0:00 Il canarino nella miniera di carbone ha smesso di cantare e lo ha fatto dopo una frase buttata lì quasi per caso durante un'intervista. Una frase che però gela il sangue. La bolla delle macchine elettriche cinesi esiste già, solo che non è ancora esplosa. E a dirla non sono io o un analista qualunque, no. a dirla è un uomo che sta dentro a quel settore, nel cuore del sistema, l'amministratore delegato di un colosso delle auto cinesi. E quando uno come lui parla, beh, bisogna stare ad ascoltare. Ma per capire cosa significa davvero, cosa si nasconde dietro a questa profezia, dobbiamo fare un passo indietro. Dobbiamo partire da un altro segnale, un segnale silenzioso lanciato dall'oracolo di Omaha, Warren Buffett. Immaginatevelo, per 15 anni ha tenuto in
0:45 portafoglio il gioiello della corona cinese BYD. ha cavalcato l'onda perfetta, l'ascesa dell'elettrico e soprattutto la marea dei sussidi che il Partito Comunista cinese ha riversato sul settore. Un investimento leggendario con profitti stratosferici. Poi un giorno, senza dire una parola, inizia a vendere non un po', tutto fino all'ultima maledetta azione. Vedete, Buffett non è uno che gioca d'azzardo, lui guarda al futuro e se dopo aver cavalcato un'onda per 15 anni all'improvviso salta giù dalla tavola, significa che ha visto lo scoglio, anzi ha visto lo tsunami, non vede più margini di sicurezza, non vi più potenziale, ha visto il rischio e quando Warren Buffett vede il rischio scappa e allora ti chiedi cos'è che ha visto. Per
1:30 capirlo bisogna guardare fuori dalla finestra, bisogna guardare in strada. Salve a tutti, Marco Casario qui e c'è una gigantesca sbornia industriale dopo una festa selvaggia, dopo una festa drogata con fiumi di denaro pubblico, un castello di carte costruito su pratiche insostenibili che si sta sgretolando. La situazione è talmente grave che uno dei più importanti amministratori delegati del settore in Cina ha appena lanciato un allarme che ha il suono di una sentenza. ha definito l'elettrico un bagno di sangue e ha predetto che il mercato dovrà eliminare la maggior parte dei produttori di auto elettriche e questa volta, a differenza della bolla immobiliare, le cui macerie sono rimaste confinate in Cina, le conseguenze di un crollo automobilistico si riverserebbero come uno tsunami su tutto quanto il
2:16 mondo, Italia compresa, perché vedete, questa intera industria non si regagge in piedi da sola, è collegata ad una macchina, una macchina a cuore polmone che pompa ossigeno artificiale nelle sue vene di giorno e di notte. E questa macchina sono i sussidi gli aiuti di stato e i crediti di imposta. Staccate la spina di questa macchina e tutto si ferma. Un colpo secco, silenzio, linea piatta. Ma da dove arrivano tutti questi soldi? Vedete, dopo il crollo controllato del settore immobiliare di cui abbiamo parlato qui nel canale YouTube, vai a vederlo questo video, il Partito Comunista cinese, nel disperato tentativo di mantenere alti i tassi di crescita del prodotto interno lordo, ha iniettato miliardi spingendo,
3:02 incentivando e creando un mostro con una capacità produttiva talmente eccessiva da non poter essere assorbita né dalla Cina né dal resto del mondo. Ed ora mostro sta iniziando a divorare se stesso. La scintilla che ha acceso questo campanello d'allarme è stata la dichiarazione passata quasi in sordina, ma che per chi sa leggere tra le righe è suonata come una sirena d'allarme in piena notte. La stessa vicepresidente di BYD, il colosso che sta conquistando il mondo, ha parlato, senza mezzi termini, di un bagno di sangue imminente e ha predetto che il mercato dovrà eliminare la maggior parte dei produttori. Pensate a questo numero. L'anno scorso in Cina c'erano 129 marchi diversi che vendevano auto elettriche o ibride. 129. Secondo
3:47 gli esperti, entro il 2030 di questi 129 ne sopravviveranno forse 15 in totale. È un'apocalisse annunciata. E la cosa ancora più surreale è che per rimanere a galla molte di queste aziende sono costrette a vendere in perdita o a svendere i propri prodotti in una guerra dei prezzi fratricida, una spirale discendente che Pechino stessa sta cercando disperatamente di fermare perché sta trascinando l'intera economia del paese verso la deflazione. E questa non è un'ipotesi, è una realtà che sta già accadendo oggi. Se guardiamo indietro scopriamo che il numero di partenza era ancora più folle. Nel 2018 esistevano 500 produttori di veicoli elettrici in Cina, 500. Un'intera foresta di aziende nate dal nulla grazie al grande piano made in China 2025, un
4:33 progetto con cui Jin Ping voleva trasformare la Cina nel leader tecnologico mondiale e per certi versi ci sono riusciti. Hanno letteralmente dipinto la mappa del mondo con i loro colori, dominando non solo in Asia, ma sbarcando in forza in Europa e Sudamerica. Ma a quale costo? Un recente reportaggio della Rutters ha squarciato il velo mostrando un quadro che ricorda sinamente l'economia pianificata dell'Unione Sovietica, fabbriche che producono senza sosta, non per soddisfare una domanda reale, ma per raggiungere obiettivi imposti dall'alto dal partito. Concessionari con i piazzali talmente pieni di auto invendute da dover ricorrere a trucchi contabili, registrando le auto come vendute a se stessi, solo per incassare i bonus dalle case madri. Immaginatevi scene surreali, auto nuove di zecca che
5:20 accumulano polvere mentre sulla carta risultano già vendute. Solo il 30% dei concessionari in Cina è inattivo. E perché questa ossessione per la produzione e la vendita? Perché ogni governatore locale, per compiacere Pechino, ha voluto la sua fabbrica di automobili, offrendo terreni a basso costo e sussidi e creando una duplicazione folle degli investimenti. Hanno costruito una capacità produttiva doppia rispetto a quella che effettivamente utilizzavano ed ora si ritrovano con questo enorme eccesso che, come uno tsunami, si sta riversando sui mercati globali. Ma non è solo una questione economica. Dietro questa spinta c'è anche un obiettivo strategico, quasi militare, la sicurezza energetica. La Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo e sa bene che le rotte marittime sono
6:06 controllate dagli Stati Uniti. In caso di conflitto, le sue forniture potrebbero essere tagliate e quindi inondare il mondo di auto elettriche. È anche un modo per ridurre la propria dipendenza dal petrolio, una mossa da maestri sulla scacchiera geopolitica globale. Ma torniamo proprio al caso di BYD. Perché se si va a leggere attentamente il suo bilancio si scopre una cosa sconcertante. Quasi un quarto del suo utile netto non deriva dalla vendita di auto, ma da una voce fumosa chiamata Altri sussidi, descritta vagamente come pagamenti per attività quotidiane. È la prova tangibile che senza il sostegno statale i conti sarebbero molto molto diversi. Ma non è solo questo, c'è un'altra anomalia, un trucco contabile. Le case automobilistiche cinesi stanno usando i loro fornitori come una banca personale,
6:53 ritardano i pagamenti in un modo che non ha e eguali nel resto del mondo. Vi porto un esempio. Mentre Toyota o Tesla pagano i loro fornitori in media ogni 60 giorni, aziende come BYD aspettano 130 giorni ed altre arrivano a 192 giorni, più di 6 mesi. stanno letteralmente spremendo la loro catena di approvvigionamento per finanziare le proprie operazioni. Questa non è più gestione finanziaria, è giocare a nascondino con i debiti. Un'analisi forense ha fatto un calcolo da brividi. Se BD pagasse i suoi fornitori con la stessa tempistica di Tesla, il suo flusso di cassa accumulato dal 2010 non sarebbe positivo per 13,9 miliardi di dollari, ma precipiterebbe ad un valore negativo di -5,2 miliardi. un
7:39 rimbaltamento di quasi 20 miliardi di dollari, un'emorragia di cassa mascherata e come se non bastasse, c'è il problema delle vendite fantasma. Le auto vengono registrate come vendute quando passano dalla fabbrica al concessionario, ma poi rimangono per mesi a prendere polvere nei piazzali per essere infine vendute come usato a km0. Un altro artificio per gonfiare i numeri e dare un'impressione di crescita che però non esiste. Ma la prova più schiacciante, la pistola fumante, non viene da una lista occidentale, viene dall'interno, viene dal cuore stesso del sistema. Ecco che Jack W, il CEO, l'amministratore delegato di un altro colosso, Great Wall Motors, in una recente intervista ha pronunciato la frase che tutti temevano: "La everrande dell'industria automobilistica esiste
8:24 già, solo che non è ancora esplosa. È una dichiarazione di una potenza devastante. sta ammettendo che c'è già un gigante con i piedi d'argilla, proprio come accadde per la società immobiliare Ever, il cui fallimento è diventato il simbolo della crisi edilizia cinese, un gigante il cui crollo potrebbe innescare una reazione a catena. E quindi cosa significa tutto questo per noi qui in Europa? Vedete, l'inondazione di auto elettriche cinesi a basso costo non si fermerà, anzi probabilmente peggiorerà perché devono liberarsi di queste scorte a qualsiasi costo, anche con i dazzi che l'Europa ha messo sui veicoli cinesi che vanno dal 17 fino al 35,3% e si aggiungono al 10% delle tariffe
9:10 standard esistenti, nel breve termine questo è comunque un vantaggio per chi compra, però c'è un'incognita enorme, un punto interrogativo grande come una casa, il valore di rivendita, prima di comprare quello che dovremmo domandarci è cosa succederà al nostro scintellante a fare tra 2 3 5 anni, quando il mercato sarà ancora più saturo e magari il marchio che avete comprato non esisterà più. Il vostro affare di oggi potrebbe trasformarsi in un pezzo da museo senza valore domani. È un rischio che in pochi stanno considerando e questo ci porta al punto cruciale. Se la bolla immobiliare cinese è stata un problema interno cinese, una crisi automobilistica avrebbe ripercussioni globali perché queste auto sono sulle nostre strade. Queste aziende sono attori internazionali, geopoliticamente rappresentano l'immagine della potenza
9:55 manifatturiera cinese nel mondo. Per questo motivo è probabile che Pechino non lascerà fallire il suo evergre automobilistico. Interverrà, salverà, consoliderà, ma il processo sarà lungo e sarà doloroso. Stiamo probabilmente solo all'inizio, nella fase in cui gli eccessi vengono a galla e il mercato inizia a separare le aziende sane da quelle che sono degli zombie economici tenuti in vita artificialmente. Per parafrasare proprio Warren Buffett è solo quando la marea si ritira che si scopre chi stava nuotando nudo ed in Cina la marea si sta iniziando a ritirare. Lasciatemi qui sotto un commento per dirmi qual è la vostra visione di questo settore, se lo conoscete in Cina. Grazie per essere arrivati fino alla fine di questo video. Un like se vi è piaciuto e vi è stato
10:42 utile. Iscrivetevi al canale se non l'avete ancora fatto. Grazie mille per l'attenzione. Buoni investimenti a tutti. Tchau.