281. Addio MSCI World? Dimensional è arrivata in Europa

Breve Riepilogo

Questo episodio del podcast "The Bull" esplora Dimensional Fund Advisors (DFA), una società di gestione patrimoniale che ha storicamente sovraperformato il mercato grazie a un'applicazione rigorosa della teoria finanziaria, in particolare del factor investing. L'episodio discute l'approccio di DFA, che combina una filosofia passiva con un'implementazione attiva, e lo confronta con quello di Avantis, un altro importante competitor nel settore. Si analizzano i nuovi ETF di DFA disponibili in Europa e si forniscono indicazioni pratiche su come integrarli in un portafoglio di investimento, sottolineando l'importanza di una prospettiva di lungo termine e della coerenza con la propria strategia.

  • DFA ha sovraperformato storicamente il mercato grazie al factor investing.
  • I nuovi ETF di DFA in Europa offrono un'alternativa agli indici globali tradizionali.
  • La scelta tra DFA e Avantis dipende dalle preferenze individuali e dalla tolleranza al rischio.
  • Mantenere la coerenza con la propria strategia è fondamentale per il successo a lungo termine.

Introduzione

L'episodio introduce il concetto di investimento in indici azionari globali, come l'MSCI World, come punto di partenza per l'investitore medio. Si sottolinea come la teoria finanziaria suggerisca che, in assenza di vantaggi informativi, investire nel mercato azionario pesato per capitalizzazione massimizza il rendimento atteso in proporzione al rischio assunto. Gli ETF che replicano questi indici offrono un modo economico per ottenere il rendimento del mercato. Tuttavia, l'episodio introduce anche Dimensional Fund Advisors (DFA), una società che ha storicamente sovraperformato il mercato, sfidando le statistiche sull'investimento attivo.

Chi è Dimensional Fund Advisors

DFA è una società di gestione patrimoniale con una storia leggendaria nella finanza moderna, strettamente legata all'Università di Chicago. Fondata da David Booth, allievo di Eugene Fama, DFA applica la teoria finanziaria nella costruzione di soluzioni di investimento. Negli ultimi 20 anni, l'84% dei loro fondi azionari e obbligazionari ha battuto i propri benchmark, rispetto a una media del 16% per i fondi comuni di investimento negli Stati Uniti. DFA gestisce oltre 800 miliardi di dollari di asset ed è considerata una versione avanzata di Vanguard.

Perché DFA ha avuto successo

Il successo di DFA si basa su due pilastri: un'applicazione rigorosa della teoria del factor investing e un'implementazione efficiente. DFA rispetta le efficienze informative del mercato, ma applica strategie sistematiche che hanno un maggior rendimento atteso. A livello di microstruttura, DFA non segue le regole rigide degli indici, ma ottimizza le operazioni di compravendita e ribilanciamento per minimizzare i costi operativi.

Dimensional sbarca in Europa

A partire da novembre, DFA ha lanciato due ETF in Europa: un ETF sull'azionario dei paesi sviluppati (Global Core Equity) e uno sulle small e mid cap value globali. L'ETF Global Core Equity cerca di enfatizzare società più piccole, value e con alta profittabilità. La composizione del fondo può variare in base a diversi fattori, come il numero di azioni disponibili, la liquidità e il momentum dei prezzi. Rispetto all'MSCI World, l'ETF di DFA ha un peso inferiore delle prime 10 società e un'esposizione diversa ai settori. Il rapporto medio tra prezzi e valore contabile è inferiore rispetto all'MSCI World, indicando che le società nel fondo di DFA sono più economiche. Il TER è dello 0,3%.

DFA vs Avantis

Avantis è considerato il principale competitor globale di DFA. Fondata da Eduardo Repetto, ex CIO di DFA, Avantis adotta un approccio simile al factor investing, ma con una declinazione più aggressiva sui fattori size e value. Anche Avantis ha lanciato ETF in Europa, tra cui un ETF globale, uno sulle small cap value globali e uno sui mercati emergenti. L'ETF globale di Avantis ha un'esposizione settoriale diversa rispetto a quello di DFA, con una maggiore enfasi sui titoli finanziari e una minore esposizione al settore tecnologico. Il rapporto medio tra prezzi e valore patrimoniale è leggermente più alto rispetto a quello di DFA. L'approccio di DFA è più morbido e più vicino al mercato, mentre Avantis adotta un taglio più aggressivo sui fattori.

Addio all’MSCI World?

L'MSCI World e altri indici globali rimangono il punto di partenza teoricamente corretto per l'investitore medio. Tuttavia, gli ETF di DFA e Avantis offrono un'alternativa interessante per chi comprende i fattori e accetta il tracking error. La scelta tra un ETF globale tradizionale e un ETF con tilt fattoriale dipende dalle preferenze individuali, dalla tolleranza al rischio e dalla capacità di mantenere la coerenza con la propria strategia nel tempo. Investire in strumenti con tilt fattoriale richiede una prospettiva di lungo termine e la capacità di sopportare periodi di sottoperformance. L'episodio conclude con una sintesi pratica, offrendo tre livelli di approccio all'investimento, a seconda della conoscenza e della propensione al rischio dell'investitore. In tutti i casi, i principi di base rimangono: costi bassi, diversificazione globale e tempo.

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Trascrizione

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0:07 Una produzione Corax, social media company. Bentornati a Bull, il tuo podcast di finanza personale. Per i 280 episodi prima di quello che vi state apprestando a guardare o ascoltare, ho citato ossessivamente per centinaia di volte l'indice azionario globale, l'MCI World o MCI All Country World, se ci aggiungiamo i mercati emergenti. E il motivo è ovvio e banale. teoria finanziaria alla mano. Il punto di partenza per l'investitore medio in azioni è un indice di azioni globali pesate per la loro capitalizzazione di mercato. Con l'ascoltatore appassionato di De Bull potrei fare 1000 discorsi su quale possa essere il portafoglio migliore, su quali mercati sovrappesare o sottopesare, sul factory investing sull'esposizione valutaria e compagnia

0:54 bella, ma ad uno qualunque dei miei numerosi amici o conoscenti che di finanza non capisce una beata mazza e che nonostante il modesto successo di chi vi parla, se n'è guardato bene dal provare a imparare due cose sull'argomento, direi se vuoi investire in azioni parti da un indice globale in cui ciascuna azione è rappresentata in base al peso del suo valore di mercato e buonanotte. Si possono fare tutte le discussioni del mondo su questo argomento, però in sé e per sé la teoria finanziaria è piuttosto chiara. In assenza di un vantaggio informativo o di una chiara capacità di sfruttare le poche inefficienze del mercato, investire nel mercato azionario pesato per capitalizzazione è ciò che teoricamente massimizza il mio rendimento atteso in proporzione al rischio che mi assumo. Ovviamente questo è vero exante, non necessariamente expost, cioè in assenza di altre

1:41 informazioni la posizione neutra dell'investitore medio in azioni è il mercato pesato per capitalizzazione che peraltro, come noto, resta generalmente un benchmark piuttosto difficile da battere da parte di investitori attivi che invece provano ad ottenere una performance superiore in proporzione al rischio assunto. Però a posteriori è un discorso diverso perché ogni anno può succedere di tutto sui mercati, ma il punto è che siccome il 99,99% degli investitori non ha il benché minimo vantaggio competitivo, il suo rendimento atteso viene massimizzato investendo nel mercato così com'è. un'onesta professione di umiltà per chi non può permettersi quell'arroganza di cui ci aveva parlato Cliffness, cioè quell'arroganza necessaria per ogni investitore attivo che pensa di avere lui ragione e tutti gli altri torto. Quello che abbiamo detto finora è in

2:27 estremissima sintesi la base base dell'investimenti in ETF che replicano indici. Si paga un costo bassissimo, si ottiene il market return, cioè il rendimento del mercato, ed è il deal migliore del secolo. Quando gli americani parlano di mercato pensano al loro US market perché il resto del mondo non se lo cacano proprio. Ma per noi non americani il benchmark di riferimento è più tipicamente il mercato globale quindi indici come l'MCI World o il FUTSI Develop World, se vogliamo limitarci ai 23-24 paesi considerati sviluppati, oppure indici come l'MCI All Country World o il FUTSI Allward, se vogliamo considerare l'intero mercato azionario dei 46 mercati sviluppati ed emergenti. Quindi, a chiunque mi chiedesse una risposta di 3 secondi su come investire i propri soldi in azioni

3:12 questa risposta probabilmente sarebbe e fatti un piano di accumulo su un ETF che replica un indice di azioni globali. E peraltro, se mi chiedesse dove fare il piano di accumulo, gli direi che da anni io utilizzo Fineco, la banca leader in Italia per il trading online da un quarto di secolo. Con Fineco puoi fare piani di accumulo a costi competitivi e ci sono centinaia di ETF di Shaares Amundi, Xtrackers, Fidelity e Fineco Asset Management a zero commissioni. Oltre a questo avrebbe una delle piattaforme di investimento più complete che esistono con accesso ai principali mercati internazionali e ad una gamma sterminata di prodotti di investimento. Io lo uso anche come conto bancario principale e con il link in descrizione puoi averlo con canone gratuito per 12 mesi e se vuoi tu e la tua dolce metà potete cointestare i vostri investimenti, altrimenti è possibile

3:59 aprire un conto trading esclusivamente per investire. In entrambi i casi, solo con questo link, avrai 60 operazioni gratuite per i primi 6 mesi. In questi anni abbiamo parlato spesso del fatto che per la maggior parte degli strumenti di investimento a gestione attiva è veramente complicato ottenere del rendimento supplementare. L'ultima volta che ne abbiamo parlato è stato nell'episodio 269 a cui vi rimando se volete una disamina dettagliata sui perché e sui per come. In parole povere però, un ETF sull'azionario globale tende a fare meglio di oltre nove fondi attivi su 10 che hanno come benchmark l'azionario globale per questi motivi. Il primo sono i costi. Se un ETF globale costa 0,2% mentre un fondo azionario costa 2%, serve che questo faccia una sovraperformance mostruosa e continuativa solo per andare in pari. Il

4:46 secondo è il principio dell'aritmetica di Sharp. Il rendimento medio di tutti gli investitori attivi è il rendimento medio del mercato meno i costi. Per definizione, quindi, solo una parte minoritaria degli investitori che deviano dal portafoglio di mercato può ottenere un vantaggio. Non possono vincere tutti. Però una volta che togli i costi resta una percentuale esigua di investitori attivi che fanno così bene da ottenere extra rendimento al netto dei costi e del rischio assunto. Il terzo motivo è che un fondo attivo di successo tende ad attrarre investitori ma più diventa grande più diventa difficile sovraperformare, quindi in qualche modo il successo iniziale di un fondo attivo predice la sua sottoperformance futura. Il quarto motivo è che la competenza di un investitore attivo è praticamente indistinguibile dalla fortuna. Per poter stabilire che un certo fondo ha battuto sistematicamente il mercato, grazie alla

5:33 competenza del suo gestore, servono decenni. Di conseguenza è impossibile identificare in anticipo quei gestori di eccellenza che in futuro riusciranno nella rara impresa di battere il mercato in cui investono. Ci saranno poi anche altre motivazioni, ma tanto ste robe le sappiamo, quindi ci fermiamo qui. Se non che, se non che, se non che effettivamente c'è qualcuno che nonostante le impietose statistiche di Standard and Por, che ogni anno decretano le catombe dell'investimento attivo rispetto a quello passivo, è storicamente riuscito a ottenere performance sensazionali in maniera ripetibile e con una formidabile costanza. Parliamo di Dimensional Fund Advisors. E chi è Dimensional Find Advisors, che poi da qui in poi chiameremo magari DFA per brevità. Stiamo parlando di una

6:19 società diventata leggenda nella storia della finanza moderna e ne parliamo oggi con una lucina che mi brilla negli occhi perché finalmente da novembre sono arrivati i primi due TF di Dimensional in Europa dopo che per decenni sono rimasti disponibili solo per gli investitori americani. La storia di Dimensional è estremamente affascinante e meriterebbe un episodio a parte, però diciamo solo che sono a tutti gli effetti un'emanazione di quella straordinaria fucina di geni della finanza che è l'Università di Chicago. David Booth ha fondato Dimensional dopo aver studiato a Chicago sotto dei mostri sacrion e soprattutto Eugene Fama, entrambi poi divenuti membri rilevanti dell'Investment come T di Dimensional con fama che per anni sedette nel board. DFI è un esempio emblematico di applicazione chirurgica della teoria

7:05 finanziaria nella costruzione di soluzioni di investimento che, oh niente da dire, da decenni funzionano quasi come un orologio svizzero. Negli ultimi 20 anni l'84% dei loro fondi azionari obbligazionari hanno battuto i propri benchmark contro una media del 16% per quanto riguarda i fondi comuni di investimento negli Stati Uniti. Non stiamo quindi parlando di una performance casuale, ma di una sistematica capacità di sfruttare dei vantaggi competitivi che in larga parte derivano dalla teoria finanziaria e grazie a questi riescono ad ottenere dei rendimenti supplementari rispetto agli indici di riferimento. Si tratta quindi di strategie di investimento che sono state pensate per sovraperformare e che hanno spesso sovraperformato proprio per i motivi previsti dall'impianto teorico che c'era alla base della loro

7:50 costruzione. Oh, e non stiamo parlando di prodotti di nicchia. Dimensional ha oltre 800 miliardi di dollari di asset under management. Parliamo di un colosso, mica pizza e fichi. Negli Stati Uniti è considerato in qualche modo la versione Super Saiyan di Vengard. Vengard è la società leggendaria che ha democratizzato l'investimento diffondendo su larga scala i fondi indicizzati a basso costo. Dimensional è la società che ha preso il buono di Vengard, mantenendo fondamentalmente un impianto di fi piuttosto basse e di aderenza ai mercati e poi però l'ha portato a livello successivo. Ma perché Dimensional ha avuto questo formidabile successo? Oh, è per formidabile, intendo formidabile davvero, eh. La Business School di Chicago si chiama Booth School of Business, proprio perché David Booth il fondatore di Dimensional, fece una

8:36 donazione alla sua università che tanto gli aveva insegnato e tanto gli aveva dato di 300 milioni di dollari nel 2008. Dedicargli il nome dell'intera scuola in effetti era il minimo. Dicevo, veniamo però alla domanda delle domande, cioè perché DF è riuscito ad avere così tanto successo e così a lungo e in maniera tra l'altro, così replicabile? Cominciamo intanto a capire dove si colloca Dimensional nel panorama dell'asset management, considerando due variabili: la filosofia di investimento e l'implementazione, che in entrambi i casi possono essere attive o passive. Filosofia attiva e implementazione attiva sono i tradizionali fondi comuni di investimento o gestione attiva che si basano su selezione discrezionale dei titoli e sul market timing. Filosofia passiva e implementazione passiva sono invece gli index fund gli ETF alla

9:22 Vengard, per intenderci, cioè ciò che in questo podcast ci piace tanto considerare il cuore del portafoglio per l'investitore medio. Filosofia attiva e implementazione passiva è quella tipica invece di strumenti che fanno per esempio trend following oppure TF con delle strategie quantitative. Infine filosofia passiva e implementazione attiva è invece dove si colloca dimensional. Cosa vuol dire sta roba? Significa che Dimensional parte dal mercato e ne rispetta le efficienze informative e presupposti teorici, ma allo stesso tempo fa due cose. A livello generale applica delle strategie sistematiche che hanno un maggior rendimento atteso, mentre a livello di microstruttura non segue le regole degli indici, ma fa tutte le sue operazioni interne di compravendita dei titoli, di

10:07 ribilanciamento in maniera ipericiente. Così minimizza tutti quei costi operativi che sono tipici degli indici che hanno delle regole piuttosto rigide sia di inclusione o esclusione dei titoli e sia dei momenti precisi quando ribilanciano. Spieghiamo velocemente queste due cose perché sono il cuore di tutto quanto. A livello strategico, Dimensional applica in maniera magistrale la teoria alla base del factor investing. Ora, per chi mi segue da un po', il factor investing è cosa assolutamente nota. Per chi invece è capitato qui per caso consiglio per esempio l'episodio 242 il video su YouTube, la guida definitiva al factory investing oppure la terza parte del mio libro, Investire senza dubbi. Per farla super breve, comunque a beneficio dei nuovi amici di The Bull che non avevano niente da fare, che per qualche motivo si sono messi a guardare questo video, la questione è questa.

10:55 Alle origini della teoria finanziaria con il Capital Asset Pricing Model era stato definito che il rendimento atteso di un'azione fosse legato alla sua covarianza rispetto al rendimento del suo mercato di riferimento. Detta ancora più facile alla buona, il rendimento atteso era proporzionale alla sensibilità di quell'azione rispetto al rischio sistematico del suo mercato e il rischio era misurato guardando la sua volatilità. Un'azione americana con un prezzo più volatile rispetto alla media del mercato azionario americano avrebbe dovuto avere un rendimento atteso maggiore e viceversa. Secondo il CAPEM, quindi, c'era solo un fattore a spiegare perché alcune azioni rendevano di più e altre di meno. E questo era la sensibilità al premio al rischio del mercato, cioè a quanto il mercato rendeva in eccesso all'interesse senza rischio, per esempio, di un titolo di stato. Questa sensibilità è generalmente chiamata beta. Poi però nel

11:43 tempo si è scoperto che sta roba non funzionava sempre bene e che c'erano tanti altri fattori che spiegavano perché alcune tipologie di azioni rendevano in media di più e altre di meno. I primi due fattori che si sono affermati, soprattutto grazie al lavoro di Gin Fam e di Ken French, sono stati dimensione e rapporto tra prezzo e valore contabile. Le società più piccole, cioè le small cap, tendevano a rendere di più di quelle più grandi mentre le società con un prezzo basso rispetto al valore patrimoniale della società, le cosiddette società value tendevano a rendere di più di quelle con caratteristiche opposte, dette società growth. Quindi non c'era solo il fattore rischio di mercato, ma c'erano anche due fattori di rischio indipendenti, la dimensione delle società e il rapporto tra prezzo dell'azione e book value cioè appunto il valore contabile. Poi

12:28 Robert Novi Marx nel 2013 fece notare che anche le società che avevano una profittabilità elevata rispetto al valore degli asset tendevano a rendere di più di quelle che invece facevano profitti lordi proporzionalmente più bassi. Questo nuovo fattore divenne noto come profitability, come reditività. E per quanto strano possa sembrare, le società che fanno profitti più elevati rispetto al valore dei propri asset tendono a rendere di più nonostante abbiano generalmente dei prezzi più alti. Ci sarebbe poi un altro importantissimo fattore che è il momentum scoperto nel 1993 da Gigadesh Titmant, proprio mentre il nostro amico Cliff Fastness stava scrivendo la sua tesi di dottorato proprio su sta roba. In pratica, anche le azioni il cui prezzo era cresciuto di più negli ultimi 6-12 mesi tendevano a sovraperformare il mercato nei 6-12 mesi successivi. E in

13:15 tempi più recenti si è scoperto che anche le azioni a bassa volatilità avevano in media un rendimento adeguato al rischio superiore a quello del mercato, tra l'altro in aperta contraddizione con la teoria finanziaria classica. Ora, per capire perché tutti questi fattori funzionano, cioè perché le società con certe caratteristiche dovessero performare meglio o peggio rispetto ad altre, si possono dare due tipi di spiegazione. Una è risk based cioè gli investitori razionalmente ritengono certe società sistematicamente più rischiose e quindi vogliono pagarle di meno perché richiedono un rendimento superiore. Richiedere un rendimento superiore o pagare un prezzo inferiore è ovviamente la stessa cosa. L'altra invece è una spiegazione di tipo comportamentale, cioè gli investitori sono soggetti a dei bias, a delle distorsioni di natura emotiva e quindi

14:00 non prezzerebbero correttamente le azioni. Certe azioni renderebbero di più perché gli investitori tendono a sovrareagire o sottoreagire a determinate informazioni sul mercato cioè commettono errori. Le spiegazioni di tipo razionale, quelle risk based appunto, si applicano piuttosto bene per le small cap e per le società value perché questi, in effetti hanno reso mediamente di più in passato, perché possono ragionevolmente essere considerate più rischiose. Il fattore probabilità invece è già un filo più complicato da spiegare in questo modo però si potrebbe dire che le società maggiormente profittevoli sono esposte al rischio macroeconomico di lungo termine, cioè sono esposti alla crescita strutturale dell'economia in generale che è un fattore non diversificabile ed è un rischio a sante perché è diverso dal rischio di mercato. Di conseguenza gli investitori richiedono più

14:45 rendimento per continuare ad investirci. Invece è molto più complicato spiegare cose come momentum o low volatility su base razionale e infatti qui prevalgono principalmente spiegazioni di tipo comportamentale. Sempre Cliffness, grande fan di fattori come Momentum e Low Volatility, nella nostra recente intervista disse che nel corso degli anni si era sempre più spostato verso il lato comportamentale. Diciamo invece che la scuola di Chicago dove la finanza come disciplina rigorosa è nata e dove Gin Fama ha stabilito le ipotesi dei mercati efficienti, invece è molto più orientata al primo tipo di spiegazioni e quindi non stupisce che Dimensional abbia preso la lettera la teoria razionale dei fattori e abbia puntato su quelli classici di Fama, di French e di Novi Marx, quindi Dimensione, rapporto tra prezzo e valore contabile e profittabilità.

15:32 A partire da questo framework ha così costruito dei portafogli che partono dal mercato pesato per capitalizzazione, ma poi enfatizzano le società che esprimono maggiormente questi tre fattori. Comunque la vogliamo vedere, il risultato pratico è stato eccezionale perché sono riusciti a prendere la teoria finanziaria, l'hanno messa a terra in maniera replicabile e hanno creato strumenti che in effetti il più delle volte hanno ottenuto quella sovraperformance che la teoria aveva previsto. Quindi questo a livello generale, anche se poi i criteri che usano per definire size, value profitability non sono esattamente quelli accademici, ma sono parzialmente modificati per applicarsi meglio ai casi reali, perché i paper di ricerca a volte si basano su delle premesse teoriche che sono molto più astrate rispetto a quel che succede in realtà. Il secondo vantaggio competitivo invece è a livello di implementazione.

16:19 Qui i fondi di dimensional fanno tre cose. Non essendo vincolati ad un indice, ogni giorno adattano i portafogli alle variazioni delle informazioni e rispetto delle regole previste da quello che abbiamo detto poco fa sui fattori di maggior rendimento atteso. Poi comprano e vendono azioni ogni giorno in base a queste informazioni, scegliendo di sovrappesare oppure di escludere alcune società che invece in un indice sono rappresentate in modo molto più rigido. E infine scelgono i momenti più opportuni per fare trading, evitando la pressione sui prezzi che invece possono avere gli indici. Per esempio, si sa che gli indici fattoriali di MCI ribilanciano a maggio e novembre e quindi in quei momenti le azioni in entrata nell'indice potrebbero avere prezzi temporaneamente più alti e viceversa quelli in uscita. Oppure stessa cosa quando si sa che una certa società uscirà dall'S&P 500 e un'altra entrerà. Un fondo passivo deve seguire

17:05 queste cose alla lettera, mentre i fondi di dimensional si posizionano in maniera tale da sfruttare positivamente queste microdinamiche che però nel tempo diventano una fonte di extra rendimento. Quindi, in estrema sintesi, le due ragioni dietro lo straordinario successo di dimensional nel tempo sono state un'applicazione rigorosa della teoria finanziaria sui fattori e un'efficace metodologia di implementazione. Ora, attenzione ad una cosa molto importante. Questo non significa che i fondi di Dimensional battano sempre e comunque i propri benchmark. Non esiste niente al mondo che possa fare questo. Questi sono fondi con un intrinseco tilt, con un'intrinseca deviazione verso value e small cap filtrati per il criterio di profittabilità, cioè cercano di sovrappesare nei portafogli società

17:51 mediamente più profittevoli della media che possono godere di un premio per il fatto di essere più piccole e il cui prezzo rispetto ai fondamentali di bilancio è più basso. Però in quelle fasi di mercato, come in tempi recenti in cui per un certo periodo le large cap growth dominano e le magnifiche set sono un esempio emminente di questa cosa, è chiaro che in queste fasi fondi di questo tipo non possono sovraperformare o comunque non possono sovraperformare sempre. Investire in fondi che applicano questo tipo di logica richiede chiaramente una prospettiva di lungo termine e molta pazienza in maniera tale da catturare l'extra rendimento che si propongono di far ottenere. Però ovviamente è una cosa molto diversa dal pensare che se compro un ETF di Dimensional allora ogni anno farò meglio del mercato. Ora veniamo all'attualità che tra l'altro è anche il motivo per cui mi sono messo a fare questo episodio.

18:37 A partire dallo scorso novembre Dimensional ha lanciato questi due ETF in Europa. Un ETF sull'azionario dei paesi sviluppati che si chiama Global Core Equity e uno sulle small e mid Cup Value Globali. Per la cronaca sono quotati su Xetra che di per sé non sarebbe un problema il fatto che sono quotati in Germania, però non hanno ancora incluso l'Italia tra i paesi in cui possono essere distribuiti e spero che sia questione di pochi mesi che la risolvono. Detto questo, il secondo dei due, quello global value sarebbe proprio quello più in linea con la specialità della casa, perché va ad investire esattamente in società small value per tutti i motivi che abbiamo spiegato sopra. E però un fondo che al momento ha circa 12 milioni di asset under management, quindi diciamo che non ha proprio i requisiti che consideriamo ideali per un ETF, anche perché non è solo il fatto della dimensione, ma anche il sottostante poi non è così liquido

19:23 come per esempio l'MCI World. Il primo invece è nato già grande, dato che nel momento in cui uscirà questo video probabilmente sarà vicino ai 600 milioni di asset under management, quindi assolutamente investibile. Ora vediamo le caratteristiche principali, anche se giustamente diensional non è che dia tantissime informazioni liberamente. Intanto gli obiettivi del fondo. Viene chiaramente dichiarato che il fondo cerca di enfatizzare società più piccole, value e con altra profittabilità, cioè i tre fattori che abbiamo richiamato oggi. In secondo luogo, ci sono delle indicazioni riguardo all'implementazione. Sempre nel KID si dice che la composizione del fondo può cambiare in base ad una serie di circostanze, per esempio il numero di azioni outstanding cioè liberamente disponibili sui mercati, la liquidità dei sottostanti e anche il momentum dei prezzi, che tra

20:10 l'altro è interessante perché questi non sono fondi specifici sul fattore momentum, ma tengono conto della direzione di breve termine dei prezzi per prendere decisioni di compravendita dei loro sottostanti. Tutto ciò porta ad una deviazione nella composizione del fondo rispetto all'MCI World che è l'indice benchmark. Per esempio, le prime 10 società sono sì le stesse, però il peso è nettamente inferiore. Infatti le magnifiche 6 più Broadcom, JP Morgan e El Lilli pesano poco più del 17% del totale. Nell'MCI World invece queste stesse società pesano oltre il 27%. Non c'è invece una particolare differenza sull'esposizione geografica visto che anche qui gli Stati Uniti pesano il 71% del totale. E invece forse più interessante andare a guardare dentro i singoli settori. La gerarchia

20:56 non cambia perché tech è sempre il primo settore, finanziaria il secondo e industriale il terzo come la NCI World. Cambiano però i pesi. Tec pesa 20% contro il 27% nell MCI World, mentre gli industriali pesano 14% invece di 11%. E in generale sono più pesanti i settori più tradizionali come utilities, materie prime e immobiliare. Rispetto però ad un indice fattoriale value come i classici di cui parliamo sempre, qui non vige il principio della neutralità settoriale ma Dimensional è libera di pesare ciascun settore come vuole. È evidente però che la scelta non è puramente discrezionale, si parte dal mercato e poi si applicano dei tilt in base ai filtri fattoriali. Detto tutto questo se volessimo sintetizzare le varie differenze di approccio tra Dimensional e l'indice MCI World con il dato più

21:43 significativo, credo che questo sia il rapporto medio tra i prezzi e il valore contabile che è 2,77 contro 3,89. Cioè rispetto al valore patrimoniale medio delle società sottostanti, i prezzi delle società nel fondo di Dimensional sono del 30% più economici rispetto all'MCI World. Ora, questo non è necessariamente una garanzia di sovraperformance nel futuro, lo sappiamo bene, altrimenti sarebbe facile investire, però sappiamo anche che nel lungo termine il tuo rendimento dipende soprattutto da ciò che non paghi. Unica nota marginalmente negativa è il ter. Costa 0,3% contro lo 01,5-02% dei più classici ETF sull'MCI World però siamo in linea con il tipico 0,3% degli ETF fattoriali. Si tratta di uno strumento decisamente molto

22:30 interessante, non tanto perché è un ETF attivo sull'MCA Award con qualche deviazione, perché ce ne sono tanti che fanno sta roba, ma proprio per il fatto che viene messo da quella che è forse la migliore società al mondo nell'interpretazione reale della teoria finanziaria accademica. Prima di fare qualche considerazione pratica, però secondo me vale la pena fare un accenno all'unico vero competitor globale di Dimensional che è senza dubbio Avantis. Le storie delle due società sono collegate fin nel loro DNA perché Avantis è la divisione di American Century Investments lanciata da Eduardo Repetto che in effetti in precedenza era stato il CCEO di Dimensional e che poi ha deciso di portare in avantis l'impostazione di fondo di Dimensional ma con una declinazione forse un po' più aggressiva e un po' più spinta sui fattori size e value e tra l'altro

23:16 spingendo più sugli ETF che sui fondi indicizzati. Come vi avevo già detto dal 2024 sono disponibili in Europa anche tre TF di Avantis, uno globale uno sulle small cap value globali e uno sui mercati emergenti. Se prendiamo il lor ETF globale si nota facilmente qualche differenza rispetto all'equivalente di dimensional soprattutto a livello di esposizione settoriale. Qui i titoli finanziari sono i più rappresentati nel portafoglio sono più grandi di Tech, mentre il Tech pesa appena il 19% contro, appunto, come abbiamo detto, il 27% dell MCI World. L'enfasi su società più piccole value si nota anche dal fatto che sono sovrappesati i titoli nel settore energetico, manifatturiero e materials. In termini di rapporto medio tra prezzo e valore patrimoniale, invece, l'ETF di Avanti si risulta leggermente più costoso di quello di Dimensional, perché

24:03 il rapporto medio per Avantis è 3,33 contro appunto 2,77 di quello di Dimensional. Quello che invece avevo già citato e neanche troppo velatamente l'ho dato nell'episodio 266 che era quello sul perché non investo in small cap, è proprio l'ETF di Avantis sulle small capue, che peraltro per quanto ne so è l'unico ETFITS sulle small cap value globali o almeno l'unico di una certa dimensione. Ora ovviamente è impossibile dire se siano meglio gli strumenti di Dimensional oppure quelli di Avantis. Dimensional ha molta più storia e per essere una società che punta sul Factory Investing, aver avuto per decenni nel board uno dei padri del Factory Investing, il nostro eroe Gin Fama, sicuramente aiuta. Però FAMA a parte, diciamo che l'approccio di Dimensional è più

24:48 morbido, è più vicino al mercato ed è aderente alla teoria finanziaria nell'implementazione delle logiche fattoriali, però allo stesso tempo mette molta enfasi sia sulla minimizzazione dei costi che delle frizioni dovute all'implementazione. Antis, però è pur sempre stata creata da uno che era il cosio di Dimensional quindi mi sento di dire che ciò che di buono vale per l'uno, per larga parte vale anche per l'altro. Probabilmente il taglio di avantis è un po' più aggressivo sui fattori, fa strumenti un po' più concentrati e diversamente da dimensional mi sembra che guardi di più anche al momentum come criterio di selezione dei titoli. Per essere più precisi, DFI usa il Momentum principalmente per ritardare una vendita. per esempio può dire il titolo X è diventato growth, quindi non è più value, dovrei venderlo, però sta salendo forte, quindi aspetto un attimo e questo

25:33 riduce il turnover e quindi i costi. Avantis invece tende a usare il momentum in modo più attivo sia per l'ingresso che per l'uscita dei titoli, il che spiega il turnover leggermente più alto. Tutto quello che abbiamo detto mi porta a ragionare in questo modo. Se voglio un ETF globale all in-one con tilt fattoriale incorporato, mi fido di dimensional o pazienza e stomaco per sopportare anni in cui magari società ipercostose continueranno a dominare allora Dimensional Global Core può essere un'idea, ma naturalmente nessuna vieta di andare su quello di Avantiski al 95% fa la stessa cosa. Poi le differenze sono che Dimensional è un po' più vicino alla composizione settoriale dell'MCA World, mentre Avantis magari prende delle decisioni un po' più forti. Full Disclosure. Mia figlia, come qualcuno sa, dal giorno 2 che è al mondo

26:18 ha un pack sull'MCI World, però appena quell'ETF di DFA sarà acquistabile anche in Italia, quel pack sarà interrotto e inizierà un pack dello stesso importo mensile sull'ETF globale di Dimensional e magari per quando sarà uscito questo video, speriamo sarà già disponibile. Se invece voglio un ETF che abbia specificatamente di miera società small value, allora in Europa lo strumento di Avantis sulle small value globali sarebbe forse la mia prima scelta, fosse anche solo per il fatto che quello di Dimensional è ancora molto piccolino. Full disclosure anche qui, nonostante vi abbia già detto in passato che non sono un grande fan delle Small Cap, ho anche sempre detto che se mai avessi investito in Small Cap l'avrei fatto con uno strumento di Avantis o di Dimensional e per coerenza con quanto scritto in questo episodio mi sembrava corretto avere Skin in the game e quindi avere dei soldi investiti anche qui.

27:05 Naturalmente non è in alcun modo un consiglio di investimento, anzi vi invito a non seguirmi nulla di quello che faccio e a mettere in discussione ogni parola che dico. Se vi è tutto chiaro e credete sia giusto investire in questi strumenti, benissimo, altrimenti per nessuna ragione al mondo dovete investire in qualcosa, perché l'avete sentito dire in un podcast. Detto questo, è giunto davvero il momento di dire addio all'azionario globale pesato per capitalizzazione. Ovviamente no. L'MC Country World o il Futsal World sono e resteranno il punto di partenza teoricamente corretto per l'investitore medio. Sono il portafoglio neutrale, macroconsistent, cup weighted low cost e il portafoglio per l'investitore medio, perché è l'unico che possiamo detenere tutti quanti contemporaneamente. Se invece sovrappeso small cap società

27:51 value, mi serve sempre qualcun altro che sia interessato a sovrappesare le large cap e le società growth e solo uno dei due avrà ragione alla fine. Ricordiamoci sempre che il mercato è un sistema fondamentalmente chiuso e che alla fine deve stare in equilibrio. Se vogliamo quello che cambia con l'arrivo degli ETF di Dimension e di Avantis non è tanto il manuale di finanza personale, ma diciamo così il livello a cui possiamo giocare la partita. Se vuoi tenere le cose semplici, un ETF globale sul mercato resta una scelta eccellente e indiscutibile. Se invece hai capito cosa sono i fattori, accetti il tracking error, pure importante magari, e sei disposta a mantenere la tua decisione senza esitazione nel tempo, allora questi strumenti possono rappresentare una risposta interessante. Alla fine il tema vero non è tanto quale TF scegli. Quello che conta è la capacità di restare fedele al tuo processo

28:37 soprattutto quando il mercato non ti dà ragione. E questa cosa succederà sicuramente con degli ETF che deviano dal mercato pesato per capitalizzazione. Diciamo che perché uno strumento con tilt fattoriale funzioni nel lungo termine è necessario che a volte non funzioni nel breve termine. Se che vogliamo dare una spiegazione razionale una spiegazione comportamentale, cioè se pensiamo che i fattori implichino più rischio o che richiedano di andare contro il nostro istinto, il factor investing deve essere scomodo, deve metterci a disagio, deve richiederci uno sforzo ulteriore, altrimenti non darebbe alcun premio supplementare. Se sono disposto ad accettare tutto questo, via libera. L'importante è non pensare che investire in questi strumenti uguale fare i fighi ogni anno guardando gli altri sottoper formare. Non funziona così e non potrebbe essere

29:23 altrimenti. Fatto tutto sto predicozzo provo a chiudere con una sintesi molto concreta. Primo livello, se sei all'inizio, se non hai magari un grosso capitale, se non hai idea di cosa sia un fattore e non ti interessa saperlo, la risposta resta quella di sempre. un ETF globale sul mercato, quindi un pack automatico sull'MCA World, sull'all country World o quello che ti pare. Questo resta ancora il punto di partenza fondamentale per la maggior parte degli investitori. Secondo livello, se segui De Bull da un po', hai capito perché esistono size, value, profitability e sai che stai comprando anni di possibili frustrazioni, allora puoi valutare di sostituire una parte del tuo ETF globale con un global core di Dimension o di avvantis. non è che sia una cosa obbligatoria, però diciamo può essere un upgrade per chi lo capisce e vuole intraprendere questa strada. Terzo

30:11 livello, se ti è tutto perfettamente chiaro e vuoi spingerti decisamente in questa direzione, allora puoi considerare di fare una scelta ancora più netta o sulla parte core oppure di aggiungere strumenti small value, sempre dentro una cornice di rischio complessivo che abbia senso per te. In tutti e tre i casi però i principi di base non cambiano. Costi bassi diversificazione globale, nessuna scommessa macroeconomica e una sola cosa non negoziabile, il tempo. Perché gli ETF, anche quelli Super Saiyan, magari possono aiutarti a migliorare le aspettative del portafoglio, però l'unica cosa che conta davvero più di ogni altra è restare investiti il più a lungo possibile sempre e comunque, rimanendo coerenti con le decisioni che abbiamo preso razionalmente, anche quando invece le nostre emozioni prenderanno il

30:57 sopravvento. E ci sono sempre quei momenti in cui le emozioni prendono sopravvento. E se tutto ciò di cui abbiamo parlato finora non vi fosse abbastanza chiaro, iniziate a segnarvi le domande, mettetele da parte, perché tra qualche settimana sarà con noi proprio Eduardo Repetto, ex CIO di Dimensional e CIO di Avantis, con il quale potremo continuare il discorso di oggi con un interlocutore straordinario geniale e ovviamente immensamente più preparato di me. Per il momento invece ci fermiamo qui. Spero che tutto questo vi abbia incuriosito e soprattutto spero che presto anche da Mensal sistemi il Kid in italiano, così non ci sono problemi per investirci. Come sempre vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su Spotify, Apple Podcast e YouTube per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che vi

31:42 raccontano degli ETF quantistici che sono allo stesso tempo passivi e attivi sempre nuovi. Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.

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