RACINE 🔎 Phèdre - Acte I scène 3 (Commentaire analyse linéaire)

RACINE 🔎 Phèdre - Acte I scène 3 (Commentaire analyse linéaire)

Breve Riassunto

Questo video analizza la scena 3 dell'Atto I di "Fedra" di Racine, concentrandosi sulla tirata in cui Fedra rivela il suo amore incestuoso per Ippolito alla sua nutrice Enone. L'analisi esplora come Racine costruisce questa rivelazione per suscitare terrore e pietà, mostrando Fedra come vittima e colpevole.

  • Racine utilizza tecniche narrative e poetiche per esprimere l'ambiguità del personaggio di Fedra.
  • La tirata rivela la lotta di Fedra contro il destino e la sua decisione di suicidarsi.
  • L'analisi evidenzia l'influenza del giansenismo e della mitologia greca nella rappresentazione della colpa e del destino di Fedra.

Introduzione a Fedra e alla Scena

Il video introduce la scena 3 dell'Atto I di "Fedra" di Racine, una tragedia classica che rispetta le unità di luogo, tempo e azione. La scena è famosa per la tirata in cui Fedra confessa alla sua nutrice Enone il suo amore per Ippolito, figlio di suo marito Teseo, un amore considerato incestuoso e contro natura. Racine, nella prefazione, rende omaggio a Euripide, sottolineando come Fedra incarni le qualità di un eroe tragico, suscitando compassione e terrore perché "né del tutto colpevole, né del tutto innocente". Fedra è colpevole del suo amore, ma innocente perché perseguitata dalla vendetta di Venere.

Analisi dei Versi 269-276: L'Origine del Male di Fedra

Fedra inizia la sua confessione ripercorrendo le origini del suo tormento. Il verso "Mon mal vient de plus loin" introduce un forte suspense, preparando il terreno per la rivelazione del suo amore per Ippolito. Racine utilizza i tempi verbali per costruire questa rivelazione come un punto di svolta: il passato remoto ("je m'étais engagée"), l'imperfetto ("mon bonheur semblait être affermi") e il passato semplice ("Athènes me montra mon superbe ennemi"). Il momento in cui Fedra si innamora è mimato dal ritmo ternario e dalle assonanze in "i" ("je le vis, je rougis, je pâlis"), che evocano un cuore che batte all'impazzata e un gemito. Il contrasto tra "transir et brûler" (freddo estremo e calore estremo) è amplificato dalla polisindeto, creando una figura retorica potente. La vista gioca un ruolo cruciale: Fedra è intrappolata attraverso gli occhi, privata della sua volontà e della sua vista, un riferimento a Edipo, simbolo dell'incesto nella mitologia greca.

Analisi dei Versi 277-284: La Vendetta di Venere

Fedra riconosce in Venere la causa dei suoi "feux redoutables", una vendetta che perseguita la sua stirpe. Il "sang" rappresenta la sua discendenza, segnata dalla vendetta di Venere, infuriata per essere stata scoperta con Marte da Elio, il dio del sole. Venere perseguita la discendenza di Elio, di cui Pasifae (madre di Fedra) è vittima, spingendola ad accoppiarsi con un toro, generando il Minotauro. Questa storia chiarisce che Fedra è vittima di una maledizione, non completamente colpevole. Le rime "redoutables // inévitables" sottolineano come Fedra sia schiacciata da un destino ineluttabile.

Analisi dei Versi 285-290: Tentativi Vani di Placare Venere

Fedra tenta di placare Venere attraverso preghiere e offerte, arrivando persino a costruire un tempio in suo onore. Tuttavia, ogni sforzo si rivela vano. Il verbo "croire" (credere) elimina ogni speranza. I prefissi privativi "in-curable" e "im-puissants" paragonano la passione di Fedra a una malattia incurabile. L'espressione "en vain" (invano) conclude questa sezione con una condanna senza appello. I versi "de victimes moi-même à toute heure entourée, Je cherchais dans leurs flancs ma raison égarée" evocano l'orrore di una donna immersa nel sangue dei sacrifici, privata della sua ragione e ridotta a una marionetta.

Analisi dei Versi 291-300: Idolatra e Ironia Tragica

Racine approfondisce la colpevolezza di Fedra, influenzato dalla sua educazione giansenista. Nonostante la sua apparente pietà ("ma bouche implorait", "j'offrais tout"), Fedra commette il peccato di idolatria, adorando Ippolito ("ce dieu que je n'osais nommer") invece di Venere. Questo richiama l'episodio biblico del Vitello d'oro. L'immagine di Ippolito si impone alla sua vista anche quando guarda suo marito, creando un'ironia tragica: non può vedere il suo amore senza vedere la sua colpa. La maledizione di Venere sembra passare attraverso la vista ("le voyant sans cesse").

Analisi dei Versi 301-316: Tentativo di Ribellione e Decisione di Suicidio

Fedra tenta di ribellarsi al suo destino, sacrificando il suo amore per sfuggire all'influenza della dea. Riprende il controllo ("J'excitai mon courage … Je pressai son exil"). La relazione tra Fedra, Teseo e Ippolito è rappresentata da "l'injuste marâtre" (Fedra), il padre (Teseo) e Ippolito, oggetto del verbo "arrachèrent". Con la partenza di Ippolito, c'è un momento di calma ("Je respirais, Oenone"), ma la rima "absence // innocence" solleva interrogativi sulla vera innocenza di Fedra. La calma dura poco, e la ricaduta è immediata ("Vaines précautions!"). Ippolito è definito "l'Ennemi", incarnando la passione, la colpa e la vendetta di Venere. La tirata assume una dimensione lirica, esprimendo il dolore personale attraverso metafore e allitterazioni. Fedra ha tentato di tutto, ma la passione amorosa ritorna sempre più forte. Si raggiunge un parossismo di intensità, un'acme, dove Fedra non è più umana, ma una "proie" di Venere. La tirata si orienta verso una rivelazione terrificante. Fedra concepisce "une juste terreur" per il suo crimine, un termine che richiama la poetica di Aristotele. L'unica soluzione è il suicidio, per "prendre soin de ma gloire" e "dérober au jour une flamme si noire". L'ossimoro "flamme noire" rappresenta la natura contro natura del suo crimine. Fedra si rivolge a Enone, chiedendole di non trattenerla dal suicidio, perché la sua vita non vale la pena di essere vissuta.

Conclusione

Attraverso questa tirata, Fedra incarna le esigenze della tragedia classica: perseguitata da Venere, la sua passione per Ippolito la rende vittima e criminale. Il racconto delle sue sofferenze suscita pietà e terrore. Racine utilizza il racconto e la poesia per esprimere la carica emotiva del suo soggetto, mantenendo un dispositivo teatrale con il dialogo e la presenza di Enone. La tirata ha una dimensione argomentativa: Fedra, dopo aver tentato di tutto, si risolve al suicidio e chiede a Enone di non trattenerla. Racine considerava questa pièce come l'apice del suo talento.

Share

Summarize Anything ! Download Summ App

Download on the Apple Store
Get it on Google Play
© 2024 Summ