Psicologia sociale 2. L'esperimento carcerario di Stanford e l'effetto Lucifero

Psicologia sociale 2. L'esperimento carcerario di Stanford e l'effetto Lucifero

Breve Sommario

Questo video esplora l'effetto Lucifero, la capacità di circostanze specifiche di trasformare individui normali in persone capaci di atti malvagi. Attraverso l'analisi dell'esperimento carcerario di Stanford condotto da Philip Zimbardo, il video esamina come fattori situazionali come la deindividuazione, la deumanizzazione, la diffusione della responsabilità, l'obbedienza acritica all'autorità, l'eterodirezione e il conformismo possano portare persone comuni a compiere azioni inimmaginabili. Il video sottolinea che il male non è intrinseco a individui specifici, ma può emergere in chiunque in determinate condizioni.

  • L'errore fondamentale di attribuzione porta a credere che il male derivi da inclinazioni personali.
  • L'esperimento carcerario di Stanford dimostra come il contesto possa influenzare il comportamento umano.
  • L'effetto Lucifero si manifesta attraverso deindividuazione, deumanizzazione, diffusione della responsabilità, obbedienza acritica, eterodirezione e conformismo.

L'idea che il male venga da un'inclinazione personale è un errore fondamentale d'attribuzione

Si discute dell'errore fondamentale di attribuzione, ovvero l'idea che la tendenza a compiere il male derivi da una volontà malata o perversa, un'inclinazione personale. Questa convinzione è considerata un'attribuzione ingenua che fa presa sul senso comune, poiché rassicura le persone sull'eccezionalità del male e sulla sua presenza solo in determinati individui o ambienti, come criminali e periferie degradate. Tale convinzione permette agli individui di proiettare il male sull'altro, preservando una buona immagine di sé.

Questo errore rassicura sull'eccezionalità del male

La convinzione che il male sia commesso solo da persone violente che scelgono di esserlo è un errore che rassicura sull'eccezionalità del male. Si ritiene che il male sia presente solo in certe persone e ambienti, come criminali e periferie degradate. Questo permette agli individui di proiettare il male sugli altri, mantenendo una buona immagine di sé e pensando implicitamente di non essere capaci di tali misfatti.

L'esperimento carcerario di Phil Zimbardo e l'effetto Lucifero

Viene introdotto l'esperimento carcerario di Stanford del 1971, condotto dallo psicologo Philip Zimbardo. L'esperimento, descritto nel libro "The Lucifer Effect", esplora come determinate circostanze possano scatenare aggressività e comportamenti negativi anche in individui normali. L'effetto Lucifero si riferisce proprio a questo complesso di circostanze che portano persone comuni a compiere atti malvagi.

Le domande giovanili di Zimbardo

Philip Zimbardo, figlio di immigrati siciliani cresciuto nel Bronx, si interrogava su cosa spingesse i giovani dei quartieri a rischio verso la delinquenza e il carcere. Per studiare questo problema, Zimbardo e un gruppo di ricercatori dell'Università di Stanford simularono le dinamiche di un carcere con 24 volontari nei sotterranei dell'università dal 14 al 20 agosto 1971.

La drammatica interruzione dell'esperimento

L'esperimento fu interrotto dopo soli sei giorni a causa delle violenze che il team di ricercatori non riusciva più a controllare. L'esperimento dimostrò che il condizionamento sociale in determinate situazioni può portare un individuo ad agire in modo radicalmente diverso dai propri valori e comportamenti abituali.

Il film del 2015 dedicato all'esperimento

Viene mostrato un estratto di un film del 2015 dedicato all'esperimento carcerario di Stanford.

L'effetto Lucifero è presente in ogni individuo

L'esperimento carcerario di Stanford ha dimostrato che l'effetto Lucifero, ovvero l'origine del male, è presente in ogni individuo e può manifestarsi in presenza di determinate condizioni.

La prima delle condizioni: la deindividuazione

La prima condizione che favorisce l'effetto Lucifero è la deindividuazione, ovvero la spersonalizzazione e la perdita di individualità sia nelle vittime che nei carnefici. Zimbardo ottenne questo risultato facendo indossare divise sia alle guardie che ai prigionieri e fornendo a ogni gruppo marchi identificativi, come occhiali a specchio e manganelli per le guardie e cappelli per i prigionieri, rendendoli esemplari di una categoria piuttosto che singoli individui.

La deumanizzazione

La seconda condizione è la deumanizzazione, ovvero la riduzione della persona a cosa o animale. Questo meccanismo si instaura nelle istituzioni totali come il carcere, i lager e i manicomi, riducendo le persone a oggetti di misure e provvedimenti burocratici uniformi e insensibili alle differenze. Nei lager nazisti e fascisti, la deumanizzazione era rafforzata dal razzismo, ovvero dalle ideologie dell'inferiorità naturale di un gruppo.

La diffusione della responsabilità

Un altro fattore importante è la diffusione della responsabilità, ovvero la condizione di gruppo in cui ogni individuo vede l'altro comportarsi in modo violento, così che il proprio comportamento non differisce da quello degli altri.

L'obbedienza acritica all'autorità

Le condizioni fondamentali perché scatti l'effetto Lucifero sono l'obbedienza acritica all'autorità, ovvero l'incapacità di mettere in discussione un ordine o comando anche quando viola i propri principi e il proprio senso di umanità.

L'eterodirezione

Si aggiungono l'eterodirezione, ovvero la scarsa indipendenza di giudizio e la subordinazione di opinioni, valori e comportamenti ad altri.

Il conformismo

E il conformismo, ovvero l'agire come gli altri senza chiedersi perché.

Le risposte offerte dalla concezione situazionale del male

L'analisi di Zimbardo e la concezione situazionale del male possono spiegare alcune circostanze a cui gli psicologi sociali cercavano risposta nel secondo dopoguerra, ovvero cosa spingesse normali cittadini e padri di famiglia a diventare carnefici una volta indossata la divisa del secondino nazista. Può spiegare anche eventi drammatici come le crudeltà durante la guerra civile in Bosnia, il massacro delle tute e la violenza nelle carceri o durante i controlli di polizia, come nei casi di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Federico Aldrovandi e il bagno di sangue della caserma Diaz durante il G8 di Genova nel 2008.

La pubblicazione di The Lucifer Effect 30 anni dopo l'esperimento, dopo i fatti di Abu Ghraib

Zimbardo decise di pubblicare i risultati dell'esperimento carcerario solo quando, trent'anni dopo, vide in televisione le fotografie degli abusi e delle torture inflitte dai marines ai prigionieri iracheni di Abu Ghraib. Non lo fece per scagionare quegli uomini e donne dalle loro responsabilità, ma perché la società capisse e si battesse contro centri di detenzione e guerre in cui l'effetto Lucifero si scatena.

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