0:51 Buongiorno, rivolgo un cordiale benvenuto in Università Cattolica del Sacro Cuore a tutti i presenti, qui riuniti anche i tantissimi collegati, per prendere parte a questa lezione aperta dedicata a un tema che interpella profondamente le istituzioni educative e richiama ciascuna di queste istituzioni a un'assunzione di responsabilità condivisa. Saluto innanzitutto Gino Cecchettin, presidente della Fondazione che porta il nome di sua figlia, Giulia. Siamo lieti di averla con noi perché è un simbolo di un impegno concreto e instancabile per promuovere una cultura del
1:37 rispetto, della consapevolezza e della prevenzione contro ogni forma di violenza. Saluto anche la vicepresidente della fondazione, la professoressa Anna Maria Tarantola, alumna di questa università e grazie anche a lei per la presenza e per quanto sta facendo. Poi saluto e ringrazio la professoressa Cristina Pasqualini, associata nel nostro Ateneo, ricercatrice nell'ambito dell'Osservatorio Giovani dell'Istituto Tognolo. Questa lezione
2:26 aperta è dedicata proprio a un recente libro della collega, in nome di Giulia, edito da Vita e Pensiero, e consentitemi anche di ringraziare la nostra casa editrice. Si tratta di un libro per molti versi originale, perché combina l'analisi scientifica con l'impegno sociale, la riflessione personale, con quella corale, tra docenti, esperte, studentesse e studenti. E devo dire che vedere oggi quest'Aula così gremita di studentesse e studenti è un primo segno che con una certa emozione vorrei sottolineare, perché credo sia un vero e proprio segno di speranza. Saluto inoltre il professor Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, docente presso il Dipartimento Comunicato
3:13 di Scienze Biomediche dell'Università degli Studi di Milano. Con questo mio saluto vorrei sottolineare due aspetti in particolare. Il primo riguarda la formula di questa giornata, quella di una lezione aperta su un tema di stringente attualità. I primi destinatari sono sempre le studentesse e gli studenti, ma la dimensione pubblica è decisamente più ampia e questo è un aspetto davvero importante. Quando insisto nel sostenere che il nostro Ateneo deve sempre più caratterizzarsi per essere un'arena pubblica di discussione, penso a momenti come questo. Ringrazio dunque le due facoltà, Scienze politiche e sociali e Scienze della formazione e il Dipartimento
4:01 di sociologia, per aver promosso questa iniziativa. Discutere di temi drammaticamente attuali e sensibilizzare l'opinione pubblica è parte essenziale della nostra missione. Occasioni come quella odierna dimostrano come tale intento sia condiviso da colleghe e colleghi che ringrazio. Il secondo aspetto riguarda il libro di cui si discuterà. La tragica vicenda di Giulia ci ha profondamente colpiti e segnati come comunità. A pochi mesi dalla sua scomparsa, l'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo ha avviato una nuova linea di ricerca sul tema degli stereotipi di genere e della violenza sulle donne, i cui risultati sono
4:46 presentati proprio in questo libro, in nome di Giulia. Una volta di più la realtà ci ha interrogato e noi abbiamo risposto con gli strumenti che ci sono propri, quelli della ricerca scientifica, in particolare della ricerca sociale. Le tre parti che compongono il libro sono la dimostrazione che si può fare ricerca scientifica con metodi rigorosi, coinvolgendo esperti esterni all'Accademia e con il contributo determinante e originale di studentesse e studenti. Il pregio di questo lavoro è stato in particolare quello di aver ascoltato giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, quelli della generazione Z, realizzando così una
5:33 fotografia statisticamente rappresentativa propedeutica alla fase qualitativa successiva un'operazione complessa e per certi versi entusiasmante che ha consentito di dare parola alla generazione z ricavando nel prezioso punto di vista dei giovani fondamentale per attivare il cambiamento il femminicidio di giudia ci ha ricordato che tutti devono concorrere affinché tragedie come quella che l'ha riguardata non debbano più ripetersi. Da parte nostra siamo fermamente convinti che l'educazione abbia un ruolo di primissimo piano. La forza trasformativa dell'education power deve agire su più livelli secondo una logica
6:20 sinergica e incisiva. In questa che è una vera e propria azione educativa e sociale, l'Università Cattolica del Sacro Cuore sarà sempre in prima linea, avviando ricerche, promuovendo attività didattiche trasversali, collaborando con enti come la Fondazione Cecchettin e con tutti gli attori che vogliono impegnarsi con noi. L'impatto di una università si misura anche e soprattutto nel riuscire a trasformare in meglio la società. Un impegno costante che prende corpo nelle molteplici iniziative promosse in questo Ateneo, in particolare dal Comitato per le Pari Opportunità, l'organo di Ateneo presieduto dalla professoressa Iafrate, alla quale va il
7:07 mio ringraziamento per il costante ed efficace impegno. È una responsabilità questa che avvertiamo con particolare intensità, ricordando che il nostro Ateneo è annovera tra i suoi fondatori una donna, Armida Barelli, la quale già nella prima metà del Novecento seppe infrangere stereotipi e superare barriere culturali radicate. Con la sua caparbietà e determinazione ha aperto la strada a una più piena partecipazione delle donne alla vita sociale civile, in ogni parte del nostro Paese, fino a contribuire a quel percorso di consapevolezza e cittadinanza che avrebbe portato tutte le italiane ad avere la possibilità di esercitare il
7:54 diritto, il dovere di voto. Grazie dunque a tutte e a tutti per aver organizzato questa lezione aperta e per l'impegno che mettete ogni giorno nel promuovere un autentico coraggio di cambiare, che è proprio nelle corde dell'Ateneo dei Cattolici Italiani. Grazie. Good morning everyone, welcome to the office of Christina Pasqualini. I thank our director for this presentation. I would like to thank you very much for being here, because we are in a house, it is a community, and so the house patron
8:43 is important to be here. It is a open lesson, so I would like to start to break up the anxiety, the anger, also with you. è una lezione di sociologia. Siamo all'interno di un corso, un laboratorio di ricerca sociale qualitativo, e a questa lezione l'abbiamo allargata agli altri corsi che abbiamo io e il collega Fabio Introini di sociologia, sempre alla facoltà di scienze politiche e sociali, e poi l'abbiamo allargata a tante scuole superiori che arrivano oggi da buona parte della Lombardia e non solo. E poi vi dico soltanto che in quest'aula siamo più di 460 persone.
9:28 E in questo momento saluto e ringrazio anche gli oltre 600 persone, studenti, scusate, 6.000 persone, insegnanti, che ci stanno seguendo da remoto da istituti secondari superiori di tutta Italia. Quindi per dire che abbiamo fatto un lavoro di ricerca, l'abbiamo scritto, ci piaceva diffonderlo, parlarne con voi e siete veramente in tanti. Quindi questa è veramente una risposta significativa che volevo condividere con voi. L'impianto del lavoro nel libro che presentiamo ve l'ha già un po' presentato e quindi non perdo tempo. Cercheremo di essere... tenere un buon ritmo negli interventi che faremo, quindi
10:16 vi prego di seguirci, di starci dietro, perché le cose che vi daremo sono tante e alterneremo un po' quello che è nel nostro lavoro, cioè darvi dei risultati di ricerca, siamo in università, qui si fa scienza, e però che sia anche divulgativa, quindi commentata, argomentata, anche dalle persone che non sono necessariamente accademici, ma noi siamo tutti insieme, perché questo movimento è fatto da tante persone con ruoli diversi. Ringrazio anche io, Gino Cecchettin, per essere qui con noi. Io lo seguo oramai dall'inizio della fondazione con tanto affetto e penso che sia per noi veramente un regalo grandissimo averlo qua. Bene, una ricerca in nome di Giulia. necessariamente dopo l'evento io sentivo in aula la
11:07 necessità con i miei studenti di parlarne quindi l'abbiamo fatto ne abbiamo discusso parlato e però mi son detta non basta parlarne siamo in università noi dobbiamo fare anche un'indagine scientifica quindi con l'osservatorio giovani parte questa prima indagine quantitativa l'abbiamo già ricordato prima sono 2000 giovani 18 34 anni a livello nazionale un campione rappresentativo questo ci tengo a dirlo, i risultati che vi presento, lo farò in maniera molto semplice, divulgativa, ma sono rappresentativi della popolazione in oggetto, sono dati affidabili, questo è molto importante. Però sapete anche, parlo in particolare ai miei studenti di sociologia, che la quantità da sola non basta, ci dà una fotografia rappresentativa ma non va in profondità, ecco allora l'importanza dell'indagine qualitativa. Ho coinvolto oltre 200
11:58 studenti di sociologia, ciascuno ha fatto un'intervista in profondità qualitativa a giovani della stessa età, scelti con criteri comunque seri, e ne è venuta veramente una quantità di parole che dovevamo poi gestire in qualche modo. I didn't do it alone, I couldn't do it alone. I had valid collaborators, in particular Laura and Lisa, who are two young students, but they also work in sociology. So they have been with me in these years, and they have been passionate about this discipline and social research. I will give you some results. I will do it until about half a day. 10 minutes in which bombard with some data, not
12:44 too offensive, we will try to be morbid. If the director can send the presentation, I thank you. Okay. Okay. Here we are. The e-book is this. I only spend a word for saying that it is open access, scaricabile gratuitamente. Questo è un messaggio importante che vogliamo darvi, che è vostro. Noi l'abbiamo scritto, l'abbiamo realizzato insieme con tante persone, ma adesso è vostro. Quindi noi ci attendiamo che lo possiate leggere. È semplice, è molto divulgativo. Gli autori che hanno scritto, hanno
13:35 commentato, hanno fatto riflessioni, a loro ho chiesto di essere molto chiari. poche pagine molto chiare con bibliografie essenziali. Penso che possa quindi essere utile agli studenti, ma anche quindi ai docenti per attività poi nelle proprie classi. Avete il QR code per scaricarlo, c'è da registrarsi su Vita e Pensiero, sono due o tre passi, non fatelo adesso perché richiede un po' di tempo, ma vi consiglio di farlo prima possibile. Allora, io direi che è necessario partire dalla famiglia, è un punto di partenza importante. How are they in the family? How are the relationships in the family? Let's try to remove some stereotypes, because we, as researchers, had a little bit before we started this investigation. What do they tell us about the data? They tell us that in
14:24 the family, you, I'm talking about you, because you are the Generation Z, I'm talking about you, and you will tell me in the end if you recognize us in this picture, you have relatively positive relationships, in prevalence with the mother. ma anche con il padre e anche i nonni. I nonni sono figure importantissime, peraltro il tema della intergenerazionalità è un tema importante per questo Ateneo su cui stiamo riflettendo e lavorando. Quindi una relazione positiva in famiglia, che cosa si può fare? Potete parlare con libertà e questo non è poco. Quindi ogni tanto, spesso, ma anche sempre, il dato è importante, avete la possibilità di parlare con libertà. Non è sempre stato possibile questo,
15:11 ragazzi. Quindi è una novità, è un segno di cambiamento. E soprattutto, guardate, potete chiedere che cosa? Chiedere aiuto, consigli, conforto, anche denaro, perché la famiglia ha anche questo compito, di sostenermi anche da un punto di vista economico. Quindi in famiglia si possono fare queste cose. Con chi le fate prevalentemente? Un po' di fatica a spostare. Oddio, non è molto... Scusate, ma non funziona bene il mouse, quindi vi chiedo scusa. Con chi lo fate prevalentemente? Lo fate con le madri. Quindi le mambe nella nostra famiglia, nelle famiglie italiane, hanno un ruolo fondamentale, non soltanto nelle famiglie
16:00 italiane, in tutte le famiglie in genere. Quindi con le mambe prevalentemente fate tutte queste attività. Ma è interessante però, e questo è un altro elemento di cambiamento, che in maniera significativa queste cose le state cominciando a fare con entrambi i genitori. Un'altra novità, un altro stereotipo che andiamo a smontare. Vedete, chiedere denaro è la cosa che fate in percentuale maggiore con entrambi i genitori. Questo è un dato interessante, perché cosa significa... se lo leggiamo in termini di parità di genere, vuol dire che anche le mamme dispongono di un budget economico in famiglia, la possibilità di disporre del denaro della famiglia e questo vi assicuro che è un cambiamento rispetto al passato. Le donne lavorano, le donne partecipano, copartecipano anche alla gestione economica dei figli e questo è un dato
16:51 importante. In famiglia che cosa c'è? How much do the boys of Generation Z feel respected? The 58% say very respected, especially the men. And especially, for the 57% you are very free to take decisions that you are concerned about for your life. So you are not so angry. It's true that there are expectations of your parents, but you are free to do what you like, to follow your talents. Questo è ancora un altro dato significativo. Questa tabella è importante ragazzi. Chi fa cosa in famiglia e ci restituisce
17:40 bene i segnali di cambiamento. È evidente che in famiglia ci sono ancora alcuni ruoli che sono a pannaggio prevalentemente delle mamme, delle madri. Quali sono? Ve li potrei chiedere senza farvi leggere. svolgere i lavori domestici, seguire i figli nell'istruzione scolastica, accompagnare i figli nello svolgimento delle attività extrascolastiche. Queste attività restano ancora prevalentemente in carico delle mamme. Però guardate, ho messo tutto il resto in verde. Cosa vuol dire? Che tutto il resto è fatto in ugual misura da padre e madre. C'è una copartecipazione nelle famiglie, of these young people who were not experienced in the past generations. What generation is the generation of your parents? Is the X generation? And between my and yours,
18:30 there is another generation, the millennials. So think about how slow the change is, generation in generation. You have had different families compared to la famiglia che ho avuto, la mia generazione, il cambiamento lo vediamo sul lungo tempo. C'è un rosso, rosso è sempre il dato problematico. Dico soltanto che comunque avete detto, il 20%, che nessuno si è occupato dell'educazione religiosa dei figli, così come il 37,8% ha dichiarato che in famiglia nessuno si è occupato di educare all'uso dei social network. Questo è un po' un problematico se pensiamo a tutti i rischi della rete anche rispetto alle questioni che stiamo affrontando oggi. Un 12% in
19:15 famiglia non ha ricevuto alcun tipo di educazione all'affettività, ecco perché lo dico con fermezza, non tutte le famiglie svolgono questo ruolo, non ne faccio una colpa, ecco perché ci vogliono anche altre agenzie educative oltre alla famiglia che si occupano e abbiamo quegli insegnanti. What you are doing today is going in this direction, so it is absolutely necessary that no one stays out of these paths. There are stereotypes. The stereotypes are hard to die, but we try to overcome them and you are very brave. You are giving us positive signals. How do you measure and study stereotypes? It is very difficult. We said to try to do it in
20:01 a slightly original way. Gli stereotipi in famiglia. Abbiamo sottoposto agli intervistati questa storiella. Immagina che in una giovane famiglia con figli piccoli sia l'uomo a restare in casa a crescere i bambini, provando a conciliare con il lavoro e smart working. E la donna si è invece impegnata tutto il giorno fuori casa, con un lavoro di grande responsabilità e ben remunerato. Quanto si è d'accordo con le seguenti affermazioni? Il dato più importante è quello in basso. Molto il 50... è molto d'accordo nel dire che non è importante che sia più presente a casa, crescere i figli, l'importante è che ci sia un buon clima familiare. Ecco, il clima familiare è buono nelle vostre famiglie e avete capito che anche se entrambi i genitori
20:46 lavorano, questo non incide sul clima familiare, anzi, è una grande novità. Il cambiamento avviene pian piano, ma sta arrivando. Lo state apprezzando, lo state apprezzando. Secondo stereotipo. Non è vero. Ecco. A scuola. Altro tema importante. Prova ad immaginare una giovane studentessa che una volta finita la scuola superiore manifesti il desiderio di iscriversi alla facoltà di ingegneria. Facoltà di ingegneria? Aiuto. Distinguendosi dalle sue amiche che invece optano, opteranno per le facoltà umanistiche. Quanto sia d'accordo con le seguenti affermazioni? Qui, dietro questa questione, abbiamo stereotipi antichi. Il 70% è molto
21:35 d'accordo nel ritenere che ogni persona è libera di studiare ciò che preferisce. Uomini e donne possono studiare ciò che vogliono, seguire i propri talenti. Capite che questo ha una ripercussione a livello sociale, societario enorme. Gli stereotipi sul lavoro. E qua ne mettiamo a tema un altro importante. Immagina una donna che ha raggiunto il ruolo di manager in un'azienda molto importante, quanto siete d'accordo con le seguenti affermazioni? Il 66,9% è molto d'accordo nel dire che non importa se gestire un'azienda sia un uomo o una donna, contano piuttosto le qualità umane e professionali della persona che sta alla guida. Credo che questa dichiarazione, questo dato sia fondamentale. e ci auguriamo che siano tutti dati in crescita. Come
22:24 osservatorio giovani abbiamo deciso proprio ieri, con Piera Roncoletta che ringrazio, di continuare a seguire e monitorare gli stereotipi, i cambiamenti. Quindi vi racconteremo poi nei prossimi anni come vi state muovendo. Allora, nel tempo che mi rimane poco, vi do alcuni dati che mi pagliano ancora significativi. Questo riguarda le relazioni. Allora, sfatiamo un altro pregiudizio. Spesso vi dipingono come disimpegnati, con relazioni molto fragili, usa e getta, perdonatemi questa espressione. Non è tanto così. In realtà ci dite che comunque state in relazioni che posso dire durature? Quindi la maggior parte di voi sta dentro relazioni affettive che durano da molti anni. E altro dato significativo,
23:13 quindi la qualità relazionale com'è? Sei soddisfatto della relazione? Il 66% molto soddisfatto. E sono soprattutto le ragazze ad essere molto soddisfatte. Quindi le vostre relazioni affettive, di cui tanto si parla, non sono così catastrofiche. Tutt'altro, sono durature e sono anche soddisfacenti. State pensando di interrompere? Assolutamente no. Il 68% lo dice. Soprattutto le ragazze. And for those who have in mind to interrupt her, the main motivation is that the partner doesn't respect me. 24,7%. So here we'll start another stereotype. Look, the 31,9% are men. So they are more men who
24:01 have declared that they are not respected in the couple relations. So that means that they can be victims both of the girls and also of the girls in the relationship. tardi le relazioni tossiche riguardano entrambi i generi. Quindi questo è uno stereotipo che smontiamo. Andiamo avanti. Ecco, siete una generazione che è in cambiamento. Ci sono ancora alcuni comportamenti in cui siete un pochino più fragili, ma riteniamo che siano comunque questioni evolutive legate alla vostra età e con il crescere degli anni andranno un po' a risolversi. Allora, i maschi sono un po' più fragili su alcuni comportamenti, tipo il
24:46 controllare il modo di vestirsi della propria partner, il controllare il cellulare, geolocalizzare la propria compagna. Su questo le ragazze sono più avanti, posso dire. Ma è interessante l'autonomia economica. Su quell'aspetto non ci sono più problemi. Ragazzi e ragazze ritengono che entrambi i partner possano lavorare e quindi concorrere eventualmente all'autonomia economica della famiglia. Andiamo velocissimi. Parliamo adesso di violenza. Il dato che abbiamo raccolto è questo e ci tengo a dirvi che la violenza non è una cosa lontana, che capita sempre agli altri e che immaginiamo chissà dove possa accadere. Su Marte no, sulla Luna no. La violenza è di casa. La
25:36 violenza è spesso giocata nella prossimità delle relazioni. Quindi i principali autori di violenza sono spesso i partner e gli ex partner. Quindi questo va assolutamente sottolineato. Infatti abbiamo chiesto, prova a pensare alla cerchiera estretta dei tuoi parenti e amici. Ci sono donne che subiscono le seguenti forme di violenza? Il 12% dice sì, ho assistito personalmente a episodi di violenza psicologica dove? Su persone che conosco, che può essere mia mamma, mia sorella, una mia amica. le persone della propria cerca amicale, affettiva, quindi è nella prossimità. Anche le altre forme di violenza sono state purtroppo sperimentate. Queste percentuali sono altissime, mi sembreranno basse, ma sono altissime, perché sono forme di violenza. Quindi noi dobbiamo cercare di... il cambiamento
26:26 deve produrre un abbassamento ancora di queste percentuali. Non diciamo che siano basse, sono percentuali importanti. Mi vado verso la conclusione... citando quanto è successo a Giulia. Allora, la nostra indagine ha voluto, prima di tutto, sondare quelle che sono state le emozioni rispetto a questa notizia. Mi sembra che la risposta emozionale sia stata molto significativa, perché la rabbia, la tristezza, il disgusto, percentuali molto alte, soprattutto delle ragazze, di fronte a questo accadimento, E un altro dato importante è l'assenza praticamente di indifferenza di maschi e femmine, quindi
27:15 interessarsi a quello che è successo. Perché? Perché può riguardare tutti noi, riguarda tutti noi. Non è una generazione indifferente, è una generazione che infatti come prima cosa si è informata, si è informata cercando le fonti attendibili. Siamo in università, andando a studiare il fenomeno, andando a vedere che incidenza ha in Italia, quali sono le persone coinvolte, andando a cercare le notizie, andando a informarsi seriamente, fonti attendibili abbiamo scritto, informazione magari discutibile. E soprattutto un'altra cosa importante che avete fatto, ne avete parlato e dovete farlo. assolutamente, parlare di questi temi. Parlare con chi? Tra pari, è la cosa più semplice
28:01 che vi viene da fare, lo dovete fare, è naturale che sia così, ma non soltanto, poi ci sono anche gli adulti, ci sono i genitori, c'è il partner e ci sono gli insegnanti che sono fondamentali, ci sono le università, le scuole. Ecco, è un'alleanza educativa, un'alleanza di persone adulte che si muovono insieme per ragionare su quello che sta accadendo. Concludo. due cose. Abbiamo fatto commentare ai ragazzi intervistati questa notizia. Lo scorto luglio 2024 un giovane friulano dichiara pubblicamente sul giornale che ha chiesto aiuto a un centro antiviolenza perché sentiva che avrebbe potuto commettere un femminicidio. Gliel'abbiamo fatto commentare. Il 67,3% delle femmine, il 61%
28:51 100 totali hanno dichiarato che dovremmo iniziare a considerare normale il fatto che anche gli uomini possono chiedere aiuto in situazioni di fragilità. Quindi anche gli uomini possono chiedere aiuto e le donne debbono poter chiedere aiuto senza paura. Concludo con questo dato. Sulla prevenzione, quindi, stiamo parlando di prevenzione, per prevenire i fenomeni della violenza sulle donne e i femminicidi, quali sono le esperienze più importanti che un giovane deve fare? Metteli in ordine di importanza, al primo posto. L'avete detto voi? Non l'ho detto io, io ho soltanto fatto le somme, anzi l'ha fatto Ipsos, che ringrazio la collega Evasaki che è la nostra persona, un'amica, ma soprattutto la colonna scientifica dell'Osservatorio Giovani.
29:40 Che cosa è importante? Crescere in una famiglia in cui i genitori insegnano ai figli il rispetto per le donne, crescere in una famiglia in cui si insegna questo, in cui si pratica, in cui si testimonia, in cui si testimonia, si fa vedere nel quotidiano, frequentare esperienze sportive, luoghi di aggregazione in cui i giovani fanno esperienze sane, crescono in luoghi sani, l'importanza dei luoghi fisici, avere luoghi fisici come questi, in cui ci si incontra, in cui si sta insieme, Gli oratori sono un esempio in cui molti di voi hanno fatto esperienza da piccoli, in cui sono cresciuti e soprattutto al terzo posto, ma non per ultimo, durante gli anni scolastici, partecipare a progetti di prevenzione contro la violenza sulle donne e l'educazione all'affettività. Ce lo
30:25 state chiedendo voi, ce lo state dicendo voi, che per voi è importante e per questo noi oggi siamo qui a farlo. Vi ringrazio davvero per la pazienza e andiamo avanti. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie Inizio dal tuo libro,
31:14 il libro che hai scritto, cara Giulia, che probabilmente in tanti di voi ragazzi conoscete già, so che molti di voi l'hanno letto personalmente, anche in classe con gli insegnanti, quindi non sto raccontando nulla di nuovo. Inizio da quello che tu scrivi, a pagina 137, scrivi «La tua stanza è rimasta come l'hai lasciata, anche la porta è sempre aperta». Non trovo la forza di chiuderla. L'unica differenza è che adesso, appena entro, vengo accolto da tre scatoloni stipati di pacchi, pacchetti, pacchettini, cornici, disegni, libri e soprattutto lettere. Continuano ad arrivarne ogni giorno migliaia di lettere da parte di sconosciuti di tutta Italia che ci vogliono manifestare la
32:00 loro vicinanza, il loro calore, il loro affetto. Non immaginano quanto importante sia per noi. Un giorno le leggeremo tutte, Davide, Elena e io. Allora io simbolicamente per iniziare ti consegno le 237 riflessioni e domande che i nostri giovani di sociologia e delle scuole che hanno partecipato in presenza oggi ti consegnano e che se vorrai potrai leggere nei prossimi giorni quando riterrai utile. Grazie. Inizio così. Quindi metterò insieme anche le riflessioni dei ragazzi. Fare domande a
32:45 un padre che ha perso una figlia in quel modo e che si rende disponibile a raccontare la sua esperienza così tragica mi sembra irrispettoso. Le domande le si possono fare agli esperti, no ad un padre che va solo ascoltato in silenzio con grande rispetto. Kim, 2008, liceo adolescenza umana Pasolini, Milano. Queste parole mi fanno molto riflettere, Gino. Allora io inizio mettendomi in tuo ascolto, chiedendoti di raccontarci di Giulia. Buongiorno a tutti e tutte, grazie mille dell'accoglienza. Io sono solito girare gli applausi a Giulia che è il vero motore di tutto. E' difficile parlare
33:35 di Giulia sempre perché io devo scavare dentro la memoria ormai. Parto da questa mattina perché vi voglio raccontare la mia vita di tutti i giorni, no? Perché forse gli stessi stereotipi che viviamo pensano che il dolore non si deve vivere così come lo vivo io. Infatti io sto navigando un po' controcorrente. Però io ho deciso di farla vivere, Giulia. Una volta che ho capito che non avrei più abbracciata, ho pensato comunque di farla rivivere, ma in un altro modo. Ed è stato proprio il dolore che questa vicenda mi ha causato a riflettere su questo. Io amo, amo, amavo tantissimo mia figlia e l'amo ancora e non mi sono rassegnato ad essere un genitore. Questa
34:25 mattina ero in un mezzo di trasporto, ho per caso notato dei moccassini che una ragazza portava ed erano identici a quelli di Giulia. E... E questo dettaglio per me non è ininfluente, perché ovviamente la memoria arriva lì e torna indietro a quando magari mi ha chiesto i soldi per comprarla, quando li metteva con tanta... E nella vita di tutti i giorni mi capita tantissime volte, io vivo costantemente questi momenti quando vedo una 500 che lei amava tantissimo, perché mi hai chiesto, abbiamo deciso di darci del tuo. Mi hai chiesto di Giulia e ti dico che amava tantissimo la 500 ma non quella che possedeva, quella nuova, ma
35:13 voleva possedere quella vecchia, l'originale. Questo dice un po' il carattere di Giulia. Quindi quando io vedo una 500 ovviamente il cuore mi si spezza. Una volta a Roma ne ho vista passare una come la voleva lei, identica. Ho dovuto entrare in un bar, andare al bagno e piangere perché il dolore era in modo... veramente troppo forte e io vivo la vita di tutti i giorni così cercando di farla rivivere in qualche modo e la fondazione che porta il suo nome è nata proprio dal dolore dal dolore che io ho provato cercando di fare in modo se ci fosse una speranza farlo evitare a qualche famiglia
35:59 ne vale la pena se c'è la possibilità di farlo evitare questo dolore e l'ho fatto ispirandomi a Giulia perché Giulia era effettivamente altruista oltre ogni modo che io ho mai visto nella mia vita perché non lesinava di donare il suo tempo per poter dare supporto a qualcuno Non aveva parole brutte neanche nel momento in cui magari qualcuno dice ma è normale che in quella situazione lì, anzi qualche volta in famiglia quando si facevano dei lavoretti di casa e magari veniva proferita qualche parola, niente di che, ma qualche parola che ovviamente non è nell'uso comune. Lei non ti
36:49 diceva sei brutto, ti diceva non sei bello. Quindi usava anche l'accezione positiva per in qualche modo bacchettarmi quando non usavo parole che per lei erano nel comune linguaggio. Vedeva il bello in ogni dove, lei vedeva il bello in tutto, tant'è vero che faceva la raccolta di scatole, sarebbe piaciuta tantissimo questa scatola, riusciva a vedere il bello anche nelle... nelle cose che per noi passano inosservate. Un giorno tornò a casa e mi dice c'è stato un mulinello di vento e ho visto le foglie secche ormai. Chi è che presta attenzione alle foglie secche? E' che facevano una specie di disegno e mi ha raccontato questa cosa che ovviamente vista dagli
37:38 occhi di uno che non conosce l'arte e non riesce a capirla e dice vabbè e invece lei riusciva a vedere il bello di questo che significa che si è fermata per un attimo guardato il mondo e questo noi dovremmo cercare di fare noi io prendo insegnamento a giulia perché molto spesso noi corriamo corriamo riempiamo i momenti con qualsiasi cosa che abbiamo ma non osserviamo il mondo magari anche un mulinello di vento che crea un disegno un'arte ci può dare quell'istante di felicità è che può cambiare la giornata giulia lo sapeva fare Giulia mi ha insegnato tantissimo anche sul piano civico, sul piano comportamentale e vi ricordo un aneddoto dove da un lato è
38:29 rappresente la versione forse più, diciamo, non vorrei dire brutte parole, ma comunque la più conforme dell'uomo, il maschio alfa, che io ho rappresentato più, Siamo per tantissimo tempo, anzi ho cercato proprio di inseguire quel modello lì. Però poi qualcosa ti rimane addosso. Un giorno sono uscito con Elena, con Giulia e con Davide a fare una corsa. Loro mi seguivano in bicicletta e lungo il fiume vicino al nostro paese incontriamo un signore che aveva una macchinina, una piccola macchina di quelle da competizione. Però la faceva rotteare in un modo vorticoso creando dei vortici di polvere che davano
39:15 fastidio partivano sassi in ogni direzione e io temevo per Davide, per Giulia. Allora quando arrivo lì dico a sto signore, ma senti ma quando passano le persone, almeno smetti di fare questo. E lui ovviamente da bullo ha reagito con la classica frase del bullo, cioè perché se no? E ovviamente io ci ho cascato, perché stavo già proseguendo la mia corsa, invece sono tornato indietro e nella mia mente dicevo perché se no adesso te lo faccio vedere io e invece Giulia ha capito subito la situazione e mi ha detto con un filino di voce papà ma ti puoi mettere con uno così? e allora ho sentito questa voce e per fortuna l'ho sentita perché comunque la macchinina continuava a far rumore e
40:04 allora ho pensato ho fatto un ragionamento ho detto ma se anche vado lì e do una lezione a questo ma che esempio sono per i miei figli? e Ho detto ma mi interessa più di questo signore o dei miei ragazzi? E ho fatto questo ragionamento in brevissimo tempo e sono tornato in dito e ho detto hai ragione Giulia, continuiamo la nostra passeggiata e non pensiamoci più. Ovviamente il tipo mi ha guardato con un sorriso felice perché per lui sono stato un codardo. Ma chi se ne frega? Perché per i miei figli sono forse stato un eroe che non ha ceduto la provocazione. E quindi l'importanza di essere chi vogliamo essere per le persone che noi contano è stata fondamentale. Per il pinco pallino qualunque,
40:53 per il burlo di turno, che probabilmente non vedrò mai in tutta la mia vita, non essere me stesso, essere quello che forse i miei figli volevano che io fossi in quel momento lì, è stato fondamentale. Ma io lo devo a Giulia perché... Gino Cecchettin di quel momento lì non avrebbe agito così. Ecco Giulia era questo nel quotidiano, la cura quotidiana che ti alleviava certe pene della vita e in alcuni momenti devo dire che forse non me ne sono reso conto di quanto bene ci faceva. Grazie, ti faccio la seconda domanda. Perché ha scelto...
41:42 ha scelto di trasformare un dolore così grande in un impegno pubblico? Te lo chiede Giulia, 2010, dell'Istituto Pueca Olivetti di Rò, qui in Milano. È perché vivo in questa società e l'evento di Giulia mi ha fatto capire quanto soffrano le persone, le donne vittime di violenza. Io ovviamente prima di Giulia non... Non ero a conoscenza del fenomeno, quantomeno non lo ero a conoscenza nel modo più organico. Poi ho visto le fiaccolate che ci sono state all'indomani del 18 novembre, ho visto gli interventi di Elena, che è stata forse la prima che in qualche modo ha
42:29 dato voce al dolore che avevamo in famiglia. Da uomo ho detto, se sono parte di una società civile non mi posso esimere di fare la mia parte. Un po' come faceva Giulia. Non sapevo come. Quindi l'idea della fondazione, di un'associazione era partita, non sapevo come finanziarla. Il libro che è nato da tre motivi fondamentali, quello di continuare a vivere mia figlia, farla un regalo, raccontare di lei, ha dato la spinta per poter far nascere anche la fondazione, quindi tutto sembrava convergere. l'impegno è diventato un impegno sostanziale perché poi effettivamente abbiamo deciso di dedicarci
43:15 alla formazione, alla cultura, all'educazione che dal nostro punto di vista è la cosa che serve effettivamente a questo paese per cambiare di passo. C'è proprio una notizia oggi fresca fresca che ho letto questa mattina. Fondazione Giulia Ciacchettin e Università di Firenze lanciano il corso per docenti educare l'uguaglianza di genere fin dall'infanzia. dall'infanzia è importante perché è importante perché i nostri esperti del comitato scientifico il comitato scientifico che studiano la materia da tantissimo tempo hanno visto che è fin dall'infanzia che gli stereotipi della nostra vita ti si attaccano che poi non ti consentono un po come abbiamo visto da alcune parti
44:02 dell'intervista di avere una vita che piena, non so se ha voglia di studiare ingegneria, magari sono influenzata dallo stereotipo che dice che le materie STEM non sono adatte per le ragazze, tant'è vero che la percentuale di studentesse STEM rispetto ai maschi è molto inferiore. Ancora, ancora, per ora. Per ora, speriamo che cambi. Il corso vuole agire proprio sugli insegnanti, tra l'altro sarà un corso per gli insegnanti su mille insegnanti di tre regioni, Veneto, Toscana e Puglia, le abbiamo scelte così per scegliere una regione del nord, centro e sud. Intanto per fare statistica, quindi
44:49 perché sarà un lavoro di ricerca oltre che di formazione. L'idea è quella di poterlo portare in modo pervasivo in tutte le regioni e renderlo un corso che poi si possa fare a tutti i livelli, non solo dalla primaria all'infanzia, ma poi cercare di scalarlo anche per le scuole medie e superiori. Faccio un'ultima domanda. Pensi che fare questi incontri e parlare di questi fenomeni di violenza sia un modo efficace per provare a cambiare le cose o credi che ci sia qualche altro modo più diretto? Edoardo, 2004, laboratorio di ricerca sociale qualitativa. Edoardo dovremmo dire quello che gli studenti hanno risposto. Al terzo punto c'erano
45:36 i momenti di attività all'interno del contesto scolastico in cui si parla, perché il momento di parlare è il momento in cui intanto lasciamo uno spazio al confronto, al dibattito. Quanto meno si può instillare un pensiero, perché anche chi può essere contrario a un determinato pensiero, quantomeno riflette sulla cosa. Poi noi portiamo dati scientifici, quindi si parte da lì, perché lo studio delle problematiche della vita sociale, un po' come lo studio di tutte le problematiche di qualsiasi genere, parte da un'analisi di un fenomeno, da come nasce e poi si dà una risposta scientifica. Succede così... in tutti i campi,
46:26 dalla scienza alla medicina e lo è anche per la scienza comportamentale perché poi certi pattern si replicano. Quindi iniziare dalla sensibilizzazione, da fare sì che voi vi sentite chiamati in causa dal nostro punto di vista è fondamentale anche perché si parla di vite e quindi chi meglio dei giovani ha a disposizione tanti anni di vita. Ok, grazie Gino. Ti lascio un attimo in stand-by e facciamo qualche altro intervento. Intanto grazie e un applauso. Adesso ci colleghiamo da remoto con Alberto Pellai.
47:12 Vediamo se c'è. Alberto ci sei? vi vedo e vi sento. Ciao Alberto, benvenuto. Siamo contentissimi di averti con noi. Alberto non ha bisogno di presentazioni, ma lo faccio, medico psicoterapeuta, ricercatore scrittore, docente presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università degli Studi di Milano. Alberto, tu hai contribuito al nostro ebook, in nome di Giulia, con un contributo molto bello che è già parlare e scrivi vero uomo o uomo vero le sfide educative nel sostenere la crescita maschile per la prevenzione della violenza
48:02 di genere ti ascoltiamo grazie d'accordo grazie mille buongiorno a tutti e tutte buongiorno per me speciale a gino che è una persona che che come uomo, come padre, come cittadino italiano stimo moltissimo e quindi per me è un privilegio poter essere con voi in una giornata in cui c'è lui e parla lui. Le mie parole quindi vengono dopo in tutti i sensi e rispetto un po' al... al mio lavoro e a che cosa sto cercando di fare anch'io su questi temi. Lavorando molto sull'età evolutiva credo che un lavoro molto importante sia
48:49 quello di sostenere la crescita al maschile aiutando ragazzi e ragazze a guardare come quando nasciamo i ruoli di genere ci propongono modelli. i modi di costruire le nostre identità, i processi di individuazione che non sempre poi sono davvero funzionali al benessere, intanto al nostro benessere, cioè il concetto, il modello, tutti gli stereotipi un po' associati modello del vero uomo lavorano tantissimo sull'idea che un vero uomo si qualifica soprattutto in quanto potente in quanto dotato di azioni che hanno un
49:38 risvolto di muscolarità di potenza di controllo e dire un po proprio di supremazia no lo stare sopra e questo non riguarda solo le relazioni con femminile riguarda proprio il una fame grande di affermazione di sé, immaginando che il valore di sé dipenda dal potere che io riesco a conquistare nello spazio in cui abito la vita. Ecco, nel lavoro poi dello psicoterapeuta ci accorgiamo come perseguire questa individuazione di sé, lavorando molto sulla costruzione della propria potenza invece che sulla generazione di una vera competenza
50:25 nell'abitare la vita, spesso si riveli un vero autogol. Il tema grande è che noi nel nostro percorso umano, in particolare nel tempo dell'età evolutiva, generiamo un processo di individuazione dove abbiamo una profonda necessità di essere veri a noi stessi. La psicologia parla di questo come un percorso che ci porta alla costruzione del vero se è il nostro vero se è quella idea che noi generiamo di noi stessi dentro di noi con la quale riusciamo a connetterci in modo profondo ea sentire
51:12 qualche modo di essere le persone giuste al posto giusto nella vita giusta fondamentalmente il vero se non ha fame di potere in realtà fame di equilibrio ea una grande fame di ottenere il la validazione di sé dentro a relazioni cioè dentro le relazioni dove noi siamo profondamente rispecchiati sia nei nostri punti di forza che nelle nostre fragilità e sentiamo di poterci di svelare all'altro ecco nell'uomo vero questa diventa una cosa possibile mentre nel vero uomo questa è una cosa impossibile perché se la rincorsa è nel mio processo di individuazione quello che io
51:59 devo dare di me a te un'idea potente quella potenza potrebbe contrastare per esempio con aspetti di fragilità che mi appartengono e che devono rimanere invisibili e non condivisibili perché potrebbero darti di me a te l'idea di una fragilità che in realtà non è fragilità ma è la mia verità diciamo che un po tutto l'imbroglio della crescita al maschile sta nel fatto che l'intera comunità al maschile poi socio culturalmente aderisce a un modello di maschile che risponde al modello del vero uomo e quindi che continua a perpetrare in modo
52:44 stereotipato l'idea che se sei un maschio che funziona bene tu nei contesti in cui ti muovi porti molta più un potenza, che competenza. Questo costa caro a chi cresce maschio, a chi nasce e cresce maschio. In realtà questa potrebbe anche sembrare un modo di narrare disturbante perché stiamo dicendo che il maschio si prende tutto il potere e usa la violenza. Ma la domanda è ma quel maschio che si prende il potere e usa la violenza ha una modalità di affermazione di sé Così potente, così poco competente. In realtà è un uomo, diventerà un uomo capace di abitare la vita in modo soddisfacente, cioè che
53:34 compie con pienezza. il proprio progetto umano ecco il dato di fatto nella prospettiva psicologica è no non accade questo e c'è un bellissimo libro di bellux che si intitola bellux è una femminista storica veramente scritto cose molto molto belle nell'ultima sul femminismo ma nell'ultima parte della sua carriera si è molto concentrata sulle relazioni amorose l'educazione sentimentale di maschi e femmine E poi molto sulla maschile, letto in una nuova prospettiva, in cui prova a raccontare anche quanto è faticoso stare dentro alla vita, nascendo e crescendo
54:21 maschio e sentendoti dire continuamente che devi negare l'accesso ai tuoi stati emotivi più veri e più profondi, in particolare tristezza e paura, sono emozioni fortemente perturbanti molto fragilizzanti e in cui non si può restare da soli cioè quello che serve tantissimo all'interno della vita delle persone maschi o femmine che siano è che quando arriva la quintessenza ecco della tristezza e della paura quindi quando queste emozioni regolano in modo intenso all'interno del nostro funzionamento psichico la cosa che ti serve di più essere capace di chiedere aiuto e di entrare in profonda relazione
55:11 con qualcun altro che non invalidi la tua posizione di fragilità, ma in realtà ti aiuti a strutturarla, cioè ti dica io so stare con te, ti tengo per mano, ti ascolto e in questo generare un noi, che è un noi stabile, solito, competente, affettivo, ecco che l'altra persona progressivamente può accedere alla verità di sé, ma soprattutto può trasformare poi quella fragilità non in un rischio per la propria identità, ma in un'opportunità, ecco, diciamo che tutto questo nella crescita maschile in qualche modo negato ma dagli stessi maschi cioè hanno paura di farsi vedere veri quando si
55:58 sentono fragili e quindi vengono nascoste le lacrime e questa cosa entra molto anche nel modello educativo intergenerazionale cioè l'uomo che a sua vola l'uomo padre che a sua volta ha ricevuto il mandato della forza dentro alla vita è un po' un modello che dice al proprio figlio in situazione in cui non andrebbe detto, penso al lutto di un familiare, noi siamo forti, noi siamo potenti, ecco noi non ci rompiamo dentro questa situazione, quindi noi non piangiamo. Questo comporta E quando un bambino che poi diventa ragazzo, che poi diventa giovane adulto, sperimenta situazioni che sono
56:44 perturbanti dal punto di vista emotivo, invece che stare in contatto con quello che sente, si trova ad agire, a fare azioni che spesso scaricano in un modo disfunzionale quello che sta provando. E quindi noi abbiamo gli agiti, che a volte sono pensati, ma a volte invece sono molto pulsionali, servono, scaricano vissuti emotivi non attraversati, non validati e non elaborati. E spesso in realtà abbiamo anche però che intorno a questo le persone costruiscono il proprio percorso di individuazione. Diciamo che questa cosa diventa molto pericolosa per chi ti sta intorno, perché... deve
57:32 sperimentare costantemente la potenza che c'è dentro di te e che tu devi manifestare ed agire per tenere il controllo sul mondo fuori, perché non sei capace di tenere il controllo sul tuo mondo dentro. Ed ecco che anche il tema della frustrazione dentro alle relazioni affettive... diventa una situazione di estremo pericolo per chi sta vicino a qualcuno che non ha il controllo sul proprio dentro perché la frustrazione spesso legata all'interruzione di una relazione amorosa in realtà ci porta per una ferita profonda ai nostri sistemi di attaccamento vivere in modo sano l'attaccamento significa
58:18 sentirsi protetti al sicuro se io ho fragilità emotive l'attaccamento con l'altro mi deve garantire quella protezione e sicurezza. Se io delego all'altro il mio senso di protezione e sicurezza, quando l'altro mi lascia io mi frantumo. Nel momento in cui mi frantumo Io vivo però emozioni che non so gestire internamente, dovrei chiedere aiuto, ma se sono maschio chiedere aiuto mi rende fragile e di rimando, perciò io scateno la potenza e il controllo sull'altro, impedendogli praticamente di essere vero dentro alla relazione perché deve essere come io voglio che sia, non perché... ne ho bisogno ma perché non riesco
59:04 a tollerare il me stesso sofferente. Ecco, ho provato in modo molto veloce a farvi vedere che cosa significa la fragilità e l'analfabetismo emotivo al maschile, perché lavorare, questi sono proprio dei mandati importantissimi che ha la Fondazione Giulia e il lavoro che sta facendo Gino Cecchettin, perché mettere questo lavoro importante in cui permettiamo a chi nasce e cresce maschio di fare la transizione da vero uomo a uomo vero è di grandissimo vantaggio poi nella vita di tutti nella vita degli uomini nella vita delle donne nella vita dei ragazzi e nella vita delle ragazze diciamo che questo è un
59:53 lavoro che non si può fare da soli cioè serve chiaramente un progetto educativo Serve un lavoro profondo che un po' ripristini anche dentro alle figure genitoriali, un buon modellamento non solo del maschile ma anche di un femminile che sa stare in relazione, in una relazione simile. validante con il maschile e credo che l'altra cosa che serva tantissimo è nelle relazioni tra pari facilitare fin dall'età più precoce una modalità in cui la parità di genere e soprattutto parità di validazione espressione emotiva e quindi di competenza emotiva cioè non ci sono differenze tra maschi e femmine
1:00:40 nell'attraversare i propri stati emotivi, sia quelli regolati che quelli sregolati. E quando gli stati emotivi sono sregolati non ha senso dire una bambina sembri un maschiaccio quando è molto arrabbiata così come non ha senso dire a un maschio sempre una femminuccia quando piange ecco diciamo che queste sono semplificazioni che comportano però che dentro al tempo della preadolescenza e dell'adolescenza i maschi non si trovino sempre in situazioni pubbliche, sociali, relazionali, in cui gli viene chiesto di essere attivi e potenti, ma in cui noi dobbiamo mettere molto in gioco invece la
1:01:28 competenza e anche l'ascolto. Sono molto colpito nel vedere che oggi i maschi, per esempio, con l'esperienza della pornografia e dei videogiochi, passano, trascorrono un'enorme quantità di tempo in situazioni che sono solo stimolanti eccitanti e che non prevedano nessun lavoro invece di significazione e rielaborazione a livello intrapsichico di quello che accade lì dentro per cui la pornografia un'incredibile celebrazione dell'oggettificazione dell'altro che tra l'altro è solo un corpo non è neanche una persona e spesso i videogiochi sono un incredibile celebrazione del valore della potenza che fa fuori l'altro tu in un videogioco diventi
1:02:18 un supereroe un campione quanto più fai fuori l'altro mentre nella vita reale i veri supereroi sono quelli che l'altro lo salvano mica lo fanno fuori ecco se tu passi ore tutti i giorni immerso in territori no che non sono territori culturali sono luoghi che ti intrattengono ma che intrattenendo di per un tempo così lungo a far quella roba lì in qualche modo modellano anche la percezione di te del tuo ruolo nel mondo qua abbiamo di sicuro un'emergenza quindi la sfida educativa e socio culturale è molto centrata direi ragazzi che è fondamentale riprendere in mano la lettura le narrazioni le storie che ci servono film
1:03:04 e libri e bisogna rimettere il potere della parola perché quando siamo dentro no a stimolazioni come così intense come quello del videogioco spesso le uniche parole sono parole di attacco bestemmie parole violente mentre il tempo della crescita un tempo che lavora sull'amplificazione delle competenze vescicali dei propri vocabolari della capacità di significazione e E' chiaro che è un lavoro, credo, molto importante, molto lento, credo però molto molto bello da fare e ci coinvolge tutti, uomini e donne, maschi e femmine, ragazze e ragazze, bambini e bambine e questo è il motivo per cui
1:03:49 anche siamo qua stamattina a parlarne. Grazie Alberto. è arrivato l'applauso? Sei riuscito a sentirlo? Perfetto. Una battuta conclusiva, poi dopo ci risentiamo per le domande. Hai una bibliografia, un film da consigliarci su questo tema, sui temi che tu stai trattando? Sono qua tanti insegnanti che potrebbero utilizzarlo. Genitori? Alberto ci sei? Alberto? Io vi sento. Non ti vediamo più. Ok, ci sei, perfetto. Hai un consiglio al volo? Direi che il film forse che più aiuta a
1:04:37 vedere tutto questo è il film Close rispetto ai libri che ho scritto io. Io mi sento di dire che ho trattato tutto questo in un libro che è un saggio per ragazzi che si chiama Ragazzo Mio e credo in uno dei miei libri più belli che è un romanzo che si intitola La vita accade e che fa veramente entrare dentro al percorso e al passaggio protagonista maschile dall'analfabetismo emotivo alla competenza emotiva attraverso una relazione d'amore Grazie, grazie ancora. A dopo. Allora Gino, torno a te con una domanda. Allora parliamo adesso di generazione ancora Z come attori di cambiamento. Tu di giovani di questa generazione ne stai incontrando
1:05:25 tantissimi. Come descriveresti questa generazione? Come li trovi questi ragazzi? Adesso non ti lasciare influenzare dalle cose che ti ho raccontato io con l'indagine. Tu come li vedi? Intanto li vedo molto curiosi. perché quando ci sono gli incontri fanno tantissime domande, hanno a cuore il loro futuro e le domande vertono proprio nel capire come intraprendere questa strada del futuro con la consapevolezza di chi poi lo deve vivere. E quindi le domande che... vengono rivolte più spesso sono come si può accorgere di un momento di violenza, come si insinua tra di noi, come ci si può fare difendere, come fare ad aiutare invece quando ci sono delle situazioni di violenza
1:06:14 in amici vicini a noi e ovviamente ci si sente un po' imbarazzati, pergiudicati nel dare supporto e questo è attenzione particolare alla loro vita, alla propria vita. Io poi con loro faccio un gioco, faccio un gioco tutte le volte che mi chiedono, fanno una domanda io chiedo un momento memorabile. Raccontami un tuo momento memorabile e tra i momenti memorabili, ok, tra i momenti memorabili posso citarne, non so, la gita con la scuola, il campo scout, le vittorie sportive, tantissimi dicono quando è nato mio fratello, mia
1:06:59 sorella, tantissimi dicono quando mi riunisco con la famiglia per i momenti chiave dove si parla, non so, Natale, quando ci sono le cene di famiglia, tutti i momenti comunque di socialità. Io questo gioco lo faccio apposta perché all'inizio ci parlava ovviamente tra le domande anche dei social, del tempo che... passiamo utilizzando supporti tecnologici e allora io dico vedete io vi ho fatto solo una domanda chiedendovi il momento memorabile e nessuno mai mi risponde il momento memorabile quando gioco alla console quando ho i feed di tik tok e la risposta viene da loro quindi è già più facile l'iterazione parlando di dei temi che sono scottanti poi
1:07:47 dico non è che vi dico è brutto usare gli strumenti tecnologici io ci campo sulla tecnologia però siate voi a farlo e non fatevi usare della tecnologia perché il passo è molto semplice allora faccio io un gioco con te oggi ti chiedo tre aggettivi per descrivere la generazione Z devo dire aggettivi positivi negativi decidi tu allora ne dico due positivi uno meno, che non è negativo ma è comunque sintomo, ma non perché l'ho visto io, perché me lo dicono loro. Allora, attivi, curiosi e ansiosi. Ansiosi.
1:08:36 Vedo che un mio studente è anche più. Ed ho iniziato a sentire questa parola ansia proprio dai miei figli. Io che non c'ero abituato, perché per me ogni problema ha la sua collocazione. Per me ansia è quando il problema è grosso. Devo pagare il mutuo della banca, per me ansia, perché non so se a fine mese ci arrivo a pagarlo. Ma sono in ritardo per prendere l'autobus, oddio che ansia. Calma. Calma. rubrichiamo quel problema lì eventualmente ad una scocciatura ho l'interrogazione domani studio l'ansia serve a questo l'ansia serve tantissimo perché ti dice nel futuro
1:09:23 succederà qualcosa e quindi ho l'interrogazione domani ho l'ansia però è chiaro che se continuo a giocare alla console non studio l'ansia diventerà paura fino a che l'insegnante non mi E quando è paura è fatta. Quindi l'ansia si può combattere come? Si può combattere, almeno dal mio punto di vista, poi bisognerebbe chiedere al professor Pellai, capendo da cosa arriva l'ansia, se arriva dall'interrogazione, ho già la soluzione in mano, se arriva dal fatto che devo andare a fare un viaggio in Australia, ho paura dei serpenti, anche lì arriva dal fatto di combattere. studio come fare a stare lontano dai serpenti. Se l'ansia arriva da una relazione, ecco, anche lì devo capire altri sentimenti.
1:10:12 Quindi chiedo magari agli esperti, dico perché ho l'ansia per vivere una relazione, perché ho l'ansia che la relazione non vada bene. Chiedendo agli esperti, come il professor Pellai, sicuramente avremo la risposta. E quindi l'ansia di fatto viene derubricata. Ci colleghiamo adesso all'Università di Urbino in cui ci ha collegato Manolo Farci, professore associato di studi culturali e di genere tra gli autori di questo ebook. Manolo è collegato con i suoi studenti, sta facendo lezione, quindi questa cosa è molto molto bella e lo ringraziamo. Mi sentite? Ciao Manolo, buongiorno ragazzi. Ho girato la telecamera perché così almeno vedete tutti gli studenti che sono qui.
1:11:04 Carini grande. Grazie ovviamente di averci invitato e stiamo seguendo... interesse. Allora Manolo, una domanda al volo, hai pochissimi minuti, lo sai. Modelli di maschilità tossica, hai scritto di questo, sei un esperto a livello nazionale e anche internazionale, dici qualcosa. Allora, sì, prima di tutto, grazie ovviamente, volevo dire che non mi piace tanto l'idea della mascolinità tossica come parola perché c'è il rischio che finisce un po' per essenzializzare i ragazzi, cioè come se il male fossero di essere maschi in sé, e secondo me è un termine che dobbiamo usare con molta cautela, perché rischia di cadere in un giudizio morale,
1:11:52 cioè come dire, sei maschio e quindi potenzialmente un problema, anche se chiaramente poi, ovvio, l'intento non è mai quello. Il problema è che quando io vado a dire che ha sempre un'eve classica nelle scuole in mascolità tossica, la reazione è sempre una reazione di irrigidimento. non di apertura e non di volontà di mettersi in discussione perché dico questo perché proprio esattamente su questo irrigidimento e spazio di rigidimento che oggi si inseriscono la manosphere, i menfluencer, i guru della vivibilità online e che sono appunto un problema che abbiamo visto emergere tantissimo con la serie adolescence. Molti parlano a tal proposito di crisi della mascolinità, io in realtà penso che noi stiamo assistendo a uno stranifamento del maschile, un
1:12:40 maschile che sentendo sotto attacco reagisce appunto alzando il volume radicalizzando i codici estremizzando le posture e questo non è un fatto solo relazionale perché lo vediamo nella politica internazionale lo vediamo con i video ultraconservatori le retoriche militariste fondamentalismi religiosi è tutto uno strarivamento della maschilità maschilità non è un fatto solo relazionale ma un fatto politico e però da questo immaginario no questo decidimento del maschile si sta facendo sempre più strada anche, ad esempio, nei corridoi delle scuole, nei podcast di YouTube, nei video di TikTok. E il problema è che sta ridisegnando la mappa delle ideologie giovanili, perché se sempre più ragazzi abbracciano ideali emancipativi e si nutrono di letture femministe, noi assistiamo purtroppo al fenomeno di tanti ragazzi che si affidano a...
1:13:29 influencer o ideologie che promuovono modelli di mascolità che come diceva quest'amiche il professor Pellari benissimo esaltano dominio, competizione, autosufficienza emotiva, diffidenza verso le donne. Non è raro incontrare influencer online più o meno famosi che spiegano ai ragazzi che la depressione non esiste, che è soltanto una tua debolezza, che basta che ti alzi dal letto e fai 100 pressioni o ti spacchi la schiena in palestra risolverai i tuoi problemi purtroppo questo è un enorme problema poi c'è un altro versante quindi da un lato c'è questa esaltazione della mascolinità alfa diremo così del maschio alfa però c'è anche un altro versante che altrettanto pericoloso ed è quello di chi trasforma lo smarrimento maschile
1:14:19 in vittimismo il messaggio è chiaro potente non è colpa tua il tuo smarrimento è colpa delle donne è colpa del femminismo è colpa della cultura che ti sta togliendo ciò che ti ti appartiene e quindi il rischio secondo me è proprio questo con la conclusione cioè che la distanza anche tra ragazzi e ragazze diventi una frattura emotiva tra mondi che sono sempre più lontani nella visione dell'amore del potere e della libertà E allora che cosa fare? Vorrei concludere ovviamente con un'idea di che cosa fare e anch'io sono molto vicino a quello che ha detto appunto il professor Bellai, a quello che ha detto Gino Cecchettin. Io penso che dobbiamo partire dall'idea che molti ragazzi non stanno bene e vivono veramente un disagio che
1:15:06 non riescono a gestire nelle relazioni sentimentali, scambiano la gelosia con l'amore con oscillano nell'idea del modello tra l'essere un bravo ragazzo e la paura di essere percepiti come tempoli e allora io dico questo se lo spazio pubblico se il discorso pubblico offre a questo smarrimento giovanile dei ragazzi solo due opzioni appunto se un maschio tossico da correggere o se un guerriero da restaurare quindi e allora è chiaro che molti ragazzi sceglieranno la seconda strada perché almeno da loro una mappa una mappa un pericolosa ma è sempre una mappa io penso che esista quindi una terza via una via che non dice ai ragazzi solo cosa non devono essere ma mostra loro cosa possono diventare che non si fermi a divieto non essere violento non essere geloso non essere
1:15:55 dominante ma insegni competenze concrete e praticabili come gestire un rifiuto senza trasformare il rancore come attraversare la frustrazione senza vivere la comune come umiliazione e costruire intimità senza percepire la quale una perdita di potere e quindi concludendo dico questo io penso che se vogliamo appunto combattere questo stranipamento del maschile tossico diciamo questa espressione che dicevo che non mi piace non dobbiamo i giovani non hanno dobbiamo dire che i giovani non hanno bisogno tanto di essere corretti ma di essere orientati chiedono una direzione e se iniziamo a offrire loro un'azione di mascolinità che non sia solo meno violenta, ma più giusta, più relazionale e più abitabile, allora i maschi saranno davvero parte attiva della soluzione ai problemi della violenza e
1:16:43 delle disuguaglianze di genere. Grazie. Grazie Manolo, grazie. Grazie di cuore e un saluto all'Università di Urbino. e a tutti gli studenti. Allora torno un attimo da Alberto Pellai, a lui una domanda rispetto al ruolo della famiglia nel cambiamento. Stiamo vivendo una profonda crisi dei legami sociali e dei presidi educativi tradizionali. Credi che per risolvere il problema della violenza sia necessario rimettere al centro della nostra cultura l'importanza educativa della famiglia? Te lo chiede Stefano, 2002, Sociologia dei fenomeni collettivi. Ma è chiaro che la famiglia è proprio il luogo primario dove avvengono moltissime cose. Prima di tutto un bambino e una
1:17:29 bambina in famiglia generano il proprio modello di attaccamento secondo quella che è la teoria dell'attaccamento di volbi e il prerequisito per
…