garantire la legge deve impedire il libero arbitrio delle persone, delle vittime, deve autelare la società perché la società deve la legge deve tutelare la società. Siamo d'accordo, siamo d'accordissimo. Solo che la legge tutela la società da un punto di vista giuridico, il punto di vista del perdono pertiene strettamente all'individuo, giusto? Il tempo è finito. [Applauso]

42:48 Adesso segue una pausa di riflessioni di circa 10 minuti dove i ragazzi prepareranno la loro replica e la loro difesa. Siamo giunti dunque alla seconda parte del dibattito. Adesso avremo le repliche possiamo subito iniziare, visto che l'argomento è abbastanza interessante, quindi cominciamo con la replica della squadra Raw. Salve a tutti, sono di nuovo Gaia della squadra pro.

43:36 Allora, vorrei cominciare riprendendo una citazione che hanno fatto i nostri colleghi. Hanno citato Popper. Ora, il signor Popper in briciole cosa sosteneva? Sosteneva che la civiltà che non perdona riesce a prevalere su quella che invece lo fa. un po' come a dire che la civiltà che perdona sia quella più debole, che viene sopraffatta da quella che invece è più aggressiva. Questo ricorda molto una dinamica che si può trovare nel mondo animale, dove la legge del più forte è quella universale e dove Leone sbrana gazzella. Eppure noi, fino a prova contraria siamo umani, siamo animali, razionali e politici. Dove potrebbe portare se

44:21 tornassimo regredendo, a una politica del genere, dove solo il più forte, il più aggressivo, quello che non perdona nessun torto subito, andasse e distruggesse tutti gli altri. In paesi dove il genocidio è di casa, dove convivono più razze, basti pensare ai Balcani, non razze, scusatemi, etnie, basti pensare ai Balcani che sono dilaniati da secoli, da questo genere di guerre. Come si può pensare che il non perdonare sia la giusta via? Come si può pensare di ricucire un paese spezzato a metà se non con il perdono? Come si può pensare che la violenza in questo caso sia la soluzione? Qui non stiamo parlando di impunità, non stiamo

45:06 parlando di lasciare i colpevoli a piede libero, non stiamo parlando di lasciare impunita la memoria di un qualcosa che in realtà è terribile e rimarrà scolpito nei nostri cuori per sempre. Qui stiamo parlando di fare un passo avanti, lasciare indietro quello che è il nostro passato e guardare al futuro. Noi stiamo parlando qui di ricucire paesi spezzati a metà. Stiamo parlando, come per esempio abbiamo citato prima, del Sudafrica che ha trovato il coraggio di ricucire questo profondo strappo grazie alla forza inestimabile del perdono slegata dalla colpa e dal colpevole. Ora ci sarà la difesa collettiva di

45:53 squadra, appunto, quindi della squadra contro. [Musica] Chiedo come si può pensare di ricucire un paese se non si punisce chi è colpevole? Perché la vostra definizione di perdono è mancanza di punizione. Nella vostra replica, inoltre, avete parlato di noi come se volessimo della violenza, ma noi non richiediamo la violenza, no. Noi chiediamo una giusta punizione per i crimini commessi. Inoltre, credo che abbiate frainteso

46:39 l'esempio di Popper, perché Popper afferma che una società deve autotutelarsi. Inoltre voi prima ci avete portato come esempio San Paolo, ma voi ricordatevi che chiunque chiede perdono deve riconoscere il male, cioè essere folgorati sulla via di Damasco. Quindi, appunto, l'essere folgorati su questa via non coincide con l'essere perdonati, ma coincide con il riconoscere il proprio errore. Il perdono, ricordatelo, necessita sempre la richiesta di perdono. Inoltre voi dite che tutto può essere perdonato. Quindi anche una persona che uccide, ad esempio, facciamo come minimo uccidere 12 persone può essere perdonata, noi la perdoniamo, questa persona non si pente e lo fa di nuovo. La società così non

47:26 andrebbe morire se questa persona continua nelle sue intenzioni. Ora la replica della squadra contro. Io sono Christian Pose e appunto sostengo la replica contro. Noi non capiamo perché vogliate escludere Dio da questa replica. Perché o sostenete che il perdono equivalga a dimenticare, cosa che a noi sembra, oppure oppure il perdono si radica sull'amore. Per questo abbiamo richiamato Dio, perché Dio è sommo bene, ma il suo amore è limitato dal fatto che è anche giustizia. Per questo, secondo noi, non tutto si può perdonare. Neanche all'uomo, altri ribadiamo, perdonare non è dimenticare.

48:13 Anche voi avete sostenuto come il perdono sia mancanza di punizione e punizione vuol dire pena. Come fa la società a tutelarsi se non rieduca? Il vostro perdono è ingiusto anche nei confronti del reo perché non comprende ciò che ha fatto. Ribadiamo inoltre che parlare solo di possibilità oggettiva è limitativo. Discutiamo invece su ciò che è lecito. Il perdono ha dei fondamenti e delle premesse, ovvero delle condizioni necessarie. per esempio, che la persona che compie il fatto si eh penta. Il perdono non può essere campato per aria. Alcune cose non possono essere perdonate, nemmeno se le persone volessero. Inoltre, perdono e legge, secondo voi,

48:59 sono due sfere diverse, perché avete detto che il perdono è mancanza di punizione, ma la legge è punizione, il che vuol dire che secondo voi queste non possono coesistere. [Applauso] Allora, ora abbiamo la difesa collettiva della squadra pro. No, secondo mezzo Buongiorno a tutti, sono Edoardo. Volevo soltanto dire che chi viene perdonato non rimane impunito perché

49:44 alla punizione del reo pensa la giustizia che si trova però su un piano completamente differente da quello del perdono. Inoltre, forse ci siamo spiegati male noi, ma non abbiamo mai affermato che il perdono è non punire. Noi abbiamo solamente affermato che nessun perdono può liberare un criminale dalle conseguenze terrene del suo delitto. Qui, Esatto. Quindi forse ci siamo spiegati male noi e quindi vogliamo solamente ribadire il fatto che un piano è il perdono, un piano è la giustizia. Poi voi avete sottolineato il concetto di perseveranza e dite che noi vorremmo eludere la questione di Dio. Innanzitutto dite il colpevole continua a fare quello che sta facendo e noi non

50:30 stiamo parlando di Dio. Però il perdono gratuito per i cristiani è una virtù che si pone anche come fine la conversione del colpevole. Inoltre ci terremo a sottolineare una cosa. Noi non abbiamo mai detto che il perdono è oblio. Noi abbiamo semplicemente tenuto a sottolineare anche nella nostra definizione che il perdono rinuncia a qualunque proposito di vendetta, non mancanza, senza contare che nessuno nessun delitto può essere dimenticato, semplicemente perdonato e cristallizzato nella storia. Un'ultima cosa, è stato detto che certe cose non si possono perdonare neanche se le persone volessero. Questo significa però porre un limite alla libertà dell'individuo.

51:21 Allora, siamo giunti ormai al termine ed ora, appunto, ascolteremo l'epilogo della squadra pro. Sono di nuovo Gaia, sempre della stessa squadra, sempre che dice la stessa cosa. Bene, ripartiamo dalla questione iniziale. Tutto si può perdonare? Indubbiamente un argomento complesso e ne abbiamo dibattuto finora, ma per noi, in conclusione la risposta è sì. Il perdono è l'unica maniera che ha l'uomo per liberarsi totalmente dal male subito ed aspirare di nuovo alla felicità. Pertanto, lo si potrebbe anche considerare addirittura una necessità dell'uomo oltre che ha una sua straordinaria e razionale capacità. Abbiamo dimostrato, attraverso esempi

52:07 concreti, come l'essere umano sia effettivamente capace di perdonare orrori indicibili e che questo non porti assolutamente all'oblio o all'amnistia del colpevole. Inoltre, appunto, ci teniamo a sottolineare ancora una volta che il perdono e la giustizia sono su piani differenti. Operano su piani differenti, sì, ma si compenetrano. Non ci può essere un perdono senza la giustizia terrena, laddove è possibile, ma se la giustizia fallisce, il perdono è l'unica via. Pertanto è lecito chiedersi alla fine che cos'è il perdono. È la nostra unica chance di essere felici nonostante tutto quello che nella vita ci possa mai capitare. E diciamocelo, nella vita ci può capitare qualunque cosa. Certo, davanti ai fatti più terribili della vita, della storia, si può pensare come

52:55 come una persona che ha subito genocidi, che ha subito lo sterminio di massa della sua famiglia, dei suoi cari, dei suoi averi, di tutto, possa avere un desiderio che vada oltre quello di giustizia e perché no, di vendetta. Però noi vorremmo sottolineare ancora una volta che ci sono persone assolutamente umane che ce l'hanno fatta, hanno dato speranza a coloro che non ritenevano possibile un perdono. Abbiamo parlato di santi e di gente comune, Gesù Cristo e Nelson Mandela, arrivando sempre alla stessa conclusione. Certo, i nostri avversari hanno detto che come si può perdonare, appunto, un genocidio, come si può perdonare un uno sterminio di massa, come si può? Noi diciamo che il perdono è l'unico filo

53:41 che rattoppa una ferita tanto grande, che spezza la catena della vendetta, perché, come dice Gibran, occhio per occhio e il mondo diventerebbe cieco. Grazie. [Applauso] Ed ora l'epilogo della squadra contro. Prego. Salve, io sono Petra Pizzini e ora andrò a fare l'epilogo per la squadra

54:26 questione spinosa, ovvero Tutto non può essere perdonato. Come spero abbiate colto nelle nostre due argomentazioni, noi abbiamo voluto risolvere risolvere l'ambiguità presente nel topico tutto può essere perdonato, può come potere o può come giusto, negando entrambe le possibili interpretazioni. Nella prima delle due argomentazioni abbiamo dimostrato come sia impossibile perdonare tutto e sempre in modo indiscriminato e indistinto. L'abbiamo fatto attraverso l'esempio del giudice che per adempiere al suo incarico è costretto a non perdonare tutto. Mentre nella seconda delle nostre due argomentazioni non solo abbiamo dimostrato come sia impossibile perdonare tutto, ma anche come non sia

55:12 leito farlo. Quindi il topico non lascia spazio interpretativo, poiché giungiamo sempre alla stessa conclusione, non tutto può essere perdonato. I nostri avversari hanno portato esempi in cui si può perdonare, ma non tutto può essere perdonato. Inoltre, noi siamo animali sociali, dobbiamo vivere in società per vivere bene e vivere in società significa dare in parte via un limitare un po' la nostra libertà e quindi non tutto può essere perdonato. Parlando concretamente come nell'esempio del genocidio, esistono i crimini che non devono essere perdonati. I crimini che non devono essere perdonati sono quelli commessi con raziocinio e lucidità. Voi come potete essere disposti a perdonare

55:57 chi uccide un bambino, chi stupra una ragazza e chi tortura le persone? Come potete permettere che il danno causato, l'equilibrio spezzato non venga risanato? La ferita va chiusa perché, come immagino voi concordiate, nell'universo c'è un equilibrio, c'è una bilancia chiamata giustizia, una giustizia che deve essere mantenuta e che anche Dio rispetta, perché neanche Dio può perdonare chi non si pente, chi non vuole essere perdonato. Inoltre, ho nominato la deagi giustizia che oltre ad essere bendata e ad avere una bilancia ha una spada e un motivo ci sarà.

56:48 Ecco un applauso conclusivo per questi ragazzi che hanno discusso. Bravi. Adesso la giuria arduo compito si riunisce per il verdetto. Ringraziamo inoltre la folta schiera di ben 20 giudici esperti che hanno formato le giurie di questa finale e hanno dedicato in maniera spassionata questi giorni e molti altri prima a formare loro stessi per svolgere questo non facile compito. lo staff di giudici che ha valutato gli incontri di questo torneo costituito, appunto, come

57:33 ho detto, da ben 20 professori, formatori e valutatori anche qui presenti, quindi un applauso anche a questi giudici. [Applauso] Bene, ora possiamo passare al verdetto. Possiamo dire che premia gli oratori del giorno, il professor Pietro Allotto, una nuova e preziosa presenza in questa palestra, docente di filosofia del liceo Rosa Bianca di Cavalese che si interessa in particolare di argomentazione, di critical thinking e di nuove tecnologie e sta operando per introdurre nella didattica la metodologia della mappatura degli argomenti. Poi abbiamo

58:21 la squadra seconda classificata verrà premiata dalla dottoressa Cristina Piva che conosce bene la scuola perché dalla scuola viene e alla scuola dedica il suo attuale impegno di assessore alle politiche educative scolastiche del Comune di Padova, nonché alla coesione sociale, volontariato e servizio civile e trasparenza. E poi la squadra vicitrice sarà invece premiata dal professor Antonio Parbonetti che insegna economia aziendale nella nostra Università di Padova, è prorettore all'organizzazione e processi gestionali. Ecco a voi. [Applauso] E adesso vorremmo sapere chi ha vinto. È tempo.

59:07 Cosa dite? Sì. Prego. Incominciamo intanto con gli oratori del giorno. Ogni ad ogni incontro si sceglie la giuria sceglie colui che meglio ha, diciamo, ha combinato la capacità logica, argomentativa, inferenziale e anche la capacità espositiva. colui che ha meglio ha detto e meglio l'ha l'ha detto il modo e e il cosa? Oratore del giorno per la squadra pro è una oratrice. Il suo nome è Gaia.

1:00:00 Va bene oratori. Va bene. Questo, questo, questo sì. Vallo al dorsal Lotto prego. che, come diceva la dottoressa Dolores si sta eh occupando, è uno specializzato, l'unico in Italia credo, che si occupa di mappatura dei ragionamenti. Atore del giorno per

1:00:48 [Applauso] la squadra questione spinozza del liceo Torricelli è Andrea. ci facciamo la programmazione. [Applauso] Bene, e questo è il momento cruciale della proclamazione del vincitore, della

1:01:34 squadra vincitrice di questo quinto torneo nazionale di palestra di botta e risposta. è un verdetto di pochi secondi in cui si racchiude il lavoro di molti mesi o di molti anni. La giuria ha valutato il tema, il dibattito sul tema tutto si può perdonare tra le squadre bombo distinguenti del liceo Rinaldini di Ancona e il la squadra questione spinosa del liceo Torricelli di Bolzano. Proclama complimentandosi con loro e riconoscendo onore meritato alla seconda squadra classificata. Magnifici disputanti 2018, vincitori di

1:02:21 questa finale del quinto torneo nazionale di dibattito palestra di botta e risposta Patavina Libertas per completezza di argomenti, natura informativa e rilevanza dei contenuti, coerenza di squadra, capacità di interrogazione e di replica, compostezza gestuale e efficacia comunicativa con punti 479 contropunti 456 la squadra bombi distinguenti del liceo Rinaldini

1:03:15 d'accordo Bene, [Musica] premiamo prima un applauso. Un applauso ai nostri Torricelli di Bolzano, premia l'assessore Cristina Cristina Piva che sta diventando e la ringraziamo, così può dire una eh affezionata no? soprattutto è una non solo

1:04:01 un'affezionata. Non sono solo un'affezionata, sono veramente una fan di questo di questo dibattito e di e di quello che veramente i ragazzi sanno fare perché eh non è non è da tutti e non sono eh cose usuali queste, quindi è veramente una grande e grande palestra, veramente complimenti ai ragazzi perché sanno dibattere ma con argomentazioni radicate, convinte anche se il tema, diciamo, è stato assegnato e non è quello che uno penserebbe, ma credo che veramente uno sappia tirar fuori le argomentazioni che sostengono la loro la loro idea. Veramente

1:04:48 complimenti bravi. Grazie per l'appoggio e per il suo il suo intervento. Prego. [Applauso] [Musica] Sì grazie. Premia la squadra prima classificata il nostro prorettore che ringraziamo qui in rappresentanza dell'università in cui questa attività attività è nata. E perché è qua lui? Non sono in qualità di pratore come autorità, ma perché è esperto di organizzazione e lui ha apprezzato l'organizzazione dei discorsi

1:05:33 o o no? Assolutamente sì. Bravissimi. Devo dire complimenti a questi ragazzi molto bravi. Ci avete insegnato una cosa importante. Noi tutti i giorni vediamo slogan rabbia argomentazioni chiassose. Ci avete spiegato che col dibattito riusciamo a andare a casa arricchiti tutti. Grazie. Questo è un grande insegnamento per noi. Complimenti. Bravi. Complimenti [Applauso] di qua. Di qua ragazzi. Bene, vogliamo anche ringraziare l'illustratice padovana Loretta Schievano che ha ideato l'immagine della

1:06:20 locandina che è presente anche nei trofei che rappresenta la rigorosità della logica e la creatività, l'operosità della retorica, quali caratteristica del buon disputante. Bene, allora, come ho detto prima, vi diamo appuntamento alla sesta edizione, l'anno prossimo, nel 2019 e prima ancora alla 13ª edizione del Torneo Regionale Veneto che si svolgerà a Padova nel maggio del prossimo anno. Per chi desidera, ho detto anche prima, all'uscita alla vostra sinistra può godere della realtà immersiva del nuovissimo audiovisivo dedicato alla vita del santo. È inaugurato pochissimi giorni fa, il 15 settembre. L'ingresso è libero e dura circa 20 minuti. L'ingresso è permesso a 30 persone alla

1:07:05 volta. Che dire? Grazie a tutti voi, un grande arrivederci e buoni dibattiti anche a voi nella vita. Grazie, grazie mille. Grazie, grazie e grazie. Ecco, momento, non per prendere l'ultima parola, ma eh Leonardo a Leonardo Dolores, la nostra, diciamo, fa parte del nostro staff, fa parte della nostra associazione e e si rende e si rende utile non solo come formatrice, non solo come giudice, ma anche come presentatrice. Visto che tutto si può perdonare, perdonate qualche gaff. Grazie.

1:07:54 Siamo sul falco la il Letizia Butterin che ringraziamo veramente di cuore per avere animato per avere animato questa questa finale, perché io volevo un coro a cappella, cioè non non volevo un coro, no, la coro a cappella, la parola Perché questo è un'attività di in cui la vale la forza della parola, ma vale anche la forza della parola cantata. A volte si dice che cosa? È un discorso incantevole perché è un discorso che incanta e la radice è il

1:08:41 canto. Per questo volevo proprio voi. Ed è per questo che ho insistito che ho insistito e vi sono ci sono veramente grato e spero di avervi ancora con noi in qualche prossima occasione. Vi saluto, vi do appuntamento quando volete, se volete, come diceva Dolores, per il a maggio per il torneo regionale e a settembre prossimo anno per il sesto torneo nazionale. Grazie a tutti.

1:09:27 [Musica] OC you been the love I the love you the love you know never wased everlting but I'm breaking you're not the one you're not the one after [Musica] I'm not the I'm not the

1:10:17 [Musica] [Applauso] [Musica]

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