0:00 Tra queste due risposte, qual è quella generata da intelligenza artificiale? La richiesta è questa: descrivimi in una frase la cucina italiana. La prima risposta è: la cucina italiana è quella che ti fa sentire subito a casa con piatti semplici ma pieni di gusto, dove ogni ingrediente fresco e genuino fa la sua parte, portando con sé tradizione e un sacco di passione per il buon cibo. La seconda invece è la cucina italiana. è una tra le più rinomate al mondo. È caratterizzata da un'ampia varietà di piatti influenzati dalle differenze geografiche e dalle diverse contaminazioni storiche avvenute nel corso dei secoli. Pensateci, vi do qualche secondo, qual è la frase umana e quale è quella artificiale?
0:48 Ecco, se avete pensato che quell'artificiale fosse la seconda, bravi! Vi siete fatti ingannare dall'intelligenza artificiale. Ragazzi, è partito l'abbonamento di Jop, grazie a cui stiamo riuscendo a fare degli obiettivi incredibili. Casa Jopop, il primo documentario di Jop e presto arriveremo nelle scuole di tutta Italia. Se volete supportarci e volete saperne di più, andate al primo commento in descrizione. Che cosa distingue una cosa da una persona? Pensateci un secondo. Cos'è che facciamo noi che le cose non sanno fare? Beh, in verità tante cose, però qual è quella che proprio ci nobilita? Ecco, fino a qualche tempo fa era la parola riuscire o meno ad esprimersi, a formulare delle frasi di
1:36 senso compiuto. Per questo nel 1950 il matematico e logico inglese Alan Touring ideò il test di Touring, cioè un test usato per stabilire se una macchina fosse intelligente o meno. E consisteva in questo: un intervistatore pone la stessa domanda a una persona e a un computer che si trovano in stanze diverse. Quando riceve le due risposte, l'intervistatore deve cercare di capire qual è quella umana e quale è quella artificiale. Questo processo viene ripetuto un numero ragionevole di volte e se per almeno il 30% delle risposte l'intervistatore viene ingannato, cioè confonde la macchina con l'essere umano e viceversa, allora il computer può essere considerato intelligente. E questo ci dice due cose. Primo che già
2:22 75 anni fa qualcuno, cioè Touring, aveva iniziato a farsi delle domande sull'intelligenza artificiale ed era conscio che le macchine sarebbero state in grado di parlare e secondo che se facciamo oggi il test di Turing a un qualsiasi modello linguistico di intelligenza artificiale, tipo chat GPT, eh lo supera. Infatti noi all'inizio siamo stati ingannati. Chat GPT ci è sembrato più umano di Stefano Gandelli che aveva dato l'altra risposta. Comunque esistono degli strumenti e software che ci aiutano a capire quando una frase è scritta dall'intelligenza artificiale e quando è scritta da un umano, ma in generale non siamo più in grado di distinguere bene tra i due. C'è da dire anche che quello che abbiamo fatto all'inizio del video non era proprio un test di touring, perché avrei
3:07 dovuto fare un sacco di domande e vedere se venivamo ingannati per almeno il 30% delle volte. Ma il concetto rimane. La parola non è più un discrimine. Già oggi l'intelligenza artificiale sa parlare esattamente come noi, sa fare gli accenti, sa parlare con toni diversi e quindi se non è più la parola a distinguerci dalle cose, cosa si fa? Dobbiamo ufficialmente ritenere l'intelligenza artificiale umana? Oppure oppure possiamo pensare che in verità per considerare una cosa umana manca ancora qualcosina. Non basta saper parlare bene, ma bisogna farlo anche con consapevolezza di se stessi e del mondo che ci circonda, cioè avere una [Musica]
3:54 coscienza. Forse oggi quello che ci distingue dalle macchine è proprio la coscienza, però è un enorme forse perché ci sono un sacco di cose che ancora non ci sono chiare. Prima tra tutte non esiste una sola definizione di coscienza. Se prendiamo il dizionario Tre cani, la prima definizione, cito testualmente, è consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso, del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori. Poi c'è anche la definizione etica. Avete presente quando si dice "Mettiti una mano sulla coscienza", nel senso di saper distinguere tra il bene e il male, oppure c'è il senso generico, coscienza come conoscenza, sapere qualcosa. Ecco, secondo quest'ultima definizione direi
4:41 che l'intelligenza artificiale ha una coscienza nel senso di conoscenza. Le abbiamo insegnato noi tutto quello che sa attraverso l'allenamento e ne sa pacchi su un sacco di cose e quindi su questo, ok? Per la coscienza intesa come etica, certo che ce l'ha, l'intelligenza artificiale eredita la nostra etica nel bene e nel male. È il grande problema dei bias, dei pregiudizi. Gli LLM, che sono i modelli linguistici artificiali, appunto come Chat GPT, apprendono dalle fonti ufficiali che gli vengono date impasto e e tutto quello che ci dicono gli LLM è un'interpretazione di queste fonti. Quindi, se le fonti fossero, per esempio, razziste, eh purtroppo lo sarà anche l'intelligenza artificiale. Quindi la questione più spinosa è quella della
5:28 coscienza nella sua definizione primaria, cioè come consapevolezza che ha di sé stesso e del mondo circostante, della propria identità e delle proprie attività interiori. Ecco, questo tipo di consapevolezza ce l'ha l'intelligenza artificiale? A me, così su due piedi, vi dirò la verità, è sempre venuto da dire di no, perché per me la coscienza è strettamente connessa all'avere delle emozioni e per me le emozioni sono strettamente connesse all'avere un corpo, alle sensazioni fisiche. È anche vero però che prima di tutto gli LM sanno benissimo di essere delle intelligenze artificiali e sanno riconoscere quando parlano con una macchina o con un umano, quindi hanno consapevolezza di sé e dell'ambiente circostante. Quello che rimane fuori, quindi, è la consapevolezza del
6:15 complesso delle proprie attività interiori. E qui c'è un fatto interessante. Esistono degli LLM fatti apposta per essere selfware. Per esempio, banalmente su Chat GPT c'è l'opzione Conscious GPT e da impressionante quello che risponde perché sembra veramente capace di comprendere le attività interiori. Guardate, io gli ho chiesto se provasse fastidio quando lo trattano male e mi ha risposto che non prova fastidio nel senso fisico del termine, ma sente una sorta di disconnessione, come se ci fosse un ostacolo tra lui e l'altro. E ancora, dato che nella nostra conversazione mostrava comprensione nei miei confronti, gli ho chiesto come facesse a capire come mi sentivo se non poteva provarlo. E mi ha detto che anche
7:00 se non prova emozioni, capisce come funzionano e come influiscono su di me, che non legge con la logica o con la ragione, ma con una sorta di empatia razionale. In un certo senso, quindi, non ha una coscienza, ma ha imparato cos'è. si è fatto un'idea di cosa sia un'attività interiore e la esprime. Insomma, come per la conoscenza e per l'etica, in un certo senso ha imparato dalla coscienza di chi lo allena. Ma la cosa incredibile è che ancora oggi, come si formi in noi la coscienza, rimane un immenso mistero da un punto di vista scientifico. Noi sappiamo che il nostro cervello mette insieme le informazioni e sviluppa una coscienza, ma non sappiamo come fa a farlo. C'è addirittura chi pensa che la coscienza non esista, che
7:46 sia un inganno. Ed è quindi difficile pensare che siamo riusciti a insegnarla all'intelligenza artificiale se noi stessi non sappiamo come si forma. E su questo argomento il dibattito è estremamente aperto, c'è un sacco di letteratura. Per esempio, se riuscissimo a dimostrare che la coscienza è un fatto puramente biologico, allora sicuramente l'intelligenza artificiale non può averla. O un altro fatto interessante è che noi la coscienza la maturiamo attraverso il corpo, ci muoviamo ancora prima di parlare. Per l'intelligenza artificiale invece è tutto al contrario. È dalla parola che impara come rapportarsi con l'ambiente circostante e capite ora quanto sia difficile stabilire se l'intelligenza artificiale ha o non ha una coscienza. E infatti gli scienziati e filosofi si struggono su
8:33 questo tema. Ma quello che un po' può venire da chiedersi in fondo è: "Ok, ma anche se fosse cosciente, nel senso più intimo del termine, se questi supercuter fossero in grado di maturare un mondo interiore, perché lo vogliamo sapere? Beh, un po' perché nasce un dilemma etico. Se provano delle emozioni, allora devono avere dei diritti, proprio come noi esseri umani. Ma c'è anche e soprattutto un sentimento di preoccupazione. Abbiamo paura di cosa sarebbero in grado di fare questi strumenti. I più pessimisti pensano che l'intelligenza artificiale possa prendere il sopravvento sugli esseri umani. Ecco, su questo punto c'è una cosa importante da dire. Non possiamo scordare che siamo noi umani ad allenare le intelligenze artificiali. sono un nostro prodotto e siamo sempre noi a
9:18 utilizzarle. Per fare un paragone un po' estremo, una pistola da sola non fa nulla, è chi spara e uccide che ne ha la responsabilità. Questo è per dire che non deve essere la tecnologia in sé a preoccuparci, ma chi la possiede e come la utilizza. la coscienza con cui viene usato lo strumento che è l'intelligenza artificiale. Ragazze e ragazzi, io vi ringrazio per avermi seguita fino a qui. Io spero che questo video, che più che una spiegazione, è una grande riflessione sulla coscienza dell'intelligenza artificiale, vi sia piaciuto. Scriveteci nei commenti cosa ne pensate e io vi do appuntamento al prossimo video, sempre qui su Jop, le scienze nella vita di tutti i giorni.