0:00 [applauso] Buonasera. [applauso] 80 anni fa nasceva la Repubblica Italiana. Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza. nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, un gesto semplice e insieme rivoluzionario, dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto e nacque per la prima volta anche dal voto delle donne. Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e il 3 giugno del 1946, le italiane entrarono nei seggi per
0:47 partecipare a pieno titolo alla scelta tra Monarchia e Repubblica e all'elezione dell'assemblea costituente. Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro. Prima di quel momento la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un'idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica, ma furono progressivamente ricondotte, anche per legge a un unico ruolo considerato naturale: moglie, madre, custode focolare. La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica. dare figli alla nazione.
1:34 Ma dietro quella retorica c'era un progetto preciso di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo come filosofia e storia nei licei. L'istruzione di bambini e ragazzi fu orientata verso lavori donneschi, ovvero massioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi, avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti. Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile. in in questi
2:21 passaggi del volume Politica della Famiglia del 1938 scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo affiora a voler pensar male un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe. La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia. E ancora il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della
3:06 disoccupazione maschile. In sintesi è vengono a rubarci il lavoro. Questo concetto, devo dire, va ancora fortissimo. È un jolly da giocarsi a seconda delle categorie. Allora, erano le donne. [applauso] Detto ciò, detto ciò, con tali presupposti era facile che molte di loro si percepsero come delle nullità. non potevano scegliere liberamente del proprio futuro, spesso non osavano nemmeno immaginarlo. Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi in un momento storico in cui di sentire non consisteva
3:53 nel pubblicare una storia su Instagram, ma voleva dire mettere a rischio la propria vita. adottarono un nome di battaglia come misura di sicurezza per sé e per i compagni e si unirono alle circa 300.000 persone impegnate nella resistenza contro il nazifascismo. Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, Staffetta, 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce e una piccola rivoltella nel reggipetto per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei nazisti. non ebbe bisogno e dopo la guerra girò per le campagne con il fac simile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento.
4:39 Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all'impiccagione di 31 prigionieri in piazza, [sbuffare] decise di unirsi alla resistenza. dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne. [applauso] Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e se viiziata in ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. venne acceata e uccisa da una raffica di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente perché tutti vedessero
5:25 qual era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni. >> [sbuffare] >> Molte di quelle ragazze erano adolescenti. [applauso] Molte di quelle ragazze erano adolescenti, non avevano ancora il diritto dio, ma stavano già scegliendo il futuro dell'Italia e quella scelta aveva un prezzo reale, il carcere, la tortura, la morte. Alcune partigiane finita la guerra entrarono persino nell'assemblea costituente. Nil Deiotti che aveva partecipato alla resistenza nei gruppi di difesa della donna divenne una delle 21 donne costituenti e anni
6:10 dopo la prima presidente della Camera. [applauso] Teresa Mattei, partigiana a 20 anni, contribuì alla scrittura dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. [applauso] Ma accanto a queste figure straordinarie c'era la moltitudine silenziosa delle donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall'infanzia, indottrinate alla sottomissione, destinate nei casi migliori a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso che avevano allevato i figli nella fame, sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code
6:56 interminabili per un pezzo di pane e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra. insomma, quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate. Proviamo. [applauso] [applauso] Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine, non più soltanto madri o mogli, ma persone titolari di una volontà politica e di diritti. essere convocate attraverso il voto a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo.
7:43 Si saranno percepite come gocce nel mare o come parte attiva di qualcosa di più grande? Con quale emozione avranno vissuto quel momento? La giornalista Anna Garofa lo raccontò così quei giorni: "Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un'autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame. Ripassiamo mentalmente la lezione, quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore. Le conversazioni che nascono tra uomini
8:29 e donne hanno un tono diverso, da pari. pari. [applauso] Con quel gesto nasceva la promessa di una repubblica fondata sulla dignità e sull'uguaglianza. La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire, scegliere chi governa partecipare alla vita pubblica senza paura. una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall'obbedienza imposta. L'effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o
9:15 di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute. Dobbiamo lavorarci. Dico, dobbiamo perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte. Molto è cambiato da allora, ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare e quel diritto conquistato 80 anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.
10:03 Oggi festeggiare gli 80 anni della Repubblica serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia, che nessun tiranno decida per noi. Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci ogni giorno a meritarla. >> [applauso] >> Irma Bandiera, prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre. Ditele che sono caduta perché quelli che
10:50 verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa. Quelli dopo di lei siamo noi.