Breve Riepilogo
Questo speciale di Siciliaplay esplora il mistero che circonda i bronzi di Riace, concentrandosi sull'ipotesi che siano stati originariamente scoperti in Sicilia e successivamente trasferiti in Calabria. Vengono presentate testimonianze di persone che affermano di aver visto più di due statue e di aver assistito al loro recupero nei pressi di Brucoli, in Sicilia. Uno studio scientifico multidisciplinare supporta questa tesi, suggerendo che le statue abbiano trascorso un lungo periodo in un ambiente marino diverso da quello di Riace.
- Testimonianze di ritrovamenti multipli e recuperi segreti.
- Analisi scientifiche che supportano l'origine siciliana.
- Identificazione potenziale delle statue con figure storiche siracusane.
Introduzione: Il Mistero dei Bronzi di Riace
Il programma introduce il mistero che circonda i bronzi di Riace, due statue greche ritrovate al largo delle coste calabresi nel 1972. Si esplorano i dubbi sul loro numero effettivo (se fossero solo due o di più) e si introduce la "pista siciliana", un'ipotesi che suggerisce un'origine diversa da quella tradizionalmente accettata.
Testimonianze: Il Recupero a Brucoli
Vengono presentate le testimonianze di persone che affermano di aver visto le statue emergere dal mare nei pressi di Brucoli, in Sicilia. Un testimone anonimo, identificato come "Signor Enzo", racconta di aver appreso da una figura legata alla criminalità organizzata che i bronzi furono pescati a Brucoli e che in realtà erano cinque statue e due leoni. Mimmo Bertone, un altro testimone, descrive di aver visto una barca con diverse statue, alcune coperte e una scoperta, nel porto di Brucoli nel 1971.
Indagini e Ipotesi: Archeomafia e Caccia al Tesoro
Si discute di una possibile operazione di archeomafia legata al ritrovamento e al trasferimento delle statue. Viene menzionata una "caccia al tesoro" avvenuta nella baia di Brucoli a partire dal 1968, con ricerche condotte da esperti come Folco Quilici e Jacques Cousteau. Si ipotizza che i bronzi, una volta recuperati, siano stati nascosti in grotte vicino a Brucoli e poi spostati più volte per eludere i controlli, prima di essere trasferiti in Calabria nel 1971.
Testimonianze Aggiuntive e Coinvolgimento Militare
Laura Valvo riporta di aver raccolto diverse testimonianze, inclusa quella di un testimone oculare del recupero delle statue da parte di sommozzatori. Si parla anche del possibile coinvolgimento di marinai di leva infedeli che avrebbero utilizzato attrezzature della marina all'insaputa dei vertici. Un pescatore locale racconta che solo i corallari e le forze militari potevano raggiungere le profondità in cui si trovavano le statue all'epoca. Si ipotizza che l'operazione di recupero sia stata mascherata come il recupero di una bomba della Seconda Guerra Mondiale.
Prove Scientifiche: L'Origine Siciliana
Viene presentato uno studio scientifico condotto da un team di 15 ricercatori di sei università, che fornisce una solida base scientifica all'ipotesi dell'origine siciliana dei bronzi. L'analisi delle terre di saldatura utilizzate per assemblare le statue mostra una somiglianza geochimica sorprendente con le terre della zona di Siracusa. Altre evidenze tafonomiche suggeriscono che le statue abbiano trascorso un lungo periodo a profondità elevate, incompatibili con i fondali di Riace.
Identificazione e Collocazione: Gelone e il Tempio di Atena
Anselmo Madeddu propone un'identificazione delle statue con figure storiche siracusane, in particolare con Gelone, tiranno di Siracusa, e altri personaggi legati alla sua corte. Si ipotizza che le statue facessero parte di un gruppo scultorio esposto nel tempio di Atena a Siracusa, prima di finire in fondo al mare in seguito alla conquista romana della città.
Conclusioni e Prospettive Future
Si conclude ribadendo che, sebbene le prove scientifiche supportino l'origine siciliana dei bronzi, è giusto che rimangano a Reggio Calabria, dove sono diventati un simbolo iconico della regione. Si auspica che le autorità competenti prendano in considerazione le nuove evidenze e che si apra un'indagine per fare luce sulla vicenda. Si sottolinea l'importanza di una collaborazione tra Sicilia e Calabria per la tutela del patrimonio archeologico italiano.

