0:04 .
5:01 1807, lo ricordo con molta esattezza. Da quella mattina possedevo finalmente un torchio calcografico, una macchina meravigliosa che faceva in un'ora il lavoro di una giornata e con assoluta precisione. Le mie dita stanche, piene di crampi e di freddo, si sarebbero presi un po' di riposo. Rammento con commozione la prima pagina impressa. Allora non potevo rendermene conto, ma si può dire che quel giorno incominciò la storia mia e della mia famiglia, la storia della casa ricordi. Marietta! Ma guarda che meraviglia! Che nitidezza! E pensare che tu non volevi che andassi all'Ipsi a comprarlo? Ma questa è la nostra fortuna. Sì, sì. Mi domando come saremo a pagare il tuo torchio calcografico. E lascia che la gente leghi i miei avvisi e vedrai. Mi ho attaccati dappertutto, sai? Di notte, col coprifuoco. Sei un bell'incosciente. Perché? Napoleone può attaccare i suoi
5:50 o no? Ma ti sembrano paragoni da fare. La differenza è che Napoleone per tutto l'impero non ha nemmeno un erede. Mentre io... Io invece tra poco... Il cittadino Giovanni Ricordi? Sono io. Siete voi che andate in giro attaccando questi fogli? Eh, sì. Venite con noi. Oh, Giovanni, per carità! Oh, no, non facciamo storie. Abbiamo fretta. Su, andiamo. Mi prego, non la spaventate. Sta per avere un bambino. Oh, pardon, madame. E niente paura. Non lo porti in prigione, ma al teatro alla scala. Auguri, madame.
6:41 Alla scala. Alla scala. Con permesso. Scusi, a me? Io. Lo sa che cos'è questa? Eh, carta. È musica. Eh beh. Di scimarosa, autografa. Ma è un sacrilegio. Sì, sarà tutta quella bella roba che dice lei, ma è sempre carta. E ce n'è tanta. Dove? Sotto il palcoscenico. Ce ne sono dei pacchi legati, dei mucchi alti così. Eh, permette, scusi, sa. Il sovrintendente è occupato col
7:30 Cavaliere Barbaglia. Dovranno aspettare. Messie Ricordi. Messie Ricordi, voi potete entrare. Il sovrintendente vi aspetta. Buongiorno, Riccardo. Venga, venga. Senta, io l'ho fatta chiamare perché mi occorrono in tre giorni 200 copie di questo inno Marcia che dovrà essere eseguito in tutta Milano tra l'arrivo di Sua Maestà l'Imperatore Napoleone. Lei mi assicura che con questo suo... come si chiama? Torchio calcografico, signor sovrintendente. Sì, signore. Non è per vantarmi, ma sono il solo in tutta Milano in condizione di consegnarle le 200 copie in tre giorni. Se non manterrà l'impegno, io non darò nemmeno un soldo. Benissimo.
8:18 Anzi, io manterrò il mio impegno e lei non mi darà nemmeno un soldo. Come? Non voglio denaro per il mio lavoro. Bravo. Ha sentito, Barvaia? Lei che dubita del senso civico dei milanesi. Questo è vero patriotismo. Sarà meglio quando la gente non vuole quattrini. e mi comincio a preoccupare. Che significa neanche un sogno? Bene. Per il lavoro vorrei... gli spartiti che stanno a marcire nel sottoparco. Che spartiti? Sì, il cartaccio, i vecchi manoscritti delle opere che sono state rappresentate alla Scala. Ma io preferisco fare le cose in regola. Quanto vuole. Signor Sorointendente, per quella cartaccia posso impegnarmi a fornire
9:05 gratis alla Scala per sempre Tutte le coppie che mi venissero richieste. Dice sul serio? Eh, sì. Mi sembrò una proposta accettabile. E cos'hai nella testa? Quella musica va perduta. Se non la mangiano i topi, gli operai ci si fanno il cappello. Speri di fartici il cappotto e le scarpe? Sì, ma non io solo. Anche quelli che l'hanno scritta. Io dico di no
11:17 Grazie. Quel tocchio. Ho comprato quei soldi che mi ha fatto guadagnare lei. Allora, in che cosa la posso servire? Mi occorrerebbero le partiture complete del matrimonio segreto di Cimarosa, dell'anacreonte di Cherubini e del barbiere di Sibiglia di Paesiello. Ce li hai i manoscritti? Se alla scala mi hanno detto che tutti gli originali sono in mano tua. Ah, già. Dimentichavo che adesso chi vuole le copie di un'opera Deve per forza dicorrere a me. Che prezzo mi fai, adesso che vai a macchina? Dieci scudi. Dieci scudi. Ma se te l'ho sempre pagato dieci lire. I tempi sono cambiati. Tu sei cambiato. Sei diventato un profittatore. Ritira. Strozzino, ritira. Sì,
12:08 sì, ritiro. Allora, mi stia a sentire. Sono anni che lei sfrutta gli autori e sfrutta me. Quando lei diceva che pagava poco, lei mi rispondeva «Va così, se non vado da un altro». E non solo. L'ora in avanti, voi altri, dovete scutare un tanto per i musicisti. Ma si sono già pagati alla consegna. Con che diritto tu? Con quello dell'autore. E un'altra cosa. Non mi dia del tu! Su Giovanni! Ci siamo, le goglie! Chiame la levatriccia, presto! Io? Si vada a chiamare l'elevatrice. E faccia presto, all'angolo di Santa Margherita. E torni tra
12:56 una settimana e troverai tutte le partiture. Ma faccia presto. Mi riconosci? Sono papà. Papà? Eh, sì. Com'è Piscinino. No, no, no, no, no, no, no, no, no, no, devi mica fare il cantante. L'editore devi fare. Quanto lavoro avremo insieme, eh? Per ora però non ce n'è mica tanto. Ma con te è nata la casa di Cordy. E tutti i grandi musicisti verranno da noi, è vero? E tu li aiuterai a scrivere dei capolavori.
13:45 Fai presto a crescere, eh, perché fuori c'è scritto... Abbiamo bagnato la nuova insegna. Tio Giovanni, c'è un cliente. Speriamo che fagli bene. Aspetti un momento, parli prima col padrone. Eccolo. Che c'è? Dice che per 12 lire è ancora troppo caro. Troppo caro? Ma lei dovrebbe conoscere i preti. È un agente teatrale no?
14:38 Non è nemmeno quello lì? La pietra di Paragona. È un titolo un po' buffo per un'opera. Non l'ho scelto io. Ah, il barbiere di Siviglia. Ecco un titolo. Che intreccio. È arrivato un po' tardi. La già musica del paesiello. E la sua opera? Ha trovato qualcuno che la rappresenta. Lo spero. Ragù? Sì, per le tagliatelle. Beh, me lo ridia. Finirò col trovare un copista che mi farà credito. Un imbecille? Presa poco. L'imbecille sono io, però lei si impegna a lasciarmi in manoscritto. Più l'opera va bene, più lei guadagna. Un sistema nuovo come inventato io. E se l'opera è un fiasco? Divideremo anche quello. Mi piace il rischio. E a me piace il ragù.
15:25 Affare fatto. Se lei mi invita a pranzo, naturalmente. Rosina, metti un altro piatto. Venti. Continuai ad invitarlo a pranzo per molti mesi. Mi ci volle poco a capire che Gioacchino Rossini meglio mangiava, meglio lavorava. Riuscì a fargli scrivere un capolavoro dopo l'altro. Un giorno l'impresario Barbaia lo scritturò e se lo portò a Napoli. La cucina napoletana non è certo inferiore a quella della mia marietta e così la serie dei successi continuò e ad interromperla non fu un'indigestione.
16:29 Domenico, te ne prego. Non mi hai mica comprato per tutta la vita, sai? Bella riconoscenza. Se non c'ero io, il mandolino nelle austerie suonava. Io lavoro come mi va, dove mi va e quando mi va. Ma sì, ma sì, fattene a Roma, va a fare il barbiere di Siviglia. Vedremo come te la caverai dopo Paesiello. Hai perso un amico, ricordatelo. Ti pentirai di avermi piantato in piena stagione come un carciofo. Ho persino chiesto di far da testimone alle nostre nozze. Che imbecille che sono.
17:56 Ma sì, ma sì, ci metto un po' di vino rosso, è più buona, sa? Vuole assaggiare? Ma fra 15 giorni andiamo in cena, e lei ancora la romanza del primo anno. Ma non gridi tanto, mi manda male la salsa. Le ho già detto che ho tutta l'opera in testa, si tratta solo di scriverla. Ma lei per favore non metta più piede qui. Come? Ah no, sono stufo di sentirla gridare, se no mi manda male anche l'opera. Andiamo, su. E va bene, le do altri 5 giorni di tempo, un'ora di ritardo e le applico la penale. Andiamo, andiamo, via! Sì.
19:10 Senza una parola, nemmeno un saluto. Perché non conto nulla, vero? Ma è proprio perché tu conti troppo che io sono partito. Dovevo giocare a nascondino fra voi due? Farlo entrare da una porta mentre tu uscivi dall'altra? Comporre musica accanto a te e suonarla a lui subito dopo? Ah, no, no. C'era un'altra via. Dirgli tutto francamente. Ma sì, certo. Ma come fare? Mi parlava sempre di te. Dovevi provare il tuo... Non credi che fosse facile ? Parlava sempre della tua musica. Ci ha messo in un vicolo cieco, barbaia. Eppure così gli devo tutto. E non posso orvagliare la sua
19:56 donna. Gliel'hai già rubata. Non posso più amarlo. Ma prima d'andartene, potevi almeno salutarmi, dirmi una parola. No, non ha moglie di... senza accompagnamento d'orchestra. E poi di fido delle lacrime, non so mai come asciugarle. Ma cosa vuoi, non sono un eroe io. Sono piuttosto un pulcinella. E come un pagliaccio scherzi anche con le cose serie. Ah Isabella. E credi che il viaggio a Roma mi sia costato solo il prezzo del biglietto? Ti ho talmente fissa nel pensiero che ho scordato tutto. Musica, cantante, impresario, tutto.
20:42 Persino la salsa sul fuoco. Credo fosse a Caserta per affari. Se crede di farmi paura, ne vedremo delle belle. Vieni, nasconditi. Eccoli.
21:29 E non avere paura, sai, tanto sono qua io. Bisogna decidersi. Digli tutto, te ne prego. Certo, ma per ora... E voi non potevi fare altrimenti ? Sinceramente no. Di la verità, ci hai perso la testa ? Completamente. Soltanto tu non sei il primo. Cosa ?
22:14 Cosa ? Ha già musicato Paesiello, lo sai, no ? Ah ! Sei venuto per parlare... Del barbiere di Siviglia ? Sė. A che punto sei ? No, devo consegnare l'opera fra cinque giorni. Cinque giorni ? Allora non hai fatto nulla. Già, come a Napoli, sempre dietro alle donne. C'è un convento qui vicino. Ascolta, maestro Gioacchino Rossini. A Napoli, gli ambiratori di Paesiello considerano un ingiurio che un giovinastro come te si permetta di fare una coppia del barbiere e sono decisi a distruggere la tua opera a furia di fischi. Il teatro è esaurito da una settimana. E sai dove sono i biglietti? In mano degli alghi fanatici di Paesiello. Sentirei che musica. Non la tua, eh. La loro. Meglio. Esitavo e ora sono deciso.
23:03 Senti, credo di avere già uno spunto per l'aria della calunnia Ah no, non voglio che questa musica sia fischiata, stai a sentire Tu scrivi subito una bella lettera a Paesiello con il cuore in mano. Paesiello si commuoverà e tu non avrai fastidi. Tu credi? Io lo pregherò di comporre qualcosa per in San Carlo e gli darò anche un bel anticipo. Senti, sei veramente un amico.
23:49 Lascia stare, lo so che non sai dire grazie. Ma voglio che tu ammetta che hai fatto una mascalzonata piantandomi. Lo devi ammettere. Non farmi dire delle sciocchette. Maestro o chiaro maestro? Come vuoi, per me scrivi chiarissima tutta la lettera in modo che capisca quello che dici. Omettici che lo consideri tuo maestro, che la tua opera è una specie di omaggio e che non speri nemmeno di eguagliare alla sua. Verissimo, il mio barbiere gli farà la barba. Sì, ne sono sicuro, ma questo non lo scrivere.
24:42 Ma basta. Allora io parto. Ci vediamo il giorno della prima. Ci sarà anche Isabella, sai? Penso che il cambiamento d'aria le gioverà. Non è stata molto bene in questi ultimi giorni? Grazie. Ti devo molto. E metti giù quell'aria della calugna prima che te la dimentichi, come al solito. Ti hai... hai fatto bene a partire. E io adesso farei male... a restare.
25:53 teatro l'argentina bene volta andiamo all'argentina
28:22 Io sono certo che siete stati pagati meglio dei nostri esecutori e chi vi ha diretto è certamente più bravo di me. Noi ci congratuliamo per il vostro successo. Ma tu avevi promessa a Rossini che l'avresti impedito. E chi te l'ha detto? Ma Rossini stessa. E tu ci credi? Ah, io no. Ma cosa dici? E neppure a te credo, mia cara. Don Bartolo si lascia infinocchiare. Non io. Dovevi saperlo. Sei stato tu. Tu. Mia cara, ti prego. Che cosa ti ha fatto di male?
29:11 Ne ha fatto a se stesso e a me pur di non farti torto. È vero, noi ci amiamo, ma non ti abbiamo tradito. Tu puoi ignorare che cosa significhi lealtà. L'hai sempre ignorato, ma lui no. L'impresario è mollato a letto con 39 di febbra. Per l'esattezza, l'ho visto poco fa.
29:59 Avevo la tua stessa idea, ma sei stato più svetto. Ma sì, sono pentito, va bene? Tu hai avuto ragione, è una grande opera. Ma Rossini dov'è? Non si è vista né a teatro né a casa. Ma l'opera andrà bene lo stesso, non sei mica la gente di ieri sera. Ci vediamo dopo. Giovanotto, faccia vedere un momento. Un posto di loggione. Ma scusi, lei non era qui anche ieri sera? Certo che ce l'ho anch'io. Ero l'unico che applaudiva. Guardi un po' qua. E perché ci ritorna? Per rifare a pugni, se necessario. Rossini è un genio. Io me ne intendo, sono musicista anch'io. Musicista. Cambia questa ologgione con una poltrona, buona. Musicista. E si chiama? Donizetti. Gaetano Donizetti.
30:49 Donizetti. Con una zetta sola. Ecco il mio biglietto. Grazie. Se passa da Milano mi vengo a trovare. Ma se non mi conosce neppure. Lei apprezza Rossini, è giovane, musicista. E per me, musicista giovane, è sempre una speranza. Vada che comincia.
31:36 e non è ancora tornata. Pronto per tutto la notte di giorno, sempre d'intorno, un dirossà. Milo cucagna per un barbiere, vita più nobile e nobile. Rasoi e pettini, lanciate i forbici, al mio comando tutto qui sta. Lanciate i pettini, lanciate i forbici, al mio comando tutto qui sta. Vela risorsa.
34:03 fortunatissimo fortunatissimo fortunatissimo per verità
36:42 Come on.
41:54 Signor Giovanni. Vuol prendermi in giro? Chiacchieramino, vai. Si chiama Ricordi, lei? Dalla al tuo padrone e aggiungi che c'è Donizetti. Dovresti aver capito che quando ho detto di no e no e quando ho detto di sì e sì. Io ho detto che l'era mica il momento buono. Adesso canta al teatro Carcano. Se canta come urla è un bel fenomeno. Pubblico fa pugni per ascoltare. Lei fa pugni con gli impresari che non l'ascoltano. Una vera peste. Lei ora sta esagerando. Basta con le sue pretenze. Smettetela. Ho un contratto e lo
42:40 rispetterete. Ho scritturato il tenore che ho scelto e ricorrerò in tribunale. Ma lei ci sta ricattando. Va bene, chiamatelo pure come vi pare, non mi importa. Ma vincerò la causa e vi sequestro. C'è che fare? Io sì. Non c'è niente da fare. Io e Eugenia la conosco bene. Speravo che la mia media sia... Ah, che tigre! Voi sapete quanto soffro il freddo, eh? Non vi sono mai scaldato tanto. Ieri per i costumi, oggi per quel cantantucolo da quattro soldi. Domani sarà per la data di inizio delle rappresentazioni. Non fa che piantare nelle grandi!
43:34 C'è un tale che insiste per parlare con lei. Si dice un tale. Si dice un signore. Forse si dice, ma quello certo non lo è. Donizetti. E qui? È stata lei ad insistere perché l'ha scritturassi, sa? È una grande cantante. Sì, sì. Ma farei non so che cosa per liberarmene. Forse un'idea. Virginia ha un contratto di ferro. Costumi, scene, date, elenco artistico. Tutto deve essere approvato da lei. a lui in questo momento. Sì, e adesso ha questo capriccio per il tenore Maselli. E se noi non ci pieghiamo? Pagate la pena. Ma se non ci fosse il Maselli, inventerebbe qualche altra storia. Di scuro le pensa la notte. Io dico, ma se non sbaglio, non ha mica il diritto di rifiutare un'opera? Ah
44:23 no, certo no. Ma a che c'entra? Se voi mettete in prova un'opera nuova e questa Virginia non piace, si rifiuta di cantarla? Eh, magari. E sarebbe lei a rompere il contratto. Perché ne sappiamo che Virginia rifiuterà? Io la conosco, vi ho detto. Io ho un'opera che Virginia ci sbatterà sul viso. Un guazzabullo indescrivibile, una porcheria, una di quei... Ma tu non hai proprio niente da fare? Beh. Ed è Donizetti. L'ultima sua opera è caduta. Ma è proprio brutta. Ma di come nintendo, no? È fasta. Allo spartito? Di più. L'autore, l'ifarica Mastro. Grazie. Lei è il
45:10 Napoleone degli editori. Mi ringrazierete più tardi. Don Izzetti. Caro Don Izzetti, come va? Bene, grazie. Giacomo, ti prego. Il maestro Gaetano Don Izzetti. Ma che piacere, abbiamo letto la sua opera. È meravigliosa, nuova, magnifica, bravo.
46:24 Caro Maselli, se io fossi un pompiere che tiene le sue scale, a lei non gliene presterei di certo. È mezz'ora che cerco di farle entrare qualcosa nella testa. Eppure di spazio vuoto ce n'è, Dio santo. Come si permette lei autore di questa musichetta? Cosa ha protestato il Maselli? Ma come è una prima lettura? Scusate se ho tardato tanto. Fra l'altro vi faccio osservare che la prova era stata fissata per le 10. Sono quasi le 11 e il soprano non si vede. Con questi sistemi io non la...
47:12 Ha ragione, maestro, ha tutte le ragioni, ma io sono convinto. Vorremmo conoscere il suo parere. Il mio parere è che finirò col fare un processo a tutti. Non ci si libera di me in questo modo. Sono desolato, ma noi credevamo che l'opera... Ma chi vi parla dell'opera? Parlo del camerino che mi avete dato. Non potevate trovarne uno più sporco, più buio, più umido. Alla mia voce io ci tengo e anche voi dovreste tenerci. È su di lei che guadagnate, signori. Deve scusarci, signorina, ma noi non pensavamo... Dopotutto chi deve cantare questa roba, io o voi? Vuol dire che canterà quest'opera? Non si capisce. gentile
47:58 l'autore bravo la sua musica mi piace non mi capita spesso signor autore ai suoi ordini maria soltanto vorrei che tutti scendessero dalla scena durante le prove non sopporta distrazioni E il signor Maselli dov'è? Starà correndo dietro a qualche gatto. Lei lo ha? Sì, è un cane. Ho pensato di sostituirlo con un cantante.
48:52 Bene cominciamo. Si ha liberato di questa matta. Sembra che abbia messo la testa a posto. Lei aveva garantito che l'opera era brutta. Ma io mentivo. Sapevo che l'opera era bellissima. Ma voi non avreste mai accettato di mettere in scena un'opera di un compositore in disgrazia.
49:54 Non sono io che devo seguire lei, è lei che deve seguire me. Quando ti traccia la piede, di faccia incantatore, in un vaselli di ere, c'era i suoi visire d'amore. Ma cosa è successo? Io non l'ho mai vista subito. Dov'è piacere anche al pubblico. E preghi Dio che sia cosi, sa, caro ricordi. E il Napoleone degli editori. Ma ricordati che anche Napoleone ha avuto la sua batterla.
54:05 e poi per la buona volontà durante le prove, per la sua precisione, la sua puntualità. Me l'avevano descritta come una specie di tigre, invece lei è un angelo. Io le devo il mio primo vero successo. Ah, un momento. Non creda che sia tutto finito. Anch'io ho un debito con lei. Cosa? Questo le insegnerà a umiliarmi davanti alla gente, a protestare il mio tenore, a darsi aria da grand'uomo e a voler sempre comandare. sa che Virginia Marchi non lascia mai un conto in sospesa. Le paga in moneta sonante? Insopportabile compositore da strapazzo. Da due mesi questo schiaffo mi bruciava le dita. Adesso è fatta. Può anche andarsene.
54:54 Posso almeno chiederle perché mi ha sopportato tanto. Sempre il contrario di ciò che mi aspetto e mi lascio cogliere impreparato. Se permette, questa volta vorrei essere all'altezza della situazione. Ricorda, figliolo, che spesso nella vita per ottenere qualcosa, bisogna chiedere esattamente l'opposto. Capito? No, papà. Meglio così. Guarda se sono cose da insegnare a un bambino. Io dicevo per
55:41 quando sarà grande. Vero, Tito? Mi senti sempre a mente quelle parole di mio padre. E ancora prima di diventare grande, la teoria del chiedere l'opposto di quello che si vuole mi tornò utile in molte occasioni. Strano, fu proprio con mio padre che ottenne i migliori risultati. Cominciai a non volere il cavallo a dondolo, poi a non volere i calzoni lunghi, poi... poi a volere assolutamente che mi facesse lavorare di più, anche nei turni di notte. Adieu, mon amour. A bientôt. Alla stazione. Ecri-moi, je t'attends Paris.
56:27 È già arrivato. Dammi il tuo spoverino. Se il vecchio mi vede ancora in Marsina, mi mangia vivo. Signor Vito, la notte è fatta per andare a letto. È quello che dico anch'io. Trovo sempre qualche donnina che accetta. E quello? Il frontespizio della sonnambula. Ma ancora agire, è urgente. Suo padre ha dato ordine di inciderla in rame. Non gli piacciono le novità. Però è un peccato. Si vede che non l'hai preso per il verso giusto. So io come convincerlo. Lascia fare a me. Ho sentito parlare di litografia per questo frontespizio. Mano, ho detto sul rame, sono tutti rimbambiti. Ma come è possibile? Papà non accetta il tipo da
57:14 correre rischi. Lui ci va con i piedi di fiumbo. I discorsi sono questi. Quali piedi di fiumbo? Non si sa che puoi venire fuori con questa litografia. Lasciamole fare ai fratelli Vallardi. Perché? Le fanno già da un pezzo. Ma che discorsi idioti! Perché siamo meno dei ballardi? Io sono contrario. Se ti vuoi prendere la responsabilità, me la prendo! E fanno fare litografia! Capito? Da dirlo! Ma che m'hai preso forza per un vecchio babbero?
58:05 Vabbè, allora... Il vapeo sei tu. A Pella Frunta ne mando una copia a Parigi a Bellini. Certamente. Aspetta. A proposito di Bellini, ti volevo parlare. Sono preoccupato. Perché? Che è successo? Sono due mesi che non ho notizie. L'educ mi scrive che non si è presentato alle prove dei Puritani. È strano. Ho scritto a Rossini, ma non l'ha più visto. La crisi ne saprà sicuramente qualche cosa. Ma no, Rossini mi ha scritto che si sono lasciati. Si è imbarcato con un altro. Aveva trovato la donna che faceva per lui, tranquilla, serena. Gli avrebbe giocato anche la salute. No, signore. Che si può fare, papà? Non
58:50 lo so. Il ragazzo non mi preoccupa. Forse bisognerebbe mandare qualcuno a Parigi. Eh. O non ti venga in mente di mandare me, papà, eh? E perché? Perché a Parigi non posso andarci, ho da fare qui. Come? Ti sei messo in testa di essere indispensabile? Non dico solo che a Parigi non voglio andarci. Non mi piace. Non ci vuoi andare? No. E io a Parigi non ti ci mando. Resterai qui, caro mio giovanotto! Cosa ti prende, papà? Mi prende che questo giochetto te l'ho insegnato io. Io ho ancora abbastanza cervello per potermelo ricordare. Se ne avessi quanto ne
59:38 ho io, la baracca marserebbe meglio qui. Sei un buono a nulla, ti piace divertirti e basta. A Parigi ci vado meglio. E fuori dai piedi. Mars! Martini, capito? Buongiorno, signor Pitoc. Ciao. Pitografia subito. Cosa serve stasera? C'ho qualche prova, bisogna farla. Per la prima volta. Se poi si sbaglia, quando inciso, inciso. La pietra è pronta? Sì, signor. Sbaracca qua sopra. I bullini
1:00:24 dove sono? Subito. Questo ci può partire. Bisogna proporlo per la gratifica. Bravo. Che succede? Non si lavora? Vati a lavare e cambiare subito.
1:01:24 Sono cinque giorni meravigliosi, ma troppo brevi davanti a me. Non dovevo perdere tempo. Sarei andato subito a teatro dalla crisi. Una donna innamorata e delusa vale più di dieci poliziotti. Qualcosa avrei saputo di certo, sì, tanto per ovvedire a papà ed accontentarlo. Personalmente ero più che tranquillo sul conto di Vincenzo Bellini. Ma questa volta purtroppo mi ingannavo. A Pitò, il più presto possibile. Continua a corrergli dietro. Dietro a chi? Sempre a lui! A Bellini? Eh! Pare che sia male ora!
1:02:26 Certo, non mi tratterrò molto. Melfagò, zitto! Cosa c'è? Non mi riconosci più? Buonasera. Vorrei sapere come sta. E poi la prima rappresentazione è per martedì. Bisogna che gli parli. Sia tranquilla, signorina. Ci atterremo lui e io al campo strettamente
1:03:13 professionale. Non abbia timore. Io timore? Credo si sbagli, signora. Tanto è più che Bellini non c'è. Come? Si, sta molto meglio. E per guarire del tutto è andato per qualche giorno in campagna. E dove? A Plombier. Ma sarà di ritorno per la prima dei puritani. A Clombier di questa stagione? Sì, gli ha notato quest'idea. E quando ha un'idea in testa... Ma lei lo sa bene, no? Complimenti per il suo tatto, signora. E i miei per la sua ostinazione, signora. Sì, è vero. Sotto questo aspetto non ci rassomigliamo. Io l'avrei accompagnato. Ha preferito partire da solo. Non ha voluto che lei lo seguisse.
1:03:58 Allora ha ragione, è completamente guarito. Comunque è completamente guarito nei suoi confronti. E posso assicurarle che non c'è pericolo di ricaduta. Perciò la consiglio di rinunciare alle sue passeggiate fin qui. E le auguro buonanotte, signora.
1:04:44 Sta salendo i monziatidi. Eccolo. Chi era? Nessuno. Una donna che voleva sapere se la casa era in vendita. Che cos'hai? Strano. Ho avuto l'impressione di riconoscere quel modo di suonare il campanello. Ma perché gli amici m'hanno dimenticato? Ma, amor mio, calmati. Ieri sono stata a cercare Rossini, ma non sta più a Parigi. Se no, sarebbe venuto di certo. È stata fissata la prima? Non ancora, ma lo sapremo presto. È così.
1:05:31 Non ho altro da dirle, signor Ricordi. Se non che gli amori eterni, come li chiamano, non durano più a lungo degli altri. Io non ci vedo nessun mistero. Si tratta semplicemente di un uomo. Sì, si tratta semplicemente di un uomo che è passato dalle braccia di uno in quella di un'altra, come nella quadriglia. Ma non ha importanza, non è vero? Il ballo continua. Scusa, Giulia. Non è il caso di scusarsi proprio. Tutta Parigi rida alle spalle della crisi. Comunque mi pare impossibile che non si sia fatto vivo stasera la prima della sua opera. Certo, è nascosto da qualche parte. E lo vedremo sbucare fuori ai primi applausi. Conosco i miei colleghi. No. Se il Signore lo volesse, ma sarebbe così bello. Non per me, ma per lui e per l'opera. Avevamo tanto atteso questo giorno.
1:06:21 Volevamo, se era un successo, andare a festeggiarlo da soli lui e io. Su, svelta, vuoi fare scena vuota e conserva le lacrime per il grande duetto. Ti serviranno tutte, va. Mi dica qualcosa.
1:07:14 Piano piano lo sta uccidendo. Ma lei è pazzo. La sua insolenza... Non è un'insolenza, signorina. È una diagnosi. Quando la passione supera certi limiti, diventa una mostruosità che soltanto la patologia riesce a definire. Lei dice delle cose orribili. Lei ha privato Bellini dei suoi amici, del suo lavoro, di tutto ciò che ancora gli dava la forza di vivere. E se ora la vita lo abbandona, è colpa sua. e la sua tremenda gelosia. Dottore! Non ha nemmeno permesso a Rossini di avvicinarlo. Lui che lo ha tanto aiutato e che lo ama come un fratellio perché si vergogna di far sapere in quale stato pietoso ha ridotto Vincenzo Bellini. Vada via! Vada via! Escavi qui! E non torni mai più, mi ha sentito! Mai più! Stefano!
1:08:00 Stefano! Signora! Andate in farmacia e fatevi dare la medicina. Vado subito. Ma fate presto! Sì, signora.
1:11:02 Non saprò mai se è avuto successo la mia ultima opera. Perché? Perché? Non parlare, non parlare. Lo sai, quando la vita comincia a lasciarci, si pensa a ciò che è fuori. Le strade, la gente che passa, gli alberi, la terra. Vorrei vedere tutto. Non sentire i rumori della vita. Penso agli amici che mi hanno abbandonato. E non ho compassione del tuo sacrificio per me. Sta zitto. Gli amici te li ho allontanati io.
1:11:51 Sì, io. Non sapevo di farti tanto male. Io non sapevo. Su un amore che vive sul dolore degli altri. Il nostro amore non è mostruoso. Non c'è nulla di più grande, di più forte del nostro amore. Ma il suo ha bruciato tutto, anche te. E me con te. Povero amore. Angelo mio. Amore mio caro.
1:16:57 e non successero tutti in una volta. Dopo quasi 40 anni mi decisi a lasciare la vecchia casa, dove ero nato e dove mio padre aveva da poco chiuso gli occhi. Ma come le persone e le aziende crescono quando stanno bene in salute, cosi scelsi una sede piu' grande e piu' bella in via degli Omenoni. Era il 18 marzo 1848. Ma se quella data e passata la storia, non fu merito della casa di Corvi. Beh, Ambrogio, che succede? Le solite dimostrazioni. Palermo è in sorta e non vogliono essere siciliani. Ah, glielo voleste. Abbiamo scelto per il trasloco, sì? Speriamo che mio figlio non ci caschi in mezzo. Alta! Cosa fate? Noi traslochiamo. E voi
1:17:44 quando? Passi! Notificate polizia? Sì, qui si notifica pure se uno ha bisogno di grattarsi. E perché? Stia buon signorino, stia calmo. Cosa essere queste carte? E che vuole che siano? Musica, manoscritti, spartiti. Vediamo. I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi. Chi è? Mai sentito. Lo sentirà prima o poi, è anche la musica. Nel D, sia teatro, ci andrà un giorno, che di libera uscita. Bebek! Gut gut, pupet.
1:18:33 Il palato del governo. Ci stanno disarmando la Guardia Civica. A Borgo-Monforte c'è il Finimondo. Corriamo. Eppure mi è dispiaciuto lasciare la nostra vecchia sede. C'era così affezionato, povero papà. Ambrogio. Sono preoccupato per Giulio. Stai tranquillo, è un ragazzo serbio, pacifico e con la testa sulle spalle. Yeah, yeah.
1:20:30 che casa ricordi non ebbe alcun merito in quelle gloriose giornate, in un certo senso sbagliavo. Mio figlio Giulio, lo si è più tardi, combattì come un vecchio soldato e non aveva che 16 anni. Quella sera tornò a casa un momento per abbracciarmi e per dirmi addio. Andava a Torino ad avvolarsi nell'esercito di Carlo Alberto. Partiva che era un bambino. L'avrei rivisto soltanto uomo fatto. Io vorrei farlo oggi con fiducia verso me stesso, accettare la direzione dell'azienda che mio padre, per concedersi un meritato riposo, mi affida. E se posso guardare con serenità l'avvenire? Lo debbo a lei, Maestro Verdi. Le parole che mi disse quando volevo ostinarmi a
1:21:18 continuare la carriera militare sono rimaste impresse nella mia mente. Il tuo dovere è quello di continuare l'opera di Giovanni e Tito Ricordi. E questo dovere è diventato il mio orgoglio, perché sono fiero, per quanto piccolo possa essere stato il mio contributo, di aver seguito alla sua ombra l'interrotto ripetersi dei suoi successi, che sono l'affermazione e il trionfo del melodramma italiano nel mondo. E se un giorno potrò anch'io, come mio padre, meritarmi un po' di riposo, avrò la gioia di poter ricordare tutta la mia vita, riascoltando la sua musica. C'è che ogni mio passo è stato accompagnato dall'eco delle sue note, fin da quando ragazzo sulle barricate cantavo il coro dei lombardi.
1:22:05 tuo padre qui presente e tuo nonno di lassù, da me si aspettano musiche, da te fatti.
1:25:00 e noi siamo ancora lo strumentale da bandone. Dicono che Wagner sia troppo difficile. Ma chi lo dice? Quegli stessi che ci pongono il monofoglio della musica verdiana. E noi non siamo abbastanza per controbatterli. Sì, ma facciamo troppe chiacchiere. Bisognava incominciare a fischiare da stasera. Ma che fischi? Basterà la musica di Wagner a seppellirlo. Bravi. Bravi. Per esaltare Wagner volete seppellire Verdi, eh? Poveri illusi. In guerra cantavate i suoi inni e questo bastava per farvi passare fatica e paura. Quando la musica giunge a tanto, non serve cambiare idea per distruggerla. Anche a Dio, mia bella Dio, si cantava e andava bene. Ma la guerra è finita, e anche Verdi. Wagner verrà in Italia. Ci batteremo tutti quanti per questo.
1:26:16 Una settimana che hanno mandato il foglio del censimento. Adesso sono venuti a prenderlo. Buongiorno, Mestro ! Buongiorno ! Mestro, buongiorno ! Buongiorno ! Buongiorno. Buongiorno, maestro. Buongiorno, buongiorno. Beh, come va il raccolto? Bene. Da quando c'è lei a dirigere ogni anno va meglio. Eh, già, forse perché non vi permetto più di rubare.
1:27:04 Cosa dice? Ah, scherzo. Oe, Beppe! Eccomi, maestro. Sieni qua. Smotta su. Beh, arrivederci, eh. Buongiorno, maestro. Voglio andare a Parma al Catasto. Lo sai che in sette anni non ho ancora sistemato quel confine. Eh sì. Tieni, e preparami la carrozza che voglio andare a Parma. Ma le dicevo maestro che a Parma ci fa brutto Non importa La guardia hanno sparato sui braccianti ieri in campagna
1:27:49 Un morto e tre feriti La situazione è grave Fai quello che ti ho detto
1:28:46 Sono stata io a scrivere a Giulio di venire, Giuseppe. Cosa speravi? Fare qualche cosa per te. La mia attesa così lunga non era servita a niente. Speravo... Hai fatto male? No, affatto bene. Se non altro ho potuto constatare di persona quale assurdo delitto le stia commettendo. E se non vuole ascoltare me, ascolti poi tu. Il mio parere forse conta poco, maestro. Ma sono musicista anch'io. Il libretto di Otello glielo ho scritto io. Ebbene, le giuro che Shakespeare stesso sarebbe orgoglioso di come lei ha musicato il suo dramma. Quello che lei ha distrutto è la musica più bella che abbia mai udito. Si vede che né lei né Shakespeare avete sentito quella di Wagner. Ma solo un branco di fanatici poteva agire così. Il suo pubblico è il popolo che ha fatto la guerra. Quello stesso che oggi lavora nelle città e nelle campagne e che ha diritto alla sua musica. Non sono che parole. Poi potreste
1:29:34 anche convincermi. Ma non capite che sono io che non ho più fiducia in me e qualche cosa si è spezzato qua dentro. Insomma, ho preso una decisione ed era evocabile. Non torno indietro. Chiaro ? Maestro, non si metta nei pasticci. Beppo, dove va il maestro ? Per una pratica al Catasto di Parma, signora. A Parma? Qui! Avanti! In ordine! Non abbiate paura! Non dobbiamo più
1:30:22 permettere che i nostri diritti siano calpestati! Suona l'allarme! Ai nostri costi!
1:38:32 Freddamente anche Teatro Reggio Torino Ritengo prossimo consiglio convenga proporre rottura a contratto Saluti Franceschi Mi dispiace Prepara le valigie Cuccini avrà bisogno di un amico Altro che sospendergli il mensile Io ho fiducia in quel giovanotto Sì signore di un carro trainato da una quadrillia e sormonta l'arco di trionfo del carusel, capolavoro dello stile imperiale. Ispirato all'arco di Settimio Severo in Roma, esso fu eretto nel 1806 per celebrare le vittorie di Napoleone e fu posto al centro fra l'ala
1:39:22 sinistra e l'ala destra del Palazzo del Louvre. La grandiosità di questo complesso architettonico è sottolineata dalla prospettiva dei giardini delle Thierry, disegnati dall'architetto Le Notre, che curò i giardini di Versailles. È quasi impossibile immaginare l'enorme lavoro che è stato necessario per la costruzione del castello di Versailles. Bast'i dire che solo dopo 23 anni... Castello di Versailles sarebbe un bel titolo, no? Sì. Il corpo centrale dell'edificio costruito da Levaux è affiancato, secondo i voleri di Luigi XIV, dalle due ali disegnate da Mansart. Luigi XIV consacrò gran parte della sua vita a sorvegliare e spesso a dirigere i lavori per l'edificazione di Versailles. Lo vedete qui mentre
1:40:08 controlla il tracciato dei famosi giardini. Intorno a lui i grandi artisti dell'epoca, Le Brun, Le Nôtre, Ardoin, Mansart, un poco in disparte alla vostra destra Jean Racine conversa con La Fontaine. E a sinistra, Madame de Monton, da poco sposa morganatica del re, si intrattiene con Vauban, maresciallo di Francia. E adesso vogliate seguirmi nella Galleria della Rivoluzione. Il 1792 la famiglia reale fu imprigionata nella torre del tempio. In questo quadro vedete la regina Maria Antonietta che sviene alla notizia dell'assassinio della sua amica, la principessa di Lambal, vittima dei rivoluzionari. Intorno a lei sono i due figli, il delfino e Madame Royale in un drammatico atteggiamento. Madame Elisabetta, sorella del re e Declé-Rica Meriere. Il re Luigi XVI indisparte ascolta i rumori che salgono dalla strada. Vogliate notare il realismo dei
1:40:54 dettagli e la parte espressiva dei volti. Giacomo, lo ha pure spasso. Ci vediamo alle sei al ponte dell'Arcivescio.
1:41:51 Principalmente mia che mi ero fissato col dramma storico. Avevo letto quel libro molti anni prima. Me l'aveva prestato un compagno d'armi francese. E spesso la sera ne leggevo un brano. Era una storia spensierata e triste a un tempo, come la nostra giovinezza e la guerra che facevamo. Forse ci siamo. E il libro? Sono due franchi.
1:43:47 Dove potrei trovare il caffè... ...Mommus. Maumus? Il caffè Maumus? Se lei ha un appuntamento, troverà la sua ragazza piuttosto invecchiata. È molto tempo che non c'è più il caffè Maumus. Le chiedo scusa. Padrone, dia un calendario al signore. Legge che siamo nel 1895. È molto che è finita la vita di Bohème, di Murgère. Murgère. Nel quartiere si ricorda di lui. Doveva denaro a tutti. I poeti che disastro mangiano e bevono... ...e sempre a credito. Grazie, signor Felix. Buonasera. Abita di Bohemora, ora c'è la torre Eiffelma.
1:44:59 Se permette, io posso portarle un pacco. Scusi, ma non ho il piacere di conoscerla. Faccio notare che è stata lei la prima a rivolgermi la parola. Io? Già. È possibile, ma eravamo in pubblico da soli e diverso. Signore, ho il piacere. Lo vede? Ecco, può essere davvero contento. Sì, è colpa sua. Se prima non mi avesse fermato, avrei mantenuto l'equilibrio e... Ma... Ma se non ho ancora pagato ? Beh, possiamo fare un conto così, approssimativo. Bel discorso. Si vede proprio che lei è straniero. Ah, come vuole. Signorina, io ho il piacere di salutarla. E adesso mi lascia nei guai. Questa è bella. Ecco, prenda.
1:45:47 E spicciamoci, almeno. Non le interessa sapere chi sono ? No. Ma mi divertirebbe indovinare. perché i dottori non le piacciono. Anzi, spesso sono gentili. Mi piacciono gli artisti e i dottori. Gli altri possono gettarsi ai miei piedi o nella senna, non me ne importa niente. No, non sono un dottore, sono un musicista. Oh, non c'è molta differenza. Suona il violino? No, piano. Ah, deve essere bello lo stesso. Non è che io suoni molto spesso il piano, ma lo faccio suonare agli altri. Io scrivo musica. Canzonette?
1:46:33 Adoro, il teatro mi inviterà. Sì? Ehi, dico, non mi prende mica in giro. No. È tutta zigzag ed è corta. Lavoro aggiornata.
1:47:21 Prima ero modella, ma adesso ho smesso. Perché? Fa troppo freddo nelle soffitte. I miei amici si inquieteranno. Dove sono i suoi amici? Da me. Sì, approfittiamo dell'assenza del proprietario. È difficile spiegarle. Andiamo. Oh, ho perso tutto in strada. Scusa ma è colpa mia. No, è colpa mia. Ora le presentazioni. I miei amici, Marcello, Vittore, Roberto e Scurdone. Ma al momento facchino. Ho di proprietari, perché il mio... Vuolvi ignorare i mobili. Voi li portate via. No, li portiamo di fronte da Sebastiano. Da me sono sicuro, gli ho pagato.
1:48:07 E questo è Sebastiano, filosofo, che sta scrivendo un libro. Sì, per dimostrare ogni sforzo inutile. Giacomo Cuccini, musicista. Piacere. Allora, Sebastiano, vuoi fare un piccolo sport? Veramente contraria ai miei principi. Maria, noi avremmo un po' di fame. Ma tu non hai portato niente. Allora, da Selic. Venite anche voi, eh? Sì, vi raggiungiamo. Non ci pensi, i mobili sono fatti per essere trasportati. Solo non bisogna affezionarci. E poi, quando sono triste, ho i tempi di Parigi. Molto bello, vi dare l'ultimo
1:48:54 piano. A me non piace che mi camminino sulla terra. Ah, che dica la vita. Le ho detto che mi piace la musica. Beh, vado a preparargli il caffè. E' un po' di cenare da Maria. Sì, ma una volta tanto abbiamo deciso di mangiare. Povera. Adesso che viene dobbiamo tenerlo allegre. Già, mi ha detto che parte domani. Va a curarsi in Provenza. Ma allora è grave. Così dice il dottore. La sua nuova opera la daranno qua? No, in Italia. Peccato, io non ci sarò.
1:49:41 Invece ci sarà perché la invito io. Per il viaggio se ne caricherà il mio impresario qui a Parigi. Lo vedo già tra la folla in teatro. Sì, in prima fila di loggione. Io adoro il loggione. Ma perché? Non le piacerebbe essere seduta in poltrona? Almeno per una volta. No, non voglio prendere delle cattive abitudini. E quando sarà? Chi lo sa? Io spero che sia per l'inverno prossimo. È lontano l'inverno. Maria. Maria. Il tempo passa presto. Mi ricorderò. Perché non mi rispondi? Io zitto. Ma cos'ha? Sono così felice di averla incontrata. Zitto. Però ho detto forse qualcosa che le è dispiaciuto. Gli amici giù mi aspettano. Venga anch'io. No.
1:53:51 ha cambiato tre volte casa, abbia appesso le sue treci. No, Tito sa che ci tengo molto. Sono sicuro che ha fatto di
1:57:08 quello andare e venire, quel guardarmi così!
1:58:44 E i loro stessi dolori. È una vita meraviglia, sì. E io, vedi, figliuolo, comincia a avere il cuore un po' sterile. Редактор субтитров А.Семкин Корректор А.Егорова
1:59:47 siano sempre piene di voi giovani e che la vostra musica ne colmi l'aria e che ci sia fermento di idee solo questo dolce frastuono mi dirà che non ho chiuso in passivo perché quello che è stato fatto non conta più conta solo e sempre quello che riusciremo a fare domani