Perché l’Italia NON funziona come il Nord Europa

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Breve Sommario

Il video esplora le ragioni per cui le società del Nord Europa appaiono efficienti e ordinate, esaminando l'influenza del protestantesimo, in particolare il calvinismo e il luteranesimo, sull'etica del lavoro e sullo sviluppo sociale. Si analizzano le radici storiche di questa etica, il ruolo dell'alfabetizzazione e dell'istruzione, e come questi fattori abbiano contribuito alla costruzione di società basate sulla fiducia e sulla responsabilità collettiva. Vengono anche discussi i limiti della tesi weberiana e le critiche mosse, evidenziando come altri fattori, come le condizioni geografiche e le risorse naturali, abbiano giocato un ruolo cruciale. Infine, si confronta il modello nordico con quello mediterraneo, sottolineando le differenze nella percezione dello Stato e nella moralità pubblica, e si riflette sulla possibilità di esportare il modello di fiducia collettiva.

  • Influenza del protestantesimo sull'etica del lavoro nel Nord Europa.
  • Importanza dell'alfabetizzazione e dell'istruzione nello sviluppo sociale ed economico.
  • Confronto tra il modello nordico basato sulla fiducia e il modello mediterraneo.

Cos’è che rende efficienti le società del Nord Europa? Lo spunto del protestantesimo

Il video si apre con una riflessione sulle ragioni per cui i paesi del Nord Europa sembrano funzionare in modo efficiente e ordinato. L'autore introduce l'argomento citando un'abitudine diffusa in Scandinavia, dove i genitori lasciano i bambini a dormire nei passeggini fuori dai bar, un comportamento che in altri contesti sarebbe considerato impensabile. Si sottolinea come i paesi nordici, come Norvegia, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, guidino le classifiche mondiali per qualità della vita e servizi pubblici efficienti, evidenziando anche i tassi elevati di restituzione di portafogli smarriti. Si introduce il tema del calvinismo, precisando che la Scandinavia è prevalentemente luterana, e si menziona il sociologo Max Weber, che utilizzò il calvinismo come caso estremo per analizzare l'etica protestante. Si distinguono le diverse correnti del protestantesimo, come luterani, calvinisti, ugonotti e anglicani, sottolineando il loro rifiuto dell'autorità papale e la convinzione di una fede vissuta in modo diretto e personale, che ha portato a un'idea di disciplina, lavoro come dovere e ordine sociale ancora oggi presente nel Nord Europa.

Capitolo 1. Le radici dell’etica del lavoro

Max Weber sosteneva che la riforma protestante, iniziata nel 1517 con le tesi di Lutero, ha plasmato comportamenti che hanno segnato l'organizzazione delle società moderne. Weber osservò che le aree protestanti, in particolare quelle calviniste, mostravano uno sviluppo capitalistico più vigoroso rispetto alle regioni cattoliche. L'etica protestante, specialmente nella sua forma calvinista, promuoveva un forte spirito del capitalismo basato su duro lavoro, disciplina e razionalità economica. Tradizionalmente, la religione cattolica incoraggiava il distacco dai beni materiali, mentre la riforma protestante, con figure come Lutero e Calvino, vedeva il lavoro quotidiano come una vocazione. La dottrina calvinista della predestinazione creava un'ansia spirituale che i fedeli cercavano di alleviare attraverso il successo negli affari, il lavoro sodo e una condotta morale irreprensibile, vedendo in ciò la prova di essere tra gli eletti di Dio. La ricchezza guadagnata veniva reinvestita nel lavoro o spesa con sobrietà, un atteggiamento definito da Weber "ascesi intramondana". Questo concetto è ben riassunto dal proverbio attribuito a Benjamin Franklin "il tempo è denaro", inteso come un imperativo morale a non sprecare il tempo e a far fruttare ogni ora in modo utile. Weber sottolinea che questi non erano semplici consigli economici, ma veri e propri precetti morali, diffusi soprattutto nelle comunità protestanti, creando un terreno culturale favorevole allo sviluppo delle economie moderne.

Capitolo 2. Come il nord costruì società efficienti

Nel periodo successivo alla riforma, l'Olanda del Seicento divenne una potenza commerciale globale e culla del capitalismo finanziario, con il calvinismo come religione ufficiale. Lo storico Philip Gorski sostiene che il calvinismo avviò una "rivoluzione disciplinare", creando un'infrastruttura di governo religioso e controllo sociale che servì da modello per gli stati moderni. Chiesa e Stato collaborarono per imporre nuovi standard di comportamento, tra cui la sorveglianza comunitaria, la punizione di condotte antisociali e la creazione di burocrazie efficienti, il tutto permeato da uno spirito religioso di disciplina. Il boom di prosperità capitalistica avvenne nell'Olanda calvinista e nell'Inghilterra protestante, mentre regioni un tempo ricche come l'Italia medicea e la Spagna imperiale rallentarono. L'Inghilterra, dopo la rivoluzione puritana e l'etica laboriosa dei suoi mercanti, divenne la fabbrica del mondo nel Settecento, inaugurando la rivoluzione industriale. Un fattore spesso sottovalutato è l'alfabetizzazione di massa e l'educazione, poiché la cultura protestante insisteva che ogni individuo dovesse leggere la Bibbia personalmente, portando alla fondazione di scuole e investimenti nell'istruzione popolare. In Svezia, una legge del 1686 obbligava i parroci a esaminare annualmente le famiglie sul catechismo, assicurandosi che sapessero leggere e comprendere la Bibbia, il che significava che ogni cittadino doveva imparare a leggere e scrivere. Di conseguenza, nel XVIII secolo l'analfabetismo era quasi scomparso in Svezia, nonostante fosse uno dei paesi più poveri d'Europa. Questo enorme vantaggio nel capitale umano spiega perché certe regioni abbiano corso più velocemente di altre, grazie ai libri, alle scuole e alla conoscenza. Il Nord Europa, plasmato dalla riforma, viveva in modo completamente diverso, trasformando la produttività in una virtù morale, una logica simile a quella necessaria per gestire un'azienda moderna.

Capitolo 3. L’altro lato della medaglia

Nonostante l'efficienza e l'ordine attribuiti alle società protestanti, è importante evitare idealizzazioni. Tra il Cinquecento e il Seicento, in molte aree riformate o di confine, si verificarono persecuzioni e cacce alle streghe, un fenomeno presente anche in aree cattoliche. A Ginevra si moralizzavano i costumi con durezza, mentre nel New England puritano si svolgevano i processi di Salem. L'ansia morale che produce ordine può degenerare in fanatismo. La tesi di Weber è stata oggetto di molte critiche: non è vero che solo i paesi protestanti prosperarono, come dimostra la Francia cattolica, che divenne una potenza industriale e militare. L'Italia, pur in un contesto cattolico, sviluppò un'economia industriale moderna. D'altra parte, non tutte le società protestanti decollarono economicamente, come la Scozia calvinista e la Transilvania riformata, che rimasero relativamente povere. Un'altra critica riguarda il senso della causalità: per Weber era la religione ad aver acceso la miccia del capitalismo, mentre altri sostengono che le regioni già più dinamiche abbracciarono più facilmente le dottrine protestanti. La riforma protestante avvenne in concomitanza con rivolgimenti politici e geografici, come la scoperta delle Americhe, e lo spostamento delle rotte commerciali dal Sud verso il Nord Europa. Anche oggi, paesi non protestanti come Giappone e Corea del Sud raggiungono performance notevoli, dimostrando che l'etica protestante non è l'unica via per una società efficiente. Inoltre, Weber non portava prove solide a sostegno della sua teoria, e studi recenti hanno mostrato che la vera differenza stava nell'alfabetizzazione: le aree protestanti avevano più cittadini capaci di leggere e scrivere, il che spiega il loro vantaggio economico.

Capitolo 4. Dalla religione alla laicità

Oggi, nei paesi nordici, la religione gioca un ruolo pubblico minimo e sono tra le società più secolarizzate al mondo. Tuttavia, continuano a mostrare comportamenti altamente etici nel senso weberiano, lavorando in modo efficiente, rispettando la legge e mostrando fiducia reciproca. L'involucro religioso è sparito, ma è rimasto il fantasma di quei valori dentro le istituzioni e la mentalità collettiva. Il sociologo Charles Taylor parlerebbe di un'età secolare in cui resistono ancora immagini morali ereditate dal cristianesimo. Nei paesi nordici vige un forte principio di uguaglianza e modestia individuale noto come "Jante Loven", che scoraggia l'arroganza dei singoli e ricorda l'umiltà protestante di fronte alla comunità. Un altro fattore fondamentale è la fiducia nello Stato e nel prossimo. Queste società hanno costruito welfare state generosi dove i cittadini accettano di pagare tasse alte in cambio di servizi eccellenti e sicurezza sociale. La differenza è che nei paesi nordici i problemi si presentano su scala ridotta e sono più gestibili se le istituzioni sono efficienti. La fiducia è considerata la base del modello scandinavo, dove il welfare è come un'assicurazione collettiva che funziona perché ci si fida che gli altri lavoreranno e pagheranno le tasse. Un esempio emblematico è la trasparenza fiscale del Nord Europa, dove i redditi sono pubblici, rafforzando la percezione di equità. In Scandinavia, evadere le tasse è socialmente riprovato, creando un divario enorme con il Sud Europa. La qualità delle istituzioni e una cultura etica più universalistica sono elementi chiave per spiegare questa differenza. Mentre nel Mediterraneo il cittadino medio paga le tasse solo se costretto e le evade sentendo che tutti lo fanno, nel Nord Europa si tende a seguire la regola anche quando nessuno guarda, interiorizzando che le norme valgono per il bene comune. Questa differenza è spiegata dal concetto di "familismo amorale", dove la moralità si applica solo alla cerchia ristretta, mentre il Nord Europa incarna una moralità generalizzata. La Chiesa protestante abituava l'individuo a rispondere direttamente a Dio, sviluppando una coscienza rigorosa valida in ogni contesto, mentre la Chiesa cattolica lasciava più spazio a doppie morali. Anche se sono stereotipi in parte, aiutano a capire perché un norvegese medio sente intimamente che evadere le tasse significa tradire la fiducia collettiva, mentre il mediterraneo medio tende a pensare che lo Stato sia un'entità ostile da cui difendersi. Un'altra differenza si nota nei luoghi pubblici, dove al nord lo spazio comune è sentito come bene di tutti, mentre nel Mediterraneo spesso come terra di nessuno.

Capitolo 5. Mission Impossible?

La "Mission Impossible" riguarda la corruzione e la percezione che ne deriva. Nei vari indici internazionali, paesi come Danimarca, Finlandia e Svezia risultano tra i meno corrotti al mondo e con alti livelli di fiducia nelle istituzioni, mentre l'Italia sta di solito molto più in basso. Uno studio del 2016 ha mostrato che gli italiani risultavano più onesti degli inglesi quando le regole erano le stesse, suggerendo che non è una questione di DNA morale, ma di contesto. In Italia molte persone evadono perché tanto lo fanno tutti e perché tanto lo Stato spreca, ma se messi in un sistema equo e ben funzionante sarebbero probabilmente onesti. La cultura non è statica, il che dà speranza che il problema non sia insuperabile. Italiani o greci non sono geneticamente truffaldini, ma hanno interiorizzato comportamenti adattivi a un certo ambiente storico. Cambiando l'ambiente possono cambiare anche loro, come dimostrano le comunità italiane migrate nel Nord Europa o in Nord America, che si adattano alle regole locali e diventano rispettose delle leggi. Tuttavia, il Nord Europa offre un esempio di circolo virtuoso dove fiducia genera fiducia, mentre in paesi con bassa fiducia come l'Italia vige il circolo vizioso, con più controlli punitivi e una burocrazia più soffocante. Il sistema italiano parte dal presupposto che il contribuente medio probabilmente bara, mentre quello svedese presuppone che probabilmente il cittadino è onesto. Questa diversità di impostazione ha profonde radici storiche. Il mondo mediterraneo ha ricevuto dall'Impero Romano e dalla controriforma un'impostazione di autorità centralizzata e rigida, dove la legge era sentita come un'imposizione calata dall'alto, mentre certe regioni d'Europa godettero di più ampie autonomie civiche storicamente, sviluppando prima uno spirito pubblico. L'Italia e altri paesi del Mediterraneo ci sono arrivati più tardi e ne portano le cicatrici in termini di inefficienza e clientelismo. Sarebbe semplicistico dare tutto il merito a Lutero e Calvino: ci sono voluti anche buoni governi, democrazie stabili, scelte politiche oculate e qualche favore dalla storia, come stare fuori da invasioni devastanti o da guerre civili prolungate. I nordici non sono il paradiso, hanno problemi come burocrazia, tasse altissime e questioni di integrazione. L'etica ferrea del dovere può sfociare in stress sociale e tassi di depressione elevati. Nessun modello è esportabile al 100% e l'alta fiducia della Svezia probabilmente è impossibile da esportare altrove. La vera domanda è se siamo pronti a costruire fiducia collettiva oppure continueremo a preferire la furbizia individuale.

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Trascrizione

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0:00 Da quando 2 anni fa ho girato questo commentario sui fiordi occidentali in Islanda, mi porto dietro una domanda e cioè perché buona parte dei paesi del Nord Europa sembra funzionare come una macchina benoliata e soprattutto ordinata? Prima però una premessa, il video di oggi non parla di nord virtuoso e sud vizioso né di DNA culturali. Anche il nord ha i suoi problemi. Ma per capire da dove nasce quel senso di fiducia collettiva che ancora oggi distingue certi paesi, c'è un caso su tutti che mi piace tirare fuori ogni volta che un po' lo esemplifica. A Bergen, in Norvegia o in altre città della Scandinavia, può capitare di vedere i passeggini parcheggiati fuori dai bar anche sotto la neve. Dentro ci sono bambini che dormono tranquilli, mentre i genitori stanno dentro a bere. Da noi sarebbe impensabile. Quindi è una follia oppure un'abitudine consolidata?

0:47 Ebbene, i paesi nordici, Norvegia, Danimarca, Svezia e aggiungiamo anche i vicini paesi bassi, che non sono nordici ma ok, guidano costantemente le classifiche mondiali per qualità della vita e servizi pubblici efficienti. Stando a esperimenti condotti in 40 paesi, queste nazioni hanno anche i tassi più alti di portafogli smarriti restituiti ai legittimi proprietari pieni. In altre parole, in Finlandia o Danimarca se perdi il portafoglio non hai la certezza ovviamente di ritrovarlo, ma comunque hai buone probabilità che uno sconosciuto te lo restituisca. >> C'è un'origine particolare di questo codice culturale che continua a funzionare ancora oggi? Molti citano il calvinismo in tal senso, ma a scanso di

1:33 equivoci la Scandinavia non è mai stata calvinista. Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda sono tutte luterane. Il calvinismo vero e proprio si è sviluppato altrove: in Svizzera, nei Paesi Bassi, in Scozia e nella Francia Ugonotta. Quindi perché parliamo di Jean Kouvan Giovanni Calvino? Perché il sociologo e filosofo ottocentesco Max Weber lo utilizzò come caso estremo, anche se la sua tesi riguardava l'etica protestante in generale. Ma facciamo un minimo di ordine tra questi protestanti. I luterani, quelli del Nord Europa, seguivano Lutero e la sua idea che anche il lavoro quotidiano fosse una vocazione. Non solo il preto e il monaco servivano Dio, lo facevano anche il contadino che arava i campi, l'artigiano che forgiava il ferro o il mercante che teneva in ordine i suoi registri. Fare bene il proprio lavoro era già un atto

2:19 di fede. I calvinisti invece erano più radicali, credevano nella predestinazione, cioè Dio aveva già deciso chi si sarebbe salvato e chi no, ma siccome nessuno poteva saperlo, l'unico modo per sperare di essere tra gli eletti era condurre una vita irreprensibile, cioè lavorare senza sosta, evitare sprechi e mostrare disciplina e austità. Era un po' come vivere sotto osservazione costante in attesa di un segnale divino. Yugonotti erano i calvinisti francesi, perseguitati dai re cattolici perché considerati eretici, vennero cacciati o costretti a fuggire dalla Francia e quindi portarono con sé capitali, saperi e reti commerciali che andarono ad arricchire i paesi che l'accsero, come l'Olanda o l'Inghilterra. E poi c'erano gli anglicani, il caso particolare dell'Inghilterra. Ecco, tutte queste correnti diverse tra loro ricadono sotto

3:07 lo stesso ombrello, il protestantesimo. In comune avevano il rifiuto dell'autorità del Papa e la convinzione che la fede andasse vissuta in modo diretto e personale. E da quelle differenze è nata anche una certa idea di disciplina, di lavoro come dovere, di ordine sociale che nel nord Europa anche oggi ha lasciato tracce profonde. Per capirle però, dobbiamo tornare all'Europa appena uscita dalla riforma protestante. Preparatevi perché sarà un video lungo e molto denso, spero però non pesante. Per semplificarmi la vita lo divido in capitoli, anche per affrontare i vari punti di vista o meglio i vari lati della medaglia. Why do the Nordic people want to pay high taxes? A they trust their government will use them effectively, efficiently

3:53 and well. And number two, they know what my father told me when I was a boy. You get what you pay for. Secondo Max Weber, sociologo di fine 800, fu con la riforma protestante iniziata nel 1517 con le tesi di Lutero, che prese la forma quei comportamenti destinati a segnare per secoli l'organizzazione delle società moderne. Beber osservò che le aree protestanti, in particolare quelle calviniste, mostravano uno sviluppo capitalistico più vigoroso rispetto a molte regioni cattoliche e qui formulò la sua celebre tesi e cioè l'etica protestante, specialmente nella sua forma calvinista, plasmava uno, citiamo spirito del capitalismo fatto di duro lavoro, disciplina e razionalità economica.

4:39 Weber notò che tradizionalmente la religione incoraggiava il distacco dai beni materiali. Per un buon cattolico medievale la salvezza dell'anima contava più del profitto e chi accumulava ricchezza rischiava il peccato dell'avarizia. La Chiesa cattolica in sostanza, offriva la salvezza tramite i sacramenti e l'obbidienza all'autorità clericale senza incoraggiare troppo l'inseguimento di ricchezze terrene. Ma con la riforma qualcosa cambia. Figure come Lutero e soprattutto Calvino cominciano a vedere il lavoro quotidiano del popolo come una vocazione. Ogni professione utile può essere, tra virgolette chiamata da Dio, degna quanto la vita contemplativa. Fin qui sembra soltanto un cambiamento teologico, ma Weber ci mette di fronte a un risvolto psicologico molto interessante. La dottrina calvinista della predestinazione predicava che Dio

5:26 dall'inizio dei tempi ha già deciso chi si salverà e chi no. Però un fedele non può saperlo con certezza e questo creava un'ansia spirituale non da poco. Come alleviarla? Beber sostiene che i calvinisti cercavano segni della propria salvezza nella vita terrena. Vale a dire se riesco negli affari, se lavoro sodo senza accedere all'ozio, se mantengo una condotta morale irreprensibile, forse posso intravedere in ciò la prova di essere uno degli eletti di Dio. Questo porta a una sorta di gara con se stessi, a comportarsi in modo laborioso, frugale, onesto, quasi a voler dimostrare di essere prescelti. La ricchezza guadagnata, invece di finire in lussi considerati peccaminosi, veniva reinvestita nel lavoro o spesa con sobrietà. Weber chiamava questo atteggiamento ascesi in tramondana, vivere in modo austero, pur restando nel

6:11 mondo. In pratica il protestante poteva godere dei frutti del proprio lavoro, ma sempre con senso del dovere e senza ostentazione. Questa mentalità è ben riassunta dal proverbio attribuito a Benjamin Franklin. Remember that time is money, cioè il tempo e denaro. Franklin, figlio della cultura puritana in America, lo intendeva non in senso gritto, ma come un imperativo morale a non sprecare il tempo, che è un dono di Dio e a far fruttare ogni ora in modo utile. Weber sottolinea proprio questo aspetto. Motti come quello di Benjamin Franklin non erano semplici consigli economici, ma veri e propri precetti morali. In altre parole, secondo Franklin, lavorare sodo ed essere efficienti non era soltanto utile, ma era giusto. E Weber però aggiunge anche un dettaglio decisivo, cioè secondo lui questo spirito non si diffuse ovunque,

6:57 ma soprattutto nelle comunità protestanti, cioè dove finì in fin dei conti per creare un terreno culturale favorevole allo sviluppo delle economie moderne. Ma ora capiamo il perché. Proviamo un attimo a visualizzare le società nord e centroeuropee nei secoli dopo la riforma. Siamo in Olanda nel 6ic, un paese relativamente piccolo che diventa improvvisamente una potenza commerciale globale, culla del capitalismo finanziario. La religione ufficiale è il calvinismo della Chiesa riformata olandese. Secondo lo storico Philip Gorski, proprio il calvinismo qui avviò una sorta di rivoluzione disciplinare. Cosa intende? Ebbene, Gorski nota che citiamo Calvino e i suoi seguaci crearono un'infrastruttura di governo religioso e di controllo sociale

7:44 che servì da modello per gli stati moderni. La Chiesa e lo Stato, soprattutto in paesi come l'Olanda e più tardi la Prussia, collaborarono per imporre nuovi standard di comportamento, tra cui sorveglianza comunitaria dei costumi, punizione di condotte antisociali, creazione di burocrazie efficienti e il tutto permeato da uno spirito religioso di disciplina. Possiamo quasi immaginarci il tipico burocrate olandese del Seico, spesso un burghese devoto, mentre registrava scrupolosamente i conti della città di Amsterdam come se stesse compiendo una missione religiosa. Non a caso, il vero e proprio boom di prosperità capitalistica nell'era moderna avvenne nell'Olanda calminista e nell'Inghilterra protestante, mentre regioni un tempo ricche come l'Italia Medicea o la Spagna imperiale cominciavano a rallentare.

8:30 L'Inghilterra, in particolare, dopo la sua rivoluzione puritana e l'etica laboriosa dei suoi mercanti, divenne la fabbrica del mondo nel 700, inaugurando la rivoluzione industriale. Un fattore spesso sottovalutato è l'alfabetizzazione di massa e l'educazione. La cultura protestante insisteva che ogni individuo doveva leggere la Bibbia personalmente. Questo semplice fatto ebbe conseguenze rivoluzionarie. Già nel 500 e nel 600 le regioni protestanti fondarono scuole e investirono nell'istruzione popolare come mai prima. Un esempio illuminante viene dalla Svezia. La legge della chiesa svedese del 1686 obbligava i parroci a tenere ogni anno un esame di catechismo a tutte le famiglie, assicurandosi che sapessero leggere e comprendere la Bibbia. Ciò nella pratica significava che ogni cittadino che fosse

9:15 uomo, donna o bambino doveva imparare a leggere e ogni villaggio quindi dovette organizzare scuole di base per insegnare almeno la lettura e la scrittura. Il risultato era che già nel X secolo l'analfabetismo era quasi scomparso del tutto in Svezia, sebbene lo ricordiamo il paese fosse tra i più poveri d'Europa al tempo. Tutto questo, mentre in molte regioni cattoliche dell'epoca leggere e scrivere erano ancora un privilegio di elite e clero. Questo enorme vantaggio nel capitale umano può spiegare perché certe regioni abbiano corso più veloci di altre. Leber forse aveva intuito l'effetto culturale, ma sono comunque stati i libri, le scuole, la conoscenza. a dare un impulso concreto alle economie nordiche. Il Nord Europa, e lo ricordo con Nord intendo anche quella che noi chiamiamo Mittel Europa, quindi quella

10:01 regione plasmata dalla riforma, non solo pregava in modo diverso, ma viveva in modo completamente opposto. Come detto, la mentalità protestante aveva trasformato la produttività in una virtù morale. Oggi quella stessa logica non è neanche tanto lontana da quella che serve per gestire una qualsiasi azienda. Ed è qui che entra in gioco ODO, il partner del nostro video. Oduo è un software gestionale intuitivo, scalabile e automatizzato che vi permette di tenere sotto controllo tutto da un unico posto. Offre più di 45 applicazioni integrate tra loro per gestire vendite, contabilità progetti magazzino siti web, dipendenti. Quando dico tutto, tutto. Io, ad esempio, trovo molto utile l'applicazione fatturazione perché in pratica mi permette di creare, inviare e registrare le fatture in pochi secondi

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11:32 hosting e supporto illimitati. Ma ora tornando ai calvinisti e protestanti, sorge un dubbio. E se la teoria di Weber fosse esagerata, in fin dei conti, oltre alla religione, c'è sempre un pezzo di realtà materiale che conta. Clima duro, stagioni brevi, comunità piccole e cooperative hanno tutte storicamente spinto i nordici a coordinarsi e pianificare per sopravvivere in una geografia inclemente. E poi sono arrivate anche le risorse a partire dal legname tagliato nel nord della Svezia fino ai minerali della Lapponia, fino ad arrivare molto più tardi, negli anni 70 al petrolio norvegese. In parallelo, lo spostamento delle rotte commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico ha premiato porti e città del nord. Sono tutti ingredienti che insieme all'alfabetizzazione luterana hanno reso credibili regole e istituzioni. Ma c'è

12:20 anche un altro lato della medaglia. A questo punto potremmo pensare che abbiamo finalmente trovato la risposta. Grazie signor Calvino, grazie signor Lotero, li avete resi semplicemente più efficienti di noi miserianei. Ma attenzione a non correre troppo e soprattutto niente idealizzazioni. Le società protestanti non furono soltanto disciplina e scuole. Tra 500 e 600, proprio in molte aree diformate o di confine, esplosero persecuzioni e caccia le streghe. Questo fenomeno avvenne ovviamente anche in aree cattoliche. A Ginevra si moralizzavano i costumi con durezza, mentre nel New England puritano arrivavano i processi di Salem. La stessa ansia morale che produce ordine, come capirete bene, può anche facilmente degenerare in fanatismo. È un po' il lato ambivalente di quel rigore che stiamo raccontando. Per questo la tesi

13:05 di Weber, per quanto affascinante sia, è stata oggetto di molte critiche. Ad esempio, è davvero vero che solo i paesi protestanti prosperarono? In parte sì, ma ci sono eccezioni notevoli. Per dire, la Francia rimase a maggioranza cattolica e tuttavia dalla fine del 700 in poi diventò una potenza industriale e militare di primo piano. Basti pensare all'epoca napoleonica. L'Italia, pur in un contesto cattolico, sviluppò nell'800 e poi nel 9'economia industriale moderna. Si pensi al triangolo industriale Milano Torino, Genova. D'altra parte non tutte le società protestanti decollarono economicamente. Lo storico Mcallock fa notare che luoghi come la Scozia calvinista o la Transillvania riformata con la sua chiesa unitaria rimasero relativamente poveri e arretrati nell'era preindustriale. La Scozia, patria di rigidi presbiteriani, fino a fine 700, era considerata periferia misera

13:52 dell'Europa. Un'altra critica importante al teorema austerità religiosa uguale prosperità economica riguardava il senso della causalità. Per Weber era la religione ad aver acceso la miccia del capitalismo moderno, quasi l'opposto di Marx, che invece vedeva le idee come un risultato delle condizioni economiche. Ma altri hanno ribaltato la domanda e se fosse andata al contrario? Forse non è stata la fede a generare la ricchezza, ma sono state le regioni già più dinamiche ad abbracciare con più facilità le dottrine protestanti. Ad esempio, le città mercanti delle Fiandre dell'Inghilterra erano terreni fertili per nuove idee, incluso il calvinismo e l'individualismo religioso. Inoltre, la riforma protestante non avvenne nel vuoto, ma arrivò in concomitanza con rivolgimenti politici e geografici come la scoperta delle Americhe. Storici economici come Fernan Brodell e altri

14:39 sottolineano che l'asse della ricchezza si spostò dal Sud, quindi da Italia e Penisola Iberica, verso il Nord Europa nel 6ic, anche per ragioni geopolitiche, tra cui guerre, imperi coloniali e l'apertura di tutte le nuove vie marittime. E che dire dell'oggi? dove vediamo paesi non protestanti raggiungere comunque performance notevoli. Il Giappone e la Corea del Sud esempi lampanti di società efficienti, tecnologicamente avanzate e relativamente oneste pur senza un passato protestante. Il Giappone ha radici confucciane scinto, la Corea ha una mescolanza, ma non certo il calvinismo del X secolo. Tutto questo per dire che l'etica protestante può aver dato sì una spinta iniziale in Europa, ma non è certo l'unica via per arrivare a una società efficiente. In più molti hanno fatto notare che Weber

15:25 non portava prove solide a sostegno della sua teoria. Negli anni 40 lo storico svedese Kurt Samuelson lo criticò apertamente. Secondo lui la crescita economica non seguiva uno schema religioso preciso perché c'erano periodi in regioni dove i cattolici crescevano quando i protestanti non lo facevano e viceversa. Studi più recenti poi hanno provato a misurare i dati in modo più oggettivo. Uno studio di Becker Sasha, economista e Lutger Vossman, storico del 2009, ha mostrato che la vera differenza stava, come detto, nell'alfabetizzazione. Le aree protestanti avevano molti più cittadini capaci di leggere e scrivere e questo spiega quasi del tutto perché fossero più avanti anche economicamente. Dietro Dio in realtà c'erano i libri, c'era la lettura ed entrambe le cose ti permettevano di avere le chiavi del

16:10 sapere intero. Ok, adesso però facciamo un salto nel presente. Oggi nei paesi nordici la religione gioca un ruolo pubblico minimo. A dirla tutta sono tra le società più secolarizzate al mondo. In Danimarca appena il 3% della popolazione va in chiesa almeno una volta a settimana, in Svezia circa il 7%. Eppure, senza fare sviolinate, sia chiaro, i dati indicano che questi popoli continuano ad avere comportamenti altamente etici nel senso weberiano. Lavorano sempre più in modo efficiente, ce lo ricorda il Financial Times con questo titolo. Gli olandesi stanno silenziosamente passando la settimana lavorativa di 4 giorni, rispettano in media la legge e mostrano fiducia reciproca. È come se l'involucro religioso fosse sparito, ma fosse

16:56 comunque rimasto il fantasma di quei valori dentro le istituzioni e dentro la mentalità collettiva. Il sociologo canadese Charles Taylor parlerebbe di un'età secolare in cui, pur senza più fede, resistono ancora delle immagini morali ereditate dal cristianesimo. Ad esempio, nei paesi nordici vige fortissimo un principio di uguaglianza e modestia individuale noto come Yante Loven, letteralmente la legge di Yante, una norma culturale non scritta che dice in sostanza non credere di essere speciale, non montarti la testa perché siamo tutti identici. Questo precetto che scoraggia l'arroganza dei singoli ricorda un po' l'umiltà protestante di fronte alla comunità. A questo possiamo aggiungere un altro fattore fondamentale, la fiducia nello Stato e nel prossimo. Trust each other

17:41 economically economicers. Queste società hanno costruito welfare state generosi dove, anche se oggi sono decisamente più in crisi rispetto al passato, i cittadini accettano di pagare tasse molto alte in cambio di servizi eccellenti e di sicurezza sociale. Non è una questione di numeri, anche perché avere 5 milioni di abitanti non rende automaticamente facile governare un paese. I problemi sono proporzionali. La differenza è che nei paesi nordici gli stessi problemi che esistono anche in un'Italia da 60 milioni di persone, questi si presentano su scala ridotta e quindi se le istituzioni sono efficienti sono più gestibili. Ma secondo voi questi 5 milioni di abitanti, milione più milione meno, pagherebbero tutti volentieri le tasse non si fidassero

18:27 l'uno dell'altro e soprattutto dello Stato? Probabilmente no. Infatti la fiducia è considerata la base del modello scandinavo, al punto che in Danimarca si dice spesso che il welfare è come un'assicurazione collettiva, funziona perché tu ti fidi che gli altri lavoreranno e pagheranno le tasse e loro si fidano di te. E qui vi chiedo, preferireste vivere in una società che vi controlla poco ma vi chiede fiducia o in una che vi sorveglia in tutto e per tutto perché non si fida di voi? Un esempio emblematico è la trasparenza fiscale del Nord Europa. In Svezia, per principio costituzionale, chiunque può chiedere al fisco di conoscere il reddito di un cittadino. In Finlandia esiste addirittura il giorno delle tasse, quando i redditi diventano pubblici. In Islanda ogni anno la rivista economica Freuls Werschlun pubblica il Tech Bladid, l'elenco con i

19:13 redditi imponibili dei cittadini più ricchi del paese. In Norvegia invece le cosiddette scatter, le liste delle tasse, sono accessibili online, sebbene dal 2014 ogni consultazione sia tracciata e notificata alla persona interessata. Già nell'800 in Norvegia i redditi venivano affissi al municipio per pubblica conoscenza. L'idea di fondo è che se tutti sanno tutto nessuno farà il furbo e soprattutto così si va rafforzando la percezione di equità. Non a caso l'Agenzia delle tasse in Svezia risulta tra le istituzioni più rispettate in assoluto dai cittadini. Nel 2022 l'84% dei cittadini dichiarava di avere alta fiducia nelle tasse. Lo so, sono quasi utopistico a noi. Nordics did not trust their governments because their governments were run by their economices and there was no reason

19:59 for them to trust their governments. The second point about taxes. There's no reason why we should pay more taxes. I think when the taxes most of the taxes go to the military and CIA and NSA surveiling of us. Ma resta il fatto che in Scandinavia evadere le tasse è socialmente riprovato, quasi vergognoso. Questo fa sì che tra Nord e Sud Europa, sul fronte fiscale almeno, il divario è enorme. In Italia il sommerso viene stimato all'11-1% del PIL secondo l'Istat, ma alcune ricerche accademiche arrivano a cifre anche più alte. Nei paesi nordici invece il sommerso si muove su un livello molto più basso, circa 3-8% a seconda dei metodi. Per capire questa differenza, molti studiosi indicano due elementi

20:44 chiave: la qualità delle istituzioni, cioè se lo Stato funziona, i cittadini sono più invogliati a contribuire e una cultura etica più universalistica in termini semplici e chiaramente generalizzando, perché troverete anche in Norvegia chi non paga le tasse, mentre da noi in Italia c'è sicuramente chi le paga con felicità. In un paese mediterraneo il cittadino medio paga le tasse soltanto se costretto e magari le evade sentendo che tutti lo fanno. Questa è un po' la cultura della furbizia. Il cittadino nordico invece tende a seguire la regola anche quando nessuno guarda perché fin da piccolo interiorizza che le norme valgono per il bene comune e quindi tutti gli altri faranno lo stesso. Questa differenza la spiegava già nel 1950 l'antropologo Edward Banfield che cogiò il termine familismo amorale osservando alcune comunità rurali italiane. In queste

21:31 comunità la moralità si applicava soltanto alla cerchia ristretta, cioè alla famiglia, ai parenti e agli amici, mentre al di fuori di questa cerchia vigeva la legge del più furbo. Al contrario, il nord Europa incarna una moralità generalizzata dove gli stessi principi etici valgono verso chiunque, sia esso un parente o uno sconosciuto. È una distinzione che affonda in secoli di evoluzione sociale. La Chiesa protestante, avolendo la mediazione dei santi e della gerarchia, abituava l'individuo a rispondere direttamente e solo a Dio e quindi a sviluppare da sé una propria coscienza rigorosa valida in ogni contesto. La Chiesa cattolica con la sua struttura più verticale comunitaria, a volte indulgente tramite confessione e mediazioni, forse involontariamente lasciava più spazio a doppie morali, una per la famiglia e una

22:16 per lo stato percepito come entità lontana. Chiaro, sono stereotipi in parte, ma possono aiutarci a capire perché oggi magari, pur essendo ateo, un norvegese medio sente intimamente che evadere le tasse significa tradire la fiducia collettiva, mentre il Mediterraneo medio, anche onesto, tende a pensare che lo Stato sia un altro, un'entità quasi ostile da cui difendersi, retaggio forse di secoli di dominazioni e tasse imposte dall'alto. Un'altra differenza si nota nei luoghi pubblici. I sociologi lo chiamano universalismo morale e qui ci rientra tutto, dalle buche nell'asfalto alla pulizia delle strade, dalla cura dei parchi alla viabilità. Al nord lo spazio comune è generalmente sentito come bene di tutti, nel Mediterraneo spesso come terra di nessuno e la conseguenza quindi

23:02 è chiara. Nel primo caso ti comporti bene anche quando nessuno ti guarda, nel secondo ti adatti al contesto, cioè al caos. Questo non significa che i nordici siano santi in vacanza, anzi, quando non c'è il loro contesto di regole e sanzioni di origine, anche loro possono comportarsi peggio. Vi ricordate di sicuro le notizie di anonimi guidatori con targa svizzera che scaricano la loro spazzatura sul lato del confine italiano proprio perché sanno di essere impuniti? E qui forse sta la vera differenza, cioè che in Svizzera o in altri paesi quelle regole sono credibili e rispettate da tutti. Quindi lo spazio pubblico resta curato perché altrimenti scattano i problemi. Lo stesso vale sulle strisce. Generalmente a Bergen l'auto si ferma e il pedone attraversa sereno. Da noi invece spesso è un terno al lotto con ammessi insulti. E torniamo alla solita domanda. È davvero una questione di

23:48 educazione civica oppure di fiducia reciproca? Lo si vede in mille altri dettagli quotidiani di rispetto pubblico, anche legato alla sicurezza su strada. Nei paesi mediterranei capita di vedere tre persone su un motorino senza casco. A Trondim Rei Kiaavik sarebbe semplicemente impensabile o quantomeno sarebbe un'eccezione rarissima. Non è questione di DNA o di caratteri genetici, ma di aspettative reciproche anche qui, dove tutti sanno che le regole sono negoziabili e quindi senza ripercussioni, ci si adatta e si aggirano. Dove invece lo Stato è credibile e la regola è rispettata da tutti, diventa impensabile anche soltanto provarci. È un gioco di fiducia collettiva. Se io so che tu rispetti le regole, le rispetto anch'io, ma se so che non lo fai, mi sento stupido a farlo. Questo codice culturale è riassunto perfettamente nella Yant

24:34 Loven, scandinava, di cui abbiamo già parlato, cioè non credere di essere speciale, non pretendere eccezioni, è l'anticorpo contro il classico parcheggio qui un attimo che vuoi, sto soltanto quei 5 minuti in doppia fila. Because if they fail with that, if you have corruption for example and it's not transparent and if we don't believe that the playing field is even, eh we will think that eh the state doesn't support good behavior and they don't punish the bad guys. >> Ma allora, come si costruisce la fiducia collettiva? Ebbene, non nasce dal nulla. sono le istituzioni, è lo Stato a doverla coltivare, mostrando per primo di essere credibile per non apparire e non essere corrotto. Eppure anche qui i problemi non mancano. La Mission Impossible di cui parliamo è

25:20 la corruzione e la percezione che dà questa deriva. Nei vari indici internazionali, paesi come Danimarca, Finlandia e Svezia risultano costantemente tra i meno corrotti al mondo e con alti livelli di fiducia nelle istituzioni. L'Italia, insieme ad altre latitudini mediterranee, sta di solito molto più in basso. C'è un detto popolare: gli italiani fanno i furbi, i tedeschi fanno i seri. Oddio, se ripenso alla Volkswagen, parliamone fino a un certo punto. Lo studio Willing to Pay, pubblicato nel 2016, ha messo cittadini britannici e italiani in situazioni identiche di pagamento tasse in laboratorio. Contro ogni aspettativa, gli italiani risultavano più onesti degli inglesi quando le regole erano le stesse. Un risultato ancora una volta che suggerisce come non sia una

26:05 questione di DNA morale, ma piuttosto di contesto. In Italia molte persone vadono perché tanto lo fanno tutti e perché tanto lo Stato spreca, ma se messi in un sistema equo e ben funzionante sarebbero probabilmente leggi. Questo per dire che la cultura non è statica, il che ci dà speranza che il problema non sia insuperabile. Italiani o greci non sono geneticamente truffaldini, hanno però interiorizzato comportamenti adattivi a un certo ambiente storico. Cambiando l'ambiente possono cambiare anche loro. Pensiamo alle comunità italiane migrate nel Nord Europa o in Nord America. Spesso si adattano alle regole locali e nel giro di una o due generazioni diventano, in linea generale rispettose delle leggi come gli autoctoni. Tuttavia rimane vero che al netto delle dovute eccezioni, il Nord Europa, che può andare dalle isole Faroe alla Norvegia o

26:51 alla Finlandia o quello che volete, offre un esempio di circolo virtuoso dove fiducia genera fiducia. Al contrario, in paesi con bassa fiducia come l'Italia vige il circolo vizioso. Ci sono più controlli punitivi, c'è una burocrazia più soffocante perché lo Stato non si fida, a questo peggiora la vita ai cittadini e li rende più arrabbiati e inclina a imbrogliare se possono. Il sistema italiano parte dal presupposto che il contribuente medio probabilmente bara. Quello svedese presuppone che probabilmente il cittadino è onesto e questa diversità di impostazione ha profonde radici storiche. Ed è qui che ritorna la religione, ma stavolta in modo indiretto. Il mondo mediterraneo ha ricevuto dall'Impero Romano e dalla controriforma del 1500 un'impostazione di autorità centralizzata e rigida, dove la legge era spesso sentita come

27:38 un'imposizione calata dall'alto o da Dio tramite la Chiesa, non come risultato del patto tra cittadini. Senza colpevolizzare nessuno è innegabile che certe regioni d'Europa che godettero di più ampie autonomie civiche storicamente svilupparono anche prima quello eh spirito pubblico di cui oggi beneficiano. L'Italia e altri paesi del Mediterraneo ci sono arrivati più tardi e ne portano le cicatrici in termini di inefficienza e clientelismo. Basti pensare che in Italia l'istruzione di massa è arrivata soltanto dopo l'unità a fine 800 con tassi di analfabetismo altissimi fino ai primi del 900 mentre la Svezia come detto era scolarizzata da ben due secoli. Ma sarebbe semplicistico dare tutto il merito a Lutero Calvino. Ci sono voluti anche buoni governi, democrazie stabili, scelte politiche oculate e probabilmente qualche favore dalla storia. Ad esempio, stare fuori da

28:24 invasioni devastanti o da guerre civili prolungate. Il Nord Europa è stato relativamente pacifico internamente dopo il X secolo, a differenza dell'Italia o di altri paesi. Resta però una punta di dubbio. E se stessimo idealizzando troppo? I nordici non sono il paradiso, anche loro hanno problemi come burocrazia, tasse altissime e recentemente anche questioni di integrazione, come ricorderete da questo mio video sulla Svezia. L'etica ferrea del dovere può anche sfociare in stress sociale, in tassi di depressione elevati. Curiosamente, nei paesi scandinavi la felicità va di pari passo con alti consumi di antidepressivi che sono contraddizioni di un modello apparentemente perfetto. L'analista Charles Bonen dice che nessun modello è esportabile al 100% e che anche l'alta fiducia della Svezia probabilmente è impossibile da esportare altrove. La vera domanda è: siamo davvero pronti a

29:11 costruire fiducia collettiva oppure continueremo a preferire la forbizia individuale? Io a giudicare anche da certi politici che abbiamo una certa risposta ce l'ho, ma spero di sbagliarmi per il futuro. Un grazie a tutti voi se siete arrivati alla fine di questo video, perché è stato veramente lungo e difficile anche da editare. Ma prima di chiudere, se anche voi, come me, siete amanti del grande nord del Nord Europa, non posso che ricordarvi questo nostro viaggio in partenza per i fiordi occidentali islandesi su Viandar. Potete farvi un'idea dell'itinerario spettacolare che faremo attraverso il nostro documentario girato in Islanda qualche anno fa? Questo qui. Esploreremo l'Islanda meno visitata, quella meno battuta in luoghi che sembrano usciti fuori proprio dalledda di Snorris Turtluson. È >> qualcosa di indescrivibile. Io non ho mai visto una cosa

29:56 così bella. Questa è la cascata gigante e come sempre per il gruppo di viaggio che si andrà a creare trovate maggiori informazioni su tutto, compresi i costi l'itinerario nel link di andare qui sotto in descrizione per Aspera ad Astra. M.

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