LA GRECIA ARCAICA (pt. 2) – La colonizzazione del Mediterraneo – STORIA FACILE

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Breve Riepilogo

Il video esplora il fenomeno della colonizzazione greca nel Mediterraneo durante l'età arcaica, analizzando le cause, le modalità e le conseguenze di questo processo. Vengono esaminate le motivazioni che spinsero i Greci a fondare colonie, come la pressione demografica, le guerre civili (stasis) e la ricerca di nuove risorse. Si discute anche il ruolo delle città madri (metropoli) e dei fondatori (ecisti) nel processo di colonizzazione, nonché l'impatto di questo fenomeno sulle popolazioni indigene.

  • Cause della colonizzazione greca: pressione demografica, stasis, ricerca di risorse.
  • Ruolo delle metropoli e degli ecisti nel processo di colonizzazione.
  • Impatto della colonizzazione sulle popolazioni indigene.

Introduzione

Intorno al 680 a.C., l'aristocratico Pario Telesicle ricevette l'oracolo di guidare una spedizione verso l'isola di Taso. La storia di Telesicle è simile a quella di molti altri Greci che fondarono colonie nel Mediterraneo durante l'età arcaica. Questo periodo vide molte città greche fondare colonie in Sicilia, Italia, sul Mar Nero e persino in Africa.

Alle origini della colonizzazione

Nel VIII secolo a.C., le poleis greche erano caratterizzate da un'atmosfera di fervore, con l'affermarsi delle aristocrazie terriere e un aumento demografico. Tuttavia, esistevano anche disuguaglianze sociali, con povertà e schiavitù diffuse. La geografia limitava l'espansione delle poleis, portando a carestie e guerre. In questo contesto, la colonizzazione rappresentava una soluzione per alleviare la pressione demografica, fuggire da conflitti e mire espansionistiche. Le colonie erano chiamate "apoikia", che significa "allontanamento da casa", e mantenevano legami con la città madre (metropoli).

I Greci sulle rotte del Mediterraneo

I Greci erano abili navigatori già prima dell'epoca della colonizzazione. I Micenei intrattenevano rapporti commerciali con Cipro, la costa siro-palestinese, la Sicilia, l'Italia meridionale e la Sardegna. Dopo il crollo della civiltà micenea, i Cretesi mantennero vivi questi contatti, fungendo da scalo per i Fenici. Gli abitanti di Samo fondarono avamposti in Cilicia, mentre i Rodi si insediarono in scali commerciali. Nel Mediterraneo occidentale, gli Eubei appresero le rotte dai Fenici e fondarono avamposti sulle coste dell'attuale Tunisia, per poi insediarsi a Corcira e oltrepassare lo stretto di Messina. Intorno al 780 a.C., fondarono un avamposto sull'isola di Ischia, commerciando con gli Etruschi e producendo vino.

Calcide e le prime colonie

I Calcidesi dell'Eubea furono tra i primi a fondare colonie in Occidente. Le tensioni tra Calcide ed Eretria per il possesso della pianura di Lelanto generarono instabilità e spinsero molti a cercare nuove terre. I Calcidesi fondarono Kuma in Campania nel 740 a.C., e Naxos, Leontini e Catania in Sicilia. Fondarono anche Zancle (Messina) e Reggio sulle sponde dello Stretto di Messina, diventando un nodo strategico per il traffico. Ogni colonia era autonoma, con un proprio governo, ma spesso entravano in guerra tra loro.

Corinto tra stasis e commercio

Corinto emerse come una potenza grazie alla competizione interna tra le famiglie nobiliari. Nel 747 a.C., un'insurrezione aristocratica depose l'ultimo re, dando avvio al dominio oligarchico dei Bacchiadi. La concentrazione del potere generò faide interne, spingendo molti aristocratici a cercare fortuna oltremare. La posizione geografica di Corinto favorì la colonizzazione, con i porti di Lecheo e Kencree che garantivano l'accesso al Mar Egeo e al Mar Ionio. I mercanti corinzi sfruttarono queste vie, e intorno al 734 a.C. fondarono Corcira e Siracusa.

Gli Achei e la Magna Grecia

Gli Achei, provenienti da una regione con poche valli fertili, si stanziarono a nord del Peloponneso. La combinazione di crescita demografica e scarsità di terra coltivabile li spinse a cercare nuovi spazi oltremare. Le colonie achee divennero il cuore pulsante della grecità occidentale, dando origine al concetto di Magna Grecia. La prima colonia achea in Italia fu Sibari, fondata nel 709 a.C., seguita da Crotone e Metaponto.

Le colonie di Sparta

A Sparta, la colonizzazione fu una conseguenza della guerra con i Messeni. Invece di esportare popolazione, Sparta conquistò e ripartì le campagne della Messenia. La guerra produsse i Parteni, privati dei diritti politici, che guidati da Falanto fondarono Taranto nel 706 a.C. Un'altra colonia legata a Sparta era Cirene, fondata da Batto intorno al 631 a.C.

Mileto sul Mar Nero

Circa un secolo dopo le colonie in Sicilia e Italia, Mileto intraprese un'intensa attività colonizzatrice sulle coste del Mar Nero. I conflitti con le popolazioni lidie spinsero gli abitanti di Mileto a cercare nuove terre. Le prime colonie milesie sul Mar Nero furono Istro, Sinope, Apollonia e Trapezunte. Successivamente, si aggiunsero Tomi, Olbia, Panticapeo e altre.

Come si fonda una colonia?

La fondazione di una colonia era un atto solenne. Il primo passo era la designazione di un ecista, che si recava all'oracolo di Apollo a Delfi per ottenere l'approvazione divina. Una volta ricevuta la risposta, l'ecista organizzava la spedizione, preparando navi, armi, viveri e simboli sacri. Arrivati sul sito, l'ecista tracciava un solco sacro per delimitare i confini della nuova fondazione.

Tra Greci e Barbari

I nuovi coloni spesso si insediavano in aree già abitate da comunità indigene. La presenza di popolazioni locali era funzionale ai coloni, che avevano bisogno di donne indigene per garantire la continuità demografica. L'impatto demografico sul mondo indigeno fu rapido, con il declino di molti villaggi. Il rapporto tra Greci e indigeni poteva essere violento o basato su matrimoni e alleanze politiche.

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Trascrizione

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0:03 Intorno al 680 a.C. L'aristocratico Pario Telesicle, padre del poeta archilogo, ricevette ad Elfi l'oracolo che gli prescriveva di guidare una spedizione verso l'isola selvaggia di Itaso, luogo che con amare ironia il figlio descriveva come una gobba d'asino coperta di boschi. Su quest'isola i coloni dovettero scontrarsi con una natura ostile e i tribui indigene. archiloco trasformò quegli scontri e quelle fatiche in versi taglienti, narrazione di un'isola che sarebbe diventata fiorente grazie alle miniere d'oro e ai mercati sul mare. Ma la storia di colonizzazione raccontata da Archiloco è anche quella di molti altri greci e oggi parleremo proprio di questo. Nello scorso video abbiamo visto l'origine della polis, la riforma

0:49 oplitica e la nascita di una comune identità greca. Ora ripartiamo con un fenomeno che la scorsa volta abbiamo toccato solo tangenzialmente, ma fondamentale per comprendere la storia di età arcaica, cioè l'espansione dei greci nel Mediterraneo. Infatti è proprio durante l'età arcaica che molte città della Grecia continentale, della Ionia micrasiatica iniziano a fondare colonie nel Mediterraneo portando la grecità in Sicilia e in Italia, ma anche verso Oriente, sul Mar Nero o addirittura nell'estremo occidente o sulle coste dell'Africa. Si tratta di un fenomeno lungo e complesso che spesso si sviluppa insieme alle novità che abbiamo visto la volta scorsa. Quindi, se già non lo fate, seguite il canale perché

1:36 iniziamo. Perché i greci fondavano colonie? Beh, se fossimo vissuti in una polce dell'o secolo aanticoist, probabilmente avremmo respirato un'atmosfera di grande fervore. L'affermarsi delle aristocrazie terriere e il controllo politico delle campagne permettevano un costante approvvigionamento di cibo che si traduceva in aumento demografico. I commerci con terre lontane garantivano il rifornimento di materie prime e merci di lusso. per le strade delle città avremmo potuto addirittura incontrare a Edio Rapsodi itineranti che cantavano i poemi di Omero o di Esiodo. E se fossimo nati aristocratici e maschi, avremmo addirittura avuto la possibilità di partecipare ai simposi nei quali si decideva il destino della città. Si stringevano alleanze o si decrano guerre

2:23 contro i vicini. Una prospettiva che può sembrare allettante, ma ogni epoca ha anche i suoi lati negativi. Bastava nascere poveri o schiavi per essere relegati a una vita di stenti. Nel migliore dei casi si poteva campare di estenuante lavoro nei campi sfruttati da aristocratici e proprietari terrieri. La mortalità infantile era elevatissima e la condizione delle donne non proprio ottimale, ma disgrazie ancora più grandi potevano addirittura mettere a repentaglio l'esistenza stessa di intere comunità. A volte era la pura e semplice geografia a porre limiti all'espansione delle poleis. In un paese come la Grecia, prevalentemente collinare con pochi spazi agricoli, la crescita demografica non di rado creava troppe bochecche da sfamare rispetto alle

3:09 risorse disponibili e questo immancabilmente si traduceva in carestie. Per avere più terre e più risorse spesso si ricorreva alla guerra contro i vicini che poteva portare alla distruzione di intere città o all'uccisione all'asservimento di tutti i loro abitanti. Ma la guerra poteva venire anche dall'interno, quando le famiglie aristocratiche che governavano una singola città non riuscivano a mettersi d'accordo e prendevano le armi l'una contro l'altra. Questa era la stasis, la guerra civile che poteva mettere fratello contro fratello e padre contro figlio. Situazione non di rado, indotta o sfruttata proprio vantaggio da quei vicini di prima, sempre desiderosi di estendere la propria influenza e di accapparrarsi nuove terre e risorse. È in questo contesto che si inserisce il

3:55 fenomeno della colonizzazione, cioè l'allontanamento più o meno volontario di un gruppo di cittadini dalla polis di origine per fondare una nuova città. In questo modo si poteva allentare la pressione demografica quando le bocche da sfamare iniziavano a essere troppe. O si poteva fuggire dalle mire espansionistiche di un potente vicino, oppure si potevano allontanare interi clan aristocratici in disaccordo con il governo della città, di modo da evitare stasis e altri conflitti sociali. I racconti di fondazioni coloniali tramandati dalle fonti antiche alludono in modo più o meno esplicito a molte di queste dinamiche. A Sparta, per esempio, la colonizzazione fu una valida alternativa alla guerra civile, quando i parteni, privati dei diritti politici al termine della prima guerra messenica, al

4:41 posto di entrare in conflitto con la città, seguirono per mare il leader Falanto, che li portò in Italia dove fondarono Taranto. Nel caso di Corinto viene ricordata anche la carestia tra le motivazioni che spinsero Archia a lasciare la città e fondare Siracusa. In altri casi ancora, come in quello dei Focei, la fondazione di Colonia è messa in relazione alla necessità di abbandonare la città di origine per sfuggire alle minacce di un potente vicino, in questo caso i vicini persiani, che spinsero i focei a raggrupparsi e a migrare verso occidente dove fondarono alla LIA in Corsica. Ok, tutto molto interessante, ma esattamente cos'è una colonia e cosa vuol dire fondare una colonia? Partiamo dal termine. Quella che noi chiamiamo colonia, i greci la chiamavano apuikia,

5:27 termine composto dalla preposizione apo, che possiamo tradurre con lontano da, e dal sostantivo oicos, cioè casa. Le colonie, in sostanza, altro non erano che un allontanamento da casa. Vedremo più avanti come si fondava una colonia all'atto pratico. Ora ricorderemo solo che per fondarne una era generalmente necessario nominare un cista, cioè un fondatore, e che la colonia così fondata, anche se politicamente indipendente, sarebbe stata legata da stretti vincoli di amicizia alla città di provenienza dei coloni, eletta ruolo di propria metropoli nel significato di città madre. Ma una volta presa la decisione di fondare una colonia, come si faceva? Imbarcarsi per il mare aperto e prendere una direzione casuale era una ricetta per la morte certa, perché ogni

6:14 viaggio per mare in età antica andava minuziosamente studiato e preparato. Era necessario conoscere la destinazione, la rotta e sapere quante provviste portarsi per il viaggio. Era anche necessario sapere cosa aspettarsi una volta sbarcati, perché non sempre le popolazioni locali erano amichevoli e se invece si sceglieva una terra completamente disabitata era necessario partire da zero e questo sarebbe stato impossibile senza una linea di approvvigionamento dalla patria. Approvvigionamento che non poteva arrivare se la patria stessa era sotto attacco di un potente nemico o soffriva di carestia. Quindi, come facevano i greci che partivano per fondare colonie a sapere dove andare? Per rispondere dobbiamo fare una piccola digressione sul Mediterraneo antico e le sue rotte.

7:04 Sarebbe ingenuo credere che i greci abbiano iniziato a solcare le acque del Mediterraneo solo al tempo della colonizzazione. In realtà essi erano abili navigatori già da molto tempo. 4 o-5 secoli prima che i greci iniziassero a fondare colonie, i marinai e i mercanti della civiltà micenea già frequentavano le aree più estreme del Mediterraneo. I Micenei, infatti, intrattenevano stretti rapporti con l'isola di Cipro, da cui proveniva gran parte del bronzo che essi commerciavano in forma di lingotti a pelle di bue. E importanti tracce di presenza micenea sono state trovate sull'antistante costa siro palestinese nell'area portuale di Minetelbea, a poca distanza dall'antica città di Ugarit. Ma anche nell'occidente i micenei avevano già le loro basi commerciali. Frequentavano la Sicilia,

7:51 come sappiamo, dagli scavi di Magnisi e Cannatello. E in Italia meridionale avevano una base commerciale a scoglio del tonno. Erano presenti anche in Sardegna, come mostrano le ceramiche eee, ritrovate negli scavi di Nuraghe Antigori e Nuraghe Arubiu o la testina d'avorio micenea a decimo puzzu. Addirittura ceramica micenea è stata rinvenuta nella penisola iberica, nel sito di Ianete dellosmoros, ma in questo caso non è chiaro se siano testimonianza di una diretta presenza micenea o siano giunte sul luogo attraverso la mediazione di mercanti sardi. Quel che è certo è che questa attività marinara e mercantile non venne del tutto meno dopo il crollo della civiltà micenea e a mantenere vivi questi contatti furono soprattutto i greci che abitavano le maggiori isole del maregeo, come Creta.

8:38 Rodi, Samo e Leubea. Di questi i cretesi sono ricordati già dai boemi omerici come abili guerrieri e viaggiatori ed erano ben integrati nei circuiti del Mediterraneo orientale. Gli oggetti delle necropoli di Knosso e Cidonia rivelano che dopo il crollo della civiltà micenea l'isola continuò a intrattenere fitti scambi con la gente di Cipro e fu punto di scalo fondamentale per i fenici diretti verso occidente. Sulle coste della Cilicia, tra ilo e l'ot secolo aanticoist sarebbero invece stati gli abitanti di Samo a fondare gli avamposti di Nagidos e Celenderis, mentre poco più a est i Rodi si sarebbero insediati negli scali di Soli e Posideon, da cui svolgevano azioni di commercio e pirateria sulle coste dell'Assia e della Fenicia. Del

9:24 resto che i greci si dessero a questo tipo di attività nella zona ce lo conferma anche una testimonianza d'eccezione, un'iscrizione monumentale a Sira redatta intorno al 715 a.C. Stanza 14 del palazzo di Ninive che loggia le azioni del re sargon contro i pirati Yawuana, cioè greci della Ionia. e un greco della Ionia, forse mercenario, e anche Yamani, ancora una volta lo ionio in lingua cananita che prese il potere ad Ashdod durante una rivolta contro il governo Asso, poi schiacciata nel 715 aC. Sempre da Sargon pochi anni dopo, nel 696 a.C. Il suo successore Sennakerib avrebbe infine celebrato contro i pirati greci una vittoria nella battaglia navale alle

10:09 foci del fiume Piramo, chiudendo la stagione di presenza greca nel Mediterraneo orientale. Diversa però è la storia nel Mediterraneo occidentale dove a insediarsi, almeno inizialmente, furono i greci provenienti dall'isola di Eubea, che appresero la rotta verosimilmente grazie ai fenici. Gli eubei, infatti, già nel secolo aant.Cist frequentavano i porti di Cipro. e furono forse i diretti fondatori dell'insediamento di Almina in Siria, da cui commerciavano il vino e l'olio della loro patria e lavoravano come mercenari per i signori locali. Proprio qui strinsero i primi rapporti con i fenici di tiro, un poco più a sud e forse, proprio sul loro esempio, iniziarono a navigare anche verso Occidente, dove i Fenici erano già presenti da molto tempo. Proprio seguendo i Fenici, gli

10:56 eubei costruiranno diversi avamposti sulle coste dell'attuale Tunisia, presto abbandonati a causa della concorrenza di Cartagine, fondata dai Fenici di Tiro, secondo la tradizione intorno all'814 A.C. Ma a differenza dei fenici, seguendo una rotta più a nord, gli eubei si sarebbero insediati anche sull'isola di Corcira e Aorico che domina il passaggio del canale d'ottranto. Mare questo non a caso definito ionio, visto che i primi a navigarlo furono proprio gli eubei di Stirpe Ionica. Da qui esplorarono l'Adriatico, ma soprattutto navigando ancora più a occidente avrebbero oltrepassato lo stretto di Messina. I fenici lo evitavano per via delle sue forti correnti che non sapevano gestire, ma proprio queste correnti agli eubei dovevano ricordare

11:41 quelle molto simili dell'Euripo, lo stretto che separa l'Eubea dalla Grecia centrale. E infatti già nei primi decenni dell'o secolo aant.Cicoist Cristo si possono trovare ceramiche euboiche sulla costa ionica della Sicilia, a Villa Samundo e sulle coste dell'Italia tirrenica, nelle necropoli di Pontecagnano, Capua e Eve Veio. Ma il primo vero avamposto euboico nel Martirreno sarebbe arrivato solo intorno al 780 a.C. sull'isola di Ischia, che gli antichi chiamavano Pizzekussai, isola delle scimmie, traducendo in greco il termine che a essa davano gli etruschi. Del resto il rapporto con gli etruschi e con altri popoli italici per loro era fondamentale, perché a Ischia gli eubei campavano lavorando i minerali di ferro provenienti dall'isola Etrusca

12:28 di Elba e producevano vino da scambiare poi con le popolazioni indigene dell'Italia. Inoltre, proprio qui è stata ritrovata la coppa di Nestore, vaso che reca una delle più antiche iscrizioni in alfabeto greco ad oggi conosciuta. Alfabeto che forse proprio gli eubei riadattarono a partire da quello in uso presso i fenici. L'allusione anestore suggerisce che gli eubei nell'o secolo aanticoist fossero già familiari con i poemi omerici e non è nemmeno un caso che le peregrinazioni dello stesso Ulisse, delle quali Omero non descrive mai la geografia nei dettagli, proprio a partire da questo periodo furono collocati nei luoghi che gli eubei frequentavano con più assiduità. Ma a differenza di Ulisse gli eubei non volevano tornare a casa. Loro erano insediati lì per

13:16 restare. Affondare le prime colonie in Occidente furono i calcidesi de Uubea e questo non è un caso. Come abbiamo visto, proprio gli abitanti dell'Eubea furono tra i primi greci a esplorare le acque del Mediterraneo occidentale. Ma mentre i marinai e i mercanti erano impegnati a solcare le acque del Mediterraneo, la situazione in patria si faceva sempre più tesa. Le due città di Calcide e Eretria che fino a quel momento avevano cooperato nell'esplorazione dei mari e nella fondazione degli avamposti erano ai ferri corti e da lì a poco sarebbero giunte allo scontro aperto per il possesso della pianura di Lelanto. Lucidide racconta che quella tra calcidesi ed eretriesi fu una delle prime grandi guerre combattute da greci contro greci e Plutarco testimonia che

14:01 proprio durante questi scontri morì il nobile anfidamante alle cui celebrazioni funebri cantò i suoi poemi Esiodo. Non ne sappiamo molto di più, ma il fatto che la guerra sia stata combattuta per il possesso della Terra ci suggerisce che forse essa non era più sufficiente per sfamare la popolazione delle due città in crescita. O forse che essa era oggetto di contesa tra gli aristocratici delle due città, desiderosi di accaparrarsi grandi latifondi, escludendo sempre di più i piccoli proprietari. Del resto sappiamo che a Calcide era il potere l'aristocrazia degli ippotai, nome che vuol dire letteralmente allevatori di cavalli, impegnati ad accentrare nelle proprie mani gran parte delle terre dell'isola per allevarci, appunto, i cavalli e questo può avere esasperato le tensioni

14:46 sociali con il ceto dei piccoli proprietari e con la vicina eretria. In qualunque modo andarono le cose, la situazione di instabilità sull'isola generò una massa di poveri e di nulla tenenti in cerca di una nuova casa che rivolsero le proprie attenzioni proprio verso quelle fertili nuove terre scoperte solo pochi anni prima sulle rotte del commercio occidentale. Le spinte demografiche sociali li portarono a stabilirsi sempre più verso ovest, dando vita due fondamentali rami coloniali in Campania con Kuma e in Sicilia e Calabria con una serie di insediamenti fra cui Nassos, Leini, Catania, Zancle e Reggio. La colonia di Kuma nacque intorno al 740 aC. Su iniziativa di un gruppo misto di calcidesi e di abitanti del piccolo

15:31 centro di Cuma, sulle coste settentrionali dell'Ubea, da cui prese il nome la nuova polis. L'assenza degli eretriesi che pure avevano cogestito con calci delle prime esplorazioni marine riflette il clima di rottura fra le due polis. Gli ecisti scelti per guidare la spedizione furono Ippocle di Kuma e Megasten di Calcide, i cui nomi rimandano all'aristocrazia fondiaria dell'Eubea, ma che quasi certamente avevano già esperienze della rrotta verso Ischia e vantavano forse legami personali con le comunità all'istanziate. Le fonti non documentano con precisione la composizione del primitivo gruppo di coloni, ma è molto probabile che all'inizio vi fossero solo uomini che si unirono alle donne trusche locali dando inizio ad un intenso scambio culturale. Ad esempio, tramite i cumani, gli etruschi appresero l'usanza

16:18 del simposio e diffusero l'uso del vino, tratti fino a quel momento inediti nella loro civiltà. La scelta del luogo fu facilitata dalla straordinaria fertilità del suolo vulcanico dei campi flegrei, ricco di zolfo e azoto, reso ancora più produttivo dal clima mite e dalla vicinanza al mare, che garantiva rese agricole superiori anche rispetto alla pianura lelantina, per la quale in patria si combatteva aspramente. I calcidesi non si limitarono alla Campania, ma rivolsero lo sguardo anche verso la Sicilia orientale, fondando Naxos nel 734 AAN.C. riconosciuta come la prima colonia greca sull'isola, cui seguirono Leontini nel 730 e poi Catania nei primi decenni del secolo successivo. Le fondazioni più rilevanti però furono

17:04 quelle sulle sponde dello Stretto di Messina. In Sicilia la città di Zancle sul sito dell'odierna Messina fu fondata circa nel 730 a.C. Da Periere di Cuma e Cratemene di Calcide. Il nome Zancle, in greco falce, fa riferimento alla forma arquata del suo porto naturale, ma un mito locale, tramandato da Callimaco, vuole che nel promontorio fosse sepolta la falce con cui Crono e Virò Urano, custodita in un santuario ipogeo e celebrata durante feste rituali. Anche Reggio sulla costa calabrese sorse tra il 731 e il 730 A.C. per iniziativa di calcidesi che seguirono l'indicazione dell'oracolo di Delfi che consigliava loro di stabilirsi laddove si fosse vista una vite appoggiata a un fico selvatico, un segno di fecondità. I

17:50 coloni raggiunsero la foce della psias e vieressero la nuova polilisce. Grazie alla loro posizione, Zancle e Reggio divennero subito un nodo strategico per il traffico tra l'Italia meridionale e la Sicilia. Ma non bisogna pensare che queste città fossero in qualche modo legate politicamente. Ogni nuova fondazione era infatti una città autonoma, con un proprio governo e una propria costituzione e spesso entravano addirittura in guerra tra loro. È questo il caso di Reggio che sotto il governo del tiranno a Nassila si spinse a dominare entrambe le sponde dello stretto fino a conquistare la vicina Zancle e rinominarla a Messene. A guidare il moto coloniale in Eubea erano le guerre tra le città dell'isola. Diversa è la storia di Corinto che

18:37 emerge nell'o secolo aantico Cristoist come una potenza in fieri animata da una vivace competizione interna le famiglie nobiliari. Intorno al 747 a.C. un'insurrezione aristocratica depose l'ultimo re celeste ponendo fine alla monarchia e dando avvio al dominio oligarchico dei Bacchiadi. Un clan di circa 200 nobili che rivendicava la discendenza dall'eroe Eracle. Per preservare la purezza del proprio lignaggio, i bacchiadi praticavano una rigida endogamia, riservando le unioni nuziali all'interno del clan. In questo modo potevano accaparrarsi i terreni più fertili del territorio corinzio e con la loro influenza imponevano dazzi sul commercio marittimo e sull'esportazione agricola, garantendosi così ricavi costanti. Questa elite spartiva le

19:23 cariche fondamentali, cioè la britannia annuale, la carica militare di Polemarco, in modo da mantenerle sempre fra i propri membri. Ma questa concentrazione del potere in poche mani generò ben presto una serie di faide interne. Pur condividendo il potere, le varie famiglie Bacchiadi competevano aspramente per l'assegnazione della Britania e furono proprio queste rivolte interne a spingere molti giovani aristocratici a cercare fortuna oltremare. Del resto la collocazione geografica di Corinto rafforzava la spinta colonizzatrice. I porti gemelli di Lecheo sul Golfo Tisaronico e di Kencree sul Golfo Corinzio garantivano un accesso privilegiato sia al Mareggeo sia al Marionio, rendendo la città un nodo cruciale per le rotte commerciali fra Oriente e Occidente fin dai primi decenni dell'o secolo aanticoist. I

20:10 mercanti corinzi non persero tempo a sfruttare queste vie. Già tra la fine dell'avo secolo e l'inizio del settimo, in numerosi siti dell'Italia meridionale e della Corsica emergono anfore di tipo Corinzio, testimoni di una produzione che sarà successivamente esportata in massa fra il 620 e il 500 A.C. Sulla scia di questi affari marittimi si aprirono le prime spedizioni di fondazione. Intorno al 734 a.C. Il Bacchia de Kersicrates salpò con una flotta di mercanti aristocratici alla volta dell'isola di Corcira, da cui scacciò le popolazioni liburniche o, secondo un'altra tradizione, gli insediamenti euboici preesistenti. Consacrò altari ad Atena sull'acropoli e istituì magistrature locali modellate sul sistema corinzio, consacrando così

20:55 la poichia di Corcira come avamposto e scalo intermedio verso l'Adriatico. Più o meno nello stesso periodo, tra il 734 e il 733 a.C. Un altro membro dei Bacchiadi, Archia, fu coinvolto in un tragico episodio che testimonia la portata della frizione tra le varie famiglie dell'aristocrazia Corinzia. La tradizione raccolta da Plutarco narra che Archia si fosse invaghito di Iatteone, figlio dell'aristocratico Melisso. Nell'atto di rapirlo per farne il proprio amante, i due finirono in collutazione e Atteone rimase ucciso. Il padre, invocando Poseidone, si suicidò davanti al suo tempio, provocando una carestia che solo un'espiazione poteva placare. Per porre termine alla carestia, la città decise di allontanare Archia, ritenuto colpevole della

21:41 contaminazione o, in altre versioni, tutta la famiglia dei Bachia di cui lui apparteneva che andarono, appunto, a occidente. Archia dunque raccolse un drappello di seguaci composti in gran parte da giovani nobili del suo clan seguito forse da cittadini rurali desiderosi di sottrarsi alla penuria imposta dall'oligarchia e con questo seguito sbarcò sull'isola di Ortigia dove secondo la leggenda, una visione di Atena gli indicò il tracciato delle mura. Qui innalzò un altare a Poseidone sulle rive del fiume Alfeo e fece trasportare pietre sacre dall'entroterra di Corinto per edificare il primo tempio cittadino. Nacque così Siracusa, colonia che in poche decadi si impose come regina del Tirreno orientale, grazie alla solidità delle sue istituzioni e alla vivacità dei traffici marittimi. La

22:26 vivacità Corinzia non si esaurì con le prime fondazioni. Forcira, consolidata come centro mercantile, promosse a sua volta la nascita di Epidamno, l'odierna d'Urazzo, attorno al 625 aC. Emporio sull'antica costa ilirica. In Sicilia, invece, Siracusa fondò Akra nel 664 aC. Come presidio agricolo militare nell'altopiano ibleo, di cui restano imponenti mura poligonali e resti templari. Seguì Casmenai nel 64 dedicata alla produzione cerealicola e infine Camarina nel 598 nata come porto secondario volto agli scambi con le coste africane. In questo modo le faide tra i bacchiadi e la volontà di sfruttare le rotte mercantili si fusero e gli esiliati non trasportarono

23:12 semplicemente una comunità, ma un intero modello politico, religioso e commerciale che fece di Corinto e delle sue colonie uno dei pilastri della grecità d'Occidente. Finora abbiamo visto colonie fondate dai greci de Ubea o di Corinto, ma esisteva un altro gruppo di coloni. Parliamo degli akei che si stanziarono nella regione a nord del Peroponneso sotto la spinta dei dori all'epoca del crollo della civiltà micenea. La loro regione di provenienza con poche valle fertili e una fascia costiera limitata, non favoriva grandi insediamenti urbani, ma un'organizzazione catacomas, cioè in villaggi, molto diversa dal mondo delle poleis, dell'Eubea e di Corinto. Non disponiamo di testimonianze dirette sulle pressioni specifiche che indussero

23:58 gli Achei a emigrare, ma è plausibile che la combinazione di crescita demografica e scarsità di terra coltivabile in Akaya abbia generato la ricerca di nuovi spazi oltremare. Le colonie ae non furono una realtà secondaria, ma divennero il cuore pulsante della grecità occidentale. Tanto che proprio dalle comunità chee nacque il concetto di Megale las, ossia Magia Grecia, la grande Grecia intesa non come dimensione geografica, ma come espansione della comunità ellenica oltre l'ella de continentale. La prima colonia che ha in Italia fu Usibari, fondata nel 709 aco da IS di Elice, insieme a un gruppo di coloni tre zzeni che in seguito furono espulsi dai più numerosi ai e fondarono una loro colonia a Posidonia. La città di Sibari invece

24:45 sorse sulla fertile piana del fiume Crati, dove il terreno alluvionale garantiva raccolte abbondanti e permetteva la coltivazione intensiva di cereali, ulivi e viti. In pochi decenni Sibari divenne celebre non solo per la sua ricchezza agricola, ma anche per il suo porto sul Golfo di Taranto, punto di transito per le rotte commerciali dal Levante all'Italia centrale. Non passò molto che la città si dotasse anche di una spessa cerchia muraria che comprendeva un'area urbana di 500 ari e consolidò un impero locale che secondo Strabone comprendeva il dominio su quattro popoli indigeni e 25 città satelliti. La sua prosperità crebbe al punto che i suoi abitanti divennero famosi nell'Ellade per il lusso e i piaceri sfrenati, tanto che il termine siita entrò nel lessico greco come

25:31 sinonimo di iopulenza. Tuttavia la grandezza di Sibari terminò bruscamente intorno al 510 a.C. Quando fu distrutta da Crotone, ma la sua eredità rimase viva nelle colonie fondate successivamente. E proprio Crotone è la successiva colonia Akea che vide la luce nel 708 a.C. per iniziativa di Michello di Ripe che giunse in Italia dopo aver consultato l'oracolo di Delfi che gli promise acque sassose accanto a Lesaro. Mentre Sibari aveva un unico grande porto naturale, Crotone presentava un duplice approdo, l'uno sul mare aperto e l'altro lungo il corso del fiume Esaro. Un'intuizione strategica che favorì sia i traffici marittimi più pesanti sia il collegamento fluviale all'interno. Importante per la fondazione di Crotone

26:16 pare sia stato l'appoggio di Archia di Siracusa che abbiamo già conosciuto che forn supporto militare e consulenza nell'organizzazione urbanistica. Grazie a queste sinergie Crotone si sviluppò rapidamente sia come centro politico sia come polo culturale, dando poi l'asilo a Pitagora e alla sua celebre scuola pitagorica. Ma Crotone non si limitò a questo, infatti estese la sua influenza istituendo almeno due subcolonie: Caulonia sullo ionio e Etterina sulla costa tirrenica, entrambe pensate per garantire il controllo di risorse minerarie e agricole. La terza grande colonia Kea nasce alla fine dell'o secolo aantico quando gruppi di coloni provenienti da Sibari fondarono Metaponto, scegliendo una pianura priva di porto, ma dalle eccezionali

27:02 potenzialità agricole tra i fiumi Basto e Sele. Strabone riporta che Metaponto sorgeva sulle tracce di un antico insediamento ao, fondato niente meno che da Nestore in persona al ritorno della guerra di Ciò che fece la ricchezza della città però fu l'eccezionale fertilità del suolo e la sua posizione al polo terminale di un'importante via carovaniera che lungo le valli del Basento e del Sele univa lo Ionio al Tirreno. Intorno al 550 la città emise monete recanti come emblema una spiga di grano, simbolo del proprio successo agricolo e testimonianza della fertilità del suo territorio, e sviluppò un sistema di requisizioni collettive e distribuzioni del grano che garantivano stabilità sociale e alimentare. Nonostante l'assenza di un grande porto,

27:48 Metaponto divenne celebre per i suoi templi dorici, i santuari rurali dedicati a Demetra e per le oliere votive rinvenute negli scavi che attestano un culto profondo della fertilità della terra. Se per le colonie ae restano oscure le circostanze che spinsero i loro fondatori a mettersi in mare, nel peloponneso meridionale la situazione era nota con precisione. Nella seconda metà dell'o secolo aanticoist spartani e messeni si consumavano in una sanguinosa guerra per il controllo delle fertili pianure della Messenia. Invece di esportare popolazione oltre mare, Sparta decise di risolvere la propria pressione demografica e la scarsità di terre, conquistando e ripartendo le campagne della Messenia, riducendo la popolazione

28:33 locale in stato di semischiavitù e assegnando le terre ai cittadini spartani. E negli anni precedenti alla guerra stessa, Strabone ricorda che il re spartano Teleclo aveva promosso la fondazione di ben tre città nella fertile pianura dei Messeni. Ciò ebbe conseguenze sui Messeni, alcuni dei quali parteciparono insieme ai calcidesi alla fondazione di Reggio per fuggire alla conquista spartana, ma le conseguenze più grandi le ebbe a Sparta stessa. Fu infatti la guerra con i messeni a produrre i Parteni, i figli delle vergini, ragazzi nati da un'ordinanza straordinaria che permise alle donne spartane, rimaste nubili a causa del conflitto, di unirsi a schiavi maschi per aumentare il numero dei soldati. Tuttavia, terminata l'emergenza bellica, questi individui furono privati di ogni diritto politico ed esclusi

29:20 dalla cittadinanza, alimentando un forte risentimento interno. A guidare la rivolta dei parteni fuanto, che ottenne dall'oracolo di Delfi il permesso di cercare una nuova patria dove avesse piovuto dal cielo sereno. Il senso profondo della profezia si manifestò solo quando Falanto, angosciato per l'impossibilità di trovare un sito adatto, si addormentò appoggiando il suo capo sulle ginocchia della moglie Etra, il cui nome in greco significa proprio cielo sereno. Le sue lacrime, cadendo dal suo capo, furono lette come pioggia da un cielo sereno e proprio questo era il senso dell'oracolo. Guidati dalla nuova interpretazione, i Parteni navigarono lungo le coste ioniche fino a raggiungere il promontorio di Isatrion, dove sbarcarono intorno al 706 a.C. E fondarono la città di Taranto, che

30:06 prendeva il nome da Taras, mitico figlio di Posidone e di una ninfa locale. La nuova città seguì inizialmente un assetto monarchico simile a quello della città d'origine con Falanto come Basileus. Ma mentre Taranto rimase l'unica colonia spartana in senso stretto, il Mediterraneo degli spartani si estendeva anche in altre direzioni. Una città che sin dalla sua nascita mantenne un legame privilegiato con Sparta era infatti Cirene, situata sulle coste dell'attuale Libia. Secondo la tradizione raccolta da Pindaro, Cirene fu fondata da Batto, un colono proveniente dall'isola di Tera, dove già si erano stabiliti alcuni dori discendenti dai primi abitanti di Sparta, che obbedì al responso dell'oracolo di Delphi di lasciare Tera per dirigersi verso la Cirenaica intorno al 631 AAN.C. I primi anni di Cirene

30:53 furono segnati dal governo di Batto che diede vita una dinastia che rimase al potere per otto generazioni fino al 440 AAN.C. Ma i legami con Sparta non furono mai del tutto dimenticati, tanto che una delle poche raffigurazioni di un sovrano battiade si deve a una coppa opera di un ceramista laconico, noto come pittore di Archesilas. Questo artigiano ci mostra infatti il re di Cirene Arcesilao II, mentre osserva uomini intenti a imballare e pesare merci, probabilmente Silfio sottolineando l'importanza del commercio e i legami stretti con Sparta. I Battiadi fino all'ultimo re Arcesilao mantennero con coerenza l'orientamento politico verso Lella De Dorica. Proprio quest'ultimo ottenne la fama per aver vinto nella corsa delle bighe ai giochi pitici del 462 a.C. Evento celebrato da

31:41 Pindaro nella pitica quarta. L'occidente non fu l'unico luogo in cui i greci fondarono colonie. Circa un secolo dopo le grandi imprese coloniali in Sicilia e in Italia nacque un'intensa attività colonizzatrice sulle coste del Mar Nero, dove le città ioniche si spinsero verso il nordest in cerca di nuove terre e opportunità commerciali. Protagonista di questa spinta fu la città di Mileto, situata sulle coste orientali dell'ego, così attiva che Strabone le attribuisce la fondazione di un numero tra 75 e 90 colonie, molte delle quali si concentrarono proprio nella regione pontica. Le ragioni che spinsero gli abitanti di Mileto a volgere lo sguardo verso il Mar Nero sono strettamente legati ai conflitti con le popolazioni lidie dell'entroterra che, conquistando

32:27 ampie porzioni delle campagne milesie ridussero progressivamente la disponibilità di terre coltivabili e scatenarono lotte interne tra le famiglie aristocratiche per il controllo delle risorse rimanenti. In tale contesto l'unica soluzione possibile per allentare queste tensioni fu ritenuta l'emmigrazione di diversi clan aristocratici verso zone ancora libere dall'espansione greca. Le coste del Mar Nero, al tempo quasi prive di colonie consolidate o di forti entità statali, apparvero il luogo ideale per nuove fondazioni. Le più antiche colonie Milesie sul Mar Nero furono Istro, fondate intorno al 657 a.C. Come avamposto sulla costa di quella che è oggi la Romania, seguita da Sinope da Apollonia, entrambe datate intorno al 630-610 a.C. E infine da Trapezunte eretta come piccolo emporio sulle coste

33:14 dell'Asia Minore Settentrionale. Queste fondazioni nacquero come avamposti privi di una campagna propria, dotati però di porti naturali particolarmente adatti al commercio via mare e al rifornimento delle flotte mercantili. All'inizio del secolo successivo il fervore colonizzatore milesio si intensificò. Si aggiunsero Tomi nei pressi dell'attuale costanza in Romania, Olbia sullestuario del buggo meridionale e Panticapeo sull'ismo di Cerk in Crimea, tutte fondate nel corso del VI secolo aanticoisto. Nello stesso periodo sorsero anche colonie come Ninfeo, situata nell'entroterra della Crimea come punto di scambio con i popoli locali e Teodosia sulla costa sud orientale della penisola. Entrambe nate con finalità strategiche di controllo delle rotte e del commercio del grano e del pesce. Più a ovest comparo

34:00 Mirmechion e Tirita che si dedicarono soprattutto alla lavorazione al commercio del pesce e dei prodotti agricoli, mentre Kepo e Patreo si affermarono come centri di raccolta del vino e dell'olio diretti verso la Madre Patria. Verso la metà del VI secolo aantico Cristo. Si aggiunsero Ermonassa e successivamente Fasios e di oscuride nate per consolidare la rete di empori milesi e garantire il flusso di materie prime dall'entroterra pontico alla costa. È comunque importante sottolineare che i Milesi non furono gli unici greci a sfruttare le coste del Mar Nero. Tra i Megaresi va ricordata la fondazione di Calcedone, avvenuta intorno al 685 a.C, e quella di Bisanzio, fondata nel 678, che sorsero sul Bosforo in funzione di controllo delle rotte marittime tra Mar Nero e

34:46 Mediterraneo. Più a est i Megaresi eressero anche Eraclea Pontica intorno al 560 A.C. come avamposto commerciale militare in grado di proiettare l'influenza greca lungo le coste meridionali del Mar Nero. Ma di espansione coloniale abbiamo parlato anche troppo, quindi cerchiamo di rispondere a un'altra domanda. Come si fondava all'atto pratico una colonia? La fondazione di una colonia non era un'operazione sbrigativa, ma un atto solenne scandito da riti e tradizioni che ne legittimavano la riuscita e la sacralità. Il primo passo consisteva nella designazione di une, termine greco che indica il fondatore della città futura, che di solito viene scelto tra gli aristocratici della polce madre per la sua capacità di guidare le

35:32 spedizioni e tramandare usi e costumi della metropoli. Lecista così nominato si recava all'oracolo di Apollo Adelfi per ottenere l'approvazione divina. Era infatti sotto l'ida di Apollo Archegheta, cioè capo e protettore dei fondatori che l'intera spedizione coloniale doveva svolgersi. Delfi, luogo sa e punto di convergenza per tutti i greci, era considerato il cuore religioso della grecità e per questo motivo ogni nuova impresa coloniale si rivolgeva proprio a questo oracolo in cerca di indicazioni sulle nuove terre da occupare. Il quesito posto alla pizia era semplice ma decisivo. Verso quale terra devo andare per fondare una città? Ed era la risposta del dio a stabilire la direzione e la legittimità dell'intera operazione coloniale. Una volta ricevuta la risposta dall'oracolo,

36:18 le cista tornava in patria per organizzare la spedizione. Venivano preparate navi, armi, viveri, utensili e soprattutto i simboli sacri della metropoli, ossia le statue e i simulacri delle divinità del luogo d'origine. Arrivati sul sito indicato dall'oracolo, toccava nuovamente alle cista assumere il compito di consacrare la nuova terra. con un aratro tracciava un solco sacro che delimitava i confini della nuova fondazione che separava lo spazio della città da quello della campagna circostante. All'interno dello spazio cittadino aspettava nuovamente alle ciste a tracciare i confini degli spazi sacrive sorgeranno i templi e stabilire l'area della gora e dello spazio dedicato alla vita politica della nuova comunità. Un caso emblematico della pianta primitiva imposta dalle cista è rappresentato da Mega Raiblea, colonia

37:04 fondata intorno al 700 CR dai megaresi in Sicilia. Questo insediamento venne costruito ex no su un terreno vergine mai abitato in precedenza e presenta un impianto originario dove la gorà emergeva al centro circondata da strade rettilinee parallele e perpendicolari tracciate direttamente sul suolo. Lecista Lamis, guida dei coloni di Megara, fu responsabile non solo della scelta del sito, ma anche di tracciare gli isolati urbani e la disposizione dei portici e degli edifici pubblici. Anche la suddivisione delle terre coltivabili ricadeva sotto l'autorità delle cista. Era consuetudine dividere l'area rurale in Lottin Cleroi che venivano assegnati per sorteggio ai partecipanti alla spedizione coloniale, i quali così potevano considerarsi già proprietari del terreno ancor prima di partire. La

37:51 casualità dell'estrazione dei clero gli assicurava equità tra i coloni, ma a volte si registravano episodi curiosi. Come racconta Ateneo di Naucrati, durante la spedizione che avrebbe portato alla Fondazione di Siracusa il colonio etiope, sotto l'effetto del vino, cedette il proprio lotto in cambio di un dolcetto al miele offerto dal compagno Melituto. Ma questo aneddoto testimonia anche come il valore simbolico e materiale del lotto fosse già riconosciuto fin dal momento della partenza. In questi casi il baratto del lotto sottolineava la natura concreta della proprietà che spettava i coloni e indicava come il lecista dovesse tener conto anche delle eventuali transazioni informali tra i partecipanti. Il ruolo del lecista, tuttavia non si esauriva con la fondazione materiale La divisione della Terra. Egli assumeva nei confronti dei nuovi abitanti anche un ruolo di

38:38 trasmettitore delle tradizioni civiche e religiose della metropoli, regolando le feste pubbliche, nominando i primi magistrati e spesso diventando un punto di riferimento durante i primi anni di sviluppo. Per i suoi meriti e in virtù della sacralità del suo compito, Leccista veniva spesso onorato con un culto eroico sin dopo la sua morte. Testimonianze epigrafiche letterarie raccontano che molti eccisti furono sepolti nel centro della Gorà o in Eoon appositamente eretti dove ricevevano sacrifici e offerte da parte dei cittadini. Questo culto postmortem serviva a perpetuare la memoria del fondatore e a rinforzare l'identità della comunità basata sulla continuità con la madre patria e sul favore divino ricevuto al momento della fondazione. Ovviamente non sempre i nuovi coloni si

39:25 insediavano in terre disabitate, molto spesso costruivano le proprie città in aree dove erano già presenti comunità indigene consolidate, talvolta centri di centinaia o migliaia di persone, come dimostrano le stese necropoli di Torremordillo e di Sala Consilina in Lucania e Puglia. In un certo senso la presenza di popolazioni locali era funzionale ai coloni che erano quasi esclusivamente maschi e dovevano trovare donne indigene per garantire la continuità demografica della nuova comunità. Nei primi insediamenti in Sicilia, come Megaraible Blea, i nuclei greci erano esigui. Le prime abitazioni contavano poche decine di individui e fin dai primi momenti i greci dipendevano dall'interazione con le popolazioni locali. Oltre a reclutare schiavi, avevano bisogno delle donne indigene per fondare famiglie e

40:10 assicurare la vita sociale della colonia. L'impatto demografico sul mondo indigeno è emerse rapidamente. Molti villaggi in Calabria e Lucania registrarono un declino o addirittura un abbandono contemporaneamente alla nascita delle nuove pole greche. Un esempio significativo è Amendolara, dove l'antico insediamento del rione Vecchio venne dismesso verso la fine dell'o secolo acoist, mentre sui colli di San Nicola si formò un nuovo nucleo di poche decine di persone. Questo processo non fu dovuto a scontri militari di massa. Come abbiamo detto, i coloni giunsero in piccoli gruppi, ma alle incursioni mirate dei greci e alla ricerca di schiavi e soprattutto donne indigene, la cui sottrazione provocava crisi demografiche nei centri locali, talvolta irreversibili, ma questo generava anche episodi di integrazione. A Policoro,

40:57 nella prima metà del vio secolo aanti si individuano tombe miste con uomini di probabile origine greca e donne indigene sepolte insieme, spesso concorre di funerari sovrapposti, segno di unione delle pratiche familiari. Tuttavia il rapporto tra greci e indigeni non fu univoco e possiamo riconoscere due modelli. Da un lato l'appropriazione violenta delle donne indigene con raide che producevano distruzione e spopolamento nei villaggi di contatto. Dall'altro lato il matrimonio come strumento di alleanza politica sancito da trattati di xenia, doni e accordi reciprocamente vantaggiosi, come nel caso di Massalia, l'odierna Marsiglia. Secondo Ateneo, protis e cistafoceo sposò Egiptis, principessa dei segobrigi, ricevendo in dote il territorio su cui sarebbe sorta alla

41:44 colonia. Questo accordo fu suggellato dal banchetto nuziale in cui la sposa, secondo le usanze celtiche, offrì a Protis una coppa di vino. Per questi motivi gli usi, costumi e tradizioni della grecità occidentale furono molto diversi tra loro e sicuramente molto diversi anche da quelli dei greci rimasti in patria, ma direi che di colonizzazione abbiamo parlato fin troppo, quindi direi di chiuderla qui e come sempre buona storia a tutti. เฮ [Musica]

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